LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IZZO       Fausto       – Presidente   –

Dott. DI SALVO   Emanuele     – Consigliere –

Dott. NARDIN     Maura         – Consigliere –

Dott. TANGA     Antonio – rel. Consigliere –

Dott. COSTANTINI Francesca     – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:               L.F.B.F., nato a (OMISSIS); avverso la sentenza n. 1818/16 del giorno 01/07/2016, della Corte di Appello di Messina; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Antonio Leonardo Tanga; udite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dr. Mignolo Olga, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso; udite le richieste del difensore delle parti civili             R.G. e               S.A.C., avv. …., del Foro di …, anche in sostituzione dell’avv. …, del Foro di …., patrono delle parti civili               R.D. e                 R.C.M., che ha concluso associandosi alle richieste del P.G. e chiedendo il rigetto del ricorso come da conclusioni scritte e note spese depositate.

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza emessa in data 17/03/2015, il Tribunale di Messina condannava S.S.S. e L.F.B.F. alla pena di mesi 6 di reclusione, pena sospesa e non menzione, ciascuno per i reati di cui agli artt. 113 e 583 c.p., comma 1, poichè i due, rispettivamente nella qualità di anestesista e di chirurgo, omettevano, per colpa, in occasione di un modesto intervento chirurgico (correzione di una “fimosi”, progressivo restringimento dell’anello prepuziale), di esaminare il referto RX torace praticato il (OMISSIS) al paziente R.P. nel contesto degli atti preliminari alla anestesia locale da cui risultava una lesione polmonare in sede apicale sinistra omettendo la conseguente comunicazione al paziente circa la necessità di un approfondimento diagnostico mediante TAC, provocando un ritardo diagnostico della patologia tumorale da cui è derivato un aggravamento della malattia, che ha cambiato il livello del proprio stadio (da Asa 2^ a 4^) e quindi una malattia di durata superiore ai quaranta giorni. In (OMISSIS).

1.1. Gli imputati venivano inoltre condannati al pagamento delle spese processuali, nonchè al risarcimento, in solido con i responsabili civili Allianz Ass.ni e Sanagroup S.p.A., dei danni subiti dalle parti civili costituite da liquidarsi in separata sede, oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva complessivamente per tutte le parti di Euro 30.000,00.

1.2. Con la sentenza n. 1818/16 del giorno 01/07/2016, la Corte di Appello di Messina, adita dagli imputati, in riforma della sentenza di primo grado, assolveva il solo S.S.S. per non aver commesso il fatto, confermando nel resto.

2. Avverso tale sentenza d’appello propone ricorso per cassazione L.F.B.F., a mezzo del proprio difensore, lamentando (in sintesi giusta il disposto di cui all’art. 173 disp. att. c.p.p. comma 1):

1) violazione di legge e vizi motivazionali in relazione alla ritenuta sussistenza di omissione colposa in rapporto causale con le lesioni contestate, nonchè per carenza assoluta di dimostrazione al riguardo. Deduce che la Corte territoriale non ha applicato correttamente le norme penali di cui agli artt. 40, 43 e 590 c.p., avendo ritenuto la sussistenza di condotta colposa del prevenuto in assenza del suo indefettibile presupposto di fatto, ovverosia la effettiva presenza nella cartella clinica, al momento dell’intervento, del referto rx di cui avrebbe omesso l’esame e la conseguente comunicazione al paziente; e, nel contempo, è incorsa nel vizio di mancanza manifesta della motivazione, avendo omesso di fornire qualsiasi congrua dimostrazione circa la ricorrenza di tale rilevante circostanza. Sostiene che tale circostanza di fatto, fondamentale per la configurabilità di condotta colposa per negligenza, non trova il benchè minimo riscontro oggettivo negli elementi probatori legittimamente acquisiti al fascicolo del dibattimento; nè, tantomeno, della presenza di quel referto in cartella viene fornita alcuna dimostrazione nell’apparato argomentativo che correda sia la sentenza della Corte di Appello sia quella del Tribunale, in entrambe le quali nulla viene detto al riguardo, laddove invece militavano in senso contrario precisi e specifici elementi di oggettivo riscontro puntualmente indicati nell’atto di appello interposto in favore del prevenuto, nel quale era stata espressamente dedotta la mancanza di prova su quella circostanza;

2) vizi motivazionali per carenza assoluta di motivazione in ordine al mancato esame del motivo di appello concernente la dedotta assenza del referto rx torace nella cartella clinica. Deduce che la Corte del merito ha omesso di fornire adeguato esame ed esaustiva risposta alle puntuali deduzioni formulate nell’atto di appello circa la mancanza di prova in ordine alla presenza in cartella clinica del referto rx torace che sarebbe stato colposamente ignorato e non comunicato al paziente;

3) violazione di legge in relazione alla l. n. 189/2012, art. 3.

