LIBRO PRIMO DISPOSIZIONI GENERALI

TITOLO I

DEGLI ORGANI GIUDIZIARI

CAPO I

Del giudice Sezione I

Della giurisdizione e della competenza in generale

CODICE DI PROCEDURA CIVILE

Art. 1. (Giurisdizione dei giudici ordinari).

La giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di legge, e’ esercitata dai giudici ordinari secondo le norme del presente codice.

Art. 2. ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218))

Art. 3. ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218))

Art. 4. ((ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218))

Art. 5. (Momento determinante della giurisdizione e della competenza).

La giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda, e non hanno rilevanza rispetto ad esse i successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo.

Art. 6. (Inderogabilita’ convenzionale della competenza).

La competenza non puo’ essere derogata per accordo delle parti, salvo che nei casi stabiliti dalla legge.

Sezione II

Della competenza per materia e valore

Art. 7. (Competenza del giudice di pace).

Il giudice di pace e’ competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a ((cinquemila euro)) , quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice. Il giudice di pace e’ altresi’ competente per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e di natanti, purche’ il valore della controversia non superi ((ventimila euro)) .

COMMA ABROGATO DAL D.L. 18 OTTOBRE 1995, N. 432, CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 20 DICEMBRE 1995, N. 534.

E’ competente qualunque ne sia il valore: 1) per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi; 2) per le cause relative alla misura ed alle modalita’ d’uso dei servizi di condominio di case; 3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la nomale tollerabilita’; ((3-bis) per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali));

Art. 8. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)

Art. 9. (Competenza del tribunale).

Il tribunale e’ competente per tutte le cause che non sono di competenza di altro giudice. Il tribunale e’ altresi’ esclusivamente competente per le cause in materia di imposte e tasse, per quelle relative allo stato e alla capacita’ delle persone e ai diritti onorifici, per la querela di falso, per l’esecuzione forzata e, in generale, per ogni causa di valore indeterminabile.

Art. 10. (Determinazione del valore).

Il valore della causa, ai fini della competenza, si determina dalla domanda a norma delle disposizioni seguenti. A tale effetto le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro, e gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione si sommano col capitale.

Art. 11. (Cause relative a quote di obbligazione tra piu’ parti).

Se e’ chiesto da piu’ persone o contro piu’ persone l’adempimento per quote di un’obbligazione, il valore della causa si determina dall’intera obbligazione.

Art. 12. (Cause relative a rapporti obbligatori, a locazioni e a divisioni).

Il valore delle cause relative all’esistenza, alla validita’ o alla risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio si determina in base a quella parte del rapporto che e’ in contestazione. COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. Il valore delle cause per divisione si determina da quello della massa attiva da dividersi.

Art. 13. (Cause relative a prestazioni alimentari e a rendite).

Nelle cause per prestazioni alimentari periodiche, se il titolo e’ controverso, il valore si determina in base all’ammontare delle somme dovute per due anni. Nelle cause relative a rendite perpetue, se il titolo e’ controverso, il valore si determina cumulando venti annualita’; nelle cause relative a rendite temporanee o vitalizie, cumulando le annualita’ domandate fino a un massimo di dieci. Le regole del comma precedente si applicano anche per determinare il valore delle cause relative al diritto del concedente.

Art. 14. (Cause relative a somme di danaro e a beni mobili).

Nelle cause relative a somme di danaro o a beni mobili, il valore si determina in base alla somma indicata o al valore dichiarato dall’attore; in mancanza di indicazione o dichiarazione, la causa si presume di competenza del giudice adito. Il convenuto puo’ contestare, ma soltanto nella prima difesa, il valore come sopra dichiarato o presunto; in tal caso il giudice decide, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta dagli atti e senza apposita istruzione. Se il convenuto non contesta il valore dichiarato o presunto, questo rimane fissato, anche agli effetti del merito, nei limiti della competenza del giudice adito.

Art. 15.  (Cause relative a beni immobili).

((Il valore delle cause relative a beni immobili e’ determinato moltiplicando il reddito dominicale del terreno e la rendita catastale del fabbricato alla data della proposizione della domanda: per duecento per le cause relative alla proprieta’; per cento per le cause relative all’usufrutto, all’uso, all’abitazione, alla nuda proprieta’ e al diritto dell’enfiteuta; per cinquanta con riferimento al fondo servente per le cause relative alle servitu’. Il valore delle cause per il regolamento di confini si desume dal valore della parte di proprieta’ controversa, se questa e’ determinata; altrimenti il giudice lo determina a norma del comma seguente. Se per l’immobile all’atto della proposizione della domanda non risulta il reddito dominicale o la rendita catastale, il giudice determina il valore della causa secondo quanto emerge dagli atti; e se questi non offrono elementi per la stima, ritiene la causa di valore indeterminabile)) .

CODICE DI PROCEDURA CIVILE-art. 15 bis NON ANCORA ESISTENTE O VIGENTE

Art. 16. ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51))

Art. 17. (Cause relative all’esecuzione forzata).

Il valore delle cause di opposizione all’esecuzione forzata si determina dal credito per cui si procede: quello delle cause relative alle opposizioni proposte da terzi a norma dell’articolo 619, dal valore dei beni controversi; quello delle cause relative a controversie sorte in sede di distribuzione, dal valore del maggiore dei crediti contestati.

Sezione III

Della competenza per territorio

Art. 18. (Foro generale delle persone fisiche).

Salvo che la legge disponga altrimenti, e’ competente il giudice del luogo in cui il convenuto ha la residenza o il domicilio, e, se questi sono sconosciuti, quello del luogo in cui il convenuto ha la dimora. Se il convenuto non ha residenza, ne’ domicilio, ne’ dimora nel Regno o se la dimora e’ sconosciuta, e’ competente il giudice del luogo in cui risiede l’attore.

Art. 19. (Foro generale delle persone giuridiche e delle associazioni non riconosciute).

Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora sia convenuta una persona giuridica, e’ competente il giudice del luogo dove essa ha sede. E’ competente altresi’ il giudice del luogo dove la persona giuridica ha uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a stare in giudizio per l’oggetto della domanda. Ai fini della competenza, le societa’ non aventi personalita’ giuridica, le associazioni non riconosciute e i comitati ((di cui agli articoli 36 e seguenti del codice civile)) hanno sede dove svolgono attivita’ in modo continuativo.

Art. 20. (Foro facoltativo per le cause relative a diritti di obbligazione).

Per le cause relative a diritti di obbligazione e’ anche competente il giudice del luogo in cui e’ sorta o deve eseguirsi l’obbligazione dedotta in giudizio.

Art. 21. (Foro per le cause relative a diritti reali e ad azioni possessorie).

Per le cause relative a diritti reali su beni immobili, per le cause in materia di locazione e comodato di immobili e di affitto di aziende, nonche’ per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi, e’ competente il giudice del luogo dove e’ posto l’immobile o l’azienda. Qualora l’immobile sia compreso in piu’ circoscrizioni giudiziarie, e’ competente il giudice della circoscrizione nella quale e’ compresa la parte soggetta a maggior tributo verso lo Stato; quando non e’ sottoposto a tributo, e’ competente ogni giudice nella cui circoscrizione si trova una parte dell’immobile. Per le azioni possessorie e per la denuncia di nuova opera e di danno temuto e’ competente il giudice del luogo nel quale e’ avvenuto il fatto denunciato.

Art. 22. (Foro per le cause ereditarie).

E’ competente il giudice del luogo dell’aperta successione per le cause: 1) relative a petizione o divisione di eredita’ e per qualunque altra tra coeredi fino alla divisione; 2) relative alla rescissione della divisione e alla garanzia delle quote, purche’ proposte entro un biennio dalla divisione; 3) relative a crediti verso il defunto o legati dovuti dall’erede, purche’ proposte prima della divisione e in ogni caso entro un biennio dall’apertura della successione; 4) contro l’esecutore testamentario, purche’ proposte entro i termini indicati nel numero precedente. Se la successione si e’ aperta fuori del Regno, le cause suindicate sono di competenza del giudice del luogo in cui e’ posta la maggior parte dei beni situati nel Regno, o, in mancanza di questi, del luogo di residenza del convenuto o di alcuno dei convenuti.

Art. 23. (Foro per le cause tra soci e tra condomini).

Per le cause tra soci e’ competente il giudice del luogo dove ha sede la societa’; per le cause tra condomini ((, ovvero tra condomini e condominio,)) , il giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi. Tale norma si applica anche dopo lo scioglimento della societa’ o del condominio, purche’ la domanda sia proposta entro un biennio dalla divisione.

Art. 24. (Foro per le cause relative alle gestioni tutelari e patrimoniali).

Per le cause relative alla gestione di una tutela o di un’amministrazione patrimoniale conferita per legge o per provvedimento dell’autorita’ e’ competente il giudice del luogo d’esercizio della tutela o dell’amministrazione.

Art. 25. (Foro della pubblica amministrazione).

Per le cause nelle quali e’ parte un’amministrazione dello Stato e’ competente, a norma delle leggi speciali sulla rappresentanza e difesa dello Stato in giudizio e nei casi ivi previsti, il giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le norme ordinarie. Quando l’amministrazione e’ convenuta, tale distretto si determina con riguardo al giudice del luogo in cui e’ sorta o deve eseguirsi l’obbligazione o in cui si trova la cosa mobile o immobile oggetto della domanda.

Art. 26. (Foro dell’esecuzione forzata).

Per l’esecuzione forzata su cose mobili o immobili e’ competente il giudice del luogo in cui le cose si trovano. Se le cose immobili soggette all’esecuzione non sono interamente comprese nella circoscrizione di un solo tribunale, si applica l’art. 21. ((Per l’esecuzione forzata su autoveicoli, motoveicoli e rimorchi e’ competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede)) . Per l’esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare e’ competente il giudice del luogo dove l’obbligo deve essere adempiuto.

Art. 26-bis.  (Foro relativo all’espropriazione forzata di crediti).

((Quando il debitore e’ una delle pubbliche amministrazioni indicate dall’articolo 413, quinto comma, per l’espropriazione forzata di crediti e’ competente, salvo quanto disposto dalle leggi speciali, il giudice del luogo dove il terzo debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede. Fuori dei casi di cui al primo comma, per l’espropriazione forzata di crediti e’ competente il giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.))

Art. 27. (Foro relativo alle opposizioni all’esecuzione).

Per le cause di opposizione all’esecuzione forzata di cui agli articoli 615 e 619 e’ competente il giudice del luogo dell’esecuzione, salva la disposizione dell’articolo 480 terzo comma. Per le cause di opposizione a singoli atti esecutivi e’ competente il giudice davanti al quale si svolge l’esecuzione.

Art. 28 (Foro stabilito per accordo delle parti).

La competenza per territorio puo’ essere derogata per accordo delle parti, salvo che per le cause previste nei numeri 1, 2, 3 e 5 dell’articolo 70, per i casi di esecuzione forzata, di opposizione alla stessa, di procedimenti cautelari e possessori, di procedimenti in camera di consiglio e per ogni altro caso in cui l’inderogabilita’ sia disposta espressamente dalla legge.

Art. 29. (Forma ed effetti dell’accordo delle parti).

L’accordo delle parti per la deroga della competenza territoriale deve riferirsi ad uno o piu’ affari determinati e risultare da atto scritto. L’accordo non attribuisce al giudice designato competenza esclusiva quando cio’ non e’ espressamente stabilito.

Art. 30. (Foro del domicilio eletto).

Chi ha eletto domicilio ((a norma dell’art. 47 del codice civile)) puo’ essere convenuto davanti al giudice del domicilio stesso.

Art. 30-bis. (Foro per le cause in cui sono parti i magistrati).

Le cause in cui sono comunque parti magistrati, che secondo le norme del presente capo sarebbero attribuite alla competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni, sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte d’appello determinato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale. Se nel distretto determinato ai sensi del primo comma il magistrato e’ venuto ad esercitare le proprie funzioni successivamente alla sua chiamata in giudizio, e’ competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto di corte d’appello individuato ai sensi dell’articolo 11 del codice di procedura penale con riferimento alla nuova destinazione.

Sezione IV

Delle modificazioni della competenza per ragione di connessione

Art. 31. (Cause accessorie).

La domanda accessoria puo’ essere proposta al giudice territorialmente competente per la domanda principale affinche’ sia decisa nello stesso processo, osservata, quanto alla competenza per valore, la disposizione dell’art. 10 secondo comma. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)) .

Art. 32. (Cause di garanzia).

La domanda di garanzia puo’ essere proposta al giudice competente per la causa principale affinche’ sia decisa nello stesso processo. Qualora essa ecceda la competenza per valore del giudice adito, questi rimette entrambe le cause al giudice superiore assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione.

Art. 33. (Cumulo soggettivo).

Le cause contro piu’ persone che a norma degli articoli 18 e 19 dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi, se sono connesse per l’oggetto o per il titolo possono essere proposte davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una di esse, per essere decise nello stesso processo.

Art. 34. (Accertamenti incidentali).

Il giudice, se per legge o per esplicita domanda di una delle parti e’ necessario decidere con efficacia di giudicato una questione pregiudiziale che appartiene per materia o valore alla competenza di un giudice superiore, rimette tutta la causa a quest’ultimo, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a lui.

Art. 35. (Eccezione di compensazione).

Quando e’ opposto in compensazione un credito che e’ contestato ed eccede la competenza per valore del giudice adito, questi, se la domanda e’ fondata su titolo non controverso o facilmente accertabile, puo’ decidere su di essa e rimettere le parti al giudice competente per la decisione relativa all’eccezione di compensazione, subordinando, quando occorre, l’esecuzione della sentenza alla prestazione di una cauzione; altrimenti provvede a norma dell’articolo precedente.

Art. 36. (Cause riconvenzionali).

Il giudice competente per la causa principale conosce anche delle domande riconvenzionali che dipendono dal titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che gia’ appartiene alla causa come mezzo di eccezione, purche’ non eccedano la sua competenza per materia o valore; altrimenti applica le disposizioni dei due articoli precedenti.

Sezione V

Del difetto di giurisdizione, della incompetenza e della litispendenza

Art. 37. (Difetto di giurisdizione).

Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei giudici speciali e’ rilevato, anche d’ufficio, in qualunque stato e grado del processo. ((COMMA ABROGATO DALLA L. 31 MAGGIO 1995, N. 218)) .

Art. 38.  (Incompetenza).

L’incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio sono eccepite, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata. L’eccezione di incompetenza per territorio si ha per non proposta se non contiene l’indicazione del giudice che la parte ritiene competente. Fuori dei casi previsti dall’articolo 28, quando le parti costituite aderiscono all’indicazione del giudice competente per territorio, la competenza del giudice indicato rimane ferma se la causa e’ riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa dal ruolo. L’incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio nei casi previsti dall’articolo 28 sono rilevate d’ufficio non oltre l’udienza di cui all’articolo 183. Le questioni di cui ai commi precedenti sono decise, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta dagli atti e, quando sia reso necessario dall’eccezione del convenuto o dal rilievo del giudice, assunte sommarie informazioni.

Art. 39. (Litispendenza e continenza di cause).

Se una stessa causa e’ proposta davanti a giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone la cancellazione della causa dal ruolo. Nel caso di continenza di cause, se il giudice preventivamente adito e’ competente anche per la causa proposta successivamente, il giudice di questa dichiara con ordinanza la continenza e fissa un termine perentorio entro il quale le parti debbono riassumere la causa davanti al primo giudice. Se questi non e’ competente anche per la causa successivamente proposta, la dichiarazione della continenza e la fissazione del termine sono da lui pronunciate. La prevenzione e’ determinata dalla notificazione della citazione ovvero dal deposito del ricorso.

Art. 40. (Connessione).

Se sono proposte davanti a giudici diversi piu’ cause le quali, per ragione di connessione, possono essere decise in un solo processo , il giudice fissa con ordinanza alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa accessoria davanti al giudice della causa principale, e negli altri casi davanti a quello preventivamente adito. La connessione non puo’ essere eccepita dalle parti ne’ rilevata d’ufficio dopo la prima udienza, e la rimessione non puo’ essere ordinata quando lo stato della causa principale o preventivamente proposta non consente l’esauriente trattazione e decisione delle cause connesse. Nei casi previsti negli articoli 31, 32, 34, 35 e 36, le cause, cumulativamente proposte o successivamente riunite, debbono essere trattate e decise col rito ordinario, salva l’applicazione del solo rito speciale quando una di tali cause rientri fra quelle indicate negli articoli 409 e 442. Qualora le cause connesse siano assoggettate a differenti riti speciali debbono essere trattate e decise col rito previsto per quella tra esse in ragione della quale viene determinata la competenza o, in subordine, col rito previsto per la causa di maggior valore. Se la causa e’ stata trattata con un rito diverso da quello divenuto applicabile ai sensi del terzo comma, il giudice provvede a norma degli articoli 426, 427 e 439. Se una causa di competenza del giudice di pace sia connessa per i motivi di cui agli articoli 31, 32, 34, 35 e 36 con altra causa di competenza del tribunale, le relative domande possono essere proposte innanzi al tribunale affinché siano decise nello stesso processo. Se le cause connesse ai sensi del sesto comma sono proposte davanti al giudice di pace e al tribunale, il giudice di pace deve pronunziare anche d’ufficio la connessione a favore del tribunale.

Sezione VI

Del regolamento di giurisdizione e di competenza

Art. 41. (Regolamento di giurisdizione).

Finche’ la causa non sia decisa nel merito in primo grado, ciascuna parte puo’ chiedere alle sezioni unite della Corte di cassazione che risolvano le questioni di giurisdizione di cui all’articolo 37. L’istanza si propone con ricorso a norma degli articoli 364 e seguenti, e produce gli effetti di cui all’articolo 367. La pubblica amministrazione che non e’ parte in causa puo’ chiedere in ogni stato e grado del processo che sia dichiarato dalle sezioni unite della Corte di cassazione il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a causa dei poteri attribuiti dalla legge all’amministrazione stessa, finche’ la giurisdizione non sia stata affermata con sentenza passata in giudicato.

Art. 42. (Regolamento necessario di competenza).

La ((ordinanza)) che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi degli articoli 39 e 40, non decide il merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi dell’articolo 295 possono essere impugnati soltanto con istanza di regolamento di competenza.

Art. 43. (Regolamento facoltativo di competenza).

((Il provvedimento)) che ha pronunciato sulla competenza insieme col merito puo’ essere ((impugnato)) con l’istanza di regolamento di competenza, oppure nei modi ordinari quando insieme con la pronuncia sulla competenza si impugna quella sul merito. La proposizione dell’impugnazione ordinaria non toglie alle altre parti la facolta’ di proporre l’istanza di regolamento. Se l’istanza di regolamento e’ proposta prima dell’impugnazione ordinaria, i termini per la proposizione di questa riprendono a decorrere dalla comunicazione ((dell’ ordinanza)) che regola la competenza; se e’ proposta dopo, si applica la disposizione dell’articolo 48.

Art. 44. (Efficacia della ((ordinanza)) che pronuncia sulla competenza).

La ((ordinanza)) che, anche a norma degli articoli 39 e 40, dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha pronunciata, se non e’ impugnata con l’istanza di regolamento, rende incontestabile l’incompetenza dichiarata e la competenza del giudice in essa indicato se la causa e’ riassunta nei termini di cui all’articolo 50, salvo che si tratti di incompetenza per materia o di incompetenza per territorio nei casi previsti nell’articolo 28.

Art. 45. (Conflitto di competenza).

Quando, in seguito alla ((ordinanza)) che dichiara l’incompetenza del giudice adito per ragione di materia o per territorio nei casi di cui all’articolo 28, la causa nei termini di cui all’articolo 50 e’ riassunta davanti ad altro giudice, questi, se ritiene di essere a sua volta incompetente, richiede d’ufficio il regolamento di competenza.

Art. 46. (Casi di inapplicabilita’ del regolamento di competenza).

Le disposizioni degli articoli 42 e 43 non si applicano nei giudizi davanti ai conciliatori.

Art. 47. (Procedimento del regolamento di competenza).

L’istanza di regolamento di competenza si propone alla corte di cassazione con ricorso sottoscritto dal procuratore o dalla parte, se questa si e’ costituita personalmente. Il ricorso deve essere notificato alle parti che non vi hanno aderito entro il termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione della ((ordinanza)) che abbia pronunciato sulla competenza o dalla notificazione dell’impugnazione ordinaria nel caso previsto nell’art. 43, secondo comma. L’adesione delle parti puo’ risultare anche dalla sottoscrizione del ricorso.(6) La parte che propone l’istanza, nei cinque giorni successivi all’ultima notificazione del ricorso alle parti, deve chiedere ai cancellieri degli uffici davanti ai quali pendono i processi che i relativi fascicoli siano rimessi alla cancelleria della corte di cassazione. Nel termine perentorio di venti giorni dalla stessa notificazione deve depositare nella cancelleria il ricorso con i documenti necessari. Il regolamento d’ufficio e’ richiesto con ordinanza dal giudice, il quale dispone la rimessione del fascicolo di ufficio alla cancelleria della corte di cassazione. Le parti alle quali e’ notificato il ricorso o comunicata l’ordinanza del giudice, possono, nei venti giorni successivi, depositare nella cancelleria.

