Cassazione civile

Ordinanza sez. 6 numero 8956 anno 2019

Presidente: DE STEFANO FRANCO

Relatore: RUBINO LINA

Data pubblicazione: 29/03/2019

ORDINANZA

sul ricorso 3276-2018

proposto da: ….., elettivamente domiciliato in ….., presso lo studio dell’avvocato ….., rappresentato e difeso dall’avvocato ….; – ricorrente

– contro COMUNE DI ……… ; – intimato – avverso la sentenza n. 227/2017 della CORTE D’APPELLO di LECCE SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata il 22/06/2017; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 13/12/2018 dal Consigliere Relatore Dott. LINA RUBINO.

Rilevato che:

1…… ha proposto ricorso per cassazione contro il Comune di ……… avverso la sentenza n. 227 del 2017, depositata dalla Corte di Appello di Lecce – sezione distaccata di Taranto – il 22.6.2017, con la quale la corte territoriale confermava il rigetto della domanda risarcitoria proposta dal …… contro il Comune, per il danno conseguente alle lesioni derivategli dalla caduta in una crepai della pavimentazione stradale esistente in via Manzoni in Comune di …….

2.L’intimato non ha svolto attività difensiva in questa sede.

3.Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal d.l. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla i,. gr,,, n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di improcedibilità dello stesso per mancata notifica del ricorso.

4. Il decreto di fissazione dell’adunanza camerale e la proposta sono stati comunicati al ricorrente.

5. Il ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che:

1.11 Collegio, dopo aver rinnovato la verifica del fascicolo d’ufficio, non condivide le conclusioni cui perviene il relatore nel senso della improcedibilità del ricorso, risultando lo stesso regolarmente notificato alla controparte. Dopo un primo tentativo di notifica, eseguito nei confronti del controricorrente Comune presso l’ufficio legale ove era elettivamente domiciliato l’avv. ….., non andato a buon fine (dalla relata risulta: “anzi non potuto notificare perché l’avv. ….. non presta servizio presso il Comune di ……. da pochi giorni. Informazioni in loco”), la notificazione è stata infatti nuovamente tentata e portata a buon fine. Ric. 2018 n. 03276 sez. M3 – ud. 13-12-2018 -2-

2.11 ricorso però deve essere rigettato sulla base delle considerazioni che seguono: i due motivi di ricorso, richiamante la violazione degli artt. 2051, 2043, 2697 e 1227 c.c., nonché degli artt. 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 14 c.d.s., nonché, il secondo, la violazione degli artt. 111 Cost. e 132 n.4 c.p.c., sono manifestamente infondati. I motivi criticano la ricostruzione in diritto e in fatto operata dalla corte d’appello, che riecheggia la superata costruzione giuridica della responsabilità del gestore della strada in termini di azione generale di responsabilità ex art. 2043 c.c., legata alla presenza di insidie e ai trabocchetti esistenti sul fondo stradale, e non piuttosto in termini di responsabilità per custodia, ex art. 2051 c.c., e quindi rigetta la domanda risarcitoria escludendo che la piccola crepa sulla quale il ricorrente afferma di essere caduto avesse le caratteristiche dell’insidia.

La motivazione della sentenza impugnata deve essere pertanto corretta, nel senso della anche recentemente riaffermata responsabilità per custodia del Comune gestore della strada (v. Cass. n. 2478, 2480, 2482 del 2018),all’interno della quale la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione – anche ufficiosa – dell’art. 1227, comma 1, c.c., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost., sicché, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente Ric. 2018 n. 03276 sez. M3 – ud. 13-12-2018 -3- del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.

Pur nella diversa qualificazione di tale ipotesi di responsabilità, con le conseguenze che ne discendono in relazione al contenuto degli oneri probatori, nondimeno rimane valida la conclusione tratta dalla sentenza impugnata, nel senso del rigetto della domanda risarcitoria, in quanto, attesa l’esiguità dell’alterazione del fondo stradale sulla quale sarebbe avvenuta la caduta e le circostanze di tempo e di orario, di perfetta visibilità, la corte d’appello ha ritenuto che, nel caso concreto, la caduta fosse da porsi in collegamento causale con la mancata ottemperanza all’onere di cautela esistente in capo alla vittima e non alla mancata ottemperanza degli obblighi esistenti in capo all’amministrazione comunale.

Il ricorso è pertanto rigettato. Nulla sulle spese, in difetto di attività difensiva da parte dell’intimato. Il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, e il ricorrente risulta soccombente, pertanto è gravato dall’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dell’ art. 13, comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Ric. 2018 n. 03276 sez. M3 – ud. 13-12-2018 -4- Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso nella camera di consiglio della Corte di cassazione il 13 dicembre 2018

 

 

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