LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide                           – Presidente   –

Dott. SCODITTI Enrico                             – Consigliere –

Dott. CIRILLO  Francesco Maria               – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo                               – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto                             – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23113-2016 proposto da:

D.C.,                 F.A.F., elettivamente domiciliati in ….., presso lo studio dell’avvocato ….., rappresentati e difesi dagli avvocati …..; – ricorrenti – contro SARA ASSICURAZIONI SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in …., presso lo studio dell’avvocato …., che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato …..; – controricorrente – avverso la sentenza n. 808/2016 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata il 14/03/2016; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 04/12/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCO VIARIA CIRILLO.

FATTI DI CAUSA

  1. F.A.F. e D.C. convennero in giudizio la Sara Assicurazionis.p.a., davanti al Giudice di pace di Lucera, chiedendo che fosse condannata al risarcimento dei danni conseguenti al sinistrostradale nel quale gli attori viaggiavano come trasportati a bordo di una vettura assicurata dalla convenuta società di assicurazione.

Si costituì in giudizio la società di assicurazione, chiedendo il rigetto della domanda.

Espletata prova per testi e fatta svolgere una c.t.u., il Giudice di pace rigettò la domanda e compensò le spese di giudizio.

  1. La pronuncia è stata impugnata in via principale dagli attori soccombenti ed in via incidentale dalla società di assicurazione e il Tribunale di Foggia, con sentenza del 14 marzo 2016, ha rigettato l’appello principale, ha accolto quello incidentale e, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha condannato gli appellanti principali al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio.

Il Tribunale ha ritenuto che gli appellanti non avessero dimostrato in modo adeguato la loro effettiva presenza a bordo della vettura protagonista dell’incidente.

  1. Contro la sentenza del Tribunale di Foggia ricorrono F.A.F. e D.C. con unico atto affidato a tre motivi.

Resiste la Sara Assicurazioni s.p.a. con controricorso.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375 376 e 380-bis cpc ed i ricorrenti hanno depositato memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Con il primo motivo di ricorso si censura, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., degli artt. 115 e 116 cpc del dl n. 857/1976, art. 5, convertito in l. n. 39/1977, e dell’art. 143 Cod Ass.; con il secondo motivo si censura, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 cc., dell’art. 246 cpc e dell’art. 141 Cod. Ass.; con il terzo motivo si censura, in riferimento all’art. 360 cpc, comma 1, n. 5), omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.

Sostengono i ricorrenti che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere incapace di testimoniare la teste ….. in quanto trasportata a bordo della vettura antagonista e non avrebbe dato il dovuto valore al modello CII firmato congiuntamente da entrambi gli automobilisti in occasione del sinistro.

  1. Osserva il Collegio che i tre motivi, da trattare congiuntamente siccome tra loro strettamente connessi, sono privi di fondamento, quando non inammissibili.

Va innanzitutto rilevato che il ricorso è formulato in modo non rispettoso dell’art. 366 cpc comma 1, n. 6), in quanto fa riferimento alla deposizione della teste M. senza indicarne il contenuto e richiama il modello CAI senza riportarne il contenuto nè dare conto del se e del come esso sia stato messo a disposizione di questa Corte.

Tanto premesso, si osserva: il Tribunale ha invitato a testimoniare la teste M. in base all’esatto rilievo per cui ella era comunque portatrice di un interesse, sebbene solo potenziale, all’esito del giudizio, trattandosi di domanda relativa ad un incidente stradale nel quale la teste era stata coinvolta di persona come trasportata. Si tratta di valutazione giuridicamente corretta e conforme alla giurisprudenza di questa Corte (sentenze 21 luglio 2004, n. 13585, 28 settembre 2012, n. 16541, e 29 settembre 2015, n. 19258), senza che il quadro venga a mutare per il fatto che gli odierni ricorrenti abbiano agito con la procedura di cui al dlgs n. 209/2005, art. 141.

Quanto al modello CAI, tralasciando il rilievo di inammissibilità di cui sopra, va detto che esso contiene una presunzione iuris tantum (come tale superabile) relativa alle modalità dell’incidente, non certo rilevante ai fini all’identificazione delle persone che sono rimaste coinvolte nello stesso.

Inammissibile è poi la censura del terzo motivo, nella quale si lamenta una mancata valutazione della deposizione del teste ….. senza considerare che il Tribunale, avvalendosi di un potere spettante al giudice di merito, ha illustrato le ragioni della ritenuta non attendibilità dello stesso, nè la doglianza offre alcuno spunto per superare tale valutazione.

  1. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

A tale esito segue la condanna dei ricorrenti, in solido fra loro, al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del dm n. 55/2014.

Sussistono inoltre le condizioni di cui al dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.800, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 3, il 4 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 gennaio 2018

 

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Marina Crisafi

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