Deduce che la Corte territoriale ha omesso del tutto di accertare l’applicabilità, in rapporto alla vicenda sottoposta al suo esame, dello ius superveníens portato dalla l. n. 189/2012, art. 3, non considerando che, secondo la giurisprudenza di legittimità, l’intervenuta parziale “abolitio criminis”, realizzata dalla l. n. 189/2012, art. 3 in relazione alle ipotesi di omicidio e lesioni colpose connotate da colpa lieve, comporta che, nei procedimenti relativi a tali reati, pendenti in sede di merito alla data di entrata in vigore della novella, il giudice, in applicazione dell’art. 2 c.p., comma 2, deve procedere d’ufficio all’accertamento del grado della colpa, in particolare verificando se la condotta del sanitario poteva dirsi aderente ad accreditate linee guida” (Sez. 4, 11/05/2016, n. 23283, Denegri, Rv. 266904).

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Rileva preliminarmente l’intervenuta estinzione del reato.

E’ infatti decorso, alla data del 07/10/2016, il termine prescrizionale massimo.

3.1. D’altra parte, l’impugnazione non è manifestamente infondata alla stregua delle doglianze esposte nè, alla luce delle pronunzie di merito, si configura l’evidenza della prova che consente l’adozione di pronunzia liberatoria nel merito ai sensi dell’art. 129 c.p.p.

3.2. La sentenza, agli effetti penali, va dunque annullata senza rinvio.

4. Ciò detto, resta da scrutinare la sopravvivenza delle statuizioni civili alla luce delle censure svolte dall’odierno ricorrente.

5. Occorre rilevare che i motivi del ricorso sub 1) e 2), da trattarsi congiuntamente poichè logicamente avvinti, si fondano sulla mancata prova della effettiva presenza nella cartella clinica, fornita al L.F. al momento dell’intervento, del referto rx di cui il L.F. avrebbe omesso l’esame e la conseguente comunicazione al paziente e, nel contempo, sulla omessa motivazione circa la ricorrenza di tale rilevante circostanza già eccepita nell’atto di appello.

6. Ripercorrendo lo svolgimento storico dei fatti, così come rilevabile dalla sentenza impugnata, emerge che, secondo la ricostruzione effettuata dai giudici del merito, “Dal 18 luglio 2007 fino al 20 luglio 2007 il R. veniva ricoverato presso “la (OMISSIS)”, divisione chirurgia generale ed oncologica, per essere sottoposto all’intervento anzidetto che veniva effettuato nello stesso giorno da ricovero dall’equipe medica composta dai dottori L.F.B., chirurgo, e dottor S.S.S., anestetista. Prima dell’intervento venivano svolti una serie di accertamenti clinici, tra essi esami di laboratorio, elettrocardiogramma ed RX torace. Nel referto dell’RX torace redatto dal Prof. A.E. (datato 18-07-2007), il radiologo annotava: “necessario approfondimento TC in quanto nel paziente si riscontra opacità modulare di circa 4 cm a contorni irregolari e sfumati con striscia di raccordo ilare in sede medio ascellare Sn. Approfondimento tecnico”. Il referto non era tuttavia oggetto di attenzione o di comunicazione al paziente. Sedici mesi dopo il ricovero, precisamente in data (OMISSIS), il R. veniva ricoverato d’urgenza presso il Presidio Ospedaliero “(OMISSIS)” di (OMISSIS) ove, a seguito gli accertamenti quali RX torace e TAC, veniva rinvenuta “metastasi celebrale in soggetto con neoplasia polmonare ed altro”. Successivamente, in data 13 novembre 2008, tale diagnosi veniva confermata dall’ U.P. di Neurologia Policlinico (OMISSIS). Il R. decedeva nonostante le terapie praticate in data (OMISSIS), successivamente all’esercizio dell’azione penale per il delitto di lesioni personali colpose, imputazione più lieve che non veniva modificata (…) Allo S., anestesista si contesta di essersi limitato ad effettuare la valutazione preparatoria l’intervento, esprimendo un giudizio anestesiologico “rischio (OMISSIS)” omettendo di controllare l’esito dell’esame radiologico effettuato sulla persona del paziente.

Al chirurgo L.F. si rimprovera invece l’omesso esame dell’intera cartella clinica da cui risultava l’esame RX e l’omessa comunicazione al paziente anche durante il decorso post-operatorio circa la lesione polmonare. Entrambi, secondo il giudice di primo grado, hanno concorso a determinare un ritardo diagnostico della patologia tumorale, da cui è derivato un aggravamento della malattia, stadio di essa da II a IV, e quindi una malattia di durata certamente superiore ai quaranta giorni, come la consulenza disposta dall’ufficio di Procura stabiliva senza incertezze”.

6.1. La Corte del merito, dà atto che, con i motivi d’appello, la difesa del L.F. aveva eccepito il difetto di prova circa l’inserimento del referto RX stampato nella cartella clinica, tanto è vero che “non era allegato quando venne richiesta una copia dai parenti”.

6.2. Appare agevole osservare che i Giudici dell’Appello, così come quello di primo grado, danno per scontata l’esistenza di copia del referto in questione nella documentazione a disposizione del chirurgo L.F. ma nulla dicono circa l’accertamento di tale presupposto indispensabile. In vero, come correttamente dedotto dal ricorrente “la sussistenza di colpa a carico del prevenuto richiede necessariamente che in capo allo stesso sia effettivamente insorto l’obbligo di prendere cognizione del referto in questione e di darne opportuna comunicazione al paziente; e, indiscutibilmente, l’insorgenza di simile obbligo richiede a sua volta che quel referto fosse effettivamente accessibile da parte del prevenuto perchè previamente inserito nella cartella clinica messa a sua disposizione prima dell’intervento che era stato chiamato ad eseguire”. Inoltre i giudicanti del merito omettono ogni considerazione in ordine alle emergenze probatorie citate dalla difesa a sostegno della propria tesi. In particolare le affermazioni difensive apparirebbero supportate: “l’appellante evidenziava che: a) in sede dibattimentale il Dott. A.E. ha dichiarato di aver effettuato sul paziente R. una tac colonna lombosacrale il giorno successivo all’intervento di fimosi e che nell’occasione il referto dell’rx torace “pare che non ci fosse” (vedi pag. 13 della trascrizione, ud. 21.10.14); b) nell’immediatezza delle sue dimissioni dopo l’intervento di fimosi, al Sig. R. è stata rilasciata copia conforme della cartella clinica “senza che fosse presente il referto in questione” peraltro circostanza, questa, risultante a pag. 3 dello stesso atto di denuncia-querela da lui presentato ed acquisito al fascicolo processuale all’udienza 17.7.2014, e richiamata altresì nella Relazione di Consulenza Tecnica Medico-Legale acquisita all’udienza del 5.3.2013, laddove a pag. 4 tra la documentazione visionata si indicata “copia di cartella clinica n. (OMISSIS)…priva del referto Rx torace eseguito in data 18.7.07″”.

7. Alla stregua delle soprastanti osservazioni non può non rilevarsi un difetto motivazionale su una questione capace di scardinare l’assunto accusatorio.

7.1. Va, quindi, disposto l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio, ai sensi dell’art. 622 c.p.p., al giudice civile competente in grado d’appello, in applicazione del principio secondo cui il rilevamento in sede di legittimità della sopravvenuta prescrizione del reato unitamente ad un vizio di motivazione della sentenza di condanna impugnata in ordine alla responsabilità dell’imputato comporta l’annullamento senza rinvio della sentenza stessa e, ove questa contenga anche la condanna al risarcimento del danno in favore della parte civile, l’annullamento delle statuizioni civili con rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello (cfr. Sez. 4, n. 29627 del 21/04/2016 Ud. dep. 13/07/2016- Rv. 267844; Sez. 3 Civile, n. 15182 del 20/06/2017, Rv. 644747-01).

7.1.1. Occorre qui rammentare che l’art. 622 c.p.p. dispone, in vero, una piena translatio del giudizio sulla domanda civile superstite a quello penale operata dal giudice di legittimità penale che, nel caso in esame, ha accertato come si è visto l’estinzione per maturata prescrizione del reato.

8. Ciò chiarito, il giudice del rinvio, nella specie, dovrà verificare quanto richiesto dall’odierno ricorrente sin dall’atto d’appello (la concreta disponibilità del referto RX da parte del chirurgo L.F.) nonchè, in caso di accertamento positivo, il grado della colpa e il suo riverbero – alla luce delle normative succedutesi in materia di colpa medica- in sede civile.

8.1. Conclusivamente, assorbita ogni ulteriore doglianza, le lacune e incongruenze della motivazione della sentenza impugnata impongono, come anticipato, un nuovo giudizio – ai soli effetti civili – sulla consistenza delle prove a carico di L.F.B.F., ai fini delle valutazioni da compiersi da parte del giudice civile di appello (di Messina) competente per valore, cui gli atti vanno trasmessi anche ai fini della determinazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio, agli effetti penali, la sentenza impugnata limitatamente all’imputato L.F.B.F. perchè il reato è estinto per intervenuta prescrizione.

Annulla la medesima sentenza, agli effetti civili, con riferimento all’imputato L.F. con rinvio al giudice civile competente per valore in grado d’appello, cui demanda anche il regolamento delle spese tra le parti per questo giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 13 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 gennaio 2018

 

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Marina Crisafi

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