LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta                           – Presidente   –

Dott. GRAZIOSI Chiara                             – Consigliere –

Dott. SCRIMA   Antonietta                         – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco                         – rel. Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo                             – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA


sul ricorso 27136/2014 proposto da:

B.P., elettivamente domiciliata in ….., presso lo studio dell’avvocato …. giusta procura speciale in calce al ricorso; – ricorrente – contro UNIPOL ASSICURAZIONI SPA; – intimata – avverso la sentenza n. 172/2014 del TRIBUNALE di CASTROVILLARI, depositata il 18/03/2014; udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 08/11/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI; lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MISTRI Corrado, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

FATTI DI CAUSA

  1. Nel 2010 B.P. convenne dinanzi al Giudice di pace di Rossano F.L. e la società Unipol Assicurazionis.p.a., esponendo che il (OMISSIS) F.L., alla guida di un veicolo di proprietà di F.G., nell’eseguire in modo imprudente una manovra di sorpasso urtò e danneggiò il veicolo Fiat 500 targato (OMISSIS), di proprietà dell’attrice ed assicurato contro i rischi della responsabilità civile dalla società Unipol (olim, UGF Assicurazionis.p.a.),

Chiese pertanto la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni patrimoniali patiti in conseguenza di un sinistro stradale.

  1. Con sentenza 28 ottobre 2011 n. 823 il Giudice di pace di Rossano accolse la domanda, quantificando il danno in Euro 1.000.

La sentenza venne impugnata dalla Unipol.

  1. Il Tribunale di Castrovillari, con sentenza 18 marzo 2014 n. 172, accolse il gravame.

Il Tribunale ritenne non esservi prova alcuna che il sinistro fosse effettivamente avvenuto, e tanto meno che fosse avvenuto con le modalità descritte dall’attrice.

Osservò al riguardo che l’unica prova concernente la dinamica del sinistro era costituita dall’interrogatorio formale di F.L., conducente del veicolo antagonista; che costui, in quanto conducente e non proprietario del mezzo, non era un litisconsorte necessario; che pertanto la sua confessione non poteva vincolare l’assicuratore; che in ogni caso le dichiarazioni confessorie del convenuto erano “contraddittorie e smentite dai risultati della c.t.u.”.

  1. La sentenza è stata impugnata per cassazione da B.P. con ricorso fondato su sei motivi.

Nessuno degli intimati si è difeso in questa sede.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Questioni preliminari.

1.1. Il collegio rileva preliminarmente d’ufficio che sussisterebbero, teoricamente, due ragioni processuali idonee a giustificare il rinvio della causa a nuovo ruolo, al fine di regolarizzare la costituzione del contraddittorio.

1.2. La prima ragione è che il ricorso è stato notificato alla Unipol presso la cancelleria del Tribunale di Castrovillari, evidentemente ai sensi del rd n. 37/1934, art. 82.

Tuttavia, da un lato, l’avviso di ricevimento della relazione di notificazione è completamente in bianco: nessuno degli spazi predisposti per l’indicazione di chi, quando ed in che veste abbia ricevuto l’atto è stato riempito dall’ufficiale postale.

In secondo luogo, quel che più rileva, la suddetta notifica è avvenuta il 3.11.2014.

Il 3.11.2014 era già in vigore il dl n. 179/2012, art. 16 sexies, come introdotto dal dl n. 90/2014, art. 52, comma 1, lett. (b), (convertito, con modificazioni, dalla l. n. 114/2014).

Tale decreto è entrato in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ovvero il 25 giugno 2014.

Tale norma stabilisce che “salvo quanto previsto dall’art. 366 cpc, quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui al Dlgs n. 82/2005, art. 6 bis, nonchè dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal ministero della giustizia”.

Il ricorso introduttivo del presente giudizio di legittimità, pertanto, non poteva essere notificato presso la cancelleria, come già stabilito da recente decisione di questa Corte (Sez. 3, Sentenza n. 17048 del 11/07/2017), secondo cui “a seguito dell’introduzione del “domicilio digitale”, corrispondente all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’ordine di appartenenza non è più possibile procedere – ai sensi del rd n. 37/1934, art. 82 – alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la lite, anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario”.

Sicchè, teoricamente, la nullità della notificazione del ricorso introduttivo dovrebbe giustificare il rinvio a nuovo ruolo della causa, previa fissazione di un termine per il rinnovo della notifica.

1.3. La seconda causa che dovrebbe teoricamente giustificare il rinvio a nuovo ruolo è la mancata partecipazione al giudizio d’un litisconsorte necessario, ovvero il proprietario del veicolo condotto da F.L.. B.P. ha infatti chiesto il risarcimento del danno nei confronti del proprio assicuratore della r.c.a., ovvero la società Unipol.

