LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo                             – Presidente   –

Dott. SCODITTI Enrico                             – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara                             – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele                           – Consigliere –

Dott. SPAZIANI Paolo                         – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3572/2016 proposto da:               R.L.,           P.V., considerate domiciliate ex lege in ….., rappresentate e difese dall’avvocato …. giusta procura a margine del ricorso; – ricorrenti – contro GENERALI ITALIA SPA già ALLEANZA TORO ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo procuratore Dott.           D.G., elettivamente domiciliata in ….presso lo studio dell’avvocato …., che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato …. giusta procura in calce al controricorso; – controricorrente – e contro         PI.GA.,           L.G.,             p.a.,         PO.VI.,           pi.di.,           P.C.,         P.F.; – intimati – nonchè da:               p.a., elettivamente domiciliato in …. presso lo studio dell’avvocato …. giusta procura in calce al controricorso e ricorso incidentale; – ricorrente incidentale – contro GENERALI ITALIA SPA già ALLEANZA TORO ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo procuratore Dott.           D.G., elettivamente domiciliata in …., presso lo studio dell’avvocato ….. giusta procura in calce al controricorso; – controricorrente all’incidentale – nonchè da:           P.C.,         P.F.,         PO.VI.,         pi.di., elettivamente domiciliati in …., presso lo studio dell’avvocato …..giusta procura in calce al controricorso e ricorso incidentale; – ricorrenti incidentali – contro GENERALI ITALIA SPA già ALLEANZA TORO ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo procuratore Dott.           D.G., elettivamente domiciliata in …., presso lo studio dell’avvocato ….. giusta procura in calce al controricorso; – controricorrente all’incidentale – avverso la sentenza n. 603/2015 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI, depositata il 16/10/2015; udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 09/11/2017 dal Consigliere Dott. PAOLO SPAZIANI.

FATTI DI CAUSA


In data (OMISSIS), su una strada sterrata posta all’interno di un’area boschiva demaniale, si scontrarono il motociclo condotto da P.S. (sul quale viaggiava come trasportato p.a.) e quello guidato da Pi.Ga., sul quale viaggiava come trasportato L.G..

In seguito all’incidente P.S. morì, mentre Pi.Ga. e i due trasportati riportarono lesioni personali.

R.L. e P.V. (rispettivamente, moglie e figlia del deceduto) adirono il Tribunale di Cagliari, per ottenere la condanna al risarcimento del danno di Pi.Ga. e della Toro Assicurazioni s.p.a., impresa designata dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.

Costituitosi in giudizio, Pi.Ga. formulò domanda riconvenzionale nei confronti delle attrici, nonchè, a sua volta, domanda risarcitoria nei confronti della Toro Assicurazioni s.p.a..

Nel corso del processo spiegarono intervento litisconsortile Po.Vi., pi.di., P.F. e P.C. (rispettivamente, padre, madre, fratello e sorella di P.S.) e intervento principale p.a. e L.G..

I primi, in qualità di prossimi congiunti del deceduto, domandarono a loro volta la condanna al risarcimento del danno di Pi.Ga. (oltre che della Toro Assicurazioni s.p.a.), sul presupposto della sua esclusiva responsabilità.

I secondi, in qualità di vittime primarie dell’illecito, domandarono la condanna solidale di Pi.Ga. e delle eredi di P.S. (oltre che della Toro Assicurazioni s.p.a.), sul presupposto della concorrente responsabilità dei due conducenti.

Il Tribunale, in accoglimento dell’eccezione sollevata dalla Toro Assicurazioni s.p.a., dichiarò il difetto di legittimazione passiva di quest’ultima in relazione alle domande formulate contro di essa, sul rilievo che la strada in cui si era verificato il sinistro non rientrasse tra quelle “di uso pubblico” ai fini dell’applicazione delle norme del Cds e di quelle sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione di veicoli; previo accertamento della paritetica responsabilità dei due guidatori nella causazione del sinistro, accolse parzialmente le altre domande risarcitorie.

La Corte di Appello di Cagliari ha riformato la sentenza di primo grado soltanto in relazione all’entità degli importi risarcitori spettanti a pi.di. e a L.G. (rideterminati in aumento), confermando le statuizioni del Tribunale sia in ordine al difetto di legittimazione passiva della Alleanza Toro s.p.a. (già Toro Assicurazioni s.p.a.) sia in ordine alla concorrente e paritetica responsabilità dei due conducenti nella causazione del sinistro.

Propongono ricorso per cassazione R.L. e P.V. sulla base di due motivi. Risponde con controricorso la Generali Italia s.p.a. (già Alleanza Toro s.p.a. e Toro Assicurazioni s.p.a.). Risponde, altresì, con controricorso p.a., il quale propone ricorso incidentale fondato su un unico motivo. Rispondono, infine, con controricorso Po.Al., pi.di., P.F. e P.C., i quali propongono ricorso incidentale fondato su un unico motivo. Le ricorrenti principali e il ricorrente incidentale p.a. hanno depositato memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Con il primo motivo del ricorso principale e con l’unico motivo posto a fondamento dei due ricorsi incidentali viene censurata la statuizione con cui la Corte di Appello ha accertato il difetto di legittimazione passiva della Alleanza Toro s.p.a. (già Toro Assicurazionis.p.a.).

1.1. Al riguardo, la Corte territoriale – movendo dalla premessa in diritto secondo cui, ai fini dell’applicabilità della disciplina sull’assicurazione della responsabilità civile da guida dei veicoli, non rileva la natura pubblica o privata dei diritti di proprietà sulle strade in cui si svolge la circolazione ma è necessario che essa avvenga su strade o su aree aperte all’accesso e al transito di un numero indeterminato di veicoli, dovendosi trattare di strade “di uso pubblico” o di aree a queste equiparate, ai sensi della l. n. 990/1969 art. 1 e dlgs n. 285/1992 art. 2 – ha confermato la statuizione del giudice di primo grado, sul rilievo che nella fattispecie il predetto presupposto doveva ritenersi mancante, atteso che dalle relazioni peritali, dal rapporto dei Carabinieri e dalle fotografie ad essi allegate era risultato che la strada sulla quale si era verificato il sinistro, non asfaltata ed interna ad un area boschiva di proprietà dell’Ente Foreste della Sardegna, era interdetta ai mezzi non autorizzati tramite sbarre metalliche e segnaletica verticale di divieto di transito, poste sia sul lato nord che sul lato sud di accesso alla strada.

1.2. Le ricorrenti principali sostengono che tale statuizione sarebbe viziata sia sotto il profilo della violazione di legge (in particolare per violazione degli artt. 2, 35 Cds e segg., l. n. 990/199, art. 1 e art. 2697 c.c.) sia sotto il profilo dell’omesso esame di fatto decisivo e controverso. Deducono, al riguardo, che la Corte territoriale avrebbe accertato l’esistenza della segnaletica verticale di divieto di transito sulla base di un irragionevole sillogismo, in considerazione del fatto che le fotografie dell’epoca dell’incidente si riferivano soltanto all’accesso posto sul lato sud, mentre sul lato nord era risultato presente unicamente il palo di sostegno di un vecchio cartello stradale, di talchè non era possibile affermare nè che tale cartello riproducesse il segnale di divieto di transito nè che esso fosse presente sul posto all’epoca del sinistro.

1.3. I ricorrenti incidentali censurano la medesima statuizione sotto il profilo della violazione di legge. Lamentano che essa sarebbe viziata (per violazione degli artt. 2 e 37 Cds, nonché della l. n. 990/1969 art. 1) nella parte in cui ha ritenuto che fosse irrilevante la natura pubblica o privata della strada ai fini dell’applicazione della disciplina sull’assicurazione obbligatoria. Deducono, richiamando un precedente di legittimità (Cass. n. 13393 del 2001), che, invece, in relazione alle strade pubbliche la predetta disciplina troverebbe sempre applicazione, a prescindere dalla presenza o meno di segnali volti a vietare la circolazione su di esse. Affermano che, pertanto, avrebbe dovuto riconoscersi la legittimazione passiva della Alleanza Toro s.p.a. (già Toro assicurazioni), non essendo dubbia nel caso di specie la natura pubblica della strada, quale strada interpoderale appartenente al demanio pubblico. Sostengono infine che la statuizione della Corte territoriale sarebbe viziata anche per avere ritenuto accertata la condizione di totale interclusione della strada sebbene sul lato nord fosse stata documentata soltanto la presenza del palo di sostegno di un vecchio cartello dal contenuto ignoto e sebbene il perito incaricato avesse individuato numerosi altri punti di accesso alla strada medesima.

1.4. L’unico motivo posto a fondamento dei due ricorsi incidentali è in parte infondato in parte inammissibile, mentre è inammissibile quello (oggettivamente connesso con il precedente) individuato come primo motivo del ricorso principale.

1.5. L’unico motivo su cui si fondano i ricorsi incidentali è infondato nella parte in cui, richiamando un precedente di legittimità rimasto isolato (Cass. n. 13393/2001), ritiene errato in diritto il rilievo della Corte territoriale secondo il quale, ai fini dell’applicazione della normativa in tema di assicurazione obbligatoria, deve ritenersi irrilevante la natura pubblica o privata della strada, assumendo piuttosto importanza la concreta apertura della medesima all’accesso e al transito di un numero indeterminato di veicoli.

Tale rilievo è infatti pienamente conforme alla prevalsa giurisprudenza di questa Corte la quale ha reiteratamente affermato, per un verso, che ai fini della definizione di “strada”, è rilevante, ai sensi dell’art. 2 nuovo Cds, comma 1, la destinazione di una determinata superficie ad uso pubblico, e non la titolarità pubblica o privata della proprietà, sicchè è l’uso pubblico, e non il titolo di proprietà, a giustificare, per evidenti ragioni di ordine e sicurezza collettiva, la soggezione delle aree alle norme del Cds (Cass. n. 17350/2008); per altro verso, che, ai sensi della l. n. 990/1969 art. 1, in tema di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore e natanti, le relative norme sono applicabili allorchè i veicoli siano in circolazione su strade o aree ad uso pubblico oppure a queste equiparate, per tali intendendosi quelle aree che, ancorchè di proprietà privata, sono accessibili ad una molteplicità indifferenziata di persone (Cass. 21/12/2005, n. 17350).

1.6. Il motivo in esame è invece inammissibile nella parte in cui contesta l’accertamento di merito operato dalla Corte territoriale in ordine alla totale interdizione della strada al pubblico transito all’epoca del sinistro.

Identico giudizio di inammissibilità deve essere formulato in relazione al primo motivo del ricorso principale.

Ambedue le doglianze, infatti, ad onta della loro formale intestazione, attengono a profili di fatto e chiedono una rivalutazione delle risultanze istruttorie al fine di suscitare dalla Corte di legittimità un nuovo giudizio di merito in contrapposizione a quello motivatamente formulato dalla Corte di Appello.

Quest’ultima, come si è veduto, ha fondato il proprio convincimento sulle risultanze della documentazione fotografica in atti, nonchè sulla descrizione dei luoghi effettuata dai periti e su quella risultante dal rapporto dei Carabinieri, che avevano evidenziato la presenza di sbarre metalliche e di segnaletica verticale di divieto di transito.

La Corte ha poi tenuto nella debita considerazione sia la circostanza che le fotografie risalenti all’epoca dell’incidente si riferivano al solo accesso posto sul lato sud (e non anche a quello posto sul lato nord) della strada, sia la circostanza che il consulente tecnico aveva individuato ulteriori ingressi alla stessa.

La Corte ha peraltro reputato che tali circostanze non fossero tali da inficiare l’accertamento della totale interdizione della strada ai mezzi non autorizzati: sia perchè dalle altre risultanze istruttorie (informazioni assunte dai responsabili dell’ente proprietario; presenza in loco di un vecchio piantone del precedente cartello di divieto di accesso) poteva desumersi la sussistenza della medesima segnaletica anche in corrispondenza dell’accesso posto sul lato nord al momento della verificazione del sinistro; sia perchè gli ulteriori ingressi esaminati dal consulente tecnico d’ufficio, quando non si erano rivelati degli strettissimi percorsi inaccessibili al traffico veicolare, erano risultati anche essi esplicitamente vietati al predetto transito.

Nel contrapporre ai rilievi della Corte territoriale il diverso apprezzamento secondo il quale, per un verso, la riscontrata presenza, in corrispondenza dell’accesso posto sul lato nord, del piantone di un vecchio segnale stradale non sarebbe stata sufficiente per ritenere provata l’effettiva sussistenza del segnale di divieto di transito, mentre, per altro verso, la rilevata esistenza degli ulteriori accessi avrebbe dovuto indurre dei dubbi circa l’effettiva interdizione della strada all’accesso dei non autorizzati, i ricorrenti omettono di considerare che la valutazione delle prove è attività riservata al giudice del merito cui compete anche la scelta, tra le prove stesse, di quelle ritenute più idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi (Cass. n. 13485/2014).

La predetta valutazione e l’accertamento di merito che ne è conseguito non possono dunque essere rimessi in discussione in sede di legittimità, con conseguente inammissibilità delle inerenti censure formulate con i motivi di ricorso per cassazione in esame.

  1. Con il secondo motivo del ricorso principale viene censurato l’omesso accertamento, da parte della Corte territoriale, del concorso del fatto colposo dei trasportati nella determinazione del danno da loro stessi subito.

2.1. La Corte territoriale ha parzialmente accolto le domande risarcitorie proposte dalle eredi di P.S. nei confronti di Pi.Ga. e quella riconvenzionale proposta da quest’ultimo nei confronti delle prime, nonchè le domande formulate dagli interventori principali ( L.G. e p.a.) nei confronti delle attrici e del convenuto e dagli interventori litisconsortili ( Po.Vi., pi.di., P.F. e P.C.) nei confronti di Pi.Ga., dopo avere accertato la paritetica responsabilità dei due conducenti nella causazione del sinistro.

2.2. Le ricorrenti principali sostengono che tale statuizione sarebbe viziata sotto il profilo della violazione di legge (in particolare per violazione dell’art. 1227 c.c. comma 1) per avere omesso di tenere conto, nella liquidazione del danno a L.G. ed p.a., del loro concorrente fatto colposo. Deducono che essi – salendo a bordo di veicoli monoposto e privi di copertura assicurativa; accettando di transitare su una strada sterrata demaniale interdetta ai mezzi non autorizzati; ed omettendo, per quanto concerne p.a., di indossare il casco protettivo si sarebbero volontariamente esposti ad un rischio superiore alla norma, in violazione di norme giuridiche e delle regole di normale prudenza, tenendo una condotta che si sarebbe inserita come antecedente necessario nel processo causale produttivo del pregiudizio da loro subito. Asseriscono, pertanto, che di tale condotta colposa la Corte di merito avrebbe dovuto tenere conto, provvedendo alla proporzionale riduzione del risarcimento loro spettante.

2.3. Il motivo è inammissibile.

Le ricorrenti non avevano dedotto il concorso di colpa dei trasportati tra i motivi di appello, dopo essere state condannate in primo grado a risarcire loro il danno, ma si erano limitate ad impugnare la statuizione con cui il tribunale aveva dichiarato il difetto di legittimazione passiva della compagnia assicurativa e quella con cui aveva accertato la paritetica responsabilità dei due conducenti nella causazione del sinistro.

La questione non può dunque essere introdotta per la prima volta in sede di legittimità: infatti, sebbene l’accertamento del concorso di colpa del danneggiato non presupponga l’eccezione di parte, tuttavia anche la rilevabilità d’ufficio è inibita dalla maturazione del giudicato interno sulla responsabilità esclusiva del danneggiante (Cass. n. 23372/2013).

  1. in definitiva, il ricorso principale va dichiarato inammissibile mentre i ricorsi incidentali vanno rigettati.
  2. Le spese del giudizio di legittimità relative ai rapporti processuali vertenti tra le ricorrenti principali e i ricorrenti incidentali devono essere interamente compensate tra le parti. Quelle dei rapporti processuali vertenti tra i ricorrenti (principali e incidentali) e la controricorrente Generali Italia s.p.a. seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo. Nella liquidazione si tiene conto della circostanza che, sebbene i ricorsi siano in numero di tre (uno principale e due incidentali), la Generali Italia s.p.a. ha resistito con due controricorsi, l’uno diretto a contrastare il ricorso principale, l’altro diretto a contrastare i ricorsi incidentali.
  3. Ai sensi del Dpr n. 115/2002 art. 13, comma 1-quater, si deve dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti principali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e rigetta i ricorsi incidentali.

Condanna i ricorrenti principali e incidentali al pagamento, in favore della controricorrente Generali Italia s.p.a., delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, per il rapporto processuale intercorso tra la le ricorrenti principali e la Generali Italia s.p.a., in Euro 8.000 e, per il rapporto processuale intercorso tra quest’ultima e i ricorrenti incidentali, in Euro 8.000, oltre, per ciascun rapporto, alle spese forfetarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Compensa le spese dei rapporti processuali vertenti tra le ricorrenti principali e i ricorrenti incidentali.

Ai sensi del Dpr n. 115/2002 art. 13, comma 1-quater, inserito dalla l. n. 228/2012 art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti principali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 9 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 gennaio 2018

 

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Marina Crisafi

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