LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo                         – Presidente   –

Dott. ESPOSITO   Antonio Francesco               – Consigliere –

Dott. VINCENTI   Enzo                             – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella                   – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio                         – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA


sul ricorso 3569/2013 proposto da:                 D.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in …., presso lo studio dell’avvocato ….. giusta procura speciale a margine del ricorso;                                                        – ricorrente –                                 contro INA ASSITALIA S.P.A. in persona del suo legale rappresentante           M.M., elettivamente domiciliata in ….., presso lo studio dell’avvocato ….. giusta procura speciale a margine del controricorso;                                                   – controricorrente –                               e contro COMUNE CORMONS (OMISSIS), POLIS SRL;                                                           – intimati – nonchè da: COMUNE CORMONS (OMISSIS) in persona del Sindaco pro tempore           P.L., elettivamente domiciliata in …. presso lo studio dell’avvocato ….. giusta   procura speciale in calce al controricorso e   ricorso incidentale;                                            – ricorrente incidentale –                                 contro                 D.M. (OMISSIS), ASSITALIA LE ASSICURAZIONI D’ITALIA SPA, POLIS SRL;                                                           – intimati – avverso la sentenza n. 652/2012 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, depositata il 15/11/2012; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/03/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA; udito l’Avvocato ….; udito l’Avvocato …..; udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE AUGUSTINIS Umberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel 2002, D.M. convenne in giudizio il Comune di Cormons per ottenere il risarcimento dei danni patiti in seguito al sinistro verificatosi il (OMISSIS) lungo (OMISSIS). Espose l’attore che scendendo dal marciapiede avrebbe appoggiato il piede in un insidioso affossamento stradale cadendo a terra e riportando lesioni.

Il comune di Cormons si costituì contestando nel merito la domanda e chiese, inoltre, di essere autorizzato alla chiamata in causa per accertarne la responsabilità, anche in garanzia e manleva, sia della compagnia assicurazione Assitalia – Le Assicurazioni d’Italia S.p.A. sia dell’impresa di progettazione e costruzione Polis Srl, poichè con la prima aveva stipulato una polizza per la responsabilità civile verso terzi, mentre alla seconda società aveva concesso, con specifiche prescrizioni, l’occupazione temporanea del suolo pubblico nell’area interessata dal sinistro, ove detta impresa aveva allestito un punteggio per opere edili.

Costituitesi in giudizio, le terze chiamate hanno entrambe chiesto il rigetto delle domande attoree, contestandone la fondatezza, stante l’esclusiva responsabilità del sinistro in capo all’attore.

Il Tribunale di Gorizia con la sentenza numero 320/2009 rigettò la domanda del D., compensando integralmente tra le parti le spese di lite.

  1. La decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Trieste, con sentenza n. 652 del 15 novembre 2012. La Corte ha ritenuto che il disposto dell’artt. 2051e 2043c.c., non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, prova che nella fattispecie in esame non risulta concretamente raggiunta in quanto dalle deposizioni assunte è risultata la sola caduta dell’appellante, ma non che ciò fosse stato causato dall’affossamento de quo. Ha rilevato anche la corte che non difettasse nemmeno la visibilità nell’area dell’asserito sinistro e che l’evento dannoso debba ascriversi a colpa dello stesso D. essendosi indebitamente introdotto in un’area che era stata interdetta al traffico pedonale.
  2. Avverso tale decisione, D.M. propone ricorso in Cassazione sulla base di 5 motivi, illustrati da memoria. Sono state depositate anche repliche alle conclusioni del Procuratore Generale.

3.1 Resiste con controricorso e ricorso incidentale proprio e ricorso incidentale condizionato il Comune di Cormons.

MOTIVI DELLA DECISIONE

4.1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce “sul nesso di causa in materia di responsabilità da cosa in custodia: violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 – art. 360 c.p.c., n. 3”.

Lamenta il D. che la sentenza della Corte d’Appello è errata laddove la stessa ha ritenuto carente sotto il profilo probatorio la dimostrazione del nesso causale, non risultando provate in concreto la caduta del ricorrente a causa dell’affossamento stradale. La corte territoriale avrebbe chiesto all’attore una sorta di probatio diabolica, ovvero quella di collegare, in concreto, con prova esclusivamente diretta, la caduta del D. all’affossamento stradale.

4.2. Con il secondo motivo, denuncia “sulla mancata ammissione a prova diretta della Teste Mo.: violazione dell’art. 24 Cost., dell’art.2051 c.c., dell’art. 2697 c.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c. – art. 360 c.p.c., n. 3”.

I due motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono entrambi infondati.

