LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO   Sergio                           – Presidente   –

Dott. SESTINI   Danilo                           – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco                           – Consigliere –

Dott. VINCENTI  Enzo                       – rel. Consigliere –

Dott. D’ARRIGO   Cosimo                           – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15883/2015 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in …., presso lo studio dell’avvocato …., rappresentato e difeso dall’avvocato …. giusta procura speciale in calce al ricorso; – ricorrente – contro COMUNE MONTIRONE, in persona del Sindaco e legale rappresentante pro tempore               L.F., elettivamente domiciliata in …., presso lo studio dell’avvocato …., che la rappresenta e difende giusta procura speciale in calce al controricorso; – controricorrente – avverso la sentenza n. 1284/2014 del TRIBUNALE di BRESCIA, depositata il 03/04/2014; udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 16/11/2017 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

RILEVATO


che:

  1. – M.G. convenne in giudizio il Comunedi Montirone per sentirlo condannare ai sensi dell’art. 2051 c.c., o in subordine ai sensi dell’art. 2043 c.c., al risarcimento di tutti i danni patiti in conseguenza di un sinistro avvenuto in data (OMISSIS), allorquando l’attore, cercando di salire su un marciapiede, cadde a terra a causa di un avvallamento determinato dalla scarsa manutenzione stradale.

Il Comune convenuto, oltre ad eccepire la nullità dell’atto di citazione per genericità e mancanza di precisazioni circa le modalità del sinistro, contestò anche il fondamento della pretesa attorea per mancata prova del nesso di causalità tra l’inadempienza contestata e l’evento dannoso.

Nel contraddittorio con il Comune convenuto, l’adito Tribunale di Brescia, con sentenza resa pubblica il 4 aprile 2014, respinse la domanda, escludendo la sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’art. 2051 c.c., per difetto di prova del nesso eziologico tra cosa e fatto dannoso (non avendo il M. dimostrato l’oggettiva pericolosità del tratto di asfalto indicato come luogo del sinistro e che l’evento scaturì come normale conseguenza della condizione potenzialmente lesiva del piano calpestabile, in assenza di prova circa una oggettiva pericolosità del modesto dislivello o “avvallamento” ivi presente, essendo ben evidente con l’uso della normale diligenza la non perfetta complanarità dell’asfalto in prossimità del marciapiede), e dell’art. 2043 c.c. (in carenza di prova sul carattere insidioso dello stato dei luoghi).

  1. – Avverso la predetta sentenza proponeva impugnazione M.G., che veniva dichiarata inammissibile dalla Corte d’Appello di Brescia, con ordinanza ex art. 348-bis c.p.c.
  2. – Per la cassazione di tale sentenza ricorre M.G., affidando le sorti dell’impugnazione a tre motivi.

Resiste con controricorso il Comune di Montirone.

Il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

CONSIDERATO che:

  1. – Con il primo mezzo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 2051 c.c., “per inversione illegittima dell’onere probatorio”.

Il Tribunale, assumendo come necessaria la prova, ai fini del nesso eziologico ex art. 2051 c.c., delle modalità del fatto e delle condizioni della cosa e che l’evento dannoso sia conseguenza normale della condizione potenzialmente lesiva della cosa stessa, avrebbe imposto l’onere probatorio richiesto dall’art. 2043 c.c., mentre esso attore doveva dimostrare soltanto “il nesso causale tra il chiusino”, ove era inciampato, e “il danno” e non già l’anomalia, imprevedibile, del chiusino stesso, là dove il Comune neppure aveva disconosciuto “la paternità del chiusino di cui si discute”.

  1. – Con il secondo mezzo è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 2627 c.c. e art. 115 cpc, in relazione all’art. 2051 c.c. “sull’asserito difetto probatorio”, avendo il giudice di primo grado violato la regola probatoria “del più probabile che non”, non considerando, come dato di comuneesperienza, la circostanza per cui “un chiusino sporgente (come rappresentato in fotografia) possa determinare la caduta accidentale di un passante”, là dove, poi, la presenza “un chiusino stradalemalamente interrato” rappresentava comunque una situazione di “insidia e trabocchetto”, fondante la responsabilità del Comune, in quanto tenuto alla manutenzione delle strade pubbliche.
  2. – Con il terzo mezzo è prospettata violazione e falsa applicazione dell’art. 2627 c.c. e art. 115 cpc, in relazione all’art. 2051 c.c., per palese contraddittorietà della pronuncia gravata, avendo il Tribunale richiesto all’attore la prova di “una condizione attraverso la quale respingere la propria domanda”, ossia la prova della oggettiva pericolosità del tratto di asfalto, che, in quanto tale, sarebbe “per definizione prevedibile e superabile attraverso normali cautele”, là dove, poi, nella specie, il “chiusino apparentemente ben interrato” era “pericoloso poichè non percepito come insidia”.
  3. – I motivi – da scrutinarsi congiuntamente – sono inammissibili.

Con essi, al tempo stesso, non viene colta la ratio decidendi che sorregge la decisione impugnata (che è in linea con la giurisprudenza di questa Corte là dove si evidenzia che l’assenza di pericolo della cosa imponeva l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, giacchè in assenza del quale è da escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento, e ritenersi, per contro, integrato il caso fortuito: tra le altre, Cass. n. 12895/2016) e, soprattutto, viene introdotta in questa sede di legittimità una questione di fatto, relativa alla dinamica del sinistro, che non si assume, nè, tantomeno, si dimostra esser stata già ritualmente veicolata nei gradi di merito, ossia in forza di allegazioni congruenti e specifiche presenti nell’originario atto di citazione di primo grado.

Infatti, la sentenza del Tribunale è incentrata sul difetto di prova circa la pericolosità del teatro dell’evento rappresentato da un “avvallamento” stradale, mentre il ricorso si incentra su uno stato di fatto diverso o, comunque, su una rappresentazione non coincidente con quella anzidetta, ossia sul danno cagionato da cosa rappresentata da “chiusino stradale male interrato”, quale circostanza di fatto che, peraltro, già il giudice di appello aveva (in modo significativo circa la novità della deduzione) reputato esser stata allegata solo in sede di gravame (cfr. pp. 3 e 4 dell’ordinanza ex art. 348-bis cpc).

Il ricorrente non ha, quindi, assolto all’onere di dedurre in modo idoneo e di dimostrare (tramite la localizzazione processuale di cui all’art. 366 cpc, comma 1, n. 6) che, invece, la quaestio facti era già stata introdotta ritualmente in primo grado, così come prospettata anche in questa sede di legittimità, e ciò al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura (tra le altre, Cass. n. 7048/2016).

  1. – Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo in conformità ai parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.500,00, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2018

 

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Marina Crisafi

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