Cosa sono i comportamenti omissivi del medico?

Cosa sono i comportamenti omissivi del medico?

Si parla di comportamenti omissivi del medico in relazione a quelle condotte obbligatorie che, se poste in essere impedirebbero il verificarsi dell’evento dannoso. Prendendo spunto da alcune pronunce della Cassazione in materia, sono state giudicate omissive le seguenti condotte: – aver lasciato da solo un’intera notte, senza la dovuta assistenza e vigilanza, un paziente affetto da gravi ustioni, che aveva da poco subito un intervento chirurgico; – non aver fornito al medico di guardia le necessarie e puntuali indicazioni relativamente ad un paziente operato dal primario, non seguito dal medico di guardia che andava a casa terminato il suo turno; – non aver ricoverato e sottoposto a intervento urgente un paziente che invece ne aveva bisogno. I comportamenti omissivi del medico rilevano ai fini responsabilità medica penale e civile (anche se in questo caso vale il principio dell’elevato grado di credibilità razionale che è molto vicino alla certezza). Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Qual è la responsabilità disciplinare del medico lavoratore subordinato?

Qual è la responsabilità disciplinare del medico lavoratore subordinato?

La responsabilità disciplinare del medico lavoratore subordinato, a differenza di quanto avviene per il libero professionista, non si realizza nel momento in cui costui, con la propria condotta violi le disposizioni del Codice deontologico, ma quando, nella qualità di dipendente della pubblica Amministrazione, non adempia ai doveri derivanti dal rapporto di Pubblico impiego, contravvenendo alle norme che regolano il rapporto di lavoro pubblico e a quelle contenuto nel contratto collettivo nazionale di comparto. Parimenti, per il medico che opera all’interno di una struttura privata, sempre in qualità di dipendente, la sua responsabilità disciplinare deriverà dalla violazione delle norme dei contratti individuale e collettivo che regolano il rapporto di lavoro. Se poi il medico, come spesso accade, svolge contemporaneamente sia attività libero professionale che subordinata presso una struttura sanitaria pubblica o privata, egli potrà essere giudicato, sia dagli organi competenti della pubblica amministrazione da cui dipende, dal proprio datore di lavoro privato e dall’Ordine medico di appartenenza. Tale duplice veste, solo teoricamente, comporta una distinta competenza ad irrogare le sanzioni disciplinari al medico. In effetti, come ha avuto modo di precisare la Cassazione, se un medico con la propria condotta, anche all’interno del rapporto di pubblico impiego, viola le norme etiche … Continua a leggere...
Cos’è l’azione di rivalsa verso il medico/lavoratore subordinato per responsabilità contrattuale?

Cos’è l’azione di rivalsa verso il medico/lavoratore subordinato per responsabilità contrattuale?

L’azione di rivalsa verso il medico dipendente della struttura sanitaria, per responsabilità contrattuale, è disciplinata dall’art. 9 della L. 8 marzo 2017, n. 24, nota come “legge Gelli”. In particolare, secondo la norma, se la struttura sanitaria è stata condannata a risarcire il danno al paziente, essa potrà “rivalersi” sul medico curante, per la somma che ha dovuto corrispondere al danneggiato, per ristorarlo del pregiudizio subito. Occorre però precisare che tale azione è consentita solo se il sanitario è responsabile del danno cagionato al paziente a titolo di dolo o colpa grave. Va da se che essa è esclusa se il medico ha agito con colpa lieve. Ai sensi del comma 2 dell’art. 9, se il medico sanitario non è stato parte del giudizio o della procedura stragiudiziale di risarcimento del danno, l’azione di rivalsa può essere esercitata nei suoi confronti dalla struttura sanitaria entro una anno dall’avvenuto pagamento del risarcimento, in virtù di titolo giudiziale o stragiudiziale, a pena di decadenza. Al sanitario che non è stato parte del giudizio non fa stato nel giudizio di rivalsa la decisione emanata al termine del giudizio promosso nei confronti della struttura sanitaria o socio sanitaria, così come non gli può essere … Continua a leggere...
Cos’é la responsabilità per emotrasfusioni?

