LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide                             – Presidente   –

Dott. FRASCA   Raffaele                             – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo                               – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara                         – rel. Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele                             – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22884-2016 proposto da:

C.P.,             C.C.,             B.G., elettivamente domiciliati in ….. presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato ….; – ricorrenti – CONTRO LA FONDIARIA SAI SPA; – intimata – avverso la sentenza n. 386/2016 della CORTE D’APPELLO di PALERMO, depositata il 26/03/2016; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 12/10/2017 dal Consigliere Dott. CHIARA GRAZIOSI.

FATTO E DIRITTO


rilevato che, avendo B.G., C.C. e C.P., quali rispettivamente coniuge e figli di Cu.Gi. – deceduto in un sinistro stradale avvenuto il 15 dicembre 2007 – citato davanti al Tribunale di Palermo Fondiaria-Sai S.p.A. quale responsabile per il FGVS, chiedendo il risarcimento dei danni per essere stato causato il sinistro dal tamponamento di un’auto non identificata inferto alla Mitsubishi Pajero guidata dal de cuius, ed essendosi costituita la convenuta, resistendo, il Tribunale con sentenza del 28 maggio 2012 accertava la responsabilità del de cuius nella misura del 65%, condannando quindi la convenuta al risarcimento dei danni nella misura del 35%;

rilevato che, avendo la compagnia assicuratrice proposto appello principale, e le controparti appello incidentale, con sentenza 26 febbraio 2016 la Corte d’appello di Palermo accoglieva l’appello principale, rigettando le domande dei congiunti del deceduto per difetto di prova che il sinistro fosse avvenuto per causa di altro veicolo ignoto;

rilevato che B.G., C.C. e C.P. hanno presentato ricorso, articolato in sei motivi, e che la intimata compagnia assicuratrice, ora UnipolSai S.p.A., non si difende;

rilevato che il primo motivo denuncia nullità della sentenza e/o del procedimento, concludendo peraltro per la nullità della sentenza a causa di mancanza di motivazione, il secondo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2700 c.c. – per avere errato il giudice d’appello nell’attribuire valore privilegiato ai verbali della polizia municipale essendo questa intervenuta dopo il sinistro -, il terzo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 116 e 244 ss cpc – per avere il giudice d’appello ritenuto inattendibile il teste Russo senza alcun elemento a supporto della sua asserita inattendibilità -, il quarto motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. – avendo secondo i ricorrenti il teste Russo ricostruito perfettamente la dinamica del sinistro, per cui avrebbe errato il giudice d’appello nel non aderirvi, ponendo invece il suo convincimento sulla base di “ipotesi astratte” – e il quinto motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2 e art. 1227 c.c. “nonchè illogica ed irrazionale motivazione” – non sarebbero applicabili le norme relative all’ipotesi residuale in cui nessuna parte riesce a dimostrare la responsabilità nella causazione del sinistro di uno dei soggetti coinvolti, perchè si sarebbe provato che la causa fu proprio la vettura ignota e non la mancata diligenza del de cuius -;

rilevato che questi cinque primi motivi, a ben guardare, al di là delle eterogenee rubriche ad essi apposte, presentano tutti una sostanza inammissibile, in quanto mirano ad una valutazione alternativa della dinamica del sinistro rispetto a quella per cui ha optato la corte territoriale, d’altronde non tenendo effettivamente in conto la motivazione della sentenza impugnata, che è compiutamente adeguata e dettagliata nella ricostruzione del fatto;

rilevato che il sesto motivo lamenta violazione e/o falsa applicazione del combinato disposto degli artt. 2054 e 2059 c.c. in ordine al quantum debeatur, con riferimento al danno tanatologico, e che pertanto è assorbito dalla inammissibilità dei motivi precedenti;

ritenuto che quindi il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, non essendovi luogo a pronuncia sulle spese;

ritenuto altresì che sussistono D.P.R. n. 115 del 2012, ex art. 13, comma 1 quater, i presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e non luogo a provvedere sulle spese processuali.

Ai sensi del dpr n. 115/2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2017

 

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Marina Crisafi

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