Art. 48. (Sospensione dei processi).

I processi relativamente ai quali e’ chiesto il regolamento di competenza sono sospesi dal giorno in cui e’ presentata l’istanza al cancelliere a norma dell’articolo precedente o dalla pronuncia dell’ordinanza che richiede il regolamento. Il giudice puo’ autorizzare il compimento degli atti che ritiene urgenti.

Art. 49. (Ordinanza di regolamento di competenza).

Il regolamento e’ pronunciato con ordinanza in camera di consiglio entro i venti giorni successivi alla scadenza del termine previsto nell’art. 47 ultimo comma. Con la ordinanza la corte di cassazione statuisce sulla competenza, da’ i provvedimenti necessari per la prosecuzione del processo davanti al giudice che dichiara competente e rimette, quando occorre, le parti in termini affinche’ provvedano alla loro difesa.

Art. 50. (Riassunzione della causa).

Se la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente avviene nel termine fissato nella ((ordinanza)) dal giudice e in mancanza in quello di ((tre mesi)) dalla comunicazione della ordinanza di regolamento o della ((ordinanza)) che dichiara l’incompetenza del giudice adito, il processo continua davanti al nuovo giudice. Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il processo si estingue.

Sezione VI-bis

Della composizione del tribunale

 

Art. 50-bis. (Cause nelle quali il tribunale giudica in composizione collegiale).

Il tribunale giudica in composizione collegiale: 1) nelle cause nelle quali e’ obbligatorio l’intervento del pubblico ministero, salvo che sia altrimenti disposto; 2) nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa; 3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate; 4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo; 5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea e del consiglio di amministrazione, nonche’ nelle cause di responsabilita’ da chiunque promosse contro gli organi ammmistrativi e di controllo, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari e i liquidatori delle societa’, delle mutue assicuratrici e societa’ cooperative, delle associazioni in partecipazione e dei consorzi; 6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima; 7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117. 7-bis) nelle cause di cui all’articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. Il tribunale giudica altresi’ in composizione collegiale nei procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli articoli 737 e seguenti, salvo che sia altrimenti disposto.

Art. 50-ter. (Cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica).

Fuori dei casi previsti dall’articolo 50-bis, il tribunale giudica in composizione monocratica.

Art. 50-quater. (Inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del tribunale).

Le disposizioni di cui agli articoli 50-bis e 50-ter non si considerano attinenti alla costituzione del giudice. Alla nullita’ derivante dalla loro inosservanza si applica l’articolo 161, primo comma.

Sezione VII

Dell’astensione, della ricusazione e della responsabilita’ dei giudici

Art. 51. (Astensione del giudice).

Il giudice ha l’obbligo di astenersi: 1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto; 2) se egli stesso o la moglie e’ parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o e’ convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori; 3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori; 4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico; 5) se e’ tutore, curatore ((, amministratore di sostegno)) , procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, e’ amministratore o gerente di un ente, di un’associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una societa’ o stabilimento che ha interesse nella causa. In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice puo’ richiedere al capo dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi; quando l’astensione riguarda il capo dell’ufficio, l’autorizzazione e’ chiesta al capo dell’ufficio superiore.

Art. 52. (Ricusazione del giudice).

Nei casi in cui e’ fatto obbligo al giudice di astenersi, ciascuna delle parti puo’ proporne la ricusazione mediante ricorso contenente i motivi specifici e i mezzi di prova. Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve essere depositato in cancelleria due giorni prima dell’udienza, se al ricusante e’ noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o decidere la causa, e prima dell’inizio della trattazione o discussione di questa nel caso contrario. La ricusazione sospende il processo.

Art. 53. (Giudice competente).

Sulla ricusazione decide il presidente del tribunale se e’ ricusato un giudice di pace; il collegio se e’ ricusato uno dei componenti del tribunale o della corte. La decisione e’ pronunciata con ordinanza non impugnabile, udito il giudice ricusato e assunte, quando occorre, le prove offerte.

Art. 54. (Ordinanza sulla ricusazione).

L’ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire quello ricusato. La ricusazione e’ dichiarata inammissibile, se non e’ stata proposta nelle forme e nei termini fissati nell’art. 52. Il giudice, con l’ordinanza con cui dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e puo’ condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a euro 250. Dell’ordinanza e’ data notizia dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla riassunzione della causa nel termine perentorio di sei mesi.

Art. 55. ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 9 DICEMBRE 1987, N. 497 A SEGUITO DI REFERENDUM POPOLARE))

Art. 56. ((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 9 DICEMBRE 1987, N. 497 A SEGUITO DI REFERENDUM POPOLARE))

CAPO II

Del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario

Art. 57. (Attivita’ del cancelliere).

Il cancelliere documenta a tutti gli effetti, nei casi e nei modi previsti dalla legge, le attivita’ proprie e quelle degli organi giudiziari e delle parti. Egli assiste il giudice in tutti gli atti dei quali deve essere formato processo verbale. Quando il giudice provvede per iscritto, salvo che la legge disponga altrimenti, il cancelliere stende la scrittura e vi appone la sua sottoscrizione dopo quella del giudice.

Art. 58. (Altre attivita’ del cancelliere).

Il cancelliere attende al rilascio di copie ed estratti autentici dei documenti prodotti, all’iscrizione delle cause a ruolo, alla formazione del fascicolo d’ufficio e alla conservazione di quelli delle parti, alle comunicazioni e alle notificazioni prescritte dalla legge o dal giudice, nonche’ alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.

Art. 59. (Attivita’ dell’ufficiale giudiziario).

L’ufficiale giudiziario assiste il giudice in udienza, provvede all’esecuzione dei suoi ordini, esegue la notificazione degli atti e attende alle altre incombenze che la legge gli attribuisce.

Art. 60. (Responsabilita’ del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario).

Il cancelliere e l’ufficiale giudiziario sono civilmente responsabili: 1) quando, senza giusto motivo, ricusano di compiere gli atti che sono loro legalmente richiesti oppure omettono di compierli nel termine che, su istanza di parte, e’ fissato dal giudice dal quale dipendono o dal quale sono stati delegati; 2) quando hanno compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave.

CAPO III

Del consulente tecnico, del custode e degli altri ausiliari del giudice

Art. 61. (Consulente tecnico).

Quando e’ necessario, il  giudice  puo’  farsi  assistere,  per  il compimento di singoli atti o per tutto il processo,  da  uno  o  piu’ consulenti di particolare competenza tecnica.

La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta  tra le  persone  iscritte  in  albi  speciali   formati   a   norma   delle disposizioni di attuazione al presente codice.

Art. 62. (Attivita’ del consulente).

Il consulente compie le indagini che gli sono commesse dal  giudice e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli richiede a norma degli articoli 194 e seguenti,  e  degli articoli 441 e 463.

Art. 63. (Obbligo di assumere l’incarico e ricusazione del consulente).

Il consulente scelto tra gli iscritti in un albo  ha  l’obbligo  di prestare il suo ufficio, tranne che il giudice riconosca che  ricorre un giusto motivo di astensione.

Il consulente  puo’  essere  ricusato  dalle  parti  per  i  motivi indicati nell’art. 51.

Della ricusazione  del  consulente  conosce  il  giudice  che  l’ha nominato.

Art. 64.  (Responsabilita’ del consulente).

Si applicano al  consulente  tecnico  le  disposizioni  del  codice penale relative ai periti.

In ogni caso, il consulente tecnico che incorre  in  colpa  grave nell’esecuzione degli atti che gli  sono  richiesti,  e’  punito  con l’arresto fino a un anno o con la ammenda fino a lire venti  milioni.

Si applica l’articolo 35 del codice penale. In ogni caso e’ dovuto il risarcimento dei danni causati alle parti.

Art. 65. (Custode).

La  conservazione  e  l’amministrazione  dei   beni   pignorati   o sequestrati sono affidate a un custode, quando la legge  non  dispone altrimenti.

Il compenso al custode  e’  stabilito,  con  decreto,  dal  giudice dell’esecuzione nel caso di nomina fatta dall’ufficiale giudiziario e in ogni altro caso dal giudice che l’ha nominato.

Art. 66. (Sostituzione del custode).

Il giudice, d’ufficio o su istanza di parte, puo’ disporre in  ogni tempo la sostituzione del custode.

Il custode che non ha diritto a  compenso  puo’  chiedere  in  ogni tempo di essere sostituito; altrimenti puo’  chiederlo  soltanto  per giusti motivi.

Il  provvedimento  di  sostituzione  e’  dato,  con  ordinanza  non impugnabile,  dal   giudice   di   cui   all’articolo   65,   secondo

comma.

Art. 67.  (Responsabilita’ del custode).

Ferme le disposizioni del codice penale, il custode che non  esegue l’incarico assunto puo’ essere condannato  dal  giudice  a  una  pena pecuniaria non superiore a lire cinquemila.

Egli e’ tenuto al risarcimento dei danni cagionati alle  parti,  se non esercita la custodia da buon padre di famiglia.

Art. 68.  (Altri ausiliari).

Nei casi previsti dalla legge o  quando  ne  sorge  necessita’,  il giudice, il  cancelliere  o  l’ufficiale  giudiziario  si  puo’  fare assistere da esperti in una determinata  arte  o  professione  e,  in generale, da persona idonea al compimento di atti che egli non e’  in grado di compiere da se’ solo.

Il giudice puo’ commettere a un notaio il compimento di determinati atti nei casi previsti dalla legge.  

Il  giudice  puo’  sempre  richiedere  l’assistenza   della   forza pubblica.

TITOLO II

DEL PUBBLICO MINISTERO

Art. 69.  (Azione del pubblico ministero).

Il pubblico ministero esercita l’azione civile nei  casi  stabiliti dalla legge.

Art. 70.  (Intervento in causa del pubblico ministero).

Il  pubblico  ministero  deve  intervenire,  a  pena  di   nullita’ rilevabile d’ufficio:

  1) nelle cause che egli stesso potrebbe proporre;

  2)  nelle  cause  matrimoniali,  comprese  quelle  di   separazione personale dei coniugi;

  3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacita’ delle persone;

  4) NUMERO ABROGATO DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533;

  5) negli altri casi previsti dalla legge.

Deve intervenire nelle cause davanti alla corte di cassazione nei casi stabiliti dalla legge.

Puo’ infine intervenire in ogni  altra  causa  in  cui  ravvisa  un pubblico interesse.

Art. 71.  (Comunicazione degli atti processuali al pubblico ministero).

Il giudice, davanti al quale e’ proposta una delle  cause  indicate nel primo comma dell’articolo  precedente,  ordina  la  comunicazione degli atti al pubblico ministero affinche’ possa intervenire.

Lo stesso ordine il giudice puo’ dare ogni volta  che  ravvisi  uno dei casi previsti nell’ultimo comma dell’articolo precedente.

Art. 72. (Poteri del pubblico ministero).

Il pubblico ministero, che interviene  nelle  cause  che  avrebbe potuto proporre, ha gli stessi poteri che competono alle parti  e  li

esercita nelle forme che la legge stabilisce per queste ultime.  

Negli altri casi di intervento previsti  nell’articolo  70,  tranne che nelle  cause  davanti  alla  Corte  di  cassazione,  il  pubblico ministero  puo’   produrre   documenti,   dedurre   prove,   prendere conclusioni nei limiti delle domande proposte dalle parti.

Il pubblico ministero puo’ proporre impugnazioni contro le sentenze relative a cause matrimoniali, salvo che per  quelle  di  separazione personale dei coniugi.

Lo stesso potere spetta al pubblico ministero  contro  le  sentenze che dichiarino l’efficacia  o  l’inefficacia  di  sentenze  straniere relative a cause matrimoniali, salvo che per  quelle  di  separazione personale dei coniugi.

Nelle ipotesi prevedute nei commi terzo e quarto,  la  facolta’  di impugnazione spetta tanto al pubblico ministero presso il giudice che ha  pronunziato  la  sentenza  quanto  a  quello  presso  il  giudice competente a decidere sull’impugnazione.

Il termine decorre  dalla  comunicazione  della  sentenza  a  norma dell’articolo 133.

Restano salve le disposizioni dell’articolo 397.

Art. 73.  (Astensione del pubblico ministero).

Ai magistrati del pubblico ministero che intervengono nel  processo civile si applicano le  disposizioni  del  presente  codice  relative all’astensione dei giudici, ma non quelle relative alla ricusazione.

 Art. 74. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 9 DICEMBRE 1987, N. 497 A  SEGUITO  DI REFERENDUM POPOLARE)

TITOLO III

DELLE PARTI E DEI DIFENSORI

CAPO I

Delle parti

Art. 75. (Capacita’ processuale).

Sono capaci di stare in giudizio le persone  che  hanno  il  libero esercizio dei diritti che vi si fanno valere.

Le persone che non  hanno  il  libero  esercizio  dei  diritti  non possono  stare  in  giudizio  se  non  rappresentate,   assistite   o

autorizzate secondo le norme che regolano la loro capacita’.

Le persone giuridiche stanno  in  giudizio  per  mezzo  di  chi  le rappresenta a norma della legge o dello statuto.

Le associazioni e i comitati,  che  non  sono  persone  giuridiche, stanno in giudizio per mezzo delle persone indicate negli articoli 36 e seguenti del codice civile.

Art. 76.  (Famiglia Reale).

Al Re Imperatore, alla Regina Imperatrice e ai Principi della  Casa Reale e’ sostituito in giudizio il Ministro della Real Casa.

Art. 77.  (Rappresentanza del procuratore e dell’institore).

Il procuratore generale e quello preposto a determinati affari  non possono stare in giudizio per il preponente, quando questo potere non e’ stato loro conferito espressamente per iscritto,  tranne  che  per gli atti urgenti e per le misure cautelari.

Tale potere si presume conferito al procuratore generale di chi non ha residenza o domicilio nella Repubblica e all’institore.

Art. 78. (Curatore speciale).

Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o  l’assistenza, e vi sono ragioni di urgenza, puo’ essere nominato all’incapace, alla persona giuridica o all’associazione  non  riconosciuta  un  curatore speciale che li rappresenti o assista finche’ subentri colui al quale spetta la rappresentanza o l’assistenza.  

Si  procede  altresi’  alla  nomina  di  un  curatore  speciale  al rappresentato, quando vi e’ conflitto d’interessi col rappresentante.

Art. 79. (Istanza di nomina del curatore speciale).

La nomina del curatore speciale di cui all’articolo precedente puo’ essere in ogni caso  chiesta  dal  pubblico  ministero.  Puo’  essere chiesta  anche  dalla  persona  che  deve  essere   rappresentata  o  assistita, sebbene incapace, nonche’ dai suoi prossimi  congiunti  e, in caso di conflitto di interessi, dal rappresentante.

Puo’ essere inoltre chiesta da qualunque altra parte in  causa  che vi abbia interesse.

Art. 80. (Provvedimento di nomina del curatore speciale).

L’istanza per  la  nomina  del  curatore  speciale  si  propone  al conciliatore o al  presidente  dell’ufficio  giudiziario  davanti  al

quale s’intende proporre la causa.

Il  giudice,  assunte   le   opportune   informazioni   e   sentite possibilmente le persone interessate, provvede con decreto. Questo e’ comunicato al pubblico ministero affinche’ provochi, quando  occorre, i provvedimenti per la costituzione della  normale  rappresentanza  assistenza dell’incapace, della persona giuridica o dell’associazione non riconosciuta.

Art. 81.  (Sostituzione processuale).

Fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, nessuno puo’ far valere nel processo in nome proprio un diritto altrui.

CAPO II

Dei difensori

Art. 82. (Patrocinio).

Davanti al giudice di pace  le  parti  possono  stare  in  giudizio personalmente  nelle  cause  il  cui  valore  non  eccede   lire   un

milione.

Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se non col ministero o con l’assistenza di un  difensore.  Il  giudice  di  pace tuttavia, in considerazione della natura ed entita’ della causa,  con decreto  emesso  anche  su  istanza   verbale   della   parte,  puo’ autorizzarla a stare in giudizio di persona.

Salvi i casi  in  cui  la  legge  dispone  altrimenti,  davanti  al tribunale e alla corte d’appello le parti debbono stare  in  giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente; e davanti  alla Corte  di  cassazione  col  ministero   di   un   avvocato   iscritto nell’apposito albo.

 Art. 83. (Procura alle liti).

Quando la parte sta in giudizio  col  ministero  di  un  difensore, questi deve essere munito di procura.

La procura alle liti puo’ essere generale o speciale, e deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

La procura speciale puo’ essere anche apposta in calce o a  margine della citazione, del ricorso, del controricorso,  della  comparsa  di risposta o d’intervento, del precetto o  della  domanda  d’intervento nell’esecuzione,  ovvero  della  memoria  di  nomina  del   nuovo difensore,   in   aggiunta   o   in   sostituzione   del    difensore originariamente  designato.  In  tali   casi   l’autografia   della sottoscrizione della parte deve essere certificata dal difensore.  La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata  su  foglio separato che  sia  pero’  congiunto  materialmente  all’atto  cui  si riferisce, o su documento informatico  separato  sottoscritto  con firma  digitale  e  congiunto  all’atto  cui  si  riferisce  mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della giustizia. Se la procura alle liti  e’  stata  conferita  su supporto  cartaceo,  il  difensore  che  si  costituisce   attraverso strumenti telematici ne trasmette la  copia  informatica  autenticata con   firma   digitale,   nel   rispetto   della   normativa,   anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la  trasmissione  e  la ricezione   dei   documenti   informatici   e   trasmessi   in    via telematica.

La  procura  speciale  si  presume  conferita   soltanto   per   un determinato grado del processo,  quando  nell’atto  non  e’  espressa volonta’ diversa.

Art. 84.  (Poteri del difensore).

Quando la parte sta in giudizio col ministero del difensore, questi puo’ compiere e ricevere, nell’interesse della  parte  stessa,  tutti

gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa  espressamente riservati.

In ogni caso non puo’ compiere atti che importano disposizione  del diritto in contesa, se non ne ha ricevuto espressamente il potere.

Art. 85. (Revoca e rinuncia alla procura).

La procura puo’ essere sempre revocata e il difensore  puo’  sempre rinunciarvi, ma la  revoca  e  la  rinuncia  non  hanno  effetto  nei confronti dell’altra parte finche’ non sia avvenuta  la  sostituzione del difensore.

Art. 86. (Difesa personale della parte).

La parte o la persona che la rappresenta o assiste,  quando  ha  la qualita’ necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, puo’ stare in giudizio senza il ministero di altro difensore.

Art. 87. (Assistenza degli avvocati e del consulente tecnico).

La parte puo’ farsi assistere da uno o piu’ avvocati, e anche da un consulente tecnico nei casi e  con  i  modi  stabiliti  nel  presente codice.

CAPO III

Dei doveri delle parti e dei difensori

Art. 88.  (Dovere di lealta’ e di probita’).

Le parti e i loro difensori  hanno  il  dovere  di  comportarsi  in giudizio con lealta’ e probita’.

In caso di mancanza dei difensori a tale dovere,  il  giudice  deve riferirne alle autorita’ che esercitano il potere disciplinare su  di

essi.

Art. 89. (Espressioni sconvenienti od offensive).

Negli scritti presentati e  nei  discorsi  pronunciati  davanti  al giudice, le parti e i loro difensori non  debbono  usare  espressioni sconvenienti od offensive.

Il giudice,  in  ogni  stato  dell’istruzione,  puo’  disporre  con ordinanza che si cancellino le espressioni sconvenienti od offensive, e, con la sentenza che decide la causa, puo’ inoltre  assegnare  alla persona offesa una somma a titolo di risarcimento del danno anche non patrimoniale sofferto, quando le espressioni offensive non riguardano l’oggetto della causa.

CAPO IV

Delle responsabilita’ delle parti per le spese e per i danni processuali

Art. 90.  ( ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115 )

Art. 91. (Condanna alle spese).

Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti  a  lui, condanna la parte  soccombente  al  rimborso  delle  spese  a  favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari  di difesa. Se accoglie la domanda in misura non superiore  all’eventuale proposta conciliativa, condanna  la  parte  che  ha  rifiutato  senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, salvo  quanto  disposto dal secondo comma dell’articolo 92.

Le spese della sentenza sono liquidate dal cancelliere con nota  in margine alla stessa; quelle della notificazione della  sentenza,  del titolo  esecutivo  e  del  precetto  sono  liquidate   dall’ufficiale giudiziario  con  nota  in  margine  all’originale   e   alla   copia notificata.

I reclami contro le liquidazioni di cui al  comma  precedente  sono decisi con le forme previste  negli  articoli  287  e  288  dal  capo dell’ufficio  a  cui  appartiene   il   cancelliere   o   l’ufficiale giudiziario.

Nelle cause previste dall’articolo 82,  primo  comma,  le  spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono  superare  il valore della domanda.

Art. 92. (Condanna alle spese per singoli atti. Compensazione delle spese).

Il  Giudice,  nel  pronunciare  la  condanna  di  cui  all’articolo precedente, puo’ escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla

parte vincitrice, se  le  ritiene  eccessive  o  superflue;  e  puo’, indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione  al  dovere di cui all’art. 88, essa ha causato all’altra parte.

