LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo                           – Presidente  –

Dott. DI FLORIO Antonella                         – Consigliere –

Dott. SCARANO   Luigi A.                           – Consigliere –

Dott. ROSSETTI   Marco                             – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella                    – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA


sul ricorso 8223-2016 proposto da:         R.T., elettivamente domiciliata in …, presso lo studio dell’avvocato …., che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato …. giusta procura in calce al ricorso; – ricorrente – contro AZIENDA ULSS (OMISSIS) VENEZIANA, in persona del Direttore Generale legale rappresentante Dott.           D.B.G., elettivamente domiciliata in ….dell’avvocato …., rappresentata e difesa dall’avvocato …. giusta procura in calce al controricorso; – controricorrente – nonchè contro MINISTERO DELLA SALUTE (OMISSIS), GESTIONE LIQUIDATORIA ULSS (OMISSIS) VENEZIA; – intimate – Nonchè da: MINISTERO DELLA SALUTE (OMISSIS), in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato ex lege in ….., presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende per legge; – ricorrente incidentale – contro         R.T.; – intimata – avverso la sentenza n. 2895/2015 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, depositata il 15/12/2015; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 22/12/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. FRESA Mario che ha concluso per l’inammissibilità in subordine rigetto del ricorso principale con assorbimento del ricorso incidentale condizionato; udito l’Avvocato ….

FATTI DI CAUSA

  1. Nel 2008, R.T. convenne in giudizio l’Azienda ULSS (OMISSIS) Veneziana, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dall’epatite cronica ad evoluzione cirrogena da HCV, contratta a causa delle trasfusioni di sangue somministratele nel 1966, a seguito di shock emorragico collegato ad un parto, durante il ricovero della stessa presso il reparto di Ostetricia dell'(OMISSIS).

L’azienda ospedaliera si costituì eccependo la propria carenza di legittimazione passiva, la prescrizione del diritto al risarcimento e, comunque, l’infondatezza della domanda.

Il Tribunale autorizzò l’integrazione del contraddittorio dapprima nei confronti della Regione Veneto – la quale si costituì eccependo a propria volta la carenza di legittimazione passiva – e della Gestione liquidatoria dell’ULSS (OMISSIS) di Venezia – rimasta contumace – ed in seguito anche nei confronti del Ministero della Salute e del Comune di Venezia, i quali eccepirono la prescrizione e in ogni caso negarono la propria responsabilità, perchè ai tempi del contagio non era ancora stata isolata l’epatite HCV.

Il Tribunale di Venezia, con sentenza n. 2028/2011, dichiarò il difetto di legittimazione passiva dell’Azienda ULSS (OMISSIS) Venezia e della Regione Veneto e l’intervenuta prescrizione del diritto nei confronti del Ministero della Salute. Rigettò la domanda attorea nei confronti del Comune di Venezia e della Gestione Liquidatoria.

In particolare, il Tribunale ritenne che, pur essendo sussistente la legittimazione passiva di questi ultimi due enti (il primo, succeduto ex lege nella posizione debitoria dei soppressi enti ospedalieri L. N. 833/1978 ex art. 66, la seconda, succeduta alla gestione stralcio delle disciolte unità sanitarie locali), non era ravvisabile una responsabilità degli stessi enti posto che all’epoca dei fatti non esistevano test clinici e conoscenze per identificare i portatori di HCV e HBV.

Quanto alla posizione del Ministero, il primo giudice ritenne che il termine prescrizionale di cinque anni – essendo prospettabile la relativa responsabilità solo ai sensi dell’art. 2043 c.c., per l’omessa vigilanza sulla sostanza ematica negli interventi trasfusionali e sugli emoderivati -decorreva dal 2002, anno in cui la R. era già a conoscenza della patologia e della sua origine.

  1. La decisione è stata confermata dalla Corte di Appello di Venezia, con sentenza n. 2895de1 15 dicembre 2015.

La Corte d’appello ha preliminarmente rilevato che la R. non ha impugnato le pronunce di rigetto della domanda nei confronti del Comune di Venezia, della Regione Veneto e dell’Azienda USL (OMISSIS), con conseguente passaggio in giudicato delle medesime statuizioni.

Il giudice di secondo grado ha poi condiviso la decisione del Tribunale in punto di decorrenza della prescrizione, evidenziando che dalla documentazione medica in atti risultava che già nel 2002 era nota la patologia e l’origine della stessa. Del resto, secondo la Corte veneziana, la contraria tesi della R., oltre ad essere del tutto apodittica, sarebbe stata in ogni caso insufficiente per contrastare la pronuncia, in quanto la prescrizione, di durata non contestata in sede di appello – quinquennale, non sarebbe stata interrotta dalla richiesta risarcitoria del 19/2/2008, diretta solo all’Azienda ULSS (OMISSIS) Venezia e non anche al Ministero, cui la citazione era stata notificata il 16/9/2009.

Infine, il giudice dell’appello, diversamente dal Tribunale, ha escluso la responsabilità della Gestione liquidatoria, di per sè estranea ai fatti di lite, intervenuti nel 1966, per non essere subentrata nei rapporti giuridici degli ospedali soppressi.

  1. Avverso tale decisione, propone ricorso in Cassazione, sulla base di due motivi, la signora R.T..

3.1 Resistono con controricorso l’Azienda U.L.S.S. (OMISSIS) – Veneziana ed il Ministero della Salute, il quale propone ricorso incidentale condizionato, sulla base di due motivi. L’intimata Gestione Liquidatoria U.L.S.S. (OMISSIS) di Venezia è rimasta contumace.

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.1. Con il primo motivo, la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 cpc, nn. 3 e 5, la “violazione di norma di diritto ed omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio: della prescrizione”.

La giurisprudenza sarebbe pacifica nel far decorrere la prescrizione solo dal momento i cui il paziente acquisisce la certezza medico – legale della patologia, dell’occasione in cui l’ha contratta e delle sue cause.

Dall’analisi della documentazione prodotta emergerebbe che la percezione di aver subito un danno ingiusto, da parte della ricorrente, non potrebbe individuarsi nel 2001, anno in cui la R. aveva effettuato alcuni esami ematochimici con esito positivo per le componenti anticorpali, bensì nel novembre 2003, quando la medesima ricorrente aveva eseguito l’esame che con certezza aveva individuato la presenza del virus HCV.

Tale circostanza, pure affermata dal perito di parte nella relazione in atti, non sarebbe stata esaminata dalla Corte di Appello.

Inoltre, contrariamente a quanto affermato dal giudice dell’appello, il termine di prescrizione sarebbe quello decennale, avendo natura contrattuale la negligente prestazione resa al paziente dal Presidio sanitario. Ma anche ritenendo sussistente la responsabilità extracontrattuale, sarebbe applicabile il termine di cui all’art. 2947 cc, u.c., in considerazione della rilevanza penalistica del comportamento del Ministero.

Il motivo è inammissibile.

La ricorrente, infatti, non censura specificamente nè la parte della sentenza gravata in cui si afferma che l’applicabilità della prescrizione quinquennale ex art. 2947 c.p.c., comma 1, è coperta da giudicato, perchè non oggetto di impugnazione in appello, nè quella in cui si afferma che il decorso della prescrizione non è stato interrotto dalla missiva del 19 febbraio 2008, diretta solo all’Azienda Ulss (OMISSIS) veneziana e non anche al Ministero.

Alla luce di ciò, appare del tutto ininfluente l’individuazione del dies a quo nella data del primo esame del 2002, ovvero in quella dell’esame effettuato nel novembre 2003, posto che in entrambi i casi la prescrizione sarebbe comunque decorsa prima della notifica dell’atto di citazione al Ministero, avvenuta il 16 settembre 2009.

4.2. Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 cpc, nn. 3 e 5, la “violazione di norma di diritto: nella individuazione della legittimazione passiva della Gestione liquidatoria dell’ex unità Sanitaria Locale (OMISSIS)”.

Il motivo, in realtà, censura la statuizione del primo giudice nella parte in cui ha escluso la responsabilità della medesima Gestione e del Ministero per difetto di nesso causale, ritenendo che all’epoca dei fatti non vi erano test clinici per individuare donatori infetti ed il virus non era stato individuato in modo scientifico.

Secondo la ricorrente, i giudici del merito avrebbero dovuto nominare un ausiliario per esprimere una simile valutazione, che riguarda aspetti tecnici.

La conclusione delle sentenze gravate sarebbe contrastante con quelle di dottrina e giurisprudenza secondo cui già dalla metà degli anni ‘60 era noto il rischio di trasmissione di epatite virale e sussistevano obblighi normativi precisi in ordine ai controlli volti ad individuare la trasmissione di malattie mediante sangue infetto.

Del resto, il Ministero della Salute, nel rigettare per tardività la richiesta di indennizzo amministrativo ex l. n. 210/1992, relativa ai medesimi fatti, avrebbe riconosciuto il nesso eziologico tra la malattia e le trasfusioni.

La Corte di Appello avrebbe inoltre errato nel ritenere prescritto il credito per risarcimento danni alla luce del dl 90/2014, che, secondo l’interpretazione fornita dalla CEDU, prevederebbe il risarcimento dei danni anche nei confronti dei soggetti attivatisi tardivamente ma incolpevolmente.

Il motivo è inammissibile per difetto d’interesse.

Infatti, posto che, da un lato, la ricorrente non svolge alcuna censura alla motivazione con cui la Corte di Appello ha escluso la legittimazione passiva della Gestione Liquidatoria e che, dall’altro lato, la domanda nei confronti del Ministero risulta prescritta per quanto evidenziato in relazione al primo motivo, del tutto irrilevante appare l’ulteriore questione circa la sussistenza del nesso causalità.

  1. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. Alla luce di ciò appare superfluo l’esame del ricorso incidentale condizionato proposto dal Ministero della Salute (con il quale si lamenta “omessa pronuncia in relazione all’art. 360 cpc n. 5” e “violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 115 e 116 cpc, nonché dell’art. 2043 cc, nonché della l. n. 296/1958 art. 1 e l. n. 592/1967 art. 1, in relazione all’art. 360 cpc, n. 3. Violazione di principi in materia di responsabilità del Ministero per danni da emotrasfusione somministrata in data anteriore al 1978, di scoperta del virus HBV e di scoperta di efficaci metodi di individuazione del virus nel sangue dei donatori, e quindi in un’epoca in cui al Ministero non poteva essere imputata alcuna responsabilità colpevole, in aderenza al più recente orientamento della Corte di legittimità”).
  2. Quanto alle spese del giudizio di legittimità, la procedura transattiva prevista dalla l. n. 222/2007 di conversione del D.L. n. 159 del 2007 e dalla l. n. 244/2007 per il componimento dei giudizi risarcitori per effetto di trasfusioni con sangue infetto (pur lasciando libera la P.A. di valutare se pervenire alla transazione) denota un sostanziale trend legislativo di definizione stragiudiziale del contenzioso (da ultimo confermato dal D.M. 4 maggio 2012, pubbl. in G.U. 13.7.12) e tanto integra giusto motivo di compensazione delle spese processuali.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale; dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato; compensa le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del dpr n. 115/2002 art. 13 comma 1 – quater, inserito dalla l. n. 228/2012, art. 1 comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 22 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2018

 

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Marina Crisafi

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