Cos’é la responsabilità per emotrasfusioni?

Quello della responsabilità per danni da trasfusione di sangue infetto è un tema lungamente dibattuto. Per danni da emotrasfusioni si intendono quei pregiudizi derivanti dall’aver contratto patologie (come epatiti, hiv, ecc.) a causa della somministrazione di emoderivati, vaccinazioni obbligatorie o trasfusioni di sangue infetto. La vexata quaestio dei risarcimenti per danni da emotrasfusioni origina dalle molteplici pronunce giurisprudenziali emesse a seguito dei ricorsi dei diversi soggetti colpiti da epatiti virali e altre patologie derivanti dai trattamenti sopraindicati sin dalla fine degli anni ’70. L’eco mediatica e la crescita esponenziale del contenzioso provocarono l’intervento del legislatore che al fine di porre rimedio emanò la Legge n. 210/1992 prevedendo un indennizzo in favore dei soggetti che avevano contratto un’infermità per via di trasfusioni di sangue infetto, somministrazione di farmaci emoderivati o vaccini obbligatori. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Come si ripartiscono gli obblighi risarcitori fra regresso e rivalsa sanitaria?

Come si ripartiscono gli obblighi risarcitori fra regresso e rivalsa sanitaria?

A questa domanda risponde esaustivamente una sentenza civile della Corte di Cassazione e precisamente la n. 8371 del 20 giugno 2000, la quale chiarisce che: – “L’azione di rivalsa presuppone che l’obbligazione gravante su un soggetto possa essere trasferita ad un terzo tenuto, per legge o per contratto, a rivalere il soccombente di quanto egli sia tenuto a pagare al creditore; – la medesima non è pertanto ipotizzabile nel caso di più debitori tenuti in solido a risarcire il danno derivante da un fatto ad essi imputabile, in quanto ciascuno è obbligato nei confronti del danneggiato per l’intero, salva l’azione di regresso di colui che abbia corrisposto l’intero credito nella misura determinata dalla gravità delle rispettive colpe e dalle conseguenze da essa derivanti.” L’azione di rivalsa del sanitario prevista dall’art. 9 della legge Gelli n. 24/2017, per come è disciplinata, non può quindi identificarsi con quella di regresso, ogni volta che, a causa della mancata partecipazione del medico alla causa intrapresa dal danneggiato contro la struttura sanitaria, non è possibile sapere a monte se esiste o meno l’obbligazione solidale. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Danno biologico: lesioni lievi e risarcimento

Danno biologico: lesioni lievi e risarcimento

di Redazione. L’art.139 del Codice delle assicurazioni private norma il risarcimento del danno non patrimoniale (biologico) per lesioni di lieve entità ed in particolare il comma 3 ter fa riferimento ai soli postumi permanenti mentre il comma 3 quater fa riferimento, oltre che ai postumi permanenti, anche a quelli temporanei. Entrambe le norme subordinano la risarcibilità del danno a presupposti identici, ancorando la liquidazione del danno biologico, sia temporaneo che permanente, in presenza di postumi micro-permanenti o senza postumi, ad un rigoroso riscontro obiettivo in rapporto alla singola patologia. Un danno alla salute che deve essere accertato e valutato dal medico legale e, poi, dal giudice secondo criteri di assoluta e rigorosa scientificità, senza che sia possibile in alcun modo fondare l’affermazione dell’esistenza del danno sulle sole dichiarazioni della vittima, ovvero su supposizioni, illazioni, suggestioni o ipotesi. Così la Cassazione Civile con Ordinanza n.5820/2019 che, anche, osservato come dette norme “… esaltano (ma al tempo stesso gravano di maggiore responsabilità) il ruolo del medico legale, imponendo a quest’ultimo la corretta e rigorosa applicazione di tutti i criteri medico legali di valutazione e stima del danno alla persona. Pertanto sarà risarcibile anche il danno i cui postumi non siano “visibili”, ovvero non siano … Continua a leggere...
Qual è il rapporto tra il medico sanitario, la struttura e il paziente?