E principio consolidato di questa corte che in tema di responsabilità la disciplina di cui all’art. 2051 c.c., è applicabile agli enti pubblici proprietari o manutentori di strade aperte al pubblico transito in riferimento a situazioni di pericolo derivanti da una non prevedibile alterazione dello stato della cosa;

detta norma non dispensa il danneggiato dall’onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode, offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità (Cass. n. 6101/2013;

Cass. n. 15389/2013). Nel caso in esame con motivazione congrua e scevra da vizi logico giuridici, il giudice del merito ha correttamente motivato che l’attore non ha fornito la prova richiesta non avendo provato che la caduta sia concretamente avvenuta a causa dell’asserito affossamento. Il D. inoltre non ha nemmeno fornito la prova del fatto che il luogo dell’asserito avvallamento fosse tale da configurare oggettivamente un’insidia, a fronte del normale livello di attenzione esigibile ordinariamente da ogni pedone nell’uso degli spazi pubblici destinati al transito e dalla particolare prudenza che un pedone deve adottare quando attraversa un’area destinata cantiere edile e di fatto delimitata dai pilastri dei ponteggi. Infatti risulta dalle deposizione della teste Mo. che il D. è inciampato nei pressi di un affossamento dell’asfalto, ma non che ciò sia avvenuto a causa di tale affossamento.

Come correttamente osservato dai giudici del merito, la teste Mo. ha comunque ampiamente riferito su tutti gli elementi rilevanti ai fini del decidere e ha già illustrato tutte le circostanze rilevanti della vertenza e le due circostanze sulle quali il ricorrente vorrebbe che venisse ammessa ma che non appaiono in alcun modo determinanti ai fini del decidere.

4.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta “sulla visibilità dell’affossamento stradale come fattore impeditivo della responsabilità da cosa in custodia e da violazione del neminem laedere: nuova violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. ed anche dell’art. 2043 c.c. – art. 360 c.p.c., n. 3”.

Sostiene che il difetto di attenzione o di prudenza della vittima può incidere al più ex art. 1227 c.c., comma 1, sull’entità del risarcimento, ma non può certo far conseguire una sorta di esenzione in capo al proprietario/custode.

Il motivo è infondato.

La Corte d’appello correttamente ha valutato la visibilità dell’insidia. Infatti è stato evidenziato da un lato che tenuto conto della natura dei luoghi, del fatto che l’area fosse sufficientemente illuminata, e del normale livello di attenzione esigibili da un pedone che attraversa un’area di cantiere, non fosse tale da configurare oggettivamente un pericolo ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2051 c.c.. Dall’altro lato si è evidenziato come il bene demaniale non presentasse per l’utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile.

4.4. Con il quarto motivo, denuncia “motivazione apparente sul perchè la condotta del danneggiato integrasse il requisito del caso fortuito ex art. 2051 – violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e dell’art. 111 Cost., comma 6 – art. 360 c.p.c., n. 4”.

Ha errato il giudice del merito perchè non ha spiegato per quale motivo l’omessa osservanza della segnaletica stradale fosse stato un comportamento abnorme, eccezionale e non prevedibile.

4.5. Con il quinto motivo, denuncia “sulla ritenuta integrazione del fatto fortuito liberatorio nella mera condotta della vittima pretesamente irrispettosa di un precetto circolatorio: violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., dell’art. 41 c.p., comma 2 e dell’art. 157 C.d.S. – art. 360 c.p.c., n. 3”.

Con tale motivo si duole che l’ordinanza comunale aveva disposto il mero divieto di sosta sul lato destro della (OMISSIS) tutta la lunghezza del ponteggio e non anche il divieto di fermata. Pertanto legittimamente si era fermata l’autovettura all’altezza dell’impalcatura al fine di farvi salire il ricorrente.

Gli ultimi due motivi possono essere esaminati congiuntamente perchè connessi e sono entrambi infondati.

La sentenza moriva adeguatamente in merito al fatto che il ricorrente non avrebbe dovuto attraversare l’area in questione per salire sulla autovettura della signora Mo.. Tale operazione non era consentita in quel tratto di strada interessato dal cantiere, oltre che dall’evidenziata prevedibilità di un maggior pericolo nell’attraversare un’area interessata da lavori edili e dalla circostanza che il ricorrente avrebbe potuto agevolmente evitare l’incidente in esame utilizzando con la maggiore diligenza ragionevolmente necessaria nell’attraversamento di un’area come quella in esame. Assolutamente irrilevante poi è la circostanza relativa alla assenza del divieto di fermata. Quello che rileva è il comportamento del ricorrente. La motivazione pertanto appare puntuale dettagliata in relazione al comportamento colposo assunto dal ricorrente interruttivo del nesso logico tra bene in custodia ed il danno.

  1. Il ricorso incidentale condizionato del Comunedi Cormons resta assorbito dal rigetto del ricorso principale.

5.1. Ricorso incidentale proprio.

Con l’unico motivo il Comune di Cormons lamenta la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si duole che la Corte d’Appello abbia confermato la sentenza di primo grado in punto di compensazione delle spese tra le parti con una motivazione apparente.

Il motivo è infondato. Il giudice del merito pur se con coincisa ma adeguata e ragionevole motivazione ha indicato le ragioni per cui ha ritenuto corretta la compensazione delle spese effettuata dal giudice di primo grado.

  1. La Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, rigetta il ricorso principale e quello incidentale proprio, ritiene assorbito il ricorso incidentale condizionato. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

la Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, rigetta il ricorso principale e quello incidentale proprio, ritiene assorbito il ricorso incidentale condizionato, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità in favore della controricorrente che liquida in complessivi Euro 1.800,00 di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 giugno 2016

 

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Marina Crisafi

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