C.T.U.: la liquidazione del compenso commisurato al tempo impiegato

C.T.U.: la liquidazione del compenso commisurato al tempo impiegato

di Redazione. “ai fini della liquidazione del compenso al c.t.u., gli onorari calcolati a vacazioni devono essere determinati, nei limiti della richiesta dello stesso ausiliario giudiziario, commisurandoli al tempo effettivamente impiegato per lo svolgimento dell’incarico peritale conferito e non al presumibile tempo ritenuto in proposito (ed in via ipotetica) necessario dal giudice d’ufficio”.  Questo il principio di diritto affermato con Ordinanza dalla Cassazione Civile n.7636/2019.  Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Rischi operativi: l’assicurazione merci per conto altrui o di chi spetta – la vendita con spedizione

Rischi operativi: l’assicurazione merci per conto altrui o di chi spetta – la vendita con spedizione

di Redazione. Con la polizza assicurativa sulle merci trasportate si garantisce che i beni trasportati siano assicurati contro i danni o le perdite che si verifichino durante il trasporto. In tema di assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta, ex art. 1891 c.c., si prevede che in tali ipotesi i diritti derivanti dal contratto spettino all’assicurato, mentre il contraente, anche se in possesso della polizza, non può farli valere senza l’espresso consenso dell’assicurato stesso. Il contratto si caratterizza, quindi, per la scindibilità tra la posizione del contraente e quella dell’assicurato. ll beneficiario dell’assicurazione sarà il soggetto che al momento dell’evento assicurato é titolare dell’interesse assicurato e cioè chi, al momento dell’evento dannoso, risulti proprietario della cosa o di un diritto reale o di un diritto di garanzia o che, comunque, si trovi con la cosa assicurata in una relazione tale da subire un diretto pregiudizio patrimoniale per effetto della sua perdita. Il contraente, invece, può far valere i diritti derivanti all’assicurato, ma esige che quest’ultimo abbia espresso in proposito il proprio consenso, anche, implicitamente, ad esempio, mediante il sollecito all’assicuratore per il pagamento della indennità.  Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di … Continua a leggere...
La colpa e la colpa grave in diritto civile e l’assicurazione della responsabilità civile

La colpa e la colpa grave in diritto civile e l’assicurazione della responsabilità civile

di Redazione, In diritto civile, la colpa è caratterizzata da una sorta d’imprudenza, negligenza o imperizia nel compiere un azione o nell’omissione di compierla per un fatto dovuto, da parte del danneggiante. La lesione, quindi, di un interesse giuridicamente tutelabile comporta, di regola, una responsabilità se cagionata per colpa. E’ necessario usare, almeno, la normale diligenza (art.1176 c.c.) per non causare un danno adottando, anche, accorgimenti o misure necessarie per evitare che si verifichi un evento dannoso da cui potrebbero derivare responsabilità. Per alcune tipologie di attività, la responsabilità può derivare da atti commessi solo con dolo o con colpa grave e cioè con una negligenza più rilevante.  Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
C.T.U.: i poteri del consulente tecnico d’ufficio

C.T.U.: i poteri del consulente tecnico d’ufficio

di Redazione. Tre, le questioni di diritto poste alla Suprema Corte di Cassazione Civile, in relazione a: “a) quali siano i poteri istruttori del consulente tecnico d’ufficio, e quali i loro limiti;  b) se, ed in quali casi, a quei limiti possa derogarsi per volontà della legge, per ordine del giudice o per consenso delle parti;  c) quali siano le conseguenze processuali della non giustificata violazione di quei poteri.” I poteri del consulente tecnico d’ufficio sono fissati dall’art. 194 c.p.c., ma per evitare che le espressioni della norma possano essere interpretate, in modo estensivo, é necessario riportarle nell’alveo delle disposizioni che disciplinano i poteri delle parti e il principio dispositivo (artt. 112 e 115 c.p.c.) con quelle che disciplinano l’istruttoria e l’assunzione dei mezzi di prova da parte del giudice (artt. 202 e ss. c.p.c.).  Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Sinistro: evento dannoso

Sinistro: evento dannoso

di Redazione. La Cassazione Civile con Ordinanza n.1465/2018 ha affrontato il tema della nozione di “sinistro” chiarendone il significato e definendone i contorni, alla luce di un’esaustiva ricognizione sull’argomento.  La S.C. ha osservato: “5.1. Stabilisce l’art.1882 c.c. che l’assicurazione contro i danni è il contratto col quale l’assicuratore si obbliga a rivalere l’assicurato del danno ad esso prodotto “da un sinistro”. In base al testo considerato il Thesaurus della nostra lingua (Battaglia, Grande dizionario etimologico della lingua italiana, Torino 1998, vol. XIX, p. 75, ad vocem), il lemma “sinistro” ha il significato – per quanto rileva ai nostri fini – di “evento sfavorevole, dannoso; disgrazia, sciagura; incidente, avversità”.  Questo è indubbiamente il significato avuto presente dal legislatore, non solo nel codice civile, ma in centinaia di testi normativi. Che in materia assicurativa “sinistro” sia sinonimo di “evento dannoso” emerge dal codice civile (cfr. gli artt. 1892, 1898, 1900, 1905); dal codice della navigazione (cfr. gli artt. 191, 209, 343, 353, 514, 727, 832 cod. nav.); dal regolamento di esecuzione del codice della navigazione (cfr. gli artt. 93, 94, 465, 466 bis, 523 reg. esec. cod. nav.); dall’art. 642 c.p.; dall’art. 110 cod. pen. mil . pace; per non dire di … Continua a leggere...
Dichiarazioni inesatte o reticenti: le circostanze precontrattuali

Dichiarazioni inesatte o reticenti: le circostanze precontrattuali

di Redazione. Nelle condizioni di polizza si prevedeva che l’assicurazione fosse operativa “esclusivamente per le responsabilità in relazione alle quali l’assicurato non abbia ricevuto, alla data di stipula, richiesta risarcitoria alcuna e se l’assicurato non abbia avuto percezione, notizia o conoscenza, dell’esistenza dei presupposti di detta responsabilità”. Il ricorso in Cassazione s’incentrava, in via principale, proprio contro tale espressione, per cui la garanzia assicurativa era operativa per i casi in cui l’assicurato, oltre a non aver avuto alcuna richiesta risarcitoria, non avesse avuto “percezione, notizia o conoscenza, dell’esistenza dei presupposti” della propria responsabilità.  A tal proposito la Cassazione Civile con Ordinanza n.11905/2020, pur osservando che il termine “percezione” fosse indubbiamente sfuggente, ha ritenuto, come nel caso specifico, che la sentenza impugnata avesse ben chiarito per quali ragioni detta “percezione” avrebbe dovuto manifestarsi nell’assicurato, inducendolo ad una maggiore attenzione nella stipula del contratto. Il fatto che il terzo danneggiato non si fosse ancora attivato con una domanda risarcitoria non escludeva, secondo la Corte d’Appello, che l’assicurato avesse la consapevolezza della possibilità di essere convenuto in giudizio a seguito (nel caso in specie) della sostituzione di una protesi problematica, pochi giorni prima della stipula del contratto di assicurazione. La scrupolosa ricostruzione cronologica … Continua a leggere...
R.C.: il massimale di polizza non è elemento essenziale del contratto assicurativo e l’assicurazione plurima opera congiuntamente

R.C.: il massimale di polizza non è elemento essenziale del contratto assicurativo e l’assicurazione plurima opera congiuntamente

di Redazione. La pattuizione d’un massimale non è elemento essenziale del contratto di assicurazione della responsabilità civile poiché esprime il limite dell’obbligazione indennitaria dell’assicuratore e assolve sotto questo aspetto la medesima funzione del valore della cosa assicurata nelle assicurazioni di cose. Tuttavia, mentre, nell’assicurazione di cose, il valore del bene assicurato è elemento essenziale del contratto, non altrettanto può dirsi delle assicurazioni sulla responsabilità. Nelle assicurazioni di cose, infatti, è vietata la soprassicurazione (art. 1908 c.c.), divieto che a sua volta è espressione del principio indennitario, coessenziale all’assicurazione contro i danni e la mancata pattuizione sul valore, pertanto, snaturerebbe la causa del contratto, nella misura in cui consentirebbe la percezione da parte dell’assicurato di indennizzi superiori al valore della cosa assicurata. Nelle assicurazioni sulla responsabilità, invece, non è nemmeno concepibile la nozione di sopra – o sottoassicurazione, e la misura del massimale garantito è lasciata alla libera pattuizione delle parti. Il contratto potrebbe essere, dunque, stipulato per un qualsiasi massimale, senza che ciò incida sulla natura o sulla causa del contratto, così come potrebbe essere stipulato per un massimale illimitato, ipotesi conosciuta dalla prassi commerciale.  Da ciò consegue che il massimale nell’assicurazione della responsabilità civile non costituisce un elemento essenziale … Continua a leggere...
La coassicurazione e la clausola di delega

La coassicurazione e la clausola di delega

di Redazione. Come ribadito dalla Corte di Cassazione Civile n.18591/2019, nel contratto di coassicurazione, disciplinato dall’art. 1911 cod. civ., la garanzia assicurativa viene ripartita tra più assicuratori per quote determinate, per cui ciascun assicuratore è tenuto al pagamento dell’indennità assicurata in proporzione della rispettiva quota, anche se unico è il contratto, sottoscritto da tutti gli assicuratori. Si realizza, in tal modo, una struttura oggettivamente unitaria del negozio (a differenza dell’assicurazione plurima o cumulativa), ma soggettivamente composita dal lato degli assicuratori, che, d’accordo tra loro e con il contraente assicurato, prestano la garanzia frazionatamente, in misura della rispettiva concordata partecipazione al rischio. In presenza di una pluralità di posizioni debitorie distinte caratterizzate dalla parziarietà, viene ad essere escluso tra i coassicuratori ogni vincolo di solidarietà, con la conseguente insussistenza di un diritto di regresso. L’impegno di più assicuratori, previo versamento di un premio da parte dell’assicurato, è quello di procurare all’assicurato stesso, in caso di realizzazione del rischio coperto, la prestazione convenuta all’atto della stipula del contratto.  Con la “clausola di delega” nel contratto di coassicurazione, in caso di prestazioni effettuate da uno dei coassicuratori, non si modifica il rapporto contrattuale tra i vari assicuratori, ma con detta clausola si attua … Continua a leggere...
Le attività pericolose

Le attività pericolose

di Redazione.Per definire un’attività “pericolosa” con le connesse responsabilità di cui all’art.2050 c.c. (Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose) si può, anche, prescindere dalle mere caratteristiche dell’attività stessa, ma riferirsi, invece, alla pericolosità dei beni utilizzati ovvero alla distinzione tra pericolosità della condotta e pericolosità dell’attività in quanto tale. Un’attività normalmente innocua può assumere i caratteri della pericolosità, a causa della condotta imprudente o negligente dell’operatore costituendo elemento di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c., mentre la pericolosità dell’attività esercitata risulta potenzialmente dannosa per l’alta percentuale di pregiudizi che può provocare per la natura o per la tipologia dei mezzi adoperati e rappresenta, perciò, una componente della responsabilità di cui all’art. 2050 c.c.. La Corte di Cassazione n.28626/2019 e n.08449/2019 ha così definito le caratteristiche e la nozione di “attività pericolosa”. L’accertamento in concreto, quindi, se un’attività, pur non espressamente qualificata come pericolosa da disposizioni di legge, possa o meno essere considerata tale, ai sensi dell’art. 2050 c.c., è rimesso in via esclusiva al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, ove correttamente e logicamente motivato (Cass.Civ.n.04545/2019, n.01195/2007 e n. 08095/2006).  Ampia e varia è la casistica delle attività cc.dd. “pericolose” nella giurisprudenza. Qualche esempio: – la produzione … Continua a leggere...
Padroni e committenti

Padroni e committenti

Il soggetto che, nell’espletamento della propria attività, si avvale dell’opera di terzi, ancorché non alle proprie dipendenze, assume il rischio connaturato alla loro utilizzazione. Risponde, pertanto, direttamente di tutte le ingerenze dannose, dolose o colpose che possono derivargli da detti prestatori di lavoro o d’opera, sulla base di un nesso di occasionalità necessaria, in virtù della posizione conferita dall’adempimento dell’obbligazione medesima rispetto al danneggiato e che integrano il “rischio specifico” assunto dal debitore. Tale responsabilità si fonda sul principio “cuius commoda eius et incommoda” (chi trae vantaggio da una situazione, deve sopportarne anche i pesi).  Dalla casistica giurisprudenziale, alcune pronunce:  -la Corte di Cassazione n.04298/2019 ha ribadito come risponda a principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità che ai sensi degli artt. 1228 e 2049 c.c. il debitore che si avvale, nell’adempimento dell’obbligazione, dell’opera di terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.  Ha, quindi, attribuito la responsabilità di un errato intervento di riparazione di un’autovettura in leasing, alla società di leasing che si era avvalsa di un’officina, da essa individuata, per l’adempimento della propria obbligazione di garanzia;  -in tema di finanziamenti erogati ai sensi del Regolamento (CEE) n. 2052/88 del Consiglio del 24 giugno 1988, il beneficiario purché … Continua a leggere...