Qual è il rapporto tra il medico sanitario, la struttura e il paziente?

Il rapporto medico, paziente e struttura sanitaria è mutato in virtù della legge n. 24/2017 contenente “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.” Il tutto con notevoli riflessi sul piano del riparto dell’onere probatorio. Come previsto dall’art. 7 di detta legge, per quanto riguarda il rapporto intercorrente tra medico e struttura sanitaria – sociosanitaria pubblica o privata che “nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose.” Le due disposizioni, entrambe contenute nel libro IV delle obbligazioni del codice civile, riguardano rispettivamente la responsabilità del debitore e la responsabilità per fatto degli ausiliari. Ne consegue che il rapporto tra medici sanitari e struttura è di natura contrattuale, applicabile anche, come previsto dal comma 2, alle “prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell’ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.” Devi eseguire la registrazione ed … Continua a leggere...
Consenso informato: risarcimento separato per deficit informativo

Consenso informato: risarcimento separato per deficit informativo

di Redazione. La correttezza o meno del trattamento chirurgico verso il paziente non assume alcun rilievo ai fini della sussistenza dell’illecito per violazione del consenso informato. A causa del deficit d’informazione, il paziente, non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni. Il diritto alla salute è diritto del tutto distinto e non costituisce affatto un “antecedente logico necessario” in relazione alla corretta esecuzione dell’intervento chirurgico. I fatti costitutivi della domanda risarcitoria attinenti la lesione di ciascuno dei suddetti due diritti sono diversi, con la conseguenza che la domanda “nuova”, relativa ad uno di essi, non è comunque suscettibile di essere coperta dal giudicato formatosi sull’altra. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Cos’è la clausola claims made?

Cos’è la clausola claims made?

La clausola cd. “claims made” (a richiesta fatta) nasce storicamente nell’ambito del mercato assicurativo anglosassone e, poi, statunitense nella prima metà degli ’80 del secolo scorso, a seguito dell’aumento dei costi per indennizzo causati dall’ampliamento, qualitativo e quantitativo, delle richieste risarcitorie, in particolar modo nell’area dei rischi c.d. lungo-latenti (danni da prodotti difettosi, danni ambientali e quelli da responsabilità professionale), in particolare nell’ambito della responsabilità sanitaria.  In considerazione della dinamica dei sinistri, le imprese di assicurazione hanno tentato di circoscrivere l’operatività dell’assicurazione ai soli sinistri “reclamati” durante la vigenza del contratto, così da consentire alla compagnia “di conoscere con precisione sino a quando sarà tenuta a manlevare il garantito e ad appostare in bilancio le somme necessarie per far fronte ai relativi esborsi – Cass.Civ.Sezioni Unite n. 9140 del 2016 –, con evidente ulteriore agevolazione nel calcolo del premio assicurativo”. La Cassazione Civile Sezioni Unite con sentenza n.22437/2018, ha ripercorso, sull’argomento, l’iter storico-giuridico-contrattuale della formula assicurativa, enunciando un principio di diritto. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
C.T.U.: la liquidazione del compenso commisurato al tempo impiegato

C.T.U.: la liquidazione del compenso commisurato al tempo impiegato

di Redazione. “ai fini della liquidazione del compenso al c.t.u., gli onorari calcolati a vacazioni devono essere determinati, nei limiti della richiesta dello stesso ausiliario giudiziario, commisurandoli al tempo effettivamente impiegato per lo svolgimento dell’incarico peritale conferito e non al presumibile tempo ritenuto in proposito (ed in via ipotetica) necessario dal giudice d’ufficio”.  Questo il principio di diritto affermato con Ordinanza dalla Cassazione Civile n.7636/2019.  Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati