LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo                           – Presidente   –

Dott. DI FLORIO Antonella                         – Consigliere –

Dott. SESTINI   Danilo                             – Consigliere –

Dott. GIANNITI   Pasquale                     – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto                          – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16277-2014 proposto da:             B.E., domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato …. giusta procura speciale in calce al ricorso; – ricorrente – contro CENTRO ODONTOIATRIA STOMATOLOGIA             F.P. in persona del legale rappresentante pro tempore Dott.           P.N., elettivamente domiciliato in …., presso lo studio dell’avvocato ….., che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ….. giusta procura speciale a margine del controricorso; …..  in persona dei legali rappresentanti           V.F. nella sua qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante della stessa e             M.M. nella qualità di Direttore Generale e legale rappresentante della stessa, mandataria e rappresentante di …. SPA in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliata ex lege in…., presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato ….. giusta procura speciale in calce al controricorso;             P.U., elettivamente domiciliato in ….. presso lo studio dell’avvocato ….. che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato …..giusta procura speciale a margine del controricorso; – controricorrente – nonchè contro ….. COMPANY SA; – intimata – avverso la sentenza n. 1114/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE, depositata il 09/07/2013; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 05/12/2017 dal Consigliere Dott. GIANNITI Pasquale.

RITENUTO IN FATTO


CHE:

  1. B.E. conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Pistoia P.U. e il Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.”.

In atto di citazione la B. premetteva: di essersi rivolta nel 1991 al Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.” per cure odontoiatriche, che le erano state prestate, sino al decesso avvenuto nell’ottobre 1994, dal Dott. F.P.; di essere stata, in seguito, curata dal Dott. P.U., che aveva fatto “intervenire altri medici”, tra i quali il Dott. G.M. e il Dott. C.; di essere stata sottoposta, nel periodo dal 1991 al 1995, a diverse terapie con installazione anche di impianti; di avere subito danni, patrimoniali e non patrimoniali, a ragione della non corretta esecuzione delle prestazioni professionali.

Tanto premesso, parte attorea chiedeva la condanna del Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.”, “e comunque, per quanto occorrer possa, personalmente in solido con lo stesso Dott. P.U., al risarcimento dei danni subiti (…) per le causali tutte di che in premessa con particolare riferimento ai danni subiti oltre a quelli riferiti alla bocca e dentatura e cioè, danni psicologici, morali, materiali, psichici, postumi conseguenti e ripetuti nel tempo, il tutto per quell’importo ed entità che risulterà accertato previa c.t.u. specialistica (…)” con “gli interessi e rivalutazione come per legge dal dovuto al saldo”.

  1. Il convenuto Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.” non si costituiva.

Si costituiva, invece, il convenuto dr. P.U., il quale non soltanto contestava la fondatezza della domanda attorea, della quale chiedeva il rigetto, ma formulava anche domanda riconvenzionale onde ottenere la condanna della B. al pagamento in proprio favore della somma di Lire 29.500.000 oltre accessori per le prestazioni professionali rese. Chiedeva, ancora, di essere autorizzato a chiamare in causa la Assitalia – Le ….. S.p.A., compagnia di assicurazione per la responsabilità civile del proprio padre P.F., nonchè la ….. Assicurazioni S.p.A., propria compagnia di assicurazione per la responsabilità civile, onde essere manlevato dalle pretese attoree.

  1. Autorizzate ed operate entrambe le chiamate in causa, si costituivano in giudizio sia la ….Assicurazioni S.p.A., che eccepiva l’inammissibilità della chiamata in causa, e, comunque, la prescrizione ai sensi dell’art. 2952 c.c. del diritto azionato dall’erede dell’assicurato Dott. P.F.; sia la …. Assicurazioni S.p.A., che eccepiva l’inoperatività della garanzia assicurativa per i danni derivanti da implantologia.
  2. Il Tribunale di Pistoia – dopo aver istruita la causa (mediante acquisizione di documenti, espletamento di prova per testi e ctu) – pronunciava sentenza del 3-4/15-5-2006, con la quale:

– condannava il Centro di Odontoiatria e Stomatologia F.P. (…) al pagamento, in favore di parte attrice, a titolo di risarcimento danni, della somma di Euro 13.120, 00, oltre, rivalutazione monetaria ed interessi dalla data di notifica dell’atto di citazione al saldo e della ulteriore somma di Euro 15.416,90, oltre interessi come sopra;

– respingeva la domanda (…) nei confronti di P.U.;

– respingeva la domanda proposta da P.U. nei confronti di …. Assicurazioni s.p.a.;

– dichiarava la carenza di legittimazione passiva di ….. s.p. a.;

– condannava i convenuti in solido al pagamento delle spese in favore dell’attrice nonchè al pagamento delle spese di C.T.U. e condannava il P. al pagamento delle spese processuali nei confronti della chiamata in causa ….-…. S.p.A.

  1. Avverso tale decisione proponeva appello principale P.U., articolando tre motivi.

Proponevano appello incidentale: il Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.”, che articolava 6 motivi; la B., che chiedeva il rigetto dell’appello principale e dell’appello incidentale, ex adverso proposti, e, a sua volta, proponeva appello incidentale sulla base di tre motivi.

  1. Nel giudizio di appello si costituivano altresì:
  2. a) la ….. S.p.A., che chiedeva il rigetto dell’appello proposto dal P.;
  3. b) la ….. Company S.A. (già ….. ASSICURAZIONI S.p.A.), che rilevava che nessun motivo di gravame investiva la propria posizione;
  4. c) le ….., in qualità di mandataria e rappresentante della …..S.P.A. (già …… S.p.A.), che instava per il rigetto dell’appello incidentale proposto dal Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.”.
  5. La Corte territoriale, trattenuta la causa in decisione, definitivamente decidendo:

– in parziale accoglimento dell’appello proposto da P.U. avverso la sentenza n. 483/2006 del Tribunale di Pistoia, condannava B.E., in parziale accoglimento della domanda riconvenzionale nei di lei confronti spiegata, al pagamento in favore del P., per la causale di cui in motivazione, della complessiva somma di Euro 5.000,00 (oltre I.V.A. e contributo previdenziale) con gli interessi di legge a far tempo dalla domanda e sino al saldo, compensando tra tali parti le spese del primo grado di giudizio ed esonerando il P. dal pagamento delle spese di c.t.u.;

– respingeva l’appello incidentale proposto dalla B.;

– dichiarava il difetto di legittimazione del Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” P.F.” a impugnare la statuizione di declaratoria della carenza di legittimazione passiva della ….. Assicurazioni S.p.A.;

– in parziale accoglimento dell’appello incidentale proposto dal Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” P.F.” e in parziale riforma dell’impugnata sentenza, condannava il Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” P.F.” al pagamento in favore della B.:

  1. a) a titolo di risarcimento del danno emergente, della “quota” da riferire al compenso per le prestazioni del Dott. P.U., come determinata con gli accessori nella parte motiva, subordinatamente all’avvenuta corresponsione da parte della B. della somma dovuta al P., nonchè;
  2. b) a titolo di risarcimento del “danno morale”, della minore somma di Euro 5.000,00 oltre interessi come riconosciuti nella decisione gravata, e alla refusione di metà delle spese di lite sostenute dalla B. – come liquidate nella sentenza impugnata – spese che dichiarava compensate per la residua metà;

– poneva il pagamento delle spese di c.t.u. in via esclusiva a carico del Centro di Odontoiatria e Stomatologia ” F.P.”;

– confermava nel resto la sentenza di primo grado, compensando tra tutte le parti le spese del grado.

  1. Avverso la sentenza della Corte territoriale, tramite difensore di fiducia, proponeva ricorso la B., articolando 4 motivi di ricorso.
  2. Nel presente giudizio di legittimità si sono costituiti, a mezzo dello stesso difensore, sia il dr. P.U. che il COS P., chiedendo il rigetto del ricorso sulla base delle stesse argomentazioni.

Si è costituita altresì la compagnia ….. scpa, quale mandataria e rappresentante della Compagnia ….. spa, già …..Assicurazioni spa, chiedendo a sua volta il rigetto del ricorso e comunque rimettendosi al giudizio di questa Corte.

  1. In vista dell’odierna adunanza camerale, fanno pervenire memoria le ……, riportandosi al proprio controricorso e chiedendo il rigetto del ricorso proposto dalla Sig.ra B.E.

CONSIDERATO IN DIRITTO

CHE:

  1. Il ricorso non è fondato.
  2. Non fondato è il primo motivo, nel quale la ricorrente censura la sentenza impugnata, in relazione all’art. 360 c.p.c. comma 1, n. 3, laddove ha ritenuto tardiva e infondata domanda da essa formulata in ordine alla carenza di consenso informato relativamente all’attività svolta dal dr. P.U..

La ricorrente – dopo aver premesso di aver allegato in primo grado che il dr. P.U., negli anni in cui l’aveva avuta in cura (e cioè dal 1995 al 1999), aveva continuato a rassicurarla circa la brevità e la risolutività degli interventi dallo stesso eseguiti – osserva che la finalità dell’informazione, che il medico è tenuto a dare, è quella di assicurare il diritto all’auto-determinazione del paziente e che il consenso informato va per l’appunto inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico; si duole del fatto che nel caso in esame nessun consenso informato era stato ottenuto e/o prestato dal dr. P. e che pertanto lei si era sottoposta ad anni di cure senza aver avuto cognizione della consistenza e delle conseguenze dei trattamenti sulla medesima eseguiti; si lamenta del fatto che tale circostanza ha determinato un pregiudizio che dovrebbe trovare ristoro.

Orbene, la ricorrente non contesta il fatto di aver proposto la domanda (di responsabilità del dr. P. per omesso consenso informato) per la prima volta nel grado di appello (e precisamente nella comparsa di costituzione, contenente appello incidentale), ma sostiene che ciò non avrebbe determinato il mutamento della causa petendi, in quanto già in primo grado aveva allegato che il dr. P.U., negli anni in cui l’aveva avuta in cura, aveva continuato a rassicurarla circa la brevità e la risolutività degli interventi dallo stesso eseguiti e, d’altra parte, detta circostanza aveva trovato conferma nella testimonianza resa dalla di lei sorella, B.M.S..

Sennonchè, occorre qui precisare che l’avere operato in assenza del consenso informato del paziente costituisce autonoma fonte di responsabilità, ragion per cui il porre a fondamento dell’azione di risarcimento dei danni, dapprima, la colpa professionale, e, poi, il difetto di consenso informato comporta un mutamento della causa petendi.

Questa Corte anche di recente ha avuto modo di precisare che, nel caso in cui l’attore abbia chiesto con l’atto di citazione il risarcimento del danno da colpa medica per errore nell’esecuzione di un intervento chirurgico (e, quindi, per la lesione del diritto alla salute), e domandi poi in corso di causa anche il risarcimento del danno derivato dall’inadempimento, da parte dello stesso medico, al dovere di informazione necessario per ottenere un consenso informato (inerente al diverso diritto alla autodeterminazione nel sottoporsi al trattamento terapeutico), si verifica una mutatio libelli e non una mera emendatio, in quanto nel processo viene introdotto un nuovo tema di indagine e di decisione, che altera l’oggetto sostanziale dell’azione e i termini della controversia, tanto da porre in essere una pretesa diversa da quella fatta valere in precedenza. (Sez. 3, sent. n. 24072 del 13/10/2017, Rv. 645833 – 01).

Sotto altro profilo, questa Corte ha anche avuto modo di precisare che, in tema di responsabilità professionale del medico, in presenza di un atto terapeutico necessario e correttamente eseguito in base alle regole dell’arte, dal quale siano tuttavia derivate conseguenze dannose per la salute, ove tale intervento non sia stato preceduto da un’adeguata informazione del paziente circa i possibili effetti pregiudizievoli non imprevedibili, il medico può essere chiamato a risarcire il danno alla salute solo se il paziente dimostri, anche tramite presunzioni, che, ove compiutamente informato, egli avrebbe verosimilmente rifiutato l’intervento, non potendo altrimenti ricondursi all’inadempimento dell’obbligo di informazione alcuna rilevanza causale sul danno alla salute. (Sez. 3, Sentenza n. 2847 del 09/02/2010, Rv. 611427 – 01).

Orbene, la Corte territoriale ha respinto l’appello incidentale della B., in quanto – ad esito di una trama motivazionale, anche superiore al c.d. minimo costituzionale (di cui alla sentenza n. 8053/2014 delle Sezioni Unite di questa Corte) – ha ritenuto che la B. non avesse provato: nè che la dedotta violazione dell’onere di informazione, che gravava sul dr. P.U., aveva avuto astratta portata efficiente e neppure che lei, ove mai tale onere fosse stato assolto, avrebbe rifiutato le cure che (correttamente) erano state eseguite dal dr. P..

Tale motivazione, in quanto immune da vizi logici e giuridici, è insindacabile nella presente sede di legittimità e si sottrae alla censura della ricorrente.

  1. Non fondato è anche il secondo motivo, nel quale la ricorrente censura la sentenza impugnata, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, laddove la Corte territoriale ha omesso di pronunciare in ordine all’aggravamento delle sue condizioni di salute ed al risarcimento dei danni conseguenti la sentenza di primo grado.

La ricorrente – dopo aver premesso che in sede di appello aveva domandato il riconoscimento dei danni subiti dopo la sentenza di primo grado e dopo aver rilevato che, secondo consolidata giurisprudenza, è ammissibile in appello la domanda di risarcimento dei suddetti danni, sempre che siano dipendenti dal titolo fatto valere in primo grado – chiede che la sentenza impugnata sia annullata con rinvio al giudice di merito affinchè lo stesso tramite ctu medico specialistica accerti e quantifichi gli aggravamenti verificatisi ai suoi danni, nonchè individui e descriva gli interventi necessari alla cura e rimessa in pristino stato della sua situazione odontoiatrica, indicando i costi relativi a tali interventi.

Sennonchè la Corte di appello ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto di non poter accogliere la richiesta di ctu avanzata dalla B. e, quindi, la domanda di risarcimento, dalla stessa proposta, per i danni sofferti dopo la pronuncia di primo grado. Invero, ha osservato la Corte che, secondo l’assunto della B., gli aggravamenti lamentati (complicazioni sinusitiche relative al seno mascellare di destra) si ponevano in continuità con l’operato del dr. G.. Nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, la B. aveva riferito che il dr. P. aveva fatto intervenire in tempi diversi altri medici (tra i quali il dr. G. ed il dr. C.), ma non aveva allegato che il dr. P., per adempiere alla propria obbligazione, si era avvalso dell’opera professionale del dr. G..

D’altra parte, nessuna specifica rilevanza poteva essere data al fatto che il dr. G. era un libero professionista associato del COS o anche al fatto che era stato il dr. G. ad indirizzare presso il COS P. la B.. Infatti, ausiliari, secondo il disposto di cui all’art. 1228 c.c., sono soltanto coloro che agiscono su incarico del debitore ed il cui operato sia assoggettato ai di lui poteri direttivi e di controllo, mentre nel caso di specie, ha rilevato la Corte territoriale, il fatto che il dr. G. avesse operato su incarico e secondo precise istruzioni del dr. P.U. era assunto rimasto privo di riscontro probatorio.

In definitiva, la Corte territoriale ha ritenuto che, tra gli aggravamenti lamentati dalla B. ed il titolo fatto valere nel giudizio di primo grado (la responsabilità medica del defunto F.P. e del di lui figlio Umberto), non esistesse un rapporto di dipendenza o di collegamento. Ragion per cui ha ritenuto operante nella specie il divieto di domande nuove (previsto dall’art. 345 c.p.c.) e non ravvisabile la deroga, prevista dall’ultima parte del comma 1, di detto articolo.

Anche su tale aspetto la pronuncia della Corte territoriale, essendo conforme a diritto, è insindacabile nella presente sede.

  1. Infondato è anche il terzo motivo, nel quale la ricorrente censura la sentenza impugnata, in relazione all’art. 360 c.p.p., comma 1, n. 3, laddove la Corte d’appello, in parziale accoglimento dell’appello incidentale proposto dal convenuto Centro Odontoiatria e Stomatologia, ha ridotto il danno morale alla luce del comportamento da lei tenuto.

La ricorrente sottolinea che per molti anni (dal 1990 al 1999) era stata costretta a reiterati viaggi da Ivrea, ove risiedeva al tempo dei fatti di causa, e Pistoia (sede del COS P.), abbandonando casa e famiglia per giorni interi; aveva subito, dapprima, la continua ricaduta delle protesi mal eseguite e, poi, la necessità di installare un impianto rimovibile; a causa del correlato disagio aveva diradato sempre di più le proprie frequentazioni sociali. Aggiunge che, proprio in considerazione delle suddette circostanze e del suo comportamento, il Giudice di primo grado aveva liquidato il danno morale, contenendolo nella misura di Euro 10 mila, mentre la Corte di appello aveva ridotto il danno ad Euro 5 mila, senza fornirne alcuna giustificazione.

Occorre tuttavia osservare che la B. si lamenta che la Corte territoriale abbia riconosciuto a titolo di danno morale la minore somma di Euro 5 mila, a fronte dell’importo di Euro 10 mila che era stato riconosciuto dal giudice di primo grado, ma non indica le ragioni per le quali nella specie sarebbero stati violati i disposti normativi richiamati (precisamente quelli di cui agli artt. 1127, 2049 e 2056 c.c.).

Per contro, premesso che il danno biologico subito dalla B. è stato determinato nella misura del 5%, la Corte territoriale ha motivato la determinazione del danno morale nella minor somma sopra indicata, argomentando – con motivazione scevra da vizi logico-giuridici – sul fatto che la B., con il suo comportamento, aveva contribuito a prolungare i lamentati disagi e anche la lunghezza delle terapie.

  1. Non fondato, infine, è il quarto motivo, nel quale la ricorrente censura la sentenza impugnata, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, laddove la Corte territoriale ha rigettato il suo appello incidentale (nella parte in cui aveva sostenuto che il COS P., come era stato condannato a risarcirle i danni subiti conseguentemente alle negligenze del dr. P., avrebbe dovuto rispondere anche delle negligenze del dr. G., a prescindere dalla partecipazione al processo dello stesso).

La ricorrente si lamenta del fatto che la Corte territoriale, in relazione all’asserita responsabilità professionale del dr. G.M., ha confermato la decisione del giudice di primo grado di non ammettere la riconvocazione a chiarimenti dei nominati consulenti tecnici d’ufficio; ma dimentica che:

  1. a) nelle conclusioni rassegnate in primo grado, non aveva fatto alcun riferimento all’operato del dr. G.;
  2. b) soltanto in grado di appello ha chiesto per la prima volta la condanna del COS o in solido con lo stesso del dr. P.U. al risarcimento dei danni subiti per effetto della condotta professionale del dr. G. (su detta domanda entrambi i convenuti non hanno accettato il contraddittorio);
  3. c) i giudici di appello, come sopra già osservato (in sede di disamina del secondo motivo di ricorso), hanno rilevato che, nell’atto di citazione in primo grado, la B. aveva riferito che il dr. P. aveva fatto intervenire in tempi diversi altri medici (tra i quali il dr. G. ed il dr. C.), ma non aveva allegato che il dr. P., per adempiere alla propria obbligazione, si avvaleva dell’opera professionale del dr. G.; d’altra parte, nessuna specifica rilevanza poteva essere data al fatto che il dr. G. era un libero professionista associato del COS o anche al fatto che era stato il dr. G. ad indirizzare presso il COS P. la B.; infine, non era risultato affatto provato che il dr. G. avesse operato su incarico e secondo precise istruzioni del dr. P.U.

Ai rilievi che precedono si aggiunge la considerazione che, secondo consolidata giurisprudenza di questa Corte (tra le tante, Sez. 2, Sentenza n. 15633 del 10/07/2006, Rv. 592057 – 01), la responsabilità nell’esecuzione di prestazioni per il cui svolgimento è necessario il titolo di abilitazione professionale è rigorosamente personale, perchè si fonda sul rapporto tra professionista e cliente, caratterizzato dall’intuitus personae, ragion per cui, anche se il professionista è associato ad uno studio, non sussiste vincolo di solidarietà tra detto professionista e gli altri professionisti dello stesso studio e l’associazione non assume la titolarità del rapporto con i clienti.

In definitiva, non ricorrendo il vizio denunciato, la sentenza impugnata resiste anche sul punto alle doglianze della ricorrente.

  1. Il ricorso va dunque rigettato.
  2. In considerazione della complessità delle questioni trattate, che in sede di merito hanno formato oggetto di decisioni parzialmente differenti, le spese processuali relative al presente giudizio di legittimità vengono integralmente compensate.

La ricorrente, tuttavia, va condannata al pagamento dell’importo dovuto per legge ed indicato in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte:

Rigetta il ricorso.

Compensa tra le parti le spese processuali.

Ai sensi del Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1 – quater, inserito dalla l. n. 228/2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma del citato art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Terza Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 5 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2018

 

Ti è stato utile questo articolo?

Marina Crisafi

Comments are closed.