Sebbene nessuna delle parti l’abbia precisato, è evidente che tale domanda sia stata proposta ai sensi dell’art. 149 Cod. Ass., ovvero secondo le regole del c.d. “risarcimento diretto”.

Tuttavia questa Corte ha già stabilito che il litisconsorzio necessario tra l’assicuratore e il responsabile del sinistro, da individuare nel proprietario del veicolo che ha causato il danno, sussiste anche nell’ipotesi in cui la vittima si avvalga della procedura di risarcimento diretto, analogamente a quanto previsto dal Dlgs n. 209/2005, art. 144, comma 3 (Sez. 6-3, Ordinanza n. 21896 del 20/09/2017). Nell’ordinanza da ultimo ricordata, in particolare, si è stabilito che l’azione accordata alla vittima d’un sinistro stradale nei confronti dell’assicuratore del responsabile dall’art. 144 Cod. Ass.; e l’azione accordata alla vittima nei confronti del proprio assicuratore dall’art. 149 Cod. Ass. abbiano identica natura e finalità. Pertanto le regole processuali previste dall’art. 144 Cod. Ass. (inopponibilità delle eccezioni, limite del massimale, litisconsorzio necessario col proprietario del veicolo responsabile) siano applicabili anche quando venga promossa l’azione di c.d. “risarcimento diretto”, ai sensi dell’art. 149 Cod. Ass. Anche in tale ultimo caso, pertanto, è necessario integrare il contraddittorio nei confronti del proprietario del veicolo che ha causato il sinistro (così, ampiamente, nella motivazione dell’ordinanza 21896/17, cit.; resta solo da aggiungere, a fugare ogni dubbio, che il lemma “danneggiante” che compare nel principio di diritto formulato nella suddetta ordinanza, alla luce dell’intera motivazione, non può che intendersi nel senso di “proprietario del veicolo danneggiante”).

1.4. Ritiene, nondimeno, la Corte che non sia necessario nel presente giudizio disporre nè la rinnovazione della notificazione, nè l’integrazione del contraddittorio: infatti, per quanto si dirà, il ricorso è in parte manifestamente infondato, ed in parte manifestamente inammissibile. Pertanto, in virtù del principio c.d. della “ragione più liquida” (sancito da Sez. U, Sentenza n. 9936 del 08/05/2014) è superfluo integrare il contraddittorio o rinnovare notifiche non andate a buon fine, giacchè tali atti non potrebbero mai sanare il vizio di inammissibilità od infondatezza del ricorso, e non avrebbero altro effetto che procrastinare inutilmente la durata del giudizio.

  1. Il primo motivo di ricorso.

2.1. Col primo motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 cpc n. 3, la violazione degli artt. 170, 285, 325 e 326 cpc. Deduce che l’appello proposto dalla Unipol avverso la sentenza di primo grado si sarebbe dovuto dichiarare tardivo.

Infatti la sentenza di primo grado era stata notificata dalla parte vittoriosa ( B.P.) al difensore della parte soccombente (la Unipol) il 4.11.2011 nella cancelleria del Giudice di pace di Rossano, dove la convenuta doveva ritenersi domiciliata ex lege, non avendo il suo difensore eletto domicilio nella circoscrizione del giudice adito. L’appello, invece, era stato notificato il 18.1.2012 (nella sentenza d’appello, in verità, si legge che l’atto fu consegnato all’ufficiale giudiziario il 13.1.2012), e quindi oltre il termine di cui all’art. 325 cpc. Soggiunge che il Tribunale, nell’affermare che la notifica della sentenza presso la Cancelleria non aveva fatto decorrere il termine di cui all’art. 325 cpc, perchè effettuata alla parte personalmente, era erronea, in quanto la notifica fatta alla parte nel domicilio eletto presso l’avvocato deve ritenersi fatta a quest’ultimo.

2.2. Il motivo è infondato.

La notifica della sentenza di primo grado eseguita nella cancelleria del Giudice di pace avvenne – lo ammette la stessa ricorrente – senza l’indicazione del nome dell’avvocato.

Quella notifica, pertanto, non ha prodotto gli effetti di cui all’art. 325 cpc: questa Corte, infatti, ha già stabilito che “la notifica della sentenza effettuata alla parte nel domicilio del suo procuratore, non indicato per nome e cognome, presso la cancelleria del giudice a quo del Rd n. 37/1934, ex art. 82, non costituisce notifica al procuratore costituito ai sensi dell’art. 170 cpc, non potendosi ritenere che permanga, in tale evenienza, un collegamento tra la parte, il suo procuratore ed il domicilio reale di quest’ultimo, in modo che il difensore possa avere conoscenza dell’atto, e non è quindi idonea a far decorrere il termine breve per impugnare” (Sez. 2, Sentenza n. 4313 del 04/03/2016; nello stesso senso, Sez. L, Sentenza n. 5563 del 19/03/2004; Sez. 6-3, Ordinanza n. 2133 del 03/02/2016.

