LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide                             – Presidente   –

Dott. SESTINI Danilo                               – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A.                             – Consigliere –

Dott. RUBINO   Lina                                 – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco                           – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20425-2015 proposto da:           M.L., elettivamente domiciliato in ….., rappresentato e difeso dall’avvocato …..; – ricorrente – contro GENERALI ITALIA S.P.A., – C.F. (OMISSIS), P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in …., presso lo studio dell’avvocato ….; – controricorrente – avverso la sentenza n. 575/2015 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 13/01/2015; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 18/05/2017 dal Consigliere Dott. ROSSETTI MARCO.

RILEVATO IN FATTO

che:

nel 2011 P.N. convenne dinanzi al Giudice di pace di Casoria la società Generali Assicurazioni S.p.A. (che in seguito muterà ragione sociale in “Generali Italia S.p.A.”, d’ora innanzi, per brevità, “la Generali”), quale impresa designata ai sensi dell’art. 282 del Cod. Ass., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni patiti in conseguenza di un sinistro stradale causato, secondo la prospettazione attorea, da veicolo condotto da persona non identificata, perchè allontanatasi immediatamente dopo il fatto;

con sentenza del 12 settembre 2012 n. 3159, il Giudice di pace di C. rigettò la domanda, ritenendola non provata;

il Tribunale di Napoli, adito dalla parte soccombente, con sentenza 13 gennaio 2015, n. 575, rigettò il gravame;

ritenne il Tribunale, per quanto in questa sede rileva, che in caso di sinistro causato da veicolo non identificato “si richiede (che la vittima) sparga tempestivamente una circostanziata querela”; che l’appellante invece non aveva sporto alcuna querela contro ignoti; che, di conseguenza, “la mancata identificazione del veicolo investitore è da imputarsi alla negligenza del danneggiato”;

la sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione da M.L., qualificatosi cessionario del credito risarcitorio, con ricorso fondato su sei motivi;

ha resistito la Generali con controricorso illustrato da memoria;

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

la Generali ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, sul presupposto che in esso mancherebbe la chiara esposizione delle ragioni di diritto poste a fondamento dell’impugnazione;

tale eccezione è infondata;

questa corte infatti, a Sezioni Unite, ha già stabilito che l’ammissibilità d’un ricorso per cassazione non può essere esclusa per il solo fatto che il ricorrente non abbia correttamente inquadrato il vizio da lui denunciato in una delle cinque categorie previste dall’art. 360 cpc, nè per il fatto che non abbia correttamente individuato la norma che assume violata, quando dalla illustrazione complessiva del motivo risulti in modo chiaro ed inequivoco il vizio che il ricorrente ha inteso a censurare (Sez. U, Sentenza n. 17931 del 24/07/2013);

nel caso di specie le censure contenute nel ricorso sono formulate in modo sufficientemente chiaro: il ricorrente si duole infatti, da un lato, che il giudice d’appello sia ritornato ad esaminare la questione della impossibilità incolpevole o meno, per la vittima, di identificare l’autore del danno (questione che il ricorrente assume risolta in senso a lui favorevole dal giudice di pace, con statuizione non impugnata da alcuno); e dall’altro lato lamenta che erroneamente il giudice d’appello avrebbe preteso, quale condizione di ammissibilità della domanda di risarcimento del danno nei confronti dell’impresa designata, la proposizione di una querela contro ignoti da parte della vittima;

col primo motivo di ricorso, il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di nullità processuale, ai sensi dell’art. 360 cpc, n. 4;

deduce, al riguardo, che il giudice di pace aveva positivamente accertato che la vittima “aveva provveduto a dimostrare, attraverso l’espletata prova testimoniale, l’impossibilità di identificazione del veicolo investitore”, ed aveva di conseguenza affermato la sussistenza della “legittimazione passiva” della società convenuta;

che tale statuizione non era stata appellata, nemmeno in via incidentale condizionata, dalla società Generali; e che pertanto il Tribunale, ritenendo che la mancata identificazione del veicolo investitore fosse da imputarsi alla negligenza del danneggiato, avesse violato il giudicato interno;

il motivo è fondato;

il Giudice di pace, infatti, aveva espressamente dichiarato sussistere la “legittimazione passiva” (rectius, come si intende facilmente dal tenore complessivo della sentenza di primo grado, la titolarità dell’obbligazione risarcitoria dallato passivo) da parte della società Generali, nella sua veste di impresa designata per conto del FGVS;

tale statuizione non risulta essere stata impugnata, nè in via principale, nè in via incidentale, dalla Generali, con la conseguenza che il Tribunale non avrebbe potuto mettere in discussione, d’ufficio, la questione inerente la sussumibilità del sinistro tra quelli per i quali è teoricamente ammesso l’intervento dell’impresa designata;

aggiungasi, ad abundantiam, che nel caso di sinistro causato da veicolo non identificato, la ricostruzione della dinamica del sinistro, e l’accertamento della possibilità, per la vittima, di identificare l’ignoto responsabile, costituiscono fatti diversi e non sovrapponibili: la prima è necessaria per stabilire l’illiceità della condotta del preteso responsabile, ai sensi degli artt. 2043 o 2054 c.c.; il secondo serve a stabilire la sussistenza d’un eventuale concorso colposo della vittima nell’impossibilità di identificazione del colpevole, secondo lo schema dell’art. 1227 c.c., comma 2, (dal momento che, se il danno deve essere indennizzato dall’impresa designata, la legge pone varie limitazioni al diritto all’integrale risarcimento); pertanto l’accertata incolpevolezza della vittima nella mancata identificazione del responsabile prescinde dalla ricostruzione della dinamica del sinistro, e viceversa;

ne consegue che, ritenuta dal Giudice di pace “incolpevole” la mancata identificazione del responsabile da parte della vittima, in mancanza di impugnazione da parte della Generali il Tribunale non poteva tornare a riesaminare tale questione;

col sesto motivo di ricorso, da esaminare qui per anteriorità logica, ai sensi dell’art. 276 cpc, comma 2, il ricorrente lamenta (tra gli altri profili di censura) che la sentenza impugnata è motivata in modo solo apparente, e comunque insanabilmente contraddittorio, sicchè è affetta da nullità ai sensi dell’art. 132 cpc, comma 2, n. 4;

lamenta, in particolare, che il Tribunale avrebbe spiegato con una mera clausola di stile e le ragioni per le quali ha ritenuto non provato lo storico avverarsi del sinistro, e la responsabilità del conducente rimasto ignoto;

il motivo è fondato;

la motivazione adottata dal Tribunale, infatti, presenta un primo passaggio insanabilmente contraddittorio, ed un secondo totalmente ermetico;

l’affermazione contraddittoria è consistita nel negare in astratto la necessità della querela, per domandare all’impresa designata il risarcimento del danno causato da veicolo non identificato, ma nel pretenderla poi in concreto;

l’affermazione apodittica è consistita nell’affermare che “le modalità del sinistro descritte dall’attore appaiono poco verosimili e il teste escusso, generico contraddittorio, appare del tutto inattendibile”;

tale motivazione è infatti imperscrutabile: essa non consente al lettore (sia esso la parte, il suo avvocato, od il giudice di legittimità) di comprendere quali fossero le modalità del sinistro descritte dall’attore; perchè fossero inverosimili; quali manchevolezze rendevano la deposizione testimoniale generica; in quali contraddizioni fosse caduto il testimone;

si tratta, in definitiva, di una motivazione che si colloca al di sotto di quel “minimo costituzionale; indicato dalle Sezioni Unite di questa Corte quale soglia minima, al di sotto della quale la motivazione deve dirsi inesistente (così Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014); gli altri motivi di ricorso restano assorbiti;

le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

P.Q.M.

(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Napoli, in persona di altro magistrato, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 18 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 novembre 2017

 

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Marina Crisafi

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