Se vi e’ soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta  novita’ della questione trattata o mutamento  della  giurisprudenza  rispetto alle questioni dirimenti, il giudice puo’ compensare le spese tra  le parti, parzialmente o per intero*. 

Se le parti si sono conciliate, le spese si  intendono  compensate, salvo che le parti stesse abbiano diversamente convenuto nel processo verbale di conciliazione.

* La Corte Costituzionale, con sentenza 7 marzo – 19 aprile 2018,  n. 77  (in  G.U.     s.s.   26/04/2018,   n.   17),   ha   dichiarato “l’illegittimita’ costituzionale dell’art.  92,  secondo  comma,  del codice di procedura civile, nel testo modificato dall’art. 13,  comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n.  132  (Misure  urgenti  di degiurisdizionalizzazione ed  altri  interventi  per  la  definizione dell’arretrato  in  materia  di  processo  civile),  convertito,  con modificazioni, nella legge 10 novembre 2014, n. 162, nella  parte  in cui non prevede che il giudice  possa  compensare  le  spese  tra  le parti, parzialmente o per  intero,  anche  qualora  sussistano  altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni”.

Art. 93. (Distrazione delle spese).

Il difensore con procura puo’ chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e  degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che  dichiara  di avere anticipate.

Finche’ il difensore non abbia conseguito il rimborso  che  gli  e’ stato attribuito, la parte puo’ chiedere al  giudice,  con  le  forme

stabilite  per  la  correzione  delle   sentenze,   la   revoca   del provvedimento, qualora dimostri di aver soddisfatto  il  credito  del

difensore per gli onorari e le spese.

Art. 94.  (Condanna di rappresentanti o curatori).

Gli eredi beneficiati, i tutori, i curatori e  in  generale  coloro che rappresentano o assistono la parte  in  giudizio  possono  essere

condannati personalmente,  per  motivi  gravi  che  il  giudice  deve specificare nella sentenza, alle  spese  dell’intero  processo  o  di singoli atti, anche in solido con la parte rappresentata o assistita.

Art. 95. (Spese del processo di esecuzione).

Le spese sostenute dal creditore procedente e da quelli intervenuti che partecipano utilmente alla distribuzione sono a carico di chi  ha subito l’esecuzione, fermo il privilegio stabilito dal codice civile.

Art. 96. (Responsabilita’ aggravata).

Se risulta che  la  parte  soccombente  ha  agito  o  resistito  in giudizio con  mala  fede  o  colpa  grave,  il  giudice,  su  istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al  risarcimento dei danni, che liquida, anche di ufficio, nella sentenza.

Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui  e’  stato eseguito un provvedimento cautelare, o trascritta domanda giudiziale, o  iscritta  ipoteca   giudiziale,   oppure   iniziata   o   compiuta l’esecuzione forzata, su istanza della parte danneggiata condanna  al risarcimento dei danni l’attore o il  creditore  procedente,  che  ha agito senza la normale prudenza. La liquidazione dei danni e’ fatta a norma del comma precedente.

In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, puo’ altresi’  condannare  la  parte soccombente al pagamento, a favore della controparte,  di  una  somma equitativamente determinata.

Art. 97. (Responsabilita’ di piu’ soccombenti).

Se le parti soccombenti sono piu’, il giudice condanna ciascuna  di esse alle spese e ai danni in proporzione  del  rispettivo  interesse nella causa. Puo’ anche pronunciare condanna solidale di tutte  o  di alcune tra esse, quando hanno interesse comune.

Se la sentenza non statuisce sulla ripartizione delle spese  e  dei danni, questa si fa per quote uguali.

Art. 98. (Cauzione per le spese).

Il giudice istruttore, il pretore o il conciliatore, su istanza del convenuto, puo’ disporre con ordinanza che l’attore  non  ammesso  al

gratuito patrocinio presti cauzione  per  il  rimborso  delle  spese, quando vi e’ fondato timore che l’eventuale  condanna  possa  restare ineseguita.

Se la cauzione non e’ prestata nel termine stabilito,  il  processo si estingue.

TITOLO IV

DELL’ESERCIZIO DELL’AZIONE

Art. 99. (Principio della domanda).

Chi vuole far valere un diritto in giudizio deve  proporre  domanda al giudice competente.

Art. 100.  (Interesse ad agire).

Per proporre una domanda o per contradire alla stessa e’ necessario avervi interesse.

Art. 101. (Principio del contraddittorio).

Il giudice, salvo  che  la  legge  disponga  altrimenti,  non  puo’ statuire sopra alcuna  domanda,  se  la  parte  contro  la  quale  e’ proposta non e’ stata regolarmente citata e non e’ comparsa.

Se ritiene di porre a fondamento della  decisione  una  questione rilevata d’ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando  alle parti, a pena di nullita’, un termine, non inferiore a  venti  e  non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il  deposito  in cancelleria  di  memorie  contenenti  osservazioni   sulla   medesima

questione.

Art. 102. (Litisconsorzio necessario).

Se la decisione non puo’ pronunciarsi  che  in  confronto  di  piu’ parti, queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo.

Se questo e’ promosso da alcune o contro alcune soltanto  di  esse, il giudice ordina l’integrazione del  contradittorio  in  un  termine perentorio da lui stabilito.

Art. 103. (Litisconsorzio facoltativo).

Piu’  parti  possono  agire  o  essere  convenute  nello   stesso processo, quando tra le cause che si  propongono  esiste  connessione per l’oggetto o per il titolo dal quale dipendono, oppure  quando  la decisione dipende, totalmente o parzialmente,  dalla  risoluzione  di identiche questioni. 

Il giudice puo’  disporre,  nel  corso  della  istruzione  o  nella decisione, la separazione delle cause, se vi e’ istanza di  tutte  le parti,  ovvero  quando   la   continuazione   della   loro   riunione ritarderebbe o renderebbe piu’ gravoso il processo, e puo’  rimettere al giudice inferiore le cause di sua competenza)).

Art. 104. (Pluralita’ di domande contro la stessa parte).

Contro la stessa parte possono  proporsi  nel  medesimo  processo piu’ domande anche non altrimenti connesse, purche’ sia osservata  la norma dell’art. 10 secondo comma.

E’ applicabile la  disposizione  del  secondo  comma  dell’articolo precedente.

Art. 105. (Intervento volontario).

Ciascuno puo’ intervenire in un processo tra altre persone per  far valere, in confronto di tutte le  parti  o  di  alcune  di  esse,  un diritto relativo all’oggetto o  dipendente  dal  titolo  dedotto  nel processo medesimo. 

Puo’ altresi’ intervenire per sostenere le ragioni di alcuna  delle parti, quando vi ha un proprio interesse.

Art. 106. (Intervento su istanza di parte).

Ciascuna parte puo’ chiamare nel processo un terzo al quale ritiene comune la causa o dal quale pretende essere garantita.

Art. 107. (Intervento per ordine del giudice).

Il giudice, quando ritiene opportuno che il processo si  svolga  in confronto di un  terzo  al  quale  la  causa  e’  comune,  ne  ordina l’intervento.

Art. 108. (Estromissione del garantito).

Se il garante comparisce e accetta di assumere la  causa  in  luogo del garantito, questi puo’ chiedere, qualora le altre  parti  non  si oppongano, la propria estromissione. Questa e’ disposta  dal  giudice con ordinanza; ma la sentenza  di  merito  pronunciata  nel  giudizio spiega i suoi effetti anche contro l’estromesso.

Art. 109. (Estromissione dell’obbligato).

Se si contende a quale di  piu’  parti  spetta  una  prestazione  e l’obbligato si dichiara pronto a eseguirla a  favore  di  chi  ne  ha diritto, il giudice puo’ ordinare il  deposito  della  cosa  o  della somma dovuta e, dopo il deposito, puo’ estromettere  l’obbligato  dal processo.

Art. 110. (Successione nel processo).

Quando la parte vien meno per morte o per altra causa, il  processo e’ proseguito dal successore universale o in suo confronto.

Art. 111. (Successione a titolo particolare nel diritto controverso).

Se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie.

Se il trasferimento a titolo particolare avviene a causa di  morte, il  processo  e’  proseguito  dal  successore  universale  o  in  suo confronto.

In ogni caso il successore a titolo particolare puo’ intervenire  o essere chiamato nel processo e, se  le  altre  parti  vi  consentono, l’alienante o il successore universale puo’ esserne estromesso.

La sentenza pronunciata contro questi ultimi spiega sempre  i  suoi effetti anche  contro  il  successore  a  titolo  particolare  ed  e’ impugnabile anche da lui, salve le norme sull’acquisto in buona  fede dei mobili e sulla trascrizione.

TITOLO V

DEI POTERI DEL GIUDICE

Art. 112. (Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato).

Il giudice deve pronunciare su tutta  la  domanda  e  non  oltre  i limiti di essa; e non puo’ pronunciare d’ufficio  su  eccezioni,  che possono essere proposte soltanto dalle parti.

Art. 113. (Pronuncia secondo diritto).

Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire  le  norme  del diritto, salvo che la legge gli attribuisca  il  potere  di  decidere secondo equita’.

Il giudice di pace decide secondo equita’ le cause  il  cui  valore non eccede  millecento  euro,  salvo  quelle  derivanti  da  rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le modalita’  di  cui all’articolo 1342 del codice civile.

Art. 114. (Pronuncia secondo equita’ a richiesta di parte).

Il giudice, sia in primo grado che in  appello,  decide  il  merito della causa secondo equita’ quando esso riguarda diritti  disponibili delle parti e queste gliene fanno concorde richiesta.

Art. 115. (Disponibilita’ delle prove).

Salvi i casi previsti  dalla  legge,  il  giudice  deve  porre  a fondamento della decisione  le  prove  proposte  dalle  parti  o  dal pubblico ministero, nonche’ i fatti non  specificatamente  contestati dalla parte costituita.

Il  giudice  puo’  tuttavia,  senza  bisogno  di  prova,  porre   a fondamento della decisione le nozioni di fatto  che  rientrano  nella comune esperienza.

Art. 116. (Valutazione delle prove).

Il  giudice  deve  valutare  le  prove  secondo  il  suo   prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga altrimenti. 

Il giudice puo’ desumere argomenti di prova dalle risposte  che  le parti gli danno a norma  dell’articolo  seguente,  dal  loro  rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate  e,  in generale, dal contegno delle parti stesse nel processo.

Art. 117. (Interrogatorio non formale delle parti).

Il giudice, in qualunque stato e grado del processo, ha facolta’ di ordinare la comparizione personale delle parti in contraddittorio tra loro per interrogarle liberamente sui fatti  della  causa.  Le  parti possono farsi assistere dai difensori.

Art. 118. (Ordine d’ispezione di persone e di cose).

Il giudice puo’ ordinare alle parti e ai terzi di consentire  sulla loro persona o sulle cose in loro possesso le ispezioni che  appaiano indispensabili per conoscere i fatti della causa, purche’ cio’  possa compiersi senza grave danno per la parte o  per  il  terzo,  e  senza costringerli a violare uno dei segreti previsti negli articoli 351  e 352 del codice di procedura penale.

Se la parte rifiuta di eseguire tale ordine senza giusto motivo, il giudice puo’ da questo rifiuto desumere argomenti di  prova  a  norma dell’articolo 116, secondo comma.

Se rifiuta il terzo, il giudice lo condanna a una  pena  pecuniaria non superiore a lire duemila.

Art. 119. (Imposizione di cauzione).

Il giudice, nel provvedimento col quale impone una  cauzione,  deve indicare l’oggetto di essa, il modo di prestarla, e il termine  entro il quale la prestazione deve avvenire.

Art. 120. (Pubblicita’ della sentenza).

Nei casi in cui la pubblicita’ della  decisione  di  merito  puo’ contribuire a  riparare  il  danno,  compreso  quello  derivante  per effetto di quanto previsto all’articolo 96, il giudice, su istanza di parte, puo’ ordinarla  a  cura  e  spese  del  soccombente,  mediante inserzione per estratto, ovvero mediante comunicazione,  nelle  forme specificamente  indicate,  in  una  o  piu’  testate  giornalistiche, radiofoniche o televisive e in siti internet da lui designati.

Se l’inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, puo’ procedervi la parte a favore  della  quale  e’  stata  disposta,  con diritto a ripetere le spese dall’obbligato.

TITOLO VI

DEGLI ATTI PROCESSUALI

CAPO I

Delle forme degli atti e dei provvedimenti

Sezione I

Degli atti in generale

Art. 121. (Liberta’ di forme).

Gli atti del processo, per i quali  la  legge  non  richiede  forme determinate, possono essere  compiuti  nella  forma  piu’  idonea  al raggiungimento del loro scopo.

Art. 122. (Uso della lingua italiana – Nomina dell’interprete).

In tutto il processo e’ prescritto l’uso della lingua italiana. 

Quando deve essere sentito chi non conosce la lingua  italiana,  il giudice puo’ nominare un interprete.

Questi, prima di esercitare  le  sue  funzioni,  presta  giuramento davanti al giudice di adempiere fedelmente il suo ufficio.

Art. 123.(Nomina del traduttore).

Quando occorre  procedere  all’esame  di  documenti  che  non  sono scritti in lingua italiana, il giudice puo’ nominare  un  traduttore, il quale presta giuramento a norma dell’articolo precedente.

Art. 124. (Interrogazione del sordo e del muto).

Se nel procedimento deve essere sentito un  sordo,  un  muto  o  un sordomuto, le interrogazioni e le risposte possono essere  fatte  per iscritto.

Quando occorre, il giudice nomina un interprete,  il  quale  presta giuramento a norma dell’articolo 122 ultimo comma.

Art. 125. (Contenuto e sottoscrizione degli atti di parte).

Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione,  il  ricorso, la comparsa, il controricorso, il precetto debbono indicare l’ufficio giudiziario, le parti, l’oggetto,  le  ragioni  della  domanda  e  le conclusioni o l’istanza, e, tanto nell’originale quanto  nelle  copie da notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se  essa  sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore che indica il proprio codice fiscale. Il difensore  deve  altresi’  indicare  il  proprio numero di fax. 

La procura al difensore dell’attore puo’ essere rilasciata in  data posteriore alla notificazione dell’atto, purche’  anteriormente  alla costituzione della parte rappresentata.

La disposizione del comma precedente non si applica quando la legge richiede che la citazione sia sottoscritta  da  difensore  munito  di mandato speciale.

Art. 126. (Contenuto del processo verbale).

Il processo verbale  deve  contenere  l’indicazione  delle  persone intervenute e delle circostanze di luogo e di tempo nelle  quali  gli atti  che  documenta  sono  compiuti;  deve  inoltre   contenere   la descrizione delle attivita’ svolte e delle rilevazioni fatte, nonche’ le dichiarazioni ricevute.

Il processo verbale e’ sottoscritto dal cancelliere. Se  vi  sono altri intervenuti,  il  cancelliere,  quando  la  legge  non  dispone altrimenti, da’ loro lettura del processo verbale.

Sezione II

Delle udienze

Art. 127.(Direzione dell’udienza).

L’udienza e’ diretta dal  giudice  singolo  o  dal  presidente  del collegio.

Il giudice che la dirige puo’ fare  o  prescrivere  quanto  occorre affinche’ la trattazione delle  cause  avvenga  in  modo  ordinato  e proficuo, regola la discussione, determina i  punti  sui  quali  essa deve svolgersi e la dichiara chiusa quando la ritiene sufficiente.

Art. 128. (Udienza pubblica).

L’udienza in cui  si  discute  la  causa  e’  pubblica  a  pena  di nullita’, ma il giudice che la dirige puo’ disporre che si  svolga  a porte chiuse, se ricorrono  ragioni  di  sicurezza  dello  Stato,  di ordine pubblico o di buon costume.

Il giudice  esercita  i  poteri  di  polizia  per  il  mantenimento dell’ordine e del decoro e puo’ allontanare chi contravviene alle sue prescrizioni.

Art. 129.(Doveri di chi interviene o assiste all’udienza).

Chi interviene o  assiste  all’udienza  non  puo’  portare  armi  o bastoni e deve stare a capo scoperto e in silenzio.

E’ vietato fare  segni  di  approvazione  o  di  disapprovazione  o cagionare in qualsiasi modo disturbo.

Art. 130. (Redazione del processo verbale).

Il cancelliere redige il  processo  verbale  di  udienza  sotto  la direzione del giudice.

Il processo verbale e’ sottoscritto da chi presiede l’udienza e dal cancelliere: di esso non si da’ lettura, salvo  espressa  istanza  di parte.

Sezione III

Dei provvedimenti

Art. 131. (Forma dei provvedimenti in generale).

La legge prescrive in quali casi  il  giudice  pronuncia  sentenza, ordinanza o decreto.

In mancanza di tali prescrizioni,  i  provvedimenti  sono  dati  in qualsiasi forma idonea al raggiungimento del loro scopo.

Dei  provvedimenti  collegiali  e’  compilato  sommario  processo verbale, il quale deve contenere la  menzione  dell’unanimita’  della decisione o del dissenso, succintamente motivato,  che  qualcuno  dei componenti  del  collegio,  da   indicarsi   nominativamente,   abbia eventualmente  espresso  su  ciascuna  delle  questioni  decise. Il verbale, redatto dal meno anziano dei componenti togati del  collegio e  sottoscritto  da  tutti  i  componenti  del  collegio  stesso,  e’ conservato a  cura  del  presidente  in  plico  sigillato  presso  la cancelleria dell’ufficio.

Art. 132.(Contenuto della sentenza).

La sentenza e’ pronunciata in nome  del  Re  d’Italia  e  d’Albania Imperatore d’Etiopia.

Essa deve contenere:

  1) l’indicazione del giudice che l’ha pronunciata;

  2) l’indicazione delle parti e dei loro difensori;

  3) le conclusioni del pubblico ministero e quelle delle parti;

  4) la concisa esposizione delle ragioni di  fatto  e  di  diritto della decisione;

  5) il dispositivo, la data della deliberazione e la  sottoscrizione del giudice.

La sentenza emessa dal giudice collegiale e’ sottoscritta  soltanto dal presidente e dal giudice estensore. Se  il  presidente  non  puo’ sottoscrivere per morte o per altro impedimento,  la  sentenza  viene sottoscritta dal componente piu’ anziano del collegio, purche’  prima della sottoscrizione sia menzionato l’impedimento;  se  lo  estensore non puo’ sottoscrivere la sentenza per morte o altro  impedimento  e’ sufficiente la sottoscrizione  del  solo  presidente,  purche’  prima della sottoscrizione sia menzionato l’impedimento.

Art. 133. (Pubblicazione e comunicazione della sentenza).

La sentenza e’ resa pubblica mediante  deposito  nella  cancelleria del giudice che l’ha pronunciata.

Il cancelliere da’ atto del deposito in calce alla  sentenza  e  vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il testo integrale della sentenza, ne da’ notizia alle parti che si sono costituite. ((La comunicazione non e’ idonea a  far decorrere i termini per le impugnazioni di cui all’articolo 325. COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183.

Art. 134.(Forma, contenuto e comunicazione dell’ordinanza).

L’ordinanza  e’  succintamente  motivata.  Se  e’  pronunciata   in udienza, e’ inserita nel processo verbale; se  e’  pronunciata  fuori dell’udienza, e’ scritta in  calce  al  processo  verbale  oppure  in foglio separato, munito della data e della sottoscrizione del giudice o, quando questo e’ collegiale, del presidente.

Il cancelliere comunica alle parti  l’ordinanza  pronunciata  fuori dell’udienza, salvo che la legge ne prescriva la notificazione.

COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183.

Art. 135. (Forma e contenuto del decreto).

Il decreto e’ pronunciato d’ufficio  o  su  istanza  anche  verbale della parte.

Se e’ pronunciato su ricorso, e’ scritto in calce al medesimo.

Quando l’istanza e’ proposta verbalmente,  se  ne  redige  processo verbale e il decreto e’ inserito nello stesso.

Il decreto non e’ motivato, salvo che la motivazione sia prescritta espressamente dalla legge; e’ datato ed e’ sottoscritto  dal  giudice o, quando questo e’ collegiale, dal presidente.

Sezione IV

Delle comunicazioni e delle notificazioni

Art. 136. (Comunicazioni).

Il  cancelliere,  con  biglietto  di  cancelleria,  fa  le comunicazioni che sono  prescritte  dalla  legge  o  dal  giudice  al pubblico ministero, alle parti, al consulente, agli  altri  ausiliari del giudice e ai testimoni, e da’ notizia di quei provvedimenti per i quali e’ disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione.

Il biglietto e’ consegnato dal cancelliere al destinatario, che  ne rilascia  ricevuta,  ovvero  trasmesso  a  mezzo  posta   elettronica certificata,  nel  rispetto  della  normativa,  anche  regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione  e  la  ricezione  dei documenti informatici. 

Salvo che la legge  disponga  diversamente,  se  non  e’  possibile procedere  ai  sensi  del  comma  che  precede,  il  biglietto  viene trasmesso a mezzo telefax, o e’ rimesso all’ufficiale giudiziario per la notifica.

COMMA ABROGATO DALLA L. 12 NOVEMBRE 2011, N. 183.

Art. 137. (Notificazioni).

Le notificazioni, quando non e’ disposto altrimenti, sono  eseguite dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte o  su  richiesta  del pubblico ministero o del cancelliere.