  1. Il secondo motivo di ricorso.

3.1. Col secondo motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 cpc, n. 3 e 5, la violazione degli artt. 102 e 228 cpc, art. 2733 c.c. e dlgs n. 209/2005 art. 144.

Sostiene che il convenuto F.L., conducente del veicolo, doveva ritenersi litisconsorte necessario, ai sensi dell’art. 144 Cod. Ass., in quanto “responsabile del sinistro”.

Le dichiarazioni confessorie da lui rese, pertanto, dovevano ritenersi opponibili anche all’assicuratore, ed idonee a fondare l’accoglimento della domanda.

3.2. Nella parte in cui lamenta l’omesso esame del fatto decisivo il motivo è manifestamente inammissibile: sia perchè tale vizio è privo di qualsiasi illustrazione, sia perchè, in ogni caso, il motivo denuncia un errore di diritto, e non una omissione nella ricostruzione dei fatti.

3.3. Nella parte in cui lamenta la violazione di legge il motivo è infondato.

Il conducente d’un veicolo a motore, che si sia reso responsabile d’un sinistro stradale, non è infatti litisconsorte necessario nel giudizio proposto dalla vittima nei confronti dell’assicuratore: nè nel regime ordinario di cui all’art. 144 Cod. Ass. nè nel regime del risarcimento diretto di cui all’art. 149 Cod. Ass., come già accennato.

Litisconsorte necessario, infatti, resta sempre e soltanto il proprietario del veicolo dalla cui circolazione è derivato il danno.

Il principio è risalente e pacifico nella giurisprudenza di questa Corte: esso venne affermato la prima volta quasi quarant’anni fa (Sez. 1, Sentenza n. 4575 del 12/08/1982); venne consacrato dalle Sezioni Unite (Sez. U, Sentenza n. 10311 del 05/05/2006); ed è stato ribadito sino ai giorni nostri da innumerevoli decisioni (da ultimo, in tal senso, Sez. 3, Sentenza n. 23706 del 22/11/2016; Sez. 3, Sentenza n. 25421 del 02/12/2014; Sez. 3, Sentenza n. 8214 del 04/04/2013).

Escluso, quindi, che il conducente fosse un litisconsorte necessario, le dichiarazioni da lui rese potevano essere valutate liberamente dal giudice di merito, e comunque non sarebbero state opponibili all’assicuratore (come già stabilito da Sez. U, Sentenza n. 10311 del 05/05/2006, in motivazione).

  1. Il terzo motivo di ricorso.

4.1. Col terzo motivo la ricorrente lamenta che il Tribunale sarebbe incorso in un error in procedendo, consistito nel non avere rilevato che la società appellante (Unipol) si era costituita nel giudizio d’appello il 13.1.2012, e quindi “prima ancora della notifica dell’atto d’appello”, avvenuta il 18.1.2012.

Il Tribunale pertanto, rilevato tale vizio, avrebbe dovuto dichiarare “la nullità della causa” e “disporre la cancellazione dal ruolo”.

4.2. Il motivo è infondato.

Anche a prescindere da qualsiasi considerazione circa la conformità di questo motivo di ricorso agli oneri di indicazione richiesti, a pena di inammissibilità, dall’art. 366 cpc, nn. 3 e 6; ed a prescindere altresì dal rilievo che l’avverarsi d’una nullità processuale non ha per conseguenza la “cancellazione della causa dal ruolo”, resta il fatto che dalla sentenza impugnata si apprende che l’atto di appello “è stato portato all’ufficiale giudiziario per la notificazione il 13 gennaio 2012” (pag. 4, secondo rigo, della sentenza d’appello).

Di conseguenza nessuna nullità può essersi verificata, in considerazione del principio stabilito dalle Sezioni Unite di questa Corte, secondo cui “la tempestiva costituzione dell’appellante con la copia dell’atto di citazione (c.d. “velina) in luogo dell’originale non determina l’improcedibilità del gravame ai sensi dell’art. 348 cpc, comma 1, ma integra una nullità per inosservanza delle forme indicate dall’art. 165 cpc, sanabile, anche su rilievo del giudice, entro l’udienza di comparizione di cui all’art. 350 cpc, comma 2, mediante deposito dell’originale da parte dell’appellante, ovvero a seguito di costituzione dell’appellato che non contesti la conformità della copia all’originale (e semprechè dagli atti risulti il momento della notifica ai fini del rispetto del termine ex art. 347 cpc)” (Sez. U, Sentenza n. 16598 del 05/08/2016; nello stesso senso, Sez. 1, Sentenza n. 4525 del 08/03/2016).

