CORTE DI CASSAZIONE

Sezioni Unite

sentenza 22 maggio 2018, n. 12567

 

Fatti di causa

  1. – Nel 1999 A.T. e N.B., dichiarando di agire sia in proprio che quali rappresentanti ex art. 320 cod. civ. del figlio minore A.T., convennero dinanzi al Tribunale di Mantova, sezione distaccata di Castiglione delle Stiviere, l’Azienda ospedaliera C.P., P.B.T. (che decederà nelle more del giudizio, e la cui posizione processuale sarà poi coltivata dagli eredi, ovvero M.L.D.R., V.T. e M.T.), e L.C., esponendo che: il 14 maggio 1998, nell’ospedale di Asola (gestito dall’Azienda convenuta) era nato il loro figlio A.T.; il neonato, sano durante la gestazione, aveva patito una grave ipossia cerebrale a causa della ritardata esecuzione del parto cesareo, ascrivibile a colpa del medico di turno, dott.ssa L.C., e del primario del reparto, dott. P.B.T.; l’ipossia intra partum aveva provocato gravissimi postumi permanenti, consistiti in una tetraparesi. Gli attori chiesero, perciò, la condanna dei convenuti in solido al risarcimento dei danni rispettivamente patiti.
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