L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione  mediante  consegna al  destinatario  di  copia  conforme  all’originale   dell’atto   da notificarsi.

Se  l’atto  da  notificare  o  comunicare  e’  costituito  da  un documento informatico e il destinatario  non  possiede  indirizzo  di posta elettronica  certificata,  l’ufficiale  giudiziario  esegue  la notificazione mediante consegna di una copia  dell’atto  su  supporto cartaceo, da lui dichiarata conforme  all’originale,  e  conserva  il documento informatico  per  i  due  anni  successivi.  Se  richiesto, l’ufficiale giudiziario  invia  l’atto  notificato  anche  attraverso strumenti telematici all’indirizzo di  posta  elettronica  dichiarato dal  destinatario  della  notifica  o  dal  suo  procuratore,  ovvero consegna ai medesimi, previa esazione  dei  relativi  diritti,  copia dell’atto notificato, su supporto informatico non riscrivibile.

Se la notificazione non puo’ essere eseguita in  mani  proprie  del destinatario,  tranne  che  nel  caso  previsto  dal  secondo   comma dell’articolo 143, l’ufficiale giudiziario  consegna  o  deposita  la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e  su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso.

Sulla busta non sono apposti segni  o  indicazioni  dai  quali  possa desumersi il contenuto dell’atto.

Le disposizioni di cui al  terzo  comma  si  applicano  anche  alle comunicazioni effettuate con biglietto di cancelleria ai sensi  degli articoli 133 e 136.

Art. 138. (Notificazione in mani proprie).

L’ufficiale  giudiziario  esegue  la  notificazione   di   regola mediante consegna della copia nelle mani  proprie  del  destinatario, presso la casa di abitazione oppure,  se  cio’  non  e’  possibile, ovunque  lo  trovi  nell’ambito  della  circoscrizione   dell’ufficio giudiziario al quale e’ addetto.

Se il  destinatario  rifiuta  di  ricevere  la  copia,  l’ufficiale giudiziario ne da’  atto  nella  relazione,  e  la  notificazione  si considera fatta in mani proprie.

Art. 139.(Notificazione nella residenza, nella dimora o nel domicilio).

Se non avviene  nel  modo  previsto  nell’articolo  precedente,  la notificazione  deve  essere  fatta  nel  comune  di   residenza   del destinatario,  ricercandolo  nella  casa  di  abitazione  o  dove  ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio.

Se il destinatario  non  viene  trovato  in  uno  di  tali  luoghi, l’ufficiale giudiziario consegna copia dell’atto  a  una  persona  di famiglia o addetta alla casa, allo ufficio o all’azienda, purche’ non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.

In mancanza delle persone indicate nel comma precedente,  la  copia e’  consegnata  al  portiere  dello  stabile  dove  e’  l’abitazione, l’ufficio o l’azienda, e, quando anche il portiere manca, a un vicino di casa che accetti di riceverla.

Il portiere o il vicino  deve  sottoscrivere una  ricevuta,  e l’ufficiale giudiziario da’  notizia  al  destinatario  dell’avvenuta notificazione dell’atto, a mezzo di lettera raccomandata.

Se  il  destinatario  vive  abitualmente  a  bordo  di   una   nave mercantile, l’atto puo’ essere consegnato al capitano o a chi  ne  fa le veci.

Quando non e’ noto il comune di residenza, la notificazione  si  fa nel comune di dimora, e, se anche questa e’  ignota,  nel  comune  di domicilio,  osservate  in  quanto  o’   possibile   le   disposizioni precedenti.

Art. 140.(Irreperibilita’ o rifiuto di ricevere la copia).

Se non e’ possibile eseguire la consegna per irreperibilita’ o  per incapacita’  o   rifiuto   delle   persone   indicate   nell’articolo precedente, l’ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa  del comune dove la  notificazione  deve  eseguirsi,  affigge  avviso  del deposito in busta chiusa e sigillata  alla  porta  dell’abitazione  o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario, e  gliene  da’  notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.

Art. 141. (Notificazione presso il domiciliatario).

La notificazione degli atti a chi ha eletto  domicilio  presso  una persona o un ufficio puo’ essere fatta  mediante  consegna  di  copia alla persona o al capo dell’ufficio in  qualita’  di  domiciliatario, nel luogo indicato nell’elezione.

Quando l’elezione di domicilio e’ stata inserita in  un  contratto, la notificazione presso il domiciliatario e’ obbligatoria,  se  cosi’ e’ stato espressamente dichiarato.

La consegna, a norma dell’art. 138, della copia  nelle  mani  della persona  o  del  capo  dell’ufficio  presso  i  quali  si  e’  eletto domicilio, equivale a consegna nelle mani proprie del destinatario.

La notificazione non puo’ essere fatta nel domicilio eletto  se  e’ chiesta dal domiciliatario o questi e’ morto o si e’ trasferito fuori della  sede  indicata  nell’elezione  di  domicilio  o   e’   cessato l’ufficio.

Art. 142. (Notificazione  a  persona non residente, ne’ dimorante, ne’ domiciliata nel Regno).

Salvo quanto disposto nel secondo comma, se il  destinatario  non ha residenza, dimora o domicilio nello  Stato  e  non  vi  ha  eletto domicilio o costituito  un  procuratore  a  norma  dell’articolo  77, l’atto e’ notificato mediante spedizione al  destinatario  per  mezzo della posta con raccomandata e mediante consegna di  altra  copia  al pubblico ministero che ne cura la  trasmissione  al  Ministero  degli affari esteri per la consegna alla persona alla quale e’ diretta.

Le disposizioni di cui ((al primo comma)) si applicano soltanto nei casi in cui risulta impossibile eseguire la notificazione in uno  dei modi consentiti dalle Convenzioni internazionali e dagli articoli  30 e 75 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio  1967,  n. 200.

Art. 143. (Notificazione  a  persona   di   residenza,   dimora   e   domicilio sconosciuti).

Se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il  domicilio  del destinatario e non vi e’ il procuratore  previsto  nell’articolo  77, l’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante deposito  di copia dell’atto nella  casa  comunale  dell’ultima  residenza  o,  se questa e’ ignota, in quella del luogo  di  nascita  del  destinatario.

Se non sono noti ne’ il luogo dell’ultima residenza ne’  quello  di nascita, l’ufficiale giudiziario  consegna  una  copia  dell’atto  al pubblico ministero.

Nei casi previsti nel presente  articolo  e  nei  primi  due  commi dell’articolo precedente, la notificazione si  ha  per  eseguita  nel ventesimo  giorno  successivo  a  quello  in  cui  sono  compiute  le formalita’ prescritte.                              

Art. 144.(Notificazione alle amministrazioni dello Stato).

Per le amministrazioni dello Stato  si  osservano  le  disposizioni delle leggi speciali che  prescrivono  la  notificazione  presso  gli uffici dell’avvocatura dello Stato.

Fuori dei casi previsti nel comma precedente, le  notificazioni  si fanno direttamente, presso l’amministrazione destinataria, a  chi  la rappresenta nel luogo in cui risiede il giudice davanti al  quale  si procede. Esse si eseguono  mediante  consegna  di  copia  nella  sede dell’ufficio  al  titolare  o  alle  persone  indicate  nell’articolo seguente.

Art. 145.(Notificazione alle persone giuridiche).

La notificazione alle persone giuridiche si esegue nella loro sede, mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni  o,  in  mancanza,  ad  altra persona addetta alla sede stessa ovvero al portiere  dello  stabile in cui e’ la sede. La notificazione puo’  anche  essere  eseguita,  a norma degli  articoli  138,  139  e  141,  alla  persona  fisica  che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia indicata la qualita’  e  risultino  specificati  residenza,  domicilio  e  dimora abituale.

La notificazione alle societa’ non aventi  personalita’  giuridica, alle associazioni non riconosciute e ai comitati di cui agli articoli 36 e seguenti del codice civile si fa a norma del  comma  precedente, nella sede indicata nell’articolo 19 secondo comma, ovvero  alla persona fisica che rappresenta l’ente qualora nell’atto da notificare ne sia  indicata  la  qualita’  e  risultino  specificati  residenza, domicilio e dimora abituale. 

Se la notificazione non puo’ essere eseguita a  norma  dei  commi precedenti, la notificazione alla persona fisica indicata  nell’atto, che rappresenta l’ente, puo’ essere  eseguita  anche  a  norma  degli articoli 140 o 143.                              

Art. 146.(Notificazione a militari in attivita’ di servizio).

Se il destinatario e’  militare  in  attivita’  di  servizio  e  la notificazione  non  e’  eseguita  in  mani  proprie,   osservate le disposizioni di cui agli articoli 139 e  seguenti,  si  consegna  una copia al pubblico ministero, che ne cura l’invio  al  comandante  del corpo al quale il militare appartiene.

Art. 147.(Tempo delle notificazioni).

Le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e dopo le  ore 21.

Art. 148. (Relazione di notificazione).

L’ufficiale giudiziario certifica l’eseguita notificazione mediante relazione  da  lui  datata   e   sottoscritta,   apposta   in   calce all’originale e alla copia dell’atto.

La relazione indica la persona alla quale e’ consegnata la copia  e le sue qualita’, nonche’ il luogo della consegna, oppure le ricerche, anche anagrafiche, fatte dall’ufficiale giudiziario, i  motivi  della mancata consegna  e  le  notizie  raccolte  sulla  reperibilità del destinatario.

Art. 149.(Notificazione a mezzo del servizio postale).

Se non ne e’ fatto espresso divieto dalla legge,  la  notificazione puo’ eseguirsi anche a mezzo del servizio postale.   

In  tal  caso  l’ufficiale  giudiziario  scrive  la  relazione   di notificazione  sull’originale  e  sulla  copia  dell’atto,  facendovi menzione dell’ufficio postale per mezzo del quale spedisce  la  copia al destinatario in piego  raccomandato  con  avviso  di  ricevimento. Quest’ultimo e’ allegato all’originale.

La notifica  si  perfeziona,  per  il  soggetto  notificante,  al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per  il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha  la  legale  conoscenza dell’atto.

149-bis.(Notificazione a mezzo posta elettronica).   

Se non e’ fatto espresso divieto dalla legge, la notificazione puo’ eseguirsi  a  mezzo  posta  elettronica  certificata,  anche   previa estrazione di copia informatica del documento cartaceo.   

Se procede  ai  sensi  del  primo  comma,  l’ufficiale  giudiziario trasmette copia informatica dell’atto sottoscritta con firma digitale all’indirizzo  di  posta  elettronica  certificata  del  destinatario risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle  pubbliche amministrazioni.   

La notifica si intende perfezionata nel momento in cui  il  gestore rende disponibile il documento informatico  nella  casella  di  posta elettronica certificata del destinatario.   

L’ufficiale giudiziario redige la  relazione  di  cui  all’articolo 148, primo comma, su documento informatico separato, sottoscritto con firma  digitale  e  congiunto  all’atto  cui  si  riferisce  mediante strumenti informatici, individuati con apposito decreto del Ministero della  giustizia.  La  relazione  contiene  le  informazioni  di  cui all’articolo 148, secondo comma, sostituito il luogo  della  consegna con l’indirizzo di posta elettronica presso il quale l’atto e’  stato inviato.

Al documento informatico originale o  alla  copia  informatica  del documento cartaceo sono  allegate,  con  le  modalita’  previste  dal quarto comma, le ricevute di  invio  e  di  consegna  previste  dalla normativa, anche regolamentare,  concernente  la  trasmissione  e  la ricezione dei documenti informatici trasmessi in via telematica.

Eseguita  la  notificazione,  l’ufficiale  giudiziario  restituisce all’istante o  al  richiedente,  anche  per  via  telematica,  l’atto notificato,  unitamente  alla  relazione  di  notificazione  e   agli allegati previsti dal quinto comma.

Art. 150. (Notificazione per pubblici proclami).

Quando la notificazione nei modi ordinari e’  sommamente  difficile per il rilevante numero dei  destinatari  o  per  la  difficolta’  di identificarli tutti, il  capo  dell’ufficio  giudiziario  davanti  al quale si procede puo’ autorizzare, su istanza della parte interessata e sentito  il  pubblico  ministero,  la  notificazione  per  pubblici proclami.

L’autorizzazione e’ data con decreto steso  in  calce  all’atto  da notificarsi; in esso sono designati, quando occorre, i destinatari ai quali la notificazione  deve  farsi  nelle  forme  ordinarie  e  sono indicati i modi che appaiono piu’  opportuni  per  portare  l’atto  a conoscenza degli altri interessati.

In ogni caso, copia dell’atto e’ depositata nella casa comunale del luogo in cui ha  sede  l’ufficio  giudiziario  davanti  al  quale  si promuove o si svolge il processo, e un estratto di esso  e’  inserito nella Gazzetta Ufficiale del Regno e nel Foglio degli annunzi  legali delle province dove risiedono i destinatari o si presume che  risieda la maggior parte di essi.

La notificazione si ha per avvenuta quando, eseguito  cio’  che  e’ prescritto nel presente articolo,  l’ufficiale  giudiziario  deposita una copia dell’atto, con la relazione e  i  documenti  giustificativi dell’attivita’ svolta, nella cancelleria del giudice davanti al quale si procede.

Questa forma di  notificazione  non  e’  ammessa  nei  procedimenti davanti al conciliatore.

Art. 151.(Forme di notificazione ordinate dal giudice).

Il giudice puo’ prescrivere, anche d’ufficio, con decreto steso  in calce all’atto, che la notificazione sia eseguita in modo diverso  da quello stabilito  dalla  legge,  e  anche  per  mezzo  di  telegramma collazionato  con  avviso  di  ricevimento  quando   lo   consigliano circostanze  particolari  o  esigenze  di  maggiore  celerita’, di riservatezza o di tutela della dignita’.

CAPO II

Dei termini

Art. 152.(Termini legali e termini giudiziari).

I termini per il compimento degli atti del processo sono  stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti dal giudice  anche  a  pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente.

I termini stabiliti dalla legge  sono  ordinatori,  tranne  che  la legge stessa li dichiari espressamente perentori.

Art. 153.(Improrogabilita’ dei termini perentori).

I termini perentori non  possono  essere  abbreviati  o  prorogati, nemmeno sull’accordo delle parti.

La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile puo’ chiedere al giudice  di  essere  rimessa  in termini. Il giudice provvede a norma  dell’articolo  294,  secondo  e terzo comma.

Art. 154.(Prorogabilita’ del termine ordinatorio).

Il giudice, prima della  scadenza,  puo’  abbreviare  o  prorogare, anche  d’ufficio,  il  termine  che  non  sia  stabilito  a  pena  di decadenza. La proroga non puo’ avere una durata superiore al  termine originario. Non puo’ essere consentita proroga ulteriore, se non  per motivi particolarmente gravi e con provvedimento motivato.

Art. 155.(Computo dei termini).   

Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l’ora iniziali.

Per il computo dei  termini  a  mesi  o  ad  anni,  si  osserva  il calendario comune.

I giorni festivi si computano nel termine.

Se il giorno di scadenza e’ festivo, la scadenza  e’  prorogata  di diritto al primo giorno seguente non festivo.

La proroga prevista dal quarto comma si applica altresi’ ai termini per il compimento degli atti processuali  svolti  fuori  dell’udienza che scadono nella giornata del sabato.

Resta fermo il regolare svolgimento delle udienze e di  ogni  altra attivita’ giudiziaria, anche svolta da ausiliari, nella giornata  del sabato, che ad ogni effetto e’ considerata lavorativa.

CAPO III

Della nullita’ degli atti

Art. 156. (Rilevanza della nullita’).

Non puo’ essere pronunciata la nullita’ per inosservanza  di  forme di alcun atto del processo, se la nullita’  non  e’  comminata  dalla legge.

Puo’ tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei  requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.

La nullita’ non puo’ mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui e’ destinato.

Art. 157.(Rilevabilita’ e sanatoria della nullita’).

Non puo’ pronunciarsi la nullita’ senza istanza  di  parte,  se  la legge non dispone che sia pronunciata di ufficio.

Soltanto la parte nel cui interesse e’ stabilito un requisito  puo’ opporre la nullita’ dell’atto per la mancanza del  requisito  stesso, ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso.

La nullita’ non puo’ essere opposta dalla  parte  che  vi  ha  dato causa, ne’ da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente.

Art. 158.(Nullita’ derivante dalla costituzione del giudice).

La nullita’  derivante  da  vizi  relativi  alla  costituzione  del giudice o all’intervento del pubblico ministero e’ insanabile e  deve essere rilevata d’ufficio, salva la disposizione dell’art. 161.

Art. 159.(Estensione della nullita’).

La nullita’ di un atto non importa quella  degli  atti  precedenti, ne’ di quelli successivi che ne sono indipendenti.

La nullita’ di una parte dell’atto non colpisce le altre parti  che ne sono indipendenti.

Se il vizio impedisce un determinato effetto, l’atto puo’  tuttavia produrre gli altri effetti ai quali e’ idoneo.

Art. 160. (Nullita’ della notificazione).

La notificazione e’ nulla se non  sono  osservate  le  disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se  vi e’ incertezza assoluta sulla persona a cui e’  fatta  o  sulla  data, salva l’applicazione degli articoli 156 e 157.

Art. 161.(Nullita’ della sentenza).

La nullita’ delle sentenze soggette ad  appello  o  a  ricorso  per cassazione puo’ essere fatta valere soltanto nei limiti e secondo  le regole proprie di questi mezzi di impugnazione.

Questa disposizione non si applica quando la sentenza  manca  della sottoscrizione del giudice.

Art. 162.(Pronuncia sulla nullita’).

Il giudice che pronuncia la  nullita’  deve  disporre,  quando  sia possibile, la  rinnovazione  degli  atti  ai  quali  la  nullita’  si estende.

Se  la  nullita’  degli  atti  del  processo   e’   imputabile   al cancelliere, all’ufficiale giudiziario o al  difensore,  il  giudice, col provvedimento  col  quale  la  pronuncia,  pone  le  spese  della rinnovazione a carico del responsabile e, su istanza di parte, con la sentenza  che  decide  la  causa  puo’  condannare  quest’ultimo  al risarcimento dei danni causati dalla nullita’ a  norma  dell’articolo 60, numero 2.

LIBRO SECONDO

DEL PROCESSO DI COGNIZIONE

TITOLO I

DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE

CAPO I

Dell’introduzione della causa

Sezione I

Della citazione e della costituzione delle parti

   Art. 163. (Contenuto della citazione).

La domanda si propone mediante  citazione  a  comparire  a  udienza fissa.

Il presidente  del  tribunale  stabilisce  al  principio  dell’anno giudiziario, con decreto approvato dal primo presidente  della  corte di appello, i giorni della settimana e le ore delle udienze destinate esclusivamente alla prima comparizione delle parti.

L’atto di citazione deve contenere:

  1) l’indicazione del tribunale  davanti  al  quale  la  domanda  e’ proposta;

  2) il  nome, il  cognome,  la  residenza  e  il  codice  fiscale dell’attore, il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio  o  la  dimora  del  convenuto  e  delle  persone  che rispettivamente li  rappresentano  o  li  assistono. Se  attore  o convenuto e’ una persona giuridica, un’associazione non  riconosciuta o un comitato, la citazione deve  contenere  la  denominazione  o  la ditta,  con  l’indicazione  dell’organo  o  ufficio  che  ne  ha la rappresentanza in giudizio;

  3) la determinazione della cosa oggetto della domanda;

  4) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto  costituenti le ragioni della domanda, con le relative conclusioni;

  5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova  dei  quali  l’attore intende  valersi  e  in  particolare  dei  documenti  che  offre   in comunicazione;

  6) il nome e il  cognome  del  procuratore  e  l’indicazione  della procura, qualora questa sia stata gia’ rilasciata;

  7) l’indicazione del giorno dell’udienza di comparizione;  l’invito al  convenuto  a  costituirsi  nel  termine  di  venti  giorni  prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite  dall’articolo 166, ovvero di dieci  giorni  prima  in  caso  di  abbreviazione  dei termini, e a comparire, nell’udienza  indicata,  dinanzi  al  giudice designato ai sensi dell’articolo 168-bis, con l’avvertimento  che  la costituzione oltre i suddetti termini implica  le  decadenze  di  cui agli articoli 38 e 167.

L’atto  di  citazione,  sottoscritto  a  norma  dell’art.  125,  e’ consegnato dalla parte o dal procuratore  all’ufficiale  giudiziario, il quale lo notifica a norma degli articoli 137 e seguenti.

Art. 163-bis.(Termini per comparire).

Tra  il  giorno  della  notificazione  della  citazione  e   quello dell’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi  non minori di novanta giorni se il luogo della notificazione si trovain   Italia   e   di   centocinquanta   giorni se   si  trova all’estero.   

Nelle cause che richiedono pronta spedizione il presidente puo’, su istanza  dell’attore  e  con  decreto  motivato  in  calce  dell’atto originale e delle copie della citazione, abbreviare fino alla meta’ i termini indicati dal primo comma.

Se il termine assegnato dall’attore ecceda il minimo  indicato  dal primo comma, il convenuto, costituendosi  prima  della  scadenza  del termine minimo, puo’ chiedere al presidente del tribunale che, sempre osservata  la  misura  di  quest’ultimo  termine,  l’udienza  per  la comparizione delle parti sia fissata con congruo anticipo  su  quella indicata dall’attore. Il presidente provvede con  decreto,  che  deve essere comunicato dal cancelliere all’attore,  almeno  cinque  giorni liberi prima dell’udienza fissata dal presidente.

Art. 164.(Nullita’ della citazione). 

La citazione e’ nulla se e’ omesso o risulta assolutamente  incerto alcuno dei requisiti stabiliti nei numeri 1) e 2) dell’articolo  163, se manca l’indicazione della data dell’udienza di comparizione, se e’ stato assegnato un termine a comparire inferiore a  quello  stabilito dalla legge ovvero se manca l’avvertimento  previsto  dal  numero  7) dell’articolo 163.

Se il  convenuto  non  si  costituisce  in  giudizio,  il  giudice, rilevata la nullita’ della citazione ai sensi  del  primo  comma,  ne dispone d’ufficio la rinnovazione entro un termine perentorio. Questa sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della domanda  si producono  sin  dal  momento  della  prima   notificazione.   Se   la rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina  la  cancellazione della causa dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’articolo 307, comma terzo.

La costituzione del conventuo sana i vizi della citazione e restano salvi gli effetti sostanziali e processuali di cui al secondo  comma; tuttavia,  se  il  convenuto  deduce  l’inosservanza  dei  termini  a comparire o la mancanza  dell’avvertimento  previsto  dal  numero  7) dell’articolo 163, il giudice fissa una nuova  udienza  nel  rispetto dei termini.

La citazione e’ altresi’ nulla se e’ omesso o risulta assolutamente incerto il requisito stabilito nel numero 3) dell’articolo 163 ovvero se manca l’esposizione dei fatti di cui al  numero  4)  dello  stesso articolo.

Il giudice, rilevata la nullita’ ai  sensi  del  comma  precedente, fissa all’attore un termine perentorio per rinnovare la citazione  o, se il convenuto si e’ costituito, per integrare la  domanda.  Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti  quesiti  anteriormente alla rinnovazione o alla integrazione.

Nel caso di integrazione della domanda, il giudice fissa  l’udienza ai sensi  del secondo comma  dell’articolo  183  e  si  applica l’articolo 167.

Art. 165.(Costituzione dell’attore).

L’attore, entro dieci giorni dalla notificazione della citazione al convenuto, ovvero entro cinque giorni nel caso  di  abbreviazione  di termini a norma del secondo comma dell’art. 163 bis, deve costituirsi in giudizio  a  mezzo  del  procuratore,  o  personalmente  nei  casi consentiti  dalla  legge,  depositando   in   cancelleria   la   nota d’iscrizione a ruolo e il proprio  fascicolo  contenente  l’originale della citazione, la procura e i documenti offerti  in  comunicazione.

Se si costituisce  personalmente,  deve  dichiarare  la  residenza  o eleggere domicilio nel comune ove ha sede il tribunale.

Se la citazione e’ notificata a  piu’  persone,  l’originale  della citazione deve essere  inserito  nel  fascicolo  entro  dieci  giorni dall’ultima notificazione.

Art. 166. (Costituzione del convenuto).

Il  convenuto  deve  costituirsi  a  mezzo   del   procuratore,   o personalmente nei casi consentiti dalla legge,  almeno  venti  giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di citazione,  o almeno dieci giorni prima nel caso  di  abbreviazione  di  termini  a norma del secondo comma dell’articolo  163-bis  ovvero  almeno  venti giorni prima dell’udienza  fissata  a  norma  dell’articolo  168-bis, quinto  comma,  depositando  in  cancelleria  il  proprio   fascicolo contenente la comparsa di cui all’articolo 167  con  la  copia  della citazione  notificata,  la  procura  e  i  documenti  che  offre   in comunicazione.

Art. 167.(Comparsa di risposta)

Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le  sue difese prendendo posizione sui fatti posti dall’attore  a  fondamento della  domanda,  indicare le  proprie  generalita’  e  il   codice fiscale, i mezzi di prova di cui intende valersi e i documenti  che offre in comunicazione, formulare le conclusioni.

A  pena  di  decadenza   deve   proporre   le   eventuali   domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non  siano rilevabili d’ufficio. Se e’ omesso o  risulta  assolutamente  incerto l’oggetto o il titolo  della  domanda  riconvenzionale,  il  giudice, rilevata la nullita’, fissa al convenuto un  termine  perentorio  per integrarla. Restano ferme le decadenze maturate  e  salvi  i  diritti acquisiti anteriormente alla integrazione.   

Se intende chiamare un terzo in  causa,  deve  farne  dichiarazione nella stessa comparsa e provvedere ai sensi dell’articolo 269.

Art. 168.(Iscrizione  della  causa  a  ruolo  e  formazione  del  fascicolo d’ufficio).

All’atto della costituzione dell’attore, o, se questi non  si  e’ costituito,   all’atto   della   costituzione   del   convenuto,   su presentazione della nota d’iscrizione a ruolo, il cancelliere iscrive la causa nel ruolo generale.

Contemporaneamente il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio, nel quale inserisce la nota d’iscrizione  a  ruolo,  copia  dell’atto  di citazione, delle comparse e delle memorie in  carta  non  bollata  e, successivamente, i processi verbali d’udienza,  i  provvedimenti  del giudice, gli atti d’istruzione  e  la  copia  del  dispositivo  delle sentenze.

Art. 168-bis.(Designazione del giudice istruttore).

Formato un fascicolo d’ufficio a norma dell’articolo precedente, il cancelliere lo presenta senza indugio al presidente del tribunale, il quale, con decreto scritto in calce della nota d’iscrizione al ruolo, designa il giudice istruttore  davanti  al  quale  le  parti  debbono comparire, se non creda di procedere egli stesso all’istruzione.  Nei tribunali divisi in piu’ sezioni il presidente assegna  la  causa  ad una di esse, e il presidente di questa provvede  nelle  stesse  forme alla designazione del giudice istruttore.

La designazione del giudice istruttore deve in ogni  caso  avvenire non oltre il secondo giorno successivo alla costituzione della  parte piu’ diligente.

Subito dopo la designazione del giudice istruttore  il  cancelliere iscrive la causa sul ruolo  della  sezione,  su  quello  del  giudice istruttore e gli trasmette il fascicolo. 

Se nel giorno fissato per la  comparizione  il  giudice  istruttore designato non tiene udienza, la comparizione delle parti e’ d’ufficio rimandata all’udienza immediatamente successiva  tenuta  dal  giudice designato.

Il giudice istruttore puo’ differire, con decreto da emettere entro cinque giorni dalla presentazione del fascicolo, la data della  prima udienza fino ad un massimo di quarantacinque giorni. In tal  caso  il cancelliere comunica alle parti costituite la nuova data della  prima udienza. 

Art. 169. (Ritiro dei fascicoli di parte).

Ciascuna   parte   puo’   ottenere   dal    giudice    istruttore l’autorizzazione di ritirare il proprio fascicolo dalla  cancelleria; ma il fascicolo deve essere di nuovo depositato  ogni  volta  che  il giudice lo disponga.

Ciascuna parte ha la facolta’ di  ritirare  il  fascicolo  all’atto della rimessione della causa al collegio a norma  dell’art.  189,  ma deve restituirlo al piu’ tardi al momento del deposito della comparsa conclusionale.

Art. 170.(Notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento).

Dopo la costituzione  in  giudizio  tutte  le  notificazioni  e  le comunicazioni si fanno al procuratore costituito, salvo che la  legge disponga altrimenti.

E’ sufficiente la consegna di una sola copia dell’atto, anche se il procuratore e’ costituito per piu’ parti.

Le notificazioni e le comunicazioni alla parte che si e’ costituita personalmente si fanno nella residenza  dichiarata  o  nel  domicilio eletto.

Le comparse e le  memorie  consentite  dal  giudice  si  comunicano mediante deposito in  cancelleria  oppure  mediante  notificazione  o mediante scambio documentato  con  l’apposizione  sull’originale,  in calce o  in  margine,  del  visto  della  parte  o  del  procuratore.

Art. 171.(Ritardata costituzione delle parti).

Se nessuna delle parti si costituisce  nei  termini  stabiliti,  si applicano le disposizioni dell’art. 307, primo e secondo comma.

Se  una  delle  parti   si   e’   costituita   entro   il   termine rispettivamente a  lei  assegnato,  l’altra  parte  puo’  costituirsi successivamente fino alla prima udienza,  ma  restano  ferme  per  il convenuto le decadenze di cui all’articolo 167. La parte  che  non  si  costituisce  neppure  in  tale  udienza  e’ dichiarata contumace con ordinanza del giudice istruttore,  salva  la disposizione dell’art. 291.

Sezione II

Della designazione del giudice istruttore

Art. 172.(ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 14 LUGLIO 1950, N. 581)

Art. 173.(ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 14 LUGLIO 1950, N. 581)

Art. 174. (Immutabilita’ del giudice istruttore).

Il giudice designato e’ investito di tutta l’istruzione della causa e della relazione al collegio.

Soltanto in caso di assoluto impedimento o  di  gravi  esigenze  di servizio puo’  essere  sostituito  con  decreto  del  presidente.  La sostituzione puo’ essere disposta, quando  e’  indispensabile,  anche per il compimento dei singoli atti.

CAPO II

Dell’istruzione della causa

Sezione I

Dei poteri del giudice istruttore in generale

Art. 175. (Direzione del procedimento).

Il giudice istruttore  esercita  tutti  i  poteri  intesi  al  piu’ sollecito e leale svolgimento del procedimento.

Egli fissa le udienze successive e i termini entro i quali le parti debbono compiere gli atti processuali.

Quando il giudice  ha  omesso  di  provvedere  a  norma  del  comma precedente, si applica la disposizione dell’articolo 289.

Art. 176. (Forma dei provvedimenti).

Tutti i provvedimenti del giudice istruttore, salvo  che  la  legge disponga altrimenti, hanno la forma dell’ordinanza.

Le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono  conosciute  dalle parti  presenti  e  da  quelle  che   dovevano   comparirvi;   quelle pronunciate fuori dell’udienza sono comunicate a cura del cancelliere entro i tre  giorni  successivi.                               

Art. 177. (Effetto e revoca delle ordinanze).

Le ordinanze, comunque motivate, non possono  mai  pregiudicare  la decisione della causa.

Salvo quanto disposto dal  seguente  comma,  le  ordinanze  possono essere  sempre  modificate  o  revocate  dal  giudice   che   le   ha pronunciate.

Non  sono  modificabili  ne’  revocabili  dal  giudice  che  le  ha pronunciate:

  1) le ordinanze pronunziate sull’accordo delle  parti,  in  materia della quale queste possono disporre; esse  sono  tuttavia  revocabili dal giudice istruttore o dal collegio, quando  vi  sia  l’accordo  di tutte le parti;

  2) le ordinanze  dichiarate  espressamente  non  impugnabili  dalla legge;

  3) le ordinanze per le quali  la  legge  predisponga  uno  speciale mezzo di reclamo;

  4) NUMERO ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353.

Art. 178. (Controllo del collegio sulle ordinanze).

Le parti, senza bisogno di mezzi d’impugnazione,  possono  proporre al collegio quando la causa e’ rimessa a  questo  a  norma  dell’art. 189, tutte le questioni risolute dal giudice istruttore con ordinanza revocabile.

L’ordinanza del giudice istruttore, che non operi  in  funzione  di giudice  unico,  quando  dichiara  l’estinzione   del   processo   e’ impugnabile dalle parti  con  reclamo  immediato  al  collegio. 

Il reclamo deve essere proposto nel  termine  perentorio  di  dieci giorni, decorrente dalla pronuncia della  ordinanza  se  avvenuta  in udienza, o altrimenti decorrente dalla  comunicazione  dell’ordinanza medesima.

Il reclamo e’ presentato con  semplice  dichiarazione  nel  verbale d’udienza, o con ricorso al giudice istruttore.

Se il reclamo e’ presentato in udienza, il  giudice  assegna  nella stessa udienza, ove  le  parti  lo  richiedano,  il  termine  per  la comunicazione  di  una  memoria,   e   quello   successivo   per   la comunicazione di una replica. Se il reclamo e’ proposto con  ricorso, questo e’ comunicato a mezzo  della  cancelleria  alle  altre  parti, insieme con decreto, in calce, del giudice istruttore, che assegna un termine per la  comunicazione  dell’eventuale  memoria  di  risposta.

Scaduti tali termini, il collegio provvede entro  i  quindici  giorni successivi.

Art. 179. (Ordinanze di condanna a pene pecuniarie).

Se la legge non dispone altrimenti, le condanne a  pene  pecuniarie previste nel presente  codice  sono  pronunciate  con  ordinanza  del giudice istruttore.

L’ordinanza pronunciata in udienza in presenza  dell’interessato  e previa contestazione dell’addebito non e’ impugnabile; altrimenti  il cancelliere  la  notifica  al  condannato,  il  quale,  nel   termine perentorio di tre giorni, puo’  proporre  reclamo  con  ricorso  allo stesso  giudice   che   l’ha   pronunciata.   Questi,   valutate   le giustificazioni addotte, pronuncia  sul  reclamo  con  ordinanza  non impugnabile.

Le  ordinanze  di   condanna   previste   nel   presente   articolo costituiscono titolo esecutivo.

Sezione II

Della trattazione della causa

Art. 180. (Forma di trattazione).

La trattazione della causa  e’  orale.  Della  trattazione  della causa si redige processo verbale.

Art. 181. (Mancata comparizione delle parti).

Se nessuna delle parti compare alla  prima  udienza,  il  giudice fissa un’udienza successiva, di cui il cancelliere da’  comunicazione alle parti costituite. Se nessuna  delle  parti  compare  alla  nuova udienza, il giudice ordina che la causa sia cancellata  dal  ruolo  e dichiara l’estinzione del processo.

Se l’attore costituito non comparisce  alla  prima  udienza,  e  il convenuto non chiede che si proceda in assenza  di  lui,  il  giudice fissa una nuova udienza, della quale il cancelliere da’ comunicazione all’attore. Se questi non comparisce alla nuova udienza, il  giudice, se il convenuto non chiede che si proceda in assenza di  lui,  ordina che la causa sia cancellata dal ruolo  e  dichiara  l’estinzione  del processo.

Art. 182. (Difetto di rappresentanza o di autorizzazione).

Il giudice  istruttore  verifica  d’ufficio  la  regolarita’  della costituzione delle parti e, quando occorre, le invita a completare  o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi.

Quando rileva un difetto di rappresentanza, di  assistenza  o  di autorizzazione ovvero  un  vizio  che  determina  la  nullita’  della procura al difensore,  il  giudice  assegna  alle  parti  un  termine perentorio per la costituzione della persona  alla  quale  spetta  la rappresentanza o  l’assistenza,  per  il  rilascio  delle  necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle liti o  per la rinnovazione della stessa. L’osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono  fin dal momento della prima notificazione.

Art. 183. (Prima comparizione delle parti e trattazione della causa).

All’udienza fissata per la prima  comparizione  delle  parti  e  la trattazione il giudice istruttore verifica d’ufficio  la  regolarita’ del contraddittorio e,  quando  occorre,  pronuncia  i  provvedimenti previsti  dall’articolo  102,  secondo  comma,   dall’articolo   164, secondo, terzo e quinto comma, dall’articolo  167,  secondo  e  terzo comma, dall’articolo 182 e dall’articolo 291, primo comma.

Quando pronunzia i provvedimenti di cui al primo comma, il  giudice fissa una nuova udienza di trattazione.

Il giudice istruttore fissa altresi’  una  nuova  udienza  se  deve procedersi a norma dell’articolo 185. 

Nell’udienza di trattazione ovvero in quella eventualmente  fissata ai sensi del terzo comma, il giudice richiede alle parti, sulla  base dei fatti allegati, i chiarimenti necessari  e  indica  le  questioni rilevabili d’ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione.

Nella stessa  udienza  l’attore  puo’  proporre  le  domande  e  le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o  delle eccezioni proposte dal convenuto. Puo’ altresi’  chiedere  di  essere autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli  106  e  269, terzo comma, se l’esigenza e’ sorta dalle difese  del  convenuto.  Le parti possono precisare e modificare le domande, le  eccezioni  e  le conclusioni gia’ formulate.

Se richiesto, il giudice concede  alle  parti  i  seguenti  termini perentori:

  1) un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande,  delle eccezioni e delle conclusioni gia’ proposte;

  2) un termine di ulteriori trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall’altra parte,  per  proporre  le eccezioni che  sono  conseguenza  delle  domande  e  delle  eccezioni medesime  e  per  l’indicazione  dei  mezzi  di  prova  e  produzioni documentali;

  3) un termine di ulteriori venti giorni per le sole indicazioni  di prova contraria.

Salva l’applicazione dell’articolo 187, il giudice  provvede  sulle richieste istruttorie fissando l’udienza di cui all’articolo 184  per l’assunzione dei mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti.  Se provvede mediante ordinanza emanata fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro trenta giorni.

Nel caso in cui vengano  disposti  d’ufficio  mezzi  di  prova  con l’ordinanza di cui al settimo comma,  ciascuna  parte  puo’  dedurre, entro un termine perentorio assegnato dal  giudice  con  la  medesima ordinanza, i mezzi di prova che si rendono necessari in relazione  ai primi nonche’ depositare memoria di  replica  nell’ulteriore  termine perentorio  parimenti  assegnato  dal  giudice,  che  si  riserva  di provvedere ai sensi del settimo comma.

Con l’ordinanza che ammette le prove il giudice puo’ in  ogni  caso disporre, qualora lo ritenga utile, il  libero  interrogatorio  delle parti;  all’interrogatorio  disposto  dal   giudice   istruttore   si applicano le disposizioni di cui al terzo comma.                            

Art. 183-bis (Passaggio dal rito ordinario al rito sommario di cognizione).

Nelle  cause  in  cui  il  tribunale  giudica   in   composizione monocratica, il giudice  nell’udienza  di  trattazione,  valutata  la complessita’ della lite e dell’istruzione probatoria, puo’  disporre, previo  contraddittorio  anche  mediante  trattazione  scritta,   con ordinanza non impugnabile,  che  si  proceda  a  norma  dell’articolo 702-ter e invita le parti ad indicare, a  pena  di  decadenza,  nella stessa udienza i mezzi di prova, ivi compresi  i  documenti,  di  cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria. Se richiesto, puo’ fissare una nuova  udienza  e  termine  perentorio  non  superiore  a quindici giorni per l’indicazione dei mezzi  di  prova  e  produzioni documentali e termine perentorio di ulteriori  dieci  giorni  per  le sole indicazioni di prova contraria.

Art. 184. (Udienza di assunzione dei mezzi di prova).

Nell’udienza fissata con l’ordinanza prevista dal settimo comma dell’articolo 183, il giudice istruttore procede  all’assunzione  dei mezzi di prova ammessi.

Art. 184-bis. (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69)

Art. 185. (Tentativo di conciliazione).

ll giudice istruttore,  in  caso  di  richiesta  congiunta  delle parti, fissa la comparizione delle medesime al fine  di  interrogarle liberamente e di provocarne la conciliazione. Il  giudice  istruttore ha altresi’ facolta’ di fissare la predetta udienza  di  comparizione personale  a  norma  dell’articolo  117.  Quando   e’   disposta   la comparizione  personale,   le   parti   hanno   facolta’   di   farsi rappresentare da un procuratore generale o  speciale  il  quale  deve essere a conoscenza dei fatti della causa.  La  procura  deve  essere conferita con atto pubblico o scrittura privata  autenticata  e  deve attribuire al procuratore il potere di  conciliare  o  transigere  la controversia. Se la  procura  e’  conferita  con  scrittura  privata, questa puo’ essere autenticata anche dal difensore  della  parte.  La mancata conoscenza, senza giustificato motivo, dei fatti della  causa da parte del procuratore e’  valutata  ai  sensi  del  secondo  comma dell’articolo 116.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353. 

Il tentativo di conciliazione puo’ essere  rinnovato  in  qualunque momento dell’istruzione.

Quando le parti si sono conciliate, si forma processo verbale della convenzione  conclusa.  Il  processo   verbale   costituisce   titolo esecutivo.

Art. 185-bis. (Proposta di conciliazione del giudice)

Il giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando e’  esaurita l’istruzione, formula alle parti ove possibile, avuto  riguardo  alla natura del giudizio, al valore della controversia e all’esistenza  di questioni di facile e  pronta  soluzione  di  diritto,  una  proposta transattiva o conciliativa. La proposta  di  conciliazione  non  puo’ costituire motivo di ricusazione o astensione del giudice.

Art. 186. (Pronuncia dei provvedimenti).

Sulle domande e sulle eccezioni delle parti, il giudice istruttore, sentite le loro ragioni, da’ in udienza i provvedimenti opportuni; ma puo’  anche  riservarsi  di  pronunciarli  entro  i   cinque   giorni successivi.

Art. 186-bis. (Ordinanza per il pagamento di somme non contestate).

Su istanza di parte il giudice istruttore puo’  disporre,  fino  al momento della precisazione  delle  conclusioni,  il  pagamento  delle somme non  contestate  dalle  parti  costituite.  Se  l’istanza  e’ proposta fuori dall’udienza il giudice dispone la comparizione  delle parti ed assegna il termine per la notificazione.

L’ordinanza  costituisce  titolo  esecutivo  e  conserva   la   sua efficacia in caso di estinzione del processo.

L’ordinanza e’ soggetta alla disciplina delle ordinanze  revocabili di cui agli articoli 177, primo e secondo comma, e 178, primo comma.

Art. 186-ter. (Istanza di ingiunzione).

Fino  al  momento  della  precisazione  delle  conclusioni,  quando ricorrano i presupposti di cui all’articolo 633, primo comma,  numero 1), e secondo comma,  e  di  cui  all’articolo  634,  la  parte  puo’ chiedere al giudice  istruttore,  in  ogni  stato  del  processo,  di pronunciare con ordinanza ingiunzione di  pagamento  o  di  consegna.

Se l’istanza e’ proposta fuori dall’udienza il giudice  dispone  la comparizione   delle   parti   ed   assegna   il   termine   per   la notificazione.

L’ordinanza deve contenere i provvedimenti  previsti  dall’articolo 641, ultimo comma, ed e’ dichiarata  provvisoriamente  esecutiva  ove ricorrano i presupposti di cui  all’articolo  642,  nonche’,  ove  la controparte non sia rimasta contumace,  quelli  di  cui  all’articolo 648, primo comma. La provvisoria esecutorieta’ non  puo’  essere  mai disposta ove la controparte abbia disconosciuto la scrittura  privata prodotta contro di lei o  abbia  proposto  querela  di  falso  contro l’atto pubblico.

L’ordinanza e’ soggetta alla disciplina delle ordinanze  revocabili di cui agli articoli 177 e 178, primo comma.

Se il processo si estingue l’ordinanza che non ne sia  gia’  munita acquista efficacia esecutiva ai sensi dell’articolo 653, primo comma.

Se la parte contro cui e’ pronunciata l’ingiunzione  e’  contumace, l’ordinanza deve  essere  notificata  ai  sensi  e  per  gli  effetti dell’articolo 644. In tal caso l’ordinanza  deve  altresi’  contenere l’espresso avvertimento che, ove la parte non si costituisca entro il termine di venti giorni dalla notifica, diverra’ esecutiva  ai  sensi dell’articolo 647.

L’ordinanza   dichiarata   esecutiva   costituisce    titolo    per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale.

Art. 186-quater. (Ordinanza successiva alla chiusura dell’istruzione).

Esaurita l’istruzione, il  giudice  istruttore,  su  istanza  della parte che ha proposto domanda  di  condanna  al  pagamento  di  somme ovvero alla consegna  o  al  rilascio  di  beni,  puo’  disporre  con ordinanza il pagamento ovvero la consegna o il rilascio,  nei  limiti per cui ritiene gia’ raggiunta la prova. Con l’ordinanza  il  giudice provvede sulle spese processuali.

L’ordinanza e’ titolo esecutivo. Essa e’ revocabile con la sentenza che definisce il giudizio.

Se, dopo la pronuncia  dell’ordinanza,  il  processo  si  estingue, l’ordinanza   acquista   l’efficacia   della   sentenza   impugnabile sull’oggetto dell’istanza.

L’ordinanza  acquista  l’efficacia  della  sentenza   impugnabile sull’oggetto dell’istanza se la parte intimata  non  manifesta  entro trenta giorni dalla sua pronuncia in udienza o  dalla  comunicazione, con ricorso notificato all’altra parte e depositato  in  cancelleria, la volonta’ che sia pronunciata la sentenza.

Art. 187. (Provvedimenti del giudice istruttore).

Il giudice istruttore, se ritiene che la causa sia  matura  per  la decisione di merito senza bisogno di assunzione di  mezzi  di  prova, rimette le parti davanti al collegio.

Puo’  rimettere  le  parti  al  collegio   affinche’   sia   decisa separatamente una questione di merito avente  carattere  preliminare, solo quando la decisione di essa puo’ definire il giudizio.

Il giudice provvede analogamente  se  sorgono  questioni  attinenti alla giurisdizione o alla competenza o  ad  altre  pregiudiziali,  ma puo’ anche disporre che siano decise unitamente al merito.

Qualora il collegio provveda a  norma  dell’articolo  279,  secondo comma, numero  4),  i  termini  di  cui  all’articolo  183,  ottavo comma, non  concessi  prima  della  rimessione  al  collegio,  sono assegnati dal giudice istruttore, su istanza di  parte,  nella  prima udienza dinanzi a lui. 

Il giudice da’ ogni altra disposizione relativa al processo. 

Art. 188. (Attivita’ istruttoria del giudice).

Il giudice istruttore provvede all’assunzione dei mezzi di prova e, esaurita l’istruzione, rimette le parti al collegio per la  decisione a norma dell’articolo seguente.

Art. 189. (Rimessione al collegio).

Il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, a norma dei primi tre commi dell’articolo 187 o dell’articolo 188, invita  le parti  a  precisare  davanti  a  lui  le  conclusioni  che  intendono sottoporre al collegio stesso, nei limiti di quelle  formulate  negli atti introduttivi o a norma  dell’articolo  183.  Le  conclusioni  di merito debbono essere interamente formulate anche nei  casi  previsti dall’articolo 187, secondo e terzo comma.

La rimessione investe il collegio di tutta la causa,  anche  quando avviene a norma dell’art. 187, secondo e terzo comma.

Art. 190. (Comparse conclusionali e memorie).

Le  comparse  conclusionali  debbono  essere  depositate  entro  il termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio e le memorie di replica entro i venti giorni successivi.

Per il deposito delle comparse conclusionali il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, puo’  fissare  un  termine  piu’ breve, comunque non inferiore a venti giorni.

Art. 190-bis. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)

Sezione III

Dell’istruzione probatoria

§ 1

Della nomina e delle indagini del consulente tecnico

Art. 191. (Nomina del consulente tecnico).

Nei casi  previsti  dagli  articoli  61  e  seguenti  il  giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183, settimo  comma, o con altra successiva ordinanza, nomina  un  consulente,  formula  i quesiti e fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire.

Possono essere nominati piu’ consulenti soltanto in caso  di  grave necessita’ o quando la legge espressamente lo dispone.

Art. 192. (Astensione e ricusazione del consulente).

L’ordinanza  e’  notificata  al  consulente  tecnico  a  cura   del cancelliere, con invito a comparire all’udienza fissata dal giudice.

Il consulente che non ritiene di accettare l’incarico o quello che, obbligato a prestare il suo ufficio, intende  astenersi,  deve  farne denuncia o istanza al giudice che l’ha  nominato  almeno  tre  giorni prima dell’udienza di comparizione; nello  stesso  termine  le  parti debbono proporre le loro istanze di  ricusazione,  depositando  nella cancelleria ricorso al giudice istruttore.

Questi provvede con ordinanza non impugnabile.

Art. 193. (Giuramento del consulente).

All’udienza  di  comparizione  il  giudice  istruttore  ricorda  al consulente l’importanza delle funzioni che e’ chiamato ad  adempiere, e ne riceve il giuramento di bene e fedelmente adempiere le  funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere ai giudici la verita’.

Art. 194. (Attivita’ del consulente).

Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali  e’  invitato dal giudice istruttore;  compie,  anche  fuori  della  circoscrizione giudiziaria, le indagini di  cui  all’articolo  62,  da  se’  solo  o insieme  col  giudice  secondo  che  questi  dispone.   Puo’   essere autorizzato  a  domandare  chiarimenti  alle   parti,   ad   assumere informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e rilievi.

Anche quando il giudice dispone che il consulente  compia  indagini da se’ solo, le parti possono intervenire alle operazioni in  persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei  difensori,  e  possono presentare al consulente, per  iscritto  o  a  voce,  osservazioni  e istanze.

Art. 195. (Processo verbale e relazione).

Delle indagini del consulente si  forma  processo  verbale,  quando sono compiute con l’intervento del giudice istruttore, ma questi puo’ anche disporre che il consulente rediga relazione scritta.

Se le indagini sono compiute senza  l’intervento  del  giudice,  il consulente deve farne  relazione,  nella  quale  inserisce  anche  le osservazioni e le istanze delle parti.

La relazione deve essere  trasmessa  dal  consulente  alle  parti costituite nel termine  stabilito  dal  giudice  con  ordinanza  resa all’udienza di cui all’articolo 193. Con  la  medesima  ordinanza  il giudice fissa il termine entro il quale le parti  devono  trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e  il  termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente  deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse.

Art. 196. (Rinnovazione delle indagini e sostituzione del consulente).

Il giudice ha sempre la facolta’ di disporre la rinnovazione  delle indagini e, per gravi motivi, la sostituzione del consulente tecnico.

Art. 197. (Assistenza all’udienza e audizione in camera di consiglio).

Quando lo ritiene opportuno  il  presidente  invita  il  consulente tecnico ad assistere  alla  discussione  davanti  al  collegio  e  ad esprimere il suo parere in camera  di  consiglio  in  presenza  delle parti, le quali possono chiarire e svolgere le loro ragioni per mezzo dei difensori.

Art. 198. (Esame contabile).

Quando e’ necessario esaminare documenti contabili e  registri,  il giudice  istruttore  puo’  darne  incarico  al  consulente   tecnico, affidandogli il compito di tentare la conciliazione delle parti.

Il consulente sente le parti e,  previo  consenso  di  tutte,  puo’ esaminare anche documenti e registri non prodotti in causa.  Di  essi tuttavia senza il consenso di tutte le parti non puo’  fare  menzione nei processi verbali o nella relazione di cui all’articolo 195.

Art. 199. (Processo verbale di conciliazione).

Se le  parti  si  conciliano,  si  redige  processo  verbale  della conciliazione, che e’  sottoscritto  dalle  parti  e  dal  consulente tecnico e inserito nel fascicolo d’ufficio.

Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia  di  titolo esecutivo al processo verbale.

Art. 200. (Mancata conciliazione).

Se la conciliazione delle parti non riesce, il consulente espone  i risultati delle indagini compiute e il suo parere in  una  relazione, che  deposita  in  cancelleria  nel  termine  fissato   dal   giudice istruttore.

Le  dichiarazioni  delle  parti,  riportate  dal  consulente  nella relazione, possono essere valutate dal giudice a norma  dell’articolo 116 secondo comma.

Art. 201. (Consulente tecnico di parte).

Il giudice istruttore, con l’ordinanza di  nomina  del  consulente, assegna alle parti un termine entro il quale  possono  nominare,  con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico.

Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell’articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice, partecipa all’udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice,  per  chiarire  e  svolgere,  con  l’autorizzazione  del presidente,  le  sue  osservazioni  sui  risultati   delle   indagini tecniche.

§ 2

Dell’assunzione dei mezzi di prova in generale

Art. 202. (Tempo, luogo e modo dell’assunzione).

Quando dispone mezzi di prova, il giudice istruttore, se  non  puo’ assumerli nella stessa udienza, stabilisce il tempo, il  luogo  e  il modo dell’assunzione.

Se questa non si esaurisce  nell’udienza  fissata,  il  giudice  ne differisce la prosecuzione ad un giorno prossimo.

Art. 203. (Assunzione fuori della circoscrizione del tribunale).

Se i mezzi di prova debbono assumersi  fuori  della  circoscrizione del tribunale, il giudice istruttore delega a procedervi  il  giudice istruttore del luogo, salvo che le parti richiedano  concordemente  e il presidente del tribunale consenta che vi si trasferisca il giudice stesso.

Nell’ordinanza di delega, il giudice  delegante  fissa  il  termine entro il quale la prova deve assumersi e  l’udienza  di  comparizione delle parti per la prosecuzione del giudizio.

Il giudice delegato, su istanza della  parte  interessata,  procede all’assunzione del mezzo di prova e d’ufficio ne rimette il  processo verbale al  giudice  delegante  prima  dell’udienza  fissata  per  la prosecuzione del giudizio, anche se l’assunzione non e’ esaurita.

Le parti possono rivolgere al giudice delegante, direttamente  o  a mezzo del giudice delegato, istanza per la proroga del termine.

Art. 204. (Rogatorie alle autorita’ estere e ai consoli italiani).

Le  rogatorie  dei  giudici  italiani  alle  autorita’  estere  per l’esecuzione di  provvedimenti  istruttori  sono  trasmesse  per  via diplomatica.

Quando  la  rogatoria   riguarda   cittadini   italiani   residenti all’estero, il giudice istruttore delega il console  competente,  che provvede a norma della legge consolare.

Per l’assunzione dei mezzi di prova e la prosecuzione del  giudizio il giudice pronuncia i provvedimenti previsti negli ultimi tre  commi dell’articolo precedente.

Art. 205. (Risoluzione degli incidenti relativi alla prova).

Il giudice che procede all’assunzione dei mezzi di prova, anche  se delegato a norma dell’articolo 203, pronuncia con ordinanza su  tutte le questioni che sorgono nel corso della stessa.

Art. 206. (Assistenza delle parti all’assunzione).

Le parti possono assistere personalmente all’assunzione  dei  mezzi di prova.

Art. 207. (Processo verbale dell’assunzione).

Dell’assunzione dei mezzi di prova si redige processo verbale sotto la direzione del giudice.

Le dichiarazioni delle parti e  dei  testimoni  sono  riportate  in prima persona e sono lette al dichiarante.

Il  giudice,  quando  lo  ritiene  opportuno,  nel   riportare  le dichiarazioni descrive il contegno della parte e del testimone.

Art. 208. (Decadenza dall’assunzione).

Se non si presenta la parte su istanza della quale deve iniziarsi o preseguirsi la prova, il giudice istruttore la dichiara decaduta  dal diritto di farla assumere, salvo che l’altra parte  presente  non  ne chieda l’assunzione.

La parte  interessata  puo’  chiedere  nell’udienza  successiva  al giudice la revoca dell’ordinanza che ha pronunciato la sua  decadenza dal diritto di assumere la prova. Il giudice dispone  la  revoca  con ordinanza, quando riconosce che  la  mancata  comparizione  e’  stata cagionata da causa non imputabile alla stessa parte.

Art. 209. (Chiusura dell’assunzione).

Il giudice istruttore  dichiara  chiusa  l’assunzione  quando  sono eseguiti i mezzi ammessi o quando, dichiarata  la  decadenza  di  cui all’articolo precedente, non vi sono altri mezzi da assumere,  oppure quando egli ravvisa superflua, per i  risultati  gia’  raggiunti,  la ulteriore assunzione.

§ 3

Dell’esibizione delle prove

Art. 210. (Ordine di esibizione alla parte o al terzo).

Negli stessi limiti entro i quali  puo’  essere  ordinata  a  norma dell’articolo 118 l’ispezione di cose in possesso di una parte  o  di un terzo, il giudice istruttore, su istanza di parte,  puo’  ordinare all’altra parte o a un terzo di esibire in giudizio  un  documento  o altra cosa di cui ritenga necessaria l’acquisizione al processo.

Nell’ordinare  l’esibizione,  il  giudice   da’   i   provvedimenti opportuni circa il tempo, il luogo e il modo dell’esibizione.

Se l’esibizione importa una spesa, questa deve essere in ogni  caso anticipata dalla parte che ha proposta l’istanza di esibizione.

Art. 211. (Tutela dei diritti del terzo).

Quando l’esibizione e’ ordinata ad un terzo, il giudice  istruttore deve cercare di conciliare nel  miglior  modo  possibile  l’interesse della giustizia col riguardo dovuto ai diritti del terzo, e prima  di ordinare l’esibizione puo’  disporre  che  il  terzo  sia  citato  in giudizio, assegnando alla parte istante un termine per provvedervi.

Il  terzo  puo’  sempre  fare  opposizione  contro  l’ordinanza  di esibizione,  intervenendo  nel  giudizio  prima  della  scadenza  del termine assegnatogli.

Art. 212. (Esibizione di copia del documento e dei libri di commercio).

Il  giudice  istruttore  puo’   disporre   che,   in   sostituzione dell’originale, si esibisca una copia anche fotografica o un estratto autentico del documento.

Nell’ordinare l’esibizione di libri di commercio o di  registri  al fine  di  estrarne  determinate  partite,  il  giudice,  su   istanza dell’interessato, puo’ disporre che siano prodotti estratti,  per  la formazione dei quali nomina un notaio e, quando occorre,  un  esperto affinche’ lo assista.

Art. 213. (Richiesta d’informazioni alla pubblica amministrazione).

Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il  giudice  puo’ richiedere d’ufficio alla pubblica  amministrazione  le  informazioni scritte relative ad atti e documenti dell’amministrazione stessa, che e’ necessario acquisire al processo.

§ 4

Del riconoscimento e della verificazione della scrittura privata

Art. 214. (Disconoscimento della scrittura privata).

Colui contro il quale e’ prodotta una scrittura privata, se intende disconoscerla, e’ tenuto a negare formalmente la propria scrittura  o la propria sottoscrizione.

Gli eredi o aventi causa possono  limitarsi  a  dichiarare  di  non conoscere la scrittura o la sottoscrizione del loro autore.

Art. 215. (Riconoscimento tacito della scrittura privata).

La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta:

  1) se la parte, alla quale la scrittura e’ attribuita o  contro  la quale e’ prodotta, e’ contumace, salva la disposizione  dell’articolo 293 terzo comma;

  2) se la parte comparsa non la disconosce o  non  dichiara  di  non conoscerla nella prima udienza o nella prima risposta successiva alla produzione.

Quando nei casi ammessi dalla legge la  scrittura  e’  prodotta  in copia autentica, il giudice istruttore puo’ concedere un termine  per deliberare alla parte che ne fa istanza nei modi di cui al numero 2.

Art. 216. (Istanza di verificazione).

La parte che intende valersi  della  scrittura  disconosciuta  deve chiederne la verificazione, proponendo i mezzi di prova  che  ritiene utili e producendo o indicando le scritture che  possono  servire  di comparazione.

L’istanza  per  la  verificazione  puo’  anche  proporsi   in   via principale  con  citazione,  quando  la  parte  dimostra  di   avervi interesse; ma se il convenuto riconosce la scrittura, le  spese  sono poste a carico dell’attore.

Art. 217. (Custodia della scrittura e provvedimenti istruttori).

Quando e’ chiesta la verificazione, il giudice  istruttore  dispone le cautele opportune per la custodia  del  documento,  stabilisce  il termine  per  il  deposito  in   cancelleria   delle   scritture   di comparazione,  nomina,  quando  occorre,  un  consulente  tecnico   e provvede all’ammissione delle altre prove.

Nel determinare le scritture che debbono servire  di  comparazione, il giudice ammette, in mancanza di accordo delle parti, quelle la cui provenienza dalla persona che si afferma autrice della  scrittura  e’ riconosciuta oppure accertata per sentenza  di  giudice  o  per  atto pubblico.

Art. 218. (Scritture di comparazione presso depositari).

Se le  scritture  di  comparazione  si  trovano  presso  depositari pubblici o privati e l’asportazione non ne  e’  vietata,  il  giudice istruttore puo’ disporre il deposito in cancelleria in un termine  da lui fissato.

Se la comparazione deve eseguirsi nel  luogo  dove  si  trovano  le scritture,  il  giudice  da’  le  disposizioni  necessarie   per   le operazioni, che debbono compiersi in presenza del depositario.

Art. 219. (Redazione di scritture di comparazione).

Il giudice istruttore puo’ ordinare alla parte  di  scrivere  sotto dettatura, anche alla presenza del consulente tecnico.

Se la parte invitata a comparire personalmente non  si  presenta  o rifiuta di scrivere senza giustificato motivo, la scrittura  si  puo’ ritenere riconosciuta.

Art. 220. (Pronuncia del collegio).

Sull’istanza di verificazione pronuncia sempre il collegio. 

Il  collegio,  nella  sentenza  che  dichiara  la  scrittura  o  la sottoscrizione di mano della parte che l’ha negata,  puo’  condannare quest’ultima a una pena pecuniaria non inferiore a lire cinquecento e non superiore a lire diecimila. 

§ 5

Della querela di falso

Art. 221. (Modo di proposizione e contenuto della querela).

La querela di falso puo’ proporsi tanto in via principale quanto in corso di causa in qualunque stato e grado  di  giudizio,  finche’  la verita’ del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato.

La querela deve contenere, a pena di nullita’, l’indicazione  degli elementi e  delle  prove  della  falsita’,  e  deve  essere  proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore speciale, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza.

E’ obbligatorio l’intervento nel processo del pubblico ministero.

Art. 222. (Interpello della parte che ha prodotto la scrittura).

Quando e’ proposta querela di falso in corso di causa,  il  giudice istruttore interpella la  parte  che  ha  prodotto  il  documento  se intende valersene  in  giudizio.  Se  la  risposta  e’  negativa,  il documento non  e’  utilizzabile  in  causa;  se  e’  affermativa,  il giudice,  che  ritiene   il   documento   rilevante,   autorizza   la presentazione della querela nella stessa udienza o in una successiva; ammette i mezzi istruttori che ritiene idonei, e dispone i modi  e  i termini della loro assunzione.

Art. 223. (Processo verbale di deposito del documento).

Nell’udienza in cui e’ presentata la  querela,  si  forma  processo verbale  di  deposito  nelle  mani  del  cancelliere  del   documento impugnato.

Il processo verbale e’ redatto in presenza del pubblico ministero e delle parti, e deve contenere la descrizione dello stato  in  cui  il documento si trova, con indicazione  delle  cancellature,  abrasioni, aggiunte, scritture interlineari e di ogni altra  particolarita’  che vi si riscontra.

Il giudice istruttore,  il  pubblico  ministero  e  il  cancelliere appongono la firma sul documento. Il giudice puo’ anche ordinare  che di esso sia fatta copia fotografica.

Art. 224. (Sequestro del documento).

Se il documento impugnato di falso si trova presso un  depositario, il giudice istruttore  puo’  ordinarne  il  sequestro  con  le  forme previste nel codice di procedura penale, dopo di  che  si  redige  il processo verbale di cui all’articolo precedente.

Se non e’ possibile il deposito del documento  in  cancelleria,  il giudice dispone le necessarie cautele per la conservazione di esso  e redige il processo verbale alla presenza del depositario,  nel  luogo dove il documento si trova.

Art. 225. (Decisione sulla querela).

Sulla querela di falso pronuncia sempre il collegio. 

Il giudice istruttore puo’ rimettere le parti al  collegio  per  la decisione sulla querela indipendentemente dal merito. In tal caso, su istanza di parte, puo’ disporre  che  la  trattazione  della  causa continui davanti a se’ relativamente a quelle domande  che  possono essere decise indipendentemente dal documento impugnato.

Art. 226. (Contenuto della sentenza).

Il collegio, con la sentenza  che  rigetta  la  querela  di  falso, ordina la restituzione del  documento  e  dispone  che,  a  cura  del cancelliere, sia fatta menzione della sentenza sull’originale o sulla copia che ne tiene luogo; condanna inoltre la parte querelante a  una pena pecuniaria non inferiore a lire mille e  non  superiore  a  lire diecimila.

Con  la  sentenza  che  accerta  la  falsita’  il  collegio,  anche d’ufficio, da’ le disposizioni di cui all’articolo 480 del codice  di procedura penale.

Art. 227. (Esecuzione della sentenza che ha pronunciato sulla querela).

L’esecuzione delle sentenze previste nell’articolo  precedente  non puo’ aver luogo prima che siano passate in giudicato.

Se non e’ richiesta  dalle  parti,  l’esecuzione  e’  promossa  dal pubblico ministero a  spese  del  soccombente  con  l’osservanza,  in quanto applicabili, delle  norme  dell’articolo  481  del  codice  di procedura penale.

§ 6

Della confessione giudiziale e dell’interrogatorio formale

Art. 228. (Confessione giudiziale).

La  confessione  giudiziale  e’  spontanea  o  provocata   mediante interrogatorio formale.

Art. 229. (Confessione spontanea).

La confessione spontanea puo’ essere contenuta  in  qualsiasi  atto processuale  firmato  dalla  parte  personalmente,  salvo   il   caso dell’articolo 117.

Art. 230. (Modo dell’interrogatorio).

L’interrogatorio  deve  essere  dedotto  per  articoli  separati  e specifici.

Il giudice istruttore  procede  all’assunzione  dell’interrogatorio nei modi e termini stabiliti nell’ordinanza che l’ammette.

Non possono farsi domande su fatti diversi da quelli formulati  nei capitoli, a eccezione delle domande su cui le parti concordano e  che il giudice ritiene utili;  ma  il  giudice  puo’  sempre  chiedere  i chiarimenti opportuni sulle risposte date.

Art. 231. (Risposta).

La parte interrogata deve rispondere personalmente. Essa  non  puo’ servirsi  di  scritti  preparati,  ma  il  giudice  istruttore   puo’ consentirle  di  valersi  di  note  o  appunti,  quando   deve   fare riferimento a nomi o a cifre, o  quando  particolari  circostanze  lo consigliano.

Art. 232. (Mancata risposta).

Se  la  parte  non  si  presenta  o  rifiuta  di  rispondere  senza giustificato motivo, il collegio, valutato  ogni  altro  elemento  di prova,   puo’    ritenere    come    ammessi    i    fatti    dedotti nell’interrogatorio.

Il  giudice  istruttore,  che  riconosce  giustificata  la  mancata presentazione della parte per rispondere all’interrogatorio,  dispone per l’assunzione di esso anche fuori della sede giudiziaria.

§ 7

Del giuramento

Art. 233. (Deferimento del giuramento decisorio).

Il giuramento decisorio puo’ essere  deferito  in  qualunque  stato della causa davanti al giudice istruttore,  con  dichiarazione  fatta all’udienza dalla parte o dal procuratore munito di mandato  speciale o con atto sottoscritto dalla parte.

Esso deve essere formulato in articoli separati, in modo  chiaro  e specifico.

Art. 234. (Riferimento).

Finche’ non abbia dichiarato di essere pronta a giurare, la  parte, alla quale il giuramento decisorio e’ stato deferito, puo’  riferirlo all’avversario nei limiti fissati dal codice civile.

Art. 235. (Irrevocabilita’).

La parte, che ha deferito o riferito il giuramento  decisorio,  non puo’ piu’ revocarlo  quando  l’avversario  ha  dichiarato  di  essere pronto a prestarlo.

Art. 236 (Caso di revocabilita’).

Se nell’ammettere il giuramento decisorio il  giudice  modifica  la formula proposta dalla parte, questa puo’ revocarlo.

Art. 237. (Risoluzione delle contestazioni).

Le  contestazioni  sorte  tra  le  parti  circa  l’ammissione   del giuramento decisorio sono decise dal collegio.

L’ordinanza del collegio che  ammette  il  giuramento  deve  essere notificata personalmente alla parte.

Art. 238. (Prestazione).

Il giuramento decisorio e’ prestato personalmente dalla parte ed e’ ricevuto  dal  giudice  istruttore.  Questi  ammonisce  il   giurante sull’importanza religiosa e  morale  dell’atto  e  sulle  conseguenze penali delle dichiarazioni false, e quindi lo invita a giurare.

Il  giurante,  in  piedi,  pronuncia  a  chiara  voce  le   parole: «consapevole della responsabilita’ che col giuramento assumo  davanti a Dio e agli uomini, giuro…. »,  e  continua  ripetendo  le  parole della formula su cui giura.                              

Art. 239. (Mancata prestazione).

La parte alla quale il giuramento decisorio e’ deferito, se non  si presenta senza giustificato motivo all’udienza all’uopo  fissata,  o, comparendo, rifiuta di prestarlo o non lo  riferisce  all’avversario, soccombe rispetto alla domanda o al punto di fatto  relativamente  al quale il giuramento e’ stato ammesso; e del pari  soccombe  la  parte avversaria, se rifiuta di prestare il giuramento che le e’ riferito.

Il  giudice  istruttore,  se  ritiene   giustificata   la   mancata comparizione della parte che deve prestare il giuramento, provvede  a norma dell’articolo 232 secondo comma.

Art. 240. (Deferimento del giuramento suppletorio).

Nelle cause riservate  alla  decisione  collegiale,  il  giuramento suppletorio puo’ essere deferito esclusivamente dal collegio.

Art. 241. (Ammissibilita’ e contenuto del giuramento d’estimazione).

Il giuramento sul valore della cosa domandata puo’ essere  deferito dal collegio  a  una  delle  parti,  soltanto  se  non  e’  possibile accertare altrimenti il valore della cosa stessa. In questo  caso  il collegio deve anche determinare la somma  fino  a  concorrenza  della quale il giuramento avra’ efficacia.

Art. 242. (Divieto di riferire il giuramento suppletorio).

Il giuramento deferito d’ufficio a una  delle  parti  non  puo’  da questa essere riferito all’altra.

Art. 243. (Rinvio alle norme sul giuramento decisorio).

Per la prestazione del giuramento deferito d’ufficio  si  applicano le disposizioni relative al giuramento decisorio.

§ 8

Della prova per testimoni

Art. 244. (Modo di deduzione).

La prova per testimoni deve  essere  dedotta  mediante  indicazione specifica delle persone da interrogare  e  dei  fatti,  formulati  in articoli  separati,  sui  quali  ciascuna   di   esse   deve   essere interrogata.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353.

COMMA ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353.

Art. 245. (Ordinanza di ammissione).

Con l’ordinanza che ammette la prova il giudice  istruttore  riduce le liste dei testimoni sovrabbondanti ed elimina i testimoni che  non possono essere sentiti per legge.

La rinuncia fatta da una parte all’audizione dei testimoni da  essa indicati non ha effetto se le altre non vi aderiscono e se il giudice non vi consente.

Art. 246. (Incapacita’ a testimoniare).

Non possono essere assunte come testimoni le persone  aventi  nella causa un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio.

Art. 247. (Divieto di testimoniare).

Non possono deporre il coniuge  ancorche’  separato,  i  parenti  o affini in linea retta e coloro che sono legati a una delle  parti  da vincoli di affiliazione, salvo che la causa  verta  su  questioni  di stato, di separazione personale o relative a rapporti di famiglia.

Art. 248. (Audizione dei minori degli anni quattordici).

I minori degli anni quattordici possono essere sentiti solo  quando la loro audizione e’ resa necessaria da particolari circostanze. Essi non prestano giuramento.

Art. 249. (Facolta’ d’astensione).

Si applicano all’audizione dei testimoni  le  disposizioni degli articoli 200, 201 e 202 del codice  di  procedura  penale relative alla facolta’ d’astensione dei testimoni.

Art. 250. (Intimazione ai testimoni).

L’ufficiale giudiziario,  su  richiesta  della  parte  interessata, intima ai testimoni ammessi dal giudice istruttore di  comparire  nel luogo, nel giorno e nell’ora fissati, indicando il giudice che assume la prova e la causa nella quale debbono essere sentiti.

L’intimazione di cui al primo comma, se non  e’  eseguita  in  mani proprie del destinatario o mediante servizio postale,  e’  effettuata in busta chiusa e sigillata.

L’intimazione al  testimone  ammesso  su  richiesta  delle  parti private a comparire in udienza puo’ essere effettuata  dal  difensore attraverso l’invio di copia dell’atto mediante  lettera  raccomandata con avviso di ricevimento o a mezzo posta elettronica certificata o a mezzo telefax.

Il difensore che  ha  spedito  l’atto  da  notificare  con  lettera raccomandata deposita nella cancelleria del giudice  copia  dell’atto inviato, attestandone la conformita’  all’originale,  e  l’avviso  di ricevimento.

Art. 251. (Giuramento dei testimoni).

I testimoni sono esaminati separatamente.

Il giudice  istruttore  ammonisce  il  testimone  sulla  importanza religiosa e morale del giuramento e sulle  conseguenze  penali  delle dichiarazioni false o reticenti, e  legge  la  formula:  “consapevole della responsabilita’ che con il giuramento assumete davanti a Dio  e agli uomini, giurate di dire la verita’, null’altro che la  verita'”.

Quindi il testimone, in piedi, presta il giuramento  pronunciando  le parole: “lo giuro”.

Art. 252. (Identificazione dei testimoni).

Il giudice istruttore richiede al testimone il nome, il cognome, la paternita’, l’eta’ e la professione, lo invita  a  dichiarare  se  ha rapporti di  parentela,  affinita’,  affiliazione  o  dipendenza  con alcuna delle parti, oppure interesse nella causa.

Le  parti  possono  fare   osservazioni   sull’attendibilita’   del testimone,  e  questi  deve  fornire  in  proposito   i   chiarimenti necessari. Delle osservazioni e dei chiarimenti si  fa  menzione  nel processo verbale prima dell’audizione del testimone.

Art. 253. (Interrogazioni e risposte).

Il giudice istruttore interroga il testimone sui fatti  intorno  ai quali e’ chiamato a deporre. Puo’ altresi’ rivolgergli,  d’ufficio  o su istanza di parte, tutte le domande che ritiene utili a chiarire  i fatti medesimi.

E’ vietato alle  parti  e  al  pubblico  ministero  di  interrogare direttamente i testimoni.

Alle  risposte   dei   testimoni   si   applica   la   disposizione dell’articolo 231.

Art. 254. (Confronto dei testimoni).

Se vi sono divergenze tra le deposizioni di due o  piu’  testimoni, il giudice istruttore, su istanza di parte o d’ufficio, puo’ disporre che essi siano messi a confronto.

Art. 255. (Mancata comparizione dei testimoni).

Se il testimone regolarmente intimato non si presenta,  il  giudice istruttore  puo’  ordinare  una  nuova  intimazione  oppure  disporne l’accompagnamento all’udienza stessa o ad altra  successiva.  Con  la medesima ordinanza il giudice, in caso di mancata comparizione  senza giustificato motivo, puo’ condannarlo  ad  una  pena  pecuniaria  non inferiore a 100 euro e non superiore  a  1.000  euro.  In  caso  di ulteriore mancata comparizione senza giustificato motivo, il  giudice dispone l’accompagnamento del testimone all’udienza stessa o ad altra successiva e lo condanna a una pena pecuniaria non inferiore a 200  euro e non superiore a 1.000 euro.

Se il testimone si trova nell’impossibilita’ di presentarsi o ne e’ esentato dalla legge o dalle convenzioni internazionali,  il  giudice si reca nella sua abitazione o nel suo ufficio;  e,  se  questi  sono situati fuori della circoscrizione del tribunale, delega all’esame il giudice istruttore del luogo.

Art. 256. (Rifiuto di deporre e falsita’ della testimonianza).

Se il testimone, presentandosi, rifiuta di  giurare  o  di  deporre senza giustificato motivo, o se vi e’ fondato sospetto che  egli  non abbia detto la verita’ o sia stato reticente, il  giudice  istruttore lo denuncia al pubblico  ministero,  al  quale  trasmette  copia  del processo verbale.

Art. 257. (Assunzione di nuovi testimoni e rinnovazione dell’esame).

Se alcuno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza dei  fatti, ad altre persone, il giudice istruttore puo’ disporre  d’ufficio  che esse siano chiamate a deporre.

Il giudice puo’ anche disporre che siano sentiti  i  testimoni  dei quali ha ritenuto l’audizione superflua a norma dell’articolo  245  o dei quali ha consentito la rinuncia; e del  pari  puo’  disporre  che siano nuovamente esaminati i testimoni gia’ interrogati, al  fine  di chiarire la loro deposizione o di correggere irregolarita’ avveratesi nel precedente esame.

Art. 257-bis. (Testimonianza scritta).

Il giudice, su accordo delle parti,  tenuto  conto  della  natura della causa e di ogni altra circostanza, puo’ disporre di assumere la deposizione chiedendo  al  testimone,  anche  nelle  ipotesi  di  cui all’articolo 203, di fornire, per iscritto e nel termine fissato,  le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma, dispone che la parte che ha richiesto  l’assunzione  predisponga  il  modello  di testimonianza in  conformita’  agli  articoli  ammessi  e  lo  faccia notificare al testimone.

Il  testimone  rende  la  deposizione  compilando  il  modello   di testimonianza in ogni sua parte, con risposta separata a ciascuno dei quesiti, e  precisa  quali  sono  quelli  cui  non  e’  in  grado  di rispondere, indicandone la ragione.

Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo la propria  firma autenticata su ciascuna delle facciate del foglio  di  testimonianza, che spedisce in busta chiusa con plico raccomandato o  consegna  alla cancelleria del giudice.

Quando il testimone si avvale della facolta’  d’astensione  di  cui all’articolo  249,  ha  l’obbligo  di   compilare   il   modello   di testimonianza, indicando  le  complete  generalita’  e  i  motivi  di astensione.

Quando il testimone non spedisce o non consegna le risposte scritte nel  termine  stabilito,  il  giudice  puo’  condannarlo  alla   pena pecuniaria di cui all’articolo 255, primo comma.

Quando la testimonianza ha  ad  oggetto  documenti  di  spesa  gia’ depositati dalle parti, essa puo’ essere resa mediante  dichiarazione sottoscritta dal testimone e trasmessa al difensore della  parte  nel cui interesse la prova e’ stata ammessa, senza il ricorso al  modello di cui al secondo comma.

Il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni,  puo’  sempre disporre che il testimone sia chiamato a  deporre  davanti  a  lui  o davanti al giudice delegato.

§ 9

Delle ispezioni, delle riproduzioni meccaniche e degli esperimenti

Art. 258. (Ordinanza d’ispezione).

L’ispezione di luoghi, di cose mobili e immobili, o  delle  persone e’ disposta dal giudice istruttore, il quale fissa il tempo, il luogo e il modo dell’ispezione.

Art. 259. (Modo dell’ispezione).

All’ispezione  procede   personalmente   il   giudice   istruttore, assistito,  quando  occorre,  da  un  consulente  tecnico,  anche  se l’ispezione deve eseguirsi fuori della circoscrizione del  tribunale, tranne che esigenze di servizio gli impediscano di allontanarsi dalla sede. In tal caso delega il giudice  istruttore  del  luogo  a  norma dell’articolo 203.

Art. 260. (Ispezione corporale).

Il giudice istruttore puo’ astenersi dal partecipare  all’ispezione corporale e disporre che vi proceda il solo consulente tecnico.

All’ispezione corporale deve procedersi con ogni cautela diretta  a garantire il rispetto della persona.

Art. 261. (Riproduzioni, copie ed esperimenti).

Il giudice istruttore puo’ disporre  che  siano  eseguiti  rilievi, calchi e riproduzioni anche  fotografiche  di  oggetti,  documenti  e luoghi, e, quando occorre, rilevazioni cinematografiche o  altre  che richiedono l’impiego di mezzi, strumenti o procedimenti meccanici.

Egualmente,  per  accertare  se  un  fatto  sia  o  possa   essersi verificato in un dato modo, il giudice  puo’  ordinare  di  procedere alla riproduzione del fatto stesso, facendone eventualmente  eseguire la rilevazione fotografica o cinematografica.

Il giudice presiede all’esperimento e, quando  occorre,  ne  affida l’esecuzione a un esperto che presta giuramento a norma dell’articolo 193.

Art. 262. (Poteri del giudice istruttore).

Nel corso dell’ispezione o dell’esperimento il  giudice  istruttore puo’ sentire  testimoni  per  informazioni  e  dare  i  provvedimenti necessari per l’esibizione della cosa o per accedere alla localita’.

Puo’ anche disporre l’accesso  in  luoghi  appartenenti  a  persone estranee al processo,  sentite  se  e’  possibile  queste  ultime,  e prendendo in ogni caso le cautele necessarie  alla  tutela  dei  loro interessi.

§ 10

Del rendimento dei conti

Art. 263. (Presentazione e accettazione del conto).

Se il giudice ordina la presentazione  di  un  conto,  questo  deve essere depositato in  cancelleria  con  i  documenti  giustificativi, almeno cinque giorni prima dell’udienza fissata per la discussione di esso.

Se il conto viene accettato, il giudice istruttore ne da’ atto  nel processo verbale e ordina il  pagamento  delle  somme  che  risultano dovute.  L’ordinanza  non  e’  impugnabile   e   costituisce   titolo esecutivo.

Art. 264. (Impugnazione e discussione).

La parte che impugna il  conto  deve  specificare  le  partite  che intende contestare. Se chiede un termine per  la  specificazione,  il giudice istruttore fissa un’udienza per tale scopo.

Se le parti, in seguito alla discussione, concordano nel  risultato del  conto,  il  giudice  provvede  a   norma   del   secondo   comma dell’articolo precedente.

In  ogni  caso  il  giudice  puo’  disporre,  con   ordinanza   non impugnabile, il pagamento del sopravanzo  che  risulta  dal  conto  o dalla discussione dello stesso.

Art. 265. (Giuramento).

Il  collegio  puo’  ammettere  il  creditore  a   determinare   con giuramento le somme a lui dovute, se la parte  tenuta  al  rendiconto non lo presenta o  rimane  contumace.  Si  applica  in  tal  caso  la disposizione dell’articolo 241.

Il collegio  puo’  altresi’  ordinare  a  chi  rende  il  conto  di asseverare con giuramento le partite per le quali non si puo’  o  non si  suole  richiedere  ricevuta;  ma  puo’  anche  ammetterle   senza giuramento, quando sono verosimili e ragionevoli.

Art. 266. (Revisione del conto approvato).

La revisione del conto  che  la  parte  ha  approvato  puo’  essere chiesta, anche in separato  processo,  soltanto  in  caso  di  errore materiale, omissione, falsita’ o duplicazione di partite.

Sezione IV

Dell’intervento di terzi e della riunione di procedimenti

§ 1

Dell’intervento di terzi

Art. 267. (Costituzione del terzo interveniente).

Per intervenire nel processo a norma dell’articolo  105,  il  terzo deve costituirsi presentando in udienza o depositando in  cancelleria una comparsa formata a norma dell’articolo 167 con le  copie  per  le altre parti, i documenti e la procura.

Il cancelliere da’ notizia dell’intervento alle altre parti, se  la costituzione del terzo non e’ avvenuta in udienza.

Art. 268. (Termine per l’intervento).

L’intervento puo’ aver luogo sino a che non  vengano  precisate  le conclusioni.

Il terzo non puo’ compiere atti che al momento dell’intervento  non sono piu’ consentiti ad alcuna  altra  parte,  salvo  che  comparisca volontariamente per l’integrazione necessaria del contraddittorio.

Art. 269. (Chiamata di un terzo in causa).

