LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO   Angelo                             – Presidente   –

Dott. DI FLORIO Antonella                           – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara                             – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria               – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele                           – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10610-2016 proposto da: UCI UFFICIO CENTRALE ITALIANO, in persona del funzionario Dott.       R.S., elettivamente domiciliato in ….. presso lo studio dell’avvocato ….., che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso; – ricorrente – contro             P.M.,           C.M.,           P.S.,                   P.M.C., elettivamente domiciliati in ….., presso lo studio dell’avvocato …., che li rappresenta e difende giusta procura a margine del controricorso; – controricorrenti – contro               B.P.D.,                       D.M.C.E.A.,                 D.M.C.G.,             C.A., AMISSIMA ASSICURAZIONE SPA,               P.G.; – intimati – nonchè contro GENERALI ITALIA SPA, (OMISSIS), in persona dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Dott.             RO.DO.PH., elettivamente domiciliata in ….. presso lo studio dell’avvocato ….. che la rappresenta e difende giusta procura speciale notarile; – resistente con procura – Nonchè da: AMISSIMA ASSICURAZIONI SPA, in persona del Dirigente e procuratore speciale Dott.               A.C., elettivamente domiciliata in ….. presso lo studio dell’avvocato ….., che la rappresenta e difende giusta procura in atti; – ricorrente incidentale – contro UCI UFFICIO CENTRALE ITALIANO, in persona del funzionario Dott.       R.S., elettivamente domiciliato in ….. presso lo studio dell’avvocato ….., che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso principale; – controricorrente all’incidentale – nonchè contro               P.G.,             C.A., GENERALI ITALIA SPA (OMISSIS),                 D.M.C.G.,                       D.M.C.E.A.,               B.P.D.,             P.M.,           P.S.,                   P.M.C.,           C.M.; – intimati – avverso la sentenza n. 514/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 25/02/2016; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 21/11/2017 dal Consigliere Dott. CIRILLO FRANCESCO MARIA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. CARDINO ALBERTO che ha concluso per il rigetto del ricorso principale, inammissibilità e in subordine rigetto del ricorso incidentale; udito l’Avvocato ……

FATTI DI CAUSA

  1. In data 22 dicembre 2003 si verificò sull’autostrada A1 un tragico incidente che coinvolse tre veicoli: la Opel Corsa condotta da P.G., a bordo della quale viaggiavano la moglie C.M. ed i figli S., M.C. e P.M., assicurata con la CARIGE s.p.a.; la Daewoo Nubira, veicoloucraino, condotto da De.Ma.Ci.El.Lu., a bordo della quale viaggiavano la sua seconda moglie, Sl.Wy., ed il figlio minore D.M.C.M.F.; e l’autocarro Mercedes dei signori A.M.M. e A.P.. A seguito dell’incidente i trasportati della Opel Corsa riportarono gravissimi danni, il conducente della Daewoo e sua moglie persero la vita ed il figlio minore D.M.C.M.F. riportò pure danni.

Il giudizio civile fu intrapreso, davanti al Tribunale di Roma, dalla C. e dai figli del P., i quali convennero in giudizio il conducente P.G., la CARIGE Assicurazioni, B.P.D., prima moglie del defunto De.Ma.Ci.El.Lu., ed i loro figli A.E. e D.M.C.G., in qualità di eredi del conducente della Daewoo, l’Ufficio Centrale Italiano (U.C.I.) e l’INA Assitalia quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada, chiedendo a tutti i convenuti il risarcimento dei danni.

Secondo la ricostruzione degli attori, P.G. aveva perso il controllo della vettura a causa della manovra del tutto scorretta di una vettura rimasta non identificata, la quale gli aveva tagliato la strada; la Opel aveva quindi urtato il guard-rail centrale dell’autostrada ed era finita, dopo un testa-coda, contromano, venendo in tal modo investita e trascinata dalla Daewoo che sopraggiungeva; quest’ultima, a seguito dell’urto, aveva subito a sua volta un testa-coda ed era stata travolta dall’autocarro Mercedes di cui sopra.

