LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA     Raffaele                         – Presidente   –

Dott. SESTINI   Danilo                           – Consigliere –

Dott. BARRECA   Giuseppina Luciana               – Consigliere –

Dott. CIRILLO   Francesco Maria                   – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella                   – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20717-2016 proposto da:                     O.C.S., elettivamente domiciliato in ……, presso lo studio dell’avvocato ……, che lo rappresenta e difende; – ricorrente – contro GENERALI ITALIA SPA, già INA ASSITALIA SPA, in persona del Procuratore Speciale, elettivamente domiciliata in ……, rappresentata e difesa dall’avvocato ….. – controricorrente – e contro               B.F.; – intimato – avverso la sentenza n. 1648/2016 del TRIBUNALE di PADOVA, depositata il 27/05/2016; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata dell’08/06/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

RILEVATO

che:

  1. Nel 2012 O.C.S. conveniva in giudizio avanti al G.d.P. di Padova la Ina Ass.ni spa (oggi Generali Italia spa) affinchè venisse condannata a risarcire i danni da questi subiti a seguito di un sinistrostradalein cui l’autovettura di B.F. tamponava il veicolo condotto da N.M. su cui si trova, quale terzo trasportato, l’attore.

Il Giudice adito, dopo aver ordinato l’integrazione del contraddittorio nei confronti del B., nel 2013 rigettava la richiesta risarcitoria ritenendo non provata la dedotta presenza di danni nei confronti della persona conseguenti all’avvenuto sinistro.

Proponeva appello avverso tale decisione l’ O. avanti al Tribunale di Padova chiedendone la riforma con accoglimento dell’attorea richiesta. Resistevano la Generali Italia spa mentre rimaneva contumace il B.

  1. Il Tribunale con sentenza n. 1648 del 27 maggio 2016, nel merito rigettava il gravame proposto e confermava quanto in precedenza statuito dal Giudice di Pace.
  2. Avverso tale pronunzia propone ricorso in Cassazione O.C.S. con cinque motivi.

3.1. Resiste con controricorso Generali Italia spa.

  1. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, la proposta di inammissibilità del ricorso. La resistente ha depositato memoria.

CONSIDERATO

che:

  1. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio con le seguenti precisazioni, di condividere le conclusioni cui perviene la detta proposta.

6.1. Con il primo motivo il ricorrente denunzia la violazione dell’art. 360 cpc, n. 4 per omessa pronuncia circa il mancato riconoscimento delle spese di assistenza stragiudiziale del sinistro”.

Lamenta che il giudice del merito ha omesso di pronunciarsi sulla liquidazione delle spese di assistenza stragiudiziale del sinistro con ciò determinando una violazione del principio fissato dall’art. 112 cpc.

Il motivo è inammissibile.

Non si rinviene il vizio lamentato in quanto il Tribunale non si è pronunciato perchè ha confermato il rigetto della domanda nel merito e dunque ha implicitamente reputato assorbito il motivo (difatti in appello era stato proposto come quarto motivo).

6.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la “Violazione dell’art. 148, comma 11 Cod. Ass. in relazione all’art. 360 cpc, n. 3 laddove si riconoscono le spese di assistenza stragiudiziale ai danneggiati di un sinistro stradale”

Il giudice dell’appello omettendo di decidere sulla richiesta di condanna della compagnia assicurativa al pagamento delle spese di assistenza stradale giudiziale ha violato il contenuto dell’art. 148 comma 11 del codice dell’assicurazioni.

Il secondo motivo è assorbito dal rigetto del primo.

6.3. Con il terzo motivo il ricorrente si duole della “violazione degli artt. 61, 115 e 116 cpc, in relazione all’art. 360 cpc, n. 4 ovvero dell’art. 2967 c.c. in relazione all’art. 360 cpc n. 3 circa la decisione anche del giudice di secondo grado di discostarsi dalla CTU avente funzione percipiente”.

Il giudice negando l’esistenza e conseguentemente la risarcibilità del danno biologico permanente dell’invalidità temporanea in capo al danneggiato si è discostato dalla c.t.u. svoltasi in primo grado che tali danni, invece, riconosceva.

6.4. Con il quarto motivo il ricorrente denunzia la “violazione dell’art. 360 cpc n. 4 per nullità della sentenza per motivazione insufficiente o contraddittoria”.

La decisione del giudice sarebbe carente in ordine all’iter logico seguito in relazione alla valutazione della documentazione allegata dalle parti. In particolare laddove non permette di individuare le ragioni dalle quali ha ritenuto di disattendere gli esiti della consulenza tecnica.

6.5. Con il quinto motivo il ricorrente lamenta la “Violazione dell’art. 360 cpc n. 4 per motivazione inesistente circa la necessità o meno dell’accertamento per lesioni micropermanenti”.

Il giudice di primo grado non avendo ritenuto necessario disporre un nuovo accertamento con un nuovo consulente, avrebbe dovuto riconoscere l’esistenza di un danno da invalidità permanente.

Gli ultimi tre motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono tutti inammissibili in quanto richiedono una rivalutazione del merito (Cass. n. 21381/2006).

Ed in ogni caso il ricorrente non ha rispettato i limiti di deducibilità del vizio motivazionale imposti dalla nuova formulazione dell’art. 360 cpc comma 1, n. 5.

Secondo il principio affermato dalle Sezioni Unite per cui la riformulazione dell’art. 360 cpc n. 5) “deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al minimo costituzionale del sindacato sulla motivazione in sede di giudizio di legittimità, per cui l’anomalia motivazionale denunciabile in sede di legittimità è solo quella che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante e attiene all’esistenza della motivazione in sè, come risulta dal testo della sentenza e prescindendo dal confronto con le risultanze processuali, e si esaurisce, con esclusione di alcuna rilevanza del difetto di “sufficienza”, nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili”, nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”” (cfr Cass. SU n. 19881/2014).

Tra l’altro il quarto motivo non contiene la denuncia degli artt. 115 e 116 c.p.c. nel modo indicato da Cass. n. 11892/2016 e ribadito da Cass. n. 16598/2016. Inoltre nemmeno si critica specificatamente la motivazione della sentenza impugnata.

  1. Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 cpc, il ricorso principale va dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso principale e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.800,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del Dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla l. n. 228/2012, art. 1, comma 17, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 bis perchè il ricorrente è stato ammesso al gratuito patrocinio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile della Corte Suprema di Cassazione, il 8 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 novembre 2017

 

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Marina Crisafi

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