Alla chiamata di un terzo nel processo a norma  dell’articolo  106, la parte provvede mediante citazione a comparire nell’udienza fissata dal giudice istruttore ai sensi del presente  articolo,  osservati  i termini dell’articolo 163-bis.

Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza,  farne  dichiarazione  nella  comparsa   di   risposta e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo  spostamento  della prima udienza allo scopo di consentire la  citazione  del  terzo  nel rispetto dei termini dell’articolo 163-bis.  Il  giudice  istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto  a  fissare la data della nuova udienza. Il decreto e’ comunicato dal cancelliere alle parti costituite. La citazione e’ notificata al terzo a cura del convenuto.

Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa  di risposta, sia sorto l’interesse dell’attore a chiamare  in  causa  un terzo, l’attore deve, a pena di decadenza, chiederne l’autorizzazione al giudice istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore,  se concede l’autorizzazione, fissa  una  nuova  udienza  allo  scopo  di consentire  la  citazione  del  terzo  nel   rispetto   dei   termini dell’articolo 163-bis. La citazione e’ notificata  al  terzo  a  cura dell’attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.

La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la  citazione notificata entro il termine previsto dall’articolo 165,  e  il  terzo deve costituirsi a norma dell’articolo 166.

Nell’ipotesi prevista dal terzo comma restano ferme per le  parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di  trattazione,  ma  i termini eventuali di  cui  al  sesto  comma  dell’articolo  183  sono fissati dal giudice istruttore  nella  udienza  di  comparizione  del terzo.

Art. 270. (Chiamata di un terzo per ordine del giudice).

La chiamata di un terzo nel processo a norma dell’art.  107  puo’ essere ordinata in  ogni  momento  dal  giudice  istruttore  per  una udienza che all’uopo egli fissa.

Se nessuna delle  parti  provvede  alla  citazione  del  terzo,  il giudice  istruttore  dispone  con  ordinanza   non   impugnabile   la cancellazione della causa dal ruolo.

Art. 271. (Costituzione del terzo chiamato).

Al terzo si applicano, con riferimento all’udienza per la quale  e’ citato, le disposizioni degli articoli 166 e  167,  primo  comma.  Se intende  chiamare  a  sua  volta  in  causa  un  terzo,  deve   farne dichiarazione a pena di  decadenza  nella  comparsa  di  risposta  ed essere  poi  autorizzato  dal  giudice  ai  sensi  del  terzo   comma dell’articolo 269.

Art. 272. (Decisione delle questioni relative all’intervento).

Le questioni  relative  all’intervento  sono  decise  dal  collegio insieme col merito, salvo che il giudice istruttore disponga a  norma dell’articolo 187 secondo comma.

§ 2

Della riunione dei procedimenti

Art. 273. (Riunione di procedimenti relativi alla stessa causa).

Se piu’ procedimenti relativi alla  stessa  causa  pendono  davanti allo stesso giudice, questi, anche d’ufficio, ne ordina la riunione.

Se il giudice istruttore o il presidente della sezione  ha  notizia che per la stessa causa pende procedimento davanti ad altro giudice o ad altra sezione dello stesso tribunale, ne riferisce al  presidente, il  quale,  sentite  le  parti,  ordina  con  decreto  la   riunione, determinando la sezione o designando il giudice davanti al  quale  il procedimento deve proseguire.

Art. 274. (Riunione di procedimenti relativi a cause connesse).

Se piu’ procedimenti relativi a cause connesse pendono davanti allo stesso giudice, questi, anche d’ufficio, puo’ disporne la riunione.

Se il giudice istruttore o il presidente della sezione  ha  notizia che per una  causa  connessa  pende  procedimento  davanti  ad  altro giudice o  davanti  ad  altra  sezione  dello  stesso  tribunale,  ne riferisce al presidente, il  quale,  sentite  le  parti,  ordina  con decreto che le cause siano chiamate  alla  medesima  udienza  davanti allo stesso  giudice  o  alla  stessa  sezione  per  i  provvedimenti opportuni.

Art. 274-bis. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)

CAPO III

Della decisione della causa

Art. 275. (Decisione del collegio).

Rimessa  la  causa  al  collegio,  la  sentenza  e’  depositata  in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine  per  il deposito delle memorie di replica di cui all’articolo 190.

Ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni,  puo’  chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati nell’articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al presidente del tribunale alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell’udienza di discussione, da tenersi entro sessanta giorni.

Nell’udienza il giudice istruttore  fa  le  relazione  orale  della causa. Dopo  la  relazione,  il  presidente  ammette  le  parti  alla discussione;  la  sentenza  e’  depositata  in  cancelleria  entro  i sessanta giorni successivi.                              

Art. 276. (Deliberazione).

La decisione e’ deliberata in segreto nella camera di consiglio. Ad essa possono partecipare soltanto i giudici che hanno assistito  alla discussione.

Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide gradatamente le  questioni  pregiudiziali  proposte  dalle  parti   o   rilevabili d’ufficio e quindi il merito della causa.

La decisione e’ presa a maggioranza di voti. Il primo a  votare  e’ il relatore, quindi l’altro giudice e infine il presidente.

Se intorno a una questione si prospettano piu’ soluzioni e  non  si forma la maggioranza alla prima votazione,  il  presidente  mette  ai voti due delle soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti la non esclusa e quella eventualmente restante, e cosi’  successivamente finche’ le soluzioni siano ridotte a  due,  sulle  quali  avviene  la votazione definitiva.

Chiusa  la  votazione,  il  presidente  scrive  e  sottoscrive   il dispositivo. La motivazione e’ quindi stesa dal relatore, a meno  che il  presidente  non  creda  di  stenderla  egli  stesso  o  affidarla all’altro giudice.

Art. 277. (Pronuncia sul merito).

Il collegio nel  deliberare  sul  merito  deve  decidere  tutte  le domande proposte e le relative eccezioni, definendo il giudizio.

Tuttavia il collegio, anche quando il  giudice  istruttore  gli  ha rimesso la causa a norma dell’articolo 187 primo comma, puo’ limitare la decisione ad alcune domande, se riconosce che  per  esse  soltanto non sia necessaria un’ulteriore istruzione, e se  la  loro  sollecita definizione e’ di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto istanza.

Art. 278. (Condanna generica – Provvisionale).

Quando e’ gia’ accertata la sussistenza  di  un  diritto,  ma  e’ ancora  controversa  la  quantita’  della  prestazione   dovuta,   il collegio, su istanza di  parte,  puo’  limitarsi  a  pronunciare  con sentenza  la  condanna  generica  alla  prestazione,  disponendo  con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione.

In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre su istanza di parte, puo’ altresi’ condannare il debitore al  pagamento  di  una provvisionale, nei  limiti  della  quantita’  per  cui  ritiene  gia’ raggiunta la prova.                              

Art. 279. (Forma dei provvedimenti del collegio).

Il collegio  pronuncia  ordinanza  quando  provvede  soltanto  su questioni relative all’istruzione  della  causa,  senza  definire  il giudizio, nonche’ quando decide soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non definisce il  giudizio,  impartisce  con  la  stessa ordinanza i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa.

Il collegio pronuncia sentenza:

    1)  quando  definisce  il  giudizio,   decidendo   questioni   di giurisdizione;

    2)   quando   definisce   il   giudizio,   decidendo    questioni pregiudiziali  attinenti  al  processo  o  questioni  preliminari  di merito;

    3) quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il merito;

    4) quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1, 2 e 3, non definisce il giudizio e  impartisce  distinti  provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa;

    5) quando, valendosi della facolta’ di  cui  agli  articoli  103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide solo alcune  delle  cause fino a quel momento riunite, e con distinti provvedimenti dispone  la separazione delle altre cause e l’ulteriore istruzione riguardo  alle medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore  delle  cause  di sua competenza.

I provvedimenti per l’ulteriore istruzione, previsti dai numeri 4 e 5, sono dati con separata ordinanza.

I  provvedimenti  del  collegio,  che  hanno  forma  di  ordinanza, comunque motivati, non possono mai pregiudicare  la  decisione  della causa; salvo che la legge disponga altrimenti, essi sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai  mezzi  di impugnazione previsti per le sentenze. Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente esecutive. Tuttavia, quando sia stato  proposto appello immediato contro una delle sentenze previste  dal  n.  4  del secondo comma, il  giudice  istruttore,  su  istanza  concorde  delle parti, qualora ritenga che i provvedimenti dell’ordinanza  collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza  impugnata,  puo’ disporre  con  ordinanza  non  impugnabile  che  l’esecuzione  o   la prosecuzione  dell’ulteriore  istruttoria  sia  sospesa   sino   alla definizione del giudizio di appello.

L’ordinanza e’ depositata in cancelleria insieme con la sentenza.

Art. 280. (Contenuto e disciplina dell’ordinanza del collegio).

Con la  sua  ordinanza  il  collegio  fissa  la  udienza  per  la comparizione delle parti davanti al giudice istruttore  o  davanti  a se’ nel caso previsto nell’articolo seguente.

Il cancelliere inserisce l’ordinanza nel fascicolo di ufficio e  ne da tempestiva comunicazione alle parti a norma dell’art. 176  secondo comma.

Per effetto dell’ordinanza il giudice istruttore  e’  investito  di tutti i poteri per l’ulteriore trattazione della causa.

Art. 281. (Rinnovazione di prove davanti al collegio).

Quando ne ravvisa la necessita’, il collegio, anche d’ufficio, puo’ disporre la riassunzione davanti a se’ di uno o piu’ mezzi di prova.

CAPO III-BIS

Del procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica

Art. 281-bis. (Norme applicabili).

Nel procedimento davanti al tribunale in  composizione  monocratica si  osservano,  in  quanto  applicabili,  le  disposizioni  dei  capi precedenti, ove non derogate dalle disposizioni del presente capo.

Art. 281-ter. (Poteri istruttori del giudice).

Il  giudice  puo’  disporre   d’ufficio   la   prova   testimoniale formulandone i capitoli, quando le parti nella esposizione dei  fatti si sono riferite a persone che appaiono  in  grado  di  conoscere  la verita’.

Art. 281-quater. (Decisione del tribunale in composizione monocratica).

Le  cause  nelle  quali  il  tribunale  giudica   in   composizione monocratica sono decise, con tutti i poteri del collegio, dal giudice designato a norma dell’articolo 168-bis o dell’articolo 484,  secondo comma.

Art. 281-quinquies. (Decisione a seguito di trattazione scritta o mista).

Il giudice, fatte precisare le conclusioni  a  norma  dell’articolo 189, dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle  memorie di replica a norma dell’articolo 190 e, quindi, deposita la  sentenza in cancelleria entro trenta giorni dalla scadenza del termine per  il deposito delle memorie di replica.

Se una delle parti lo richiede, il  giudice,  disposto  lo  scambio delle sole comparse conclusionali a norma  dell’articolo  190,  fissa l’udienza di discussione orale non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse medesime; la  sentenza  e’ depositata  entro  i  trenta   giorni   successivi   all’udienza   di discussione.

Art. 281-sexies. (Decisione a seguito di trattazione orale).

Se non dispone a norma  dell’articolo  281-quinquies,  il  giudice, fatte precisare le conclusioni, puo’ ordinare  la  discussione  orale della  causa  nella  stessa  udienza  o,  su  istanza  di  parte,  in un’udienza  successiva  e  pronunciare  sentenza  al  termine   della discussione,  dando  lettura  del   dispositivo   e   della   concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.

In  tal  caso,  la  sentenza   si   intende   pubblicata   con   la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed e’ immediatamente depositata in cancelleria.

CAPO III-TER

Dei rapporti tra collegio e giudice monocratico

Art. 281-septies. (Rimessione della causa al giudice monocratico).

Il collegio, quando rileva che una causa, rimessa davanti a lui per la decisione,  deve  essere  decisa  dal  tribunale  in  composizione monocratica, rimette la  causa  davanti  al  giudice  istruttore  con ordinanza   non   impugnabile   perche’   provveda,   quale   giudice monocratico, a  norma  degli  articoli  281-quater,  281-quinquies  e 281-sexies.

Art. 281-octies. (Rimessione della causa al tribunale in composizione collegiale).

Il giudice, quando rileva che una causa, riservata per la decisione davanti a se’ in funzione di giudice monocratico, deve essere  decisa dal tribunale in composizione  collegiale,  provvede  a  norma  degli articoli 187, 188 e 189.                          

Art. 281-nonies. (Connessione).

In caso di connessione tra cause  che  debbono  essere  decise  dal tribunale in composizione  collegiale  e  cause  che  debbono  essere decise  dal  tribunale  in  composizione  monocratica,   il   giudice istruttore ne ordina la riunione e,  all’esito  dell’istruttoria,  le rimette, a norma dell’articolo 189, al collegio, il  quale  pronuncia su tutte le domande, a meno  che  disponga  la  separazione  a  norma dell’articolo 279, secondo comma, numero 5).

CAPO IV

Dell’esecutorieta’ e della notificazione delle sentenze

Art. 282. (Esecuzione provvisoria)

La sentenza di primo grado e’  provvisoriamente  esecutiva  tra  le parti.

Art. 283. (Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in appello).

Il  giudice  dell’appello,  su  istanza  di  parte,  proposta   con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondati motivi,  anche  in  relazione  alla  possibilita’  di insolvenza  di  una  delle  parti,  sospende  in  tutto  o  in  parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con  o senza cauzione. 

Se l’istanza prevista dal comma che precede  e’  inammissibile  o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza  non  impugnabile, puo’ condannare la parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L’ordinanza  e’ revocabile con la sentenza che definisce il giudizio.

Art. 284. (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 LUGLIO 1950, N. 581)

Art. 285. (Modo di notificazione della sentenza).

La notificazione della  sentenza,  al  fine  della  decorrenza  del termine per l’impugnazione, si fa,  su  istanza  di  parte,  a  norma dell’articolo 170.

Art. 286. (Notificazione nel caso d’interruzione)

Se dopo la chiusura della discussione si e’ avverato uno  dei  casi previsti nell’articolo 299, la notificazione della sentenza  si  puo’ fare, anche a norma dell’articolo 303  secondo  comma,  a  coloro  ai quali spetta stare in giudizio.

Se si e’ avverato uno  dei  casi  previsti  nell’articolo  301,  la notificazione si fa alla parte personalmente.

CAPO V

Della correzione delle sentenze e delle ordinanze

Art. 287. (Casi di correzione).

Le sentenze contro le quali non sia stato  proposto  appello  e  le ordinanze non revocabili  possono  essere  corrette,  su  ricorso  di parte, dallo stesso giudice che le ha pronunciate, qualora  egli  sia incorso in omissioni o in errori materiali o di calcolo.

Art. 288. (Procedimento di correzione).

Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione,  il giudice provvede con decreto.

Se e’ chiesta da una  delle  parti,  il  giudice,  con  decreto  da notificarsi insieme col ricorso a norma  dell’articolo  170  primo  e terzo comma, fissa l’udienza nella quale le parti  debbono  comparire davanti a lui. Sull’istanza il giudice provvede  con  ordinanza,  che deve essere annotata sull’originale del provvedimento.

Se e’ chiesta la correzione di una  sentenza  dopo  un  anno  dalla pubblicazione, il ricorso e il decreto debbono essere notificati alle altre parti personalmente.

Le sentenze  possono  essere  impugnate  relativamente  alle  parti corrette nel termine ordinario decorrente dal giorno in cui e’  stata notificata l’ordinanza di correzione.

Art. 289. (Integrazione dei provvedimenti istruttori).

I provvedimenti istruttori,  che  non  contengono  la  fissazione dell’udienza successiva o del termine entro il quale le parti debbono compiere gli atti processuali, possono essere integrati,  su  istanza di parte o  d’ufficio,  entro  il  termine  perentorio  di  sei  mesi dall’udienza in cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure  dalla loro notificazione o comunicazione se prescritte.

L’integrazione e’ disposta dal presidente del collegio nel caso  di provvedimento collegiale e dal giudice istruttore negli  altri  casi, con  decreto  che  e’  comunicato  a  tutte  le  parti  a  cura   del cancelliere. 

CAPO VI

Del procedimento in contumacia

Art. 290. (Contumacia dell’attore).

Nel dichiarare la contumacia dell’attore a norma dell’articolo  171 ultimo comma, il giudice istruttore, se il convenuto ne fa richiesta, ordina che sia proseguito il giudizio e da’ le disposizioni  previste nell’articolo 187, altrimenti dispone che la causa sia cancellata dal ruolo, e il processo si estingue.

Art. 291. (Contumacia del convenuto).

Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore rileva un vizio che importi nullita’ nella  notificazione  della  citazione, fissa  all’attore  un   termine   perentorio   per   rinnovarla.   La rinnovazione impedisce ogni decadenza.

Se il convenuto non si costituisce neppure  all’udienza  fissata  a norma del comma precedente, il giudice  provvede  a  norma  dell’art. 171, ultimo comma.

Se l’ordine di rinnovazione della citazione di cui al  primo  comma non e’ eseguito, il giudice ordina la cancellazione della  causa  dal ruolo e il processo si estingue a norma dell’art. 307, comma terzo.

Art. 292. (Notificazione e comunicazione di atti al contumace).

L’ordinanza che ammette l’interrogatorio  o  il  giuramento,  e  le comparse contenenti  domande  nuove  o  riconvenzionali  da  chiunque proposte sono notificate personalmente al contumace nei  termini  che il giudice istruttore fissa con ordinanza. 

Le altre comparse si considerano  comunicate  con  il  deposito  in cancelleria  e  con   l’apposizione   del   visto   del   cancelliere sull’originale.

Tutti  gli  altri  atti  non  sono  soggetti  a   notificazione   o comunicazione.

Le sentenze sono notificate alla parte personalmente.

Art. 293. (Costituzione del contumace).

La parte che e’ stata dichiarata contumace  puo’  costituirsi  in ogni momento del procedimento fino all’udienza di precisazione  delle conclusioni.

La costituzione puo’ avvenire mediante deposito  di  una  comparsa, della procura e dei documenti in cancelleria o mediante  comparizione all’udienza.

In ogni caso il contumace che  si  costituisce  puo’  disconoscere, nella  prima  udienza  o  nel  termine   assegnatogli   dal   giudice istruttore, le scritture contro di lui prodotte.

Art. 294. (Rimessione in termini).

Il  contumace  che  si  costituisce  puo’  chiedere  al   giudice istruttore di essere ammesso a compiere attivita’ che  gli  sarebbero precluse, se dimostra che la nullita’ della  citazione  o  della  sua notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo o  che la costituzione e’ stata impedita da causa a lui non imputabile.

Il giudice, se ritiene verosimili i fatti allegati, ammette, quando occorre,  la  prova  dell’impedimento,  e   quindi   provvede   sulla rimessione in termini delle parti.

I provvedimenti previsti nel comma precedente sono pronunciati  con ordinanza.

Le disposizioni dei commi  precedenti  si  applicano  anche  se  il contumace che si costituisce  intende  svolgere,  senza  il  consenso delle altre parti, attivita’ difensive che  producono  ritardo  nella rimessione al collegio  della  causa  che  sia  gia’  matura  per  la decisione rispetto alle parti gia’ costituite.

CAPO VII

Della sospensione, interruzione ed estinzione del processo

Sezione I

Della sospensione del processo

Art. 295. (Sospensione necessaria).

Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in  cui egli stesso o altro giudice deve risolvere  una  controversia,  dalla cui definizione dipende la decisione della causa.

Art. 296.  (Sospensione su istanza delle parti).

Il  giudice  istruttore,  su  istanza  di  tutte  le  parti,  ove sussistano giustificati motivi, puo’ disporre, per  una  sola  volta, che il processo rimanga sospeso per un periodo non  superiore  a  tre mesi, fissando l’udienza per la prosecuzione del processo medesimo.

Art. 297. (Fissazione della nuova udienza dopo la sospensione).

Se col provvedimento di sospensione non e’ stata fissata  l’udienza in cui il processo deve proseguire, le  parti  debbono  chiederne  la fissazione  entro  il  termine  perentorio  di tre  mesi  dalla cessazione della causa di sospensione di cui all’art. 3 del Codice di procedura penale o dal passaggio  in  giudicato  della  sentenza  che definisce la controversia civile o  amministrativa  di  cui  all’art. 295.

Nell’ipotesi  dell’articolo  precedente   l’istanza   deve   essere proposta  dieci  giorni  prima  della   scadenza   del   termine   di sospensione.

L’istanza si propone  con  ricorso  al  giudice  istruttore  o,  in mancanza, al presidente del tribunale.

Il ricorso, col decreto che fissa l’udienza, e’ notificato  a  cura dell’istante alle altre parti nel termine stabilito dal giudice.

Art. 298. (Effetti della sospensione).

Durante  la  sospensione  non  possono  essere  compiuti  atti  del procedimento.

La sospensione interrompe i termini in corso, i quali  ricominciano a decorrere dal giorno della nuova udienza fissata nel  provvedimento di sospensione o nel decreto di cui all’articolo precedente.

Sezione II

Dell’interruzione del processo

Art. 299. (Morte o perdita della capacita’ prima della costituzione). 

Se prima della costituzione in cancelleria o all’udienza  davanti al giudice istruttore, sopravviene la morte oppure la  perdita  della capacita’ di  stare  in  giudizio  di  una  delle  parti  o  del  suo rappresentante legale o la  cessazione