Nel caso di specie, l’appellata non ha mai dedotto di non avere ricevuto l’atto d’appello, nè che la copia depositata al momento dell’iscrizione a ruolo fosse diversa da quella notificatale. E’ dunque palese l’infondatezza del motivo di ricorso.

  1. Il quarto motivo di ricorso.

5.1. Col quarto motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 cpc, nn. 3 e 5, che il Tribunale avrebbe errato nell’escludere che il modello di “Constatazione Amichevole di Incidente” sottoscritto dal convenuto fosse “a tutti gli effetti equiparabile ad una scrittura privata ex art. 2702 c.c., il cui contenuto fa piena prova fino a querela di falso”.

L’illustrazione del motivo prosegue sostenendo che in ogni caso il Tribunale avrebbe anche male interpretato i contenuti del suddetto modulo, i quali non erano affatto “contraddittori”, come erroneamente ritenuto dal Tribunale.

5.2. Nella parte in cui lamenta la violazione di legge il motivo è infondato.

Il modulo di “constatazione amichevole di incidente” non ha affatto l’efficacia dell’atto pubblico, e tanto meno costituisce una prova insuperabile.

Stabilisce, infatti, l’art. 143 comma 2 cod. ass., che “quando il modulo (di constatazione amichevole di incidente) sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti nel sinistro si presume, salvo prova contraria da parte dell’impresa di assicurazione, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e con le conseguenze risultanti dal modulo stesso”.

La legge dunque pone a carico dell’assicuratore, nel caso in cui il danneggiato invochi contro di lui la confessione del responsabile contenuta nel suddetto modulo, una mera presunzione semplice, che può essere vinta con tutti i mezzi ordinari di prova, ivi compresa, ovviamente, un’altra presunzione semplice, ricavata da elementi indiziari ai sensi dell’art. 2729 c.c.

Nel caso di specie il Tribunale, sebbene abbia negato ogni e qualsiasi efficacia probatoria al modulo di constatazione amichevole di incidente (il che, per quanto detto, non è esatto), ha comunque soggiunto che nella specie la dinamica come ricostruita nel modulo suddetto era “smentita dai risultati della c.t.u.” (così la sentenza d’appello, p. 7, secondo capoverso).

Ha, dunque, rigettato la domanda non perchè mancasse la prova negativa della colpa dei convenuti, ma perchè ha ritenuto sussistere la prova positiva della inesistenza di tale colpa.

Così giudicando il Tribunale non ha violato alcuna delle norme invocate dalla ricorrente, e tanto meno l’art. 143 Cod. Ass., dal momento che ha nella sostanza ritenuto vinta, in base a quanto emerso dalla consulenza d’ufficio, la presunzione di responsabilità dell’assicuratore scaturente dal modello “CAI”.

5.3. Nella parte, poi, in cui lamenta che il suddetto modulo non era affatto contraddittorio ed evidenziava la responsabilità del convenuto, il motivo in esame è inammissibile, perchè censura la valutazione delle prove per come compiuta dal giudice di merito.

  1. Il quinto motivo di ricorso.

6.1. Col quinto motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 cpc, nn. 3 e 5, che il Tribunale avrebbe violato gli artt. 62 e 191 c.pc., per avere condiviso una consulenza tecnica d’ufficio che invece avrebbe dovuto ritenere erronea.

6.2. Il motivo è manifestamente inammissibile, in quanto censura il modo in cui il giudice di merito ha valutato le prove, e chiede a questa Corte una nuova e diversa valutazione di esse.

  1. Il sesto motivo di ricorso.

7.1. Col sesto motivo la ricorrente lamenta che il Tribunale, anche se non avesse voluto prestar fede al modulo CAI, avrebbe dovuto comunque ripartire le responsabilità tra i due conducenti in misura paritaria e presuntiva, ai sensi dell’art. 2054 c.c., comma 2. Deduce pertanto che il tribunale avrebbe violato quest’ultima norma nel rigettare integralmente la domanda.

7.2. Il motivo è infondato.

Presupposto per l’applicazione della presunzione di pari responsabilità, di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, è che sussista almeno la prova che il sinistro si sia pur sempre verificato, e che abbia coinvolto la persona indicata dall’attore come responsabile.

Nel caso di specie, invece, il Tribunale non solo ha escluso che la dinamica dedotta dall’attrice corrispondesse a verità, ma ha altresì escluso che esistesse la prova stessa dello storico avverarsi del sinistro, nel luogo, nel tempo e con le modalità indicate dall’attrice (come si afferma chiaramente a pagina 9 della sentenza impugnata, primo capoverso).

  1. Le spese.

8.1. Non è luogo a provvedere sulle spese di lite, attesa la indefensio degli intimati.

8.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla l. n. 228/2012, art. 1, comma 17).

P.Q.M.

la Corte di cassazione:

(-) rigetta il ricorso;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di B.P. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 8 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2018

 

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Marina Crisafi

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