Si costituirono in giudizio l’U.C.I., che chiese l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i personaggi coinvolti nel sinistro, rilevando che il danno superava il massimale; la B. ed i figli del defunto D.M.C., i quali chiesero fosse riconosciuta la responsabilità esclusiva del P., proponendo domanda riconvenzionale nei suoi confronti; nonchè l’INA Assitalia, sostenendo il proprio difetto di legittimazione passiva, e la CARIGE Assicurazioni, la quale sostenne la mancanza di responsabilità del proprio assicurato P.G.

Il Tribunale rigettò la richiesta di integrazione del contraddittorio, dichiarò i convenuti B.P.D. e D.M.C. decaduti dalla domanda riconvenzionale, riconobbe che il sinistro era da ricondurre nella misura del 70 per cento a responsabilità del P. e del restante 30 per cento del defunto De.Ma.Ci.El.Lu., e condannò il P., la CARIGE, l’U.C.I. e i convenuti B. e D.M.C., in solido, al risarcimento dei danni nei confronti della C. (Euro 410.850), di M.C. P. (Euro 46.800) e di S. P. (Euro 76.500), oltre le spese di lite.

Il Tribunale, tra l’altro, escluse, nella ricostruzione dell’incidente, che fosse provato il coinvolgimento di una vettura pirata rimasta non identificata.

  1. La pronuncia è stata impugnata in via principale dall’U.C.I. e in via incidentale da C.M. e la Corte d’appello di Roma, con sentenza del 25 febbraio 2016, ha rigettato entrambe le impugnazioni, ponendo a carico dell’appellante principale il pagamento delle ulteriori spese del grado, compensate peraltro in relazione alla C. ed agli appellati B. e D.M.C..

Ha osservato la Corte territoriale, per quanto di interesse in questa sede, che i tre motivi dell’appello principale erano privi di fondamento.

Non sussisteva, infatti, l’invocato litisconsorzio necessario da estendere anche al proprietario ed all’assicuratore dell’autocarro Mercedes, in quanto la causa era stata promossa dai trasportati a bordo della Opel Corsa per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti all’investimento di quest’ultima da parte della Daewoo Nubira; per cui, essendo pacifico che la Opel Corsa non era stata urtata dall’autocarro Mercedes, non vi erano ragioni per chiamare necessariamente in giudizio anche i responsabili civili di quest’ultimo veicolo. Analogamente, non sussisteva il litisconsorzio di cui alla l. n. 990/1969, art. 27, poichè tale norma riguardava un’altra fattispecie.

In merito al terzo motivo di appello, col quale l’U.C.I. aveva contestato l’attribuzione del 30 per cento della responsabilità al defunto conducente D.M.C.E.L., la Corte romana ha condiviso le argomentazioni del Tribunale. Ha osservato la sentenza che era da ritenere dimostrato che anche il conducente della Daewoo aveva tenuto un comportamento inadatto all’ora notturna ed alla presenza di asfalto bagnato per la pioggia; sicchè doveva ribadirsi che l’obbligo di tenere una guida adeguata alla situazione non era stato rispettato nè dal conducente della Opel nè da quello della Daewoo. Nè poteva assumere rilievo la sentenza pronunciata dal giudice penale il quale si era occupato solo della responsabilità di P.G. e del conducente dell’autocarro Mercedes; e comunque il giudice penale aveva individuato una concorrente responsabilità dei conducenti di tutti i veicoli coinvolti.

  1. Contro la sentenza della Corte d’appello di Roma propone ricorso principale l’U.C.I. con atto affidato a tre motivi.

Resiste la Amissima Assicurazioni s.p.a., già CARIGE s.p.a., con controricorso contenente ricorso incidentale affidato ad un motivo.

Resistono inoltre, con un unico separato controricorso, C.M., S., M.C. e P.M..

La Generali Italia s.p.a. ha depositato atto di costituzione per poter partecipare alla discussione del ricorso.

L’U.C.I. resiste con controricorso al ricorso incidentale.

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Le parti hanno depositato memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE

Ricorso principale.

  1. Con il primo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2054 c.c., nonchè degli artt. 40 e 41 cp. In ordine alla ricostruzione del nesso causale.

Osserva il ricorrente che la sentenza sarebbe errata nella parte in cui ha attribuito un concorso di responsabilità anche a carico del conducente della Daewoo. Il materiale probatorio raccolto, invece, fra cui il rapporto redatto dalla Polizia stradale, dimostrerebbe la responsabilità esclusiva del P., nonchè anche quella del conducente dell’autocarro Mercedes del quale si era chiesta l’autorizzazione alla chiamata in causa. La sentenza dovrebbe quindi essere cassata per nullità della decisione.

1.1. Il motivo, quando non inammissibile, è comunque privo di fondamento.

La giurisprudenza di questa Corte ha in più occasioni ribadito che in materia di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, la ricostruzione delle modalità del fatto generatore del danno, la valutazione della condotta dei singoli soggetti che vi sono coinvolti, l’accertamento e la graduazione della colpa, l’esistenza o l’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso, integrano altrettanti giudizi di merito, come tali sottratti al sindacato di legittimità se il ragionamento posto a base delle conclusioni sia caratterizzato da completezza, correttezza e coerenza dal punto di vista logico-giuridico (v., tra le altre, le sentenze 23 febbraio 2006, n. 4009, 25 gennaio 2012, n. 1028, e 30 giugno 2015, n. 13421, nonchè l’ordinanza 22 settembre 2017, n. 22205).

Nella specie la Corte d’appello, sebbene con una sentenza motivata in modo assai scarno e tramite rinvio a quella di primo grado, ha tuttavia spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto di confermare l’esistenza di un 30 per cento di responsabilità a carico del conducente della Daewoo, indicando che il defunto D.M.C. non aveva adottato una modalità di guida consona all’ora notturna ed alla situazione della strada resa viscida dalla pioggia. Ne consegue che la censura tende a rimettere in discussione un accertamento già svolto nei precedenti gradi di giudizio, sollecitando questa Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito.

  1. Con il secondo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 3) e n. 4), violazione e falsa applicazione degli artt. 101 e 102 cpc, per mancata integrazione del contraddittorio.

Rileva l’Ufficio ricorrente, richiamando anche il contenuto della sentenza emessa dal giudice penale, che non può dirsi che si sia trattato, nella specie, di due incidenti; l’incidente fu, in realtà, uno solo con interessamento di tre vetture, per cui la Corte d’appello avrebbe dovuto riconoscere l’esistenza del litisconsorzio necessario e disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli eredi della defunta Sl.Wy., nonchè del proprietario, del conducente e dell’assicuratore dell’autocarro Mercedes che investì la vettura Daewoo.

2.1. Il motivo non è fondato.

La Corte d’appello ha spiegato sul punto che il giudizio era stato promosso dai trasportati a bordo della Opel Corsa nei confronti del proprio conducente, dell’assicuratore della vettura e del conducente (defunto) della Daewoo, ed ha aggiunto che l’ulteriore scontro tra l’autocarro Mercedes e la Daewoo non poteva interessare per nulla i trasportati a bordo della Opel, posto che il giudizio aveva ad oggetto la responsabilità del conducente della Opel Corsa; tanto più che nessuno scontro c’era stato tra la Opel e l’autocarro Mercedes. Ad ulteriore supporto della decisione, la Corte d’appello ha evidenziato che la domanda riconvenzionale avanzata dagli occupanti della vettura Daewoo (in realtà, dagli eredi di costoro, essendo il conducente e la sua seconda moglie morti nel sinistro) era stata dichiarata inammissibile.

Tale valutazione, non suscettibile di riesame in questa sede, è corretta e nessuna violazione si configura in rapporto alle norme sul litisconsorzio necessario, avendo la Corte di merito ritenuto di poter ravvisare nell’unico sinistro un doppio incidente.

  1. Con il terzo motivo si lamenta, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 3) e n. 4), violazione e falsa applicazione della l. n. 990/1969 art. 27

Osserva il ricorrente, come già posto in evidenza in sede di appello, che il dlgs 209/2005, art. 140 che ha preso il posto dell’art. 27 cit., ha espressamente previsto, in presenza di un incidente con pluralità di danneggiati e superamento del massimale, la necessità dell’integrazione del contraddittorio tra tutti gli aventi diritto, allo scopo di procedere alla riduzione proporzionale degli eventuali pagamenti avvenuti in eccedenza. Nella specie, il danno complessivo supera la soglia di Euro 774.685,34 pari al massimale minimo di legge, per cui il Tribunale prima e poi la Corte d’appello avrebbero dovuto disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei soggetti di cui al motivo precedente.

3.1. Il motivo non è fondato.

Osserva la Corte, innanzitutto, che il litisconsorzio necessario è stato introdotto in modo esplicito dal dlgs n. 209/2005 art. 140 comma 4; nella vigenza della l. n. 990/1969 art. 27, che regolava la medesima ipotesi nel sistema precedente, non vi era alcun espresso obbligo ai sensi dell’art. 102 cpc, com’è stato riconosciuto anche da questa Corte nella risalente, ma pur sempre attuale, sentenza 23 aprile 1991, n. 4377, che aveva negato l’esistenza di un’ipotesi di litisconsorzio necessario in presenza di più danneggiati e di un danno che superi il massimale di assicurazione.

Ora, dovendosi ritenere applicabile nella fattispecie, ratione temporis, l’art. 27 cit. – norma che lo stesso ricorrente invoca a sostegno della doglianza – le argomentazioni del motivo in esame non danno conto in modo adeguato della sussistenza delle condizioni di legge, il che è stato, sia pure molto sinteticamente, posto in luce dalla sentenza impugnata. Ed infatti l’accoglimento del motivo presupporrebbe un accertamento di fatto incompatibile con la natura del giudizio di cassazione; si dovrebbe appurare con certezza quale fosse all’epoca il massimale e quante e quali domande di risarcimento fossero state avanzate nei confronti dell’U.C.I., per verificare se, almeno in astratto, sia ipotizzabile il superamento del massimale. D’altra parte la sentenza d’appello, confermando quella del Tribunale, ha posto a carico del defunto D.M.C. – e, per lui, della parte qui ricorrente principale – soltanto il 30 per cento del danno complessivo; per cui questa Corte, data l’entità delle condanne, non è in condizioni di affermare con certezza che le richieste risarcitorie abbiano superato il massimale e che perciò si ponga effettivamente il problema della ripartizione che la l. n. 990/1969 art. 27 ha inteso risolvere; per cui il terzo motivo si risolve nel tentativo di ottenere per altra strada quell’integrazione del contraddittorio che i giudici di merito hanno inteso motivatamente escludere.

Ricorso incidentale.

  1. Prima di esaminare il merito del ricorso incidentale, occorre rilevare che i controricorrenti C. e P. ne hanno eccepito, con la memoria di cui all’art. 378 cpc, l’inammissibilità per inesistenza della notifica effettuata a mezzo PEC, in assenza della prescritta attestazione di conformità della procura alle liti prescritta dalla l. n. 53/1994 art. 3 bis.

4.1. L’eccezione è priva di fondamento.

Nel caso specifico, infatti, non si tratta di trasferire nella notifica telematica le regole concernenti l’autenticazione di atti che la parte trae dal fascicolo informatico. Poichè il processo di cassazione, ad oggi, è ancora un processo cartaceo, la società di assicurazione non ha fatto altro che notificare in via telematica il proprio controricorso contenente il ricorso incidentale; e tanto ha compiuto allegando in via informatica l’atto ora menzionato, la procura alle liti e l’autorizzazione del Consiglio dell’ordine alla notifica diretta. Poichè tutti questi atti si sono formati in modalità cartacea, non si pone l’esigenza di un’ulteriore autenticazione; altrimenti, seguendo l’eccezione come prospettata, il difensore dovrebbe autenticare se stesso, cioè dovrebbe attestare che è sua la firma di autentica della procura a lui conferita, il che rappresenta un esagerato e barocco formalismo.

  1. La società di assicurazione Amissima lamenta, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 4), violazione dell’art. 112 cpc, per avere la Corte d’appello completamente omesso di pronunciare una decisione in ordine all’appello incidentale proposto in allora dalla CARIGE Assicurazioni.

Osserva la ricorrente incidentale, riportando per intero la relativa parte dell’atto di appello, di avere contestato la ricostruzione dei fatti compiuta dal Tribunale e, in particolare, l’attribuzione del 70 per cento della responsabilità a carico del proprio assicurato P.. Si ribadisce nel ricorso che la sentenza d’appello avrebbe dovuto riconoscere la preponderante responsabilità del veicolo rimasto ignoto che, tagliando la strada al conducente della Opel Corsa, finì con l’essere la causa principale del tragico incidente. La sentenza impugnata, mentre ha dato atto dell’appello incidentale della C., ha erroneamente affermato che la CARIGE si era limitata a chiedere il rigetto dell’appello principale e di quello incidentale, in tal modo dimostrando in modo evidente la totale dimenticanza dell’ulteriore appello incidentale.

5.1. Il motivo è fondato.

Risulta dal testo del ricorso e dal controllo degli atti processuali, consentito in ragione del tipo di censura prospettata, che effettivamente la società Amissima (allora CARIGE) aveva presentato appello incidentale avverso la sentenza di primo grado, insistendo nella propria versione dei fatti. Aveva lamentato con tale impugnazione che il Tribunale, nel ricostruire le modalità del sinistro, non avesse considerato che la responsabilità del conducente della Opel Corsa Giuseppe P. doveva essere esclusa, o almeno nettamente ridotta, in considerazione del fatto che il suo scontro con il guard-rail era stato determinato da una manovra scorretta compiuta da un veicolo rimasto non identificato.

Rispetto a tale doglianza la sentenza d’appello è totalmente silente, al punto da non dare neppure conto dell’esistenza dell’impugnazione; in sentenza, infatti, la Corte di merito si è limitata ad affermare (p. 4) che la CARIGE aveva insistito per il rigetto dell’appello principale e di quello incidentale (della C.). Il che conferma che l’impugnazione incidentale della società di assicurazione non è stata neppure considerata. La sentenza impugnata, d’altra parte, si è soffermata solo sull’appello principale dell’U.C.I. – che aveva ad oggetto la responsabilità del defunto conducente della Daewoo Nubira – e su quello incidentale della C. che non riguardava la dinamica dell’incidente; per cui non può sostenersi che la motivazione sia di per sè idonea ad escludere una riduzione della responsabilità del conducente P.. Il passaggio in giudicato della sentenza impugnata in ordine alla sussistenza di un 30 per cento di responsabilità a carico del defunto D.M.C., infatti, non consente di escludere che la residua responsabilità dell’accaduto possa essere diversamente ripartita, non essendovi giudicato sul punto.

Da tanto consegue che la sentenza impugnata deve essere cassata in relazione, in accoglimento del ricorso incidentale.

  1. In conclusione, il ricorso principale è rigettato ed è accolto quello incidentale.

La sentenza impugnata è cassata in relazione ed il giudizio è rinviato alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione personale, la quale giudicherà il merito dell’appello incidentale non esaminato nella decisione qui impugnata.

Al giudice di rinvio è demandato anche il compito di liquidare le spese del presente giudizio di cassazione.

Sussistono tuttavia le condizioni di cui al Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale, accoglie il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione personale, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile, il 21 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 gennaio 2018

 

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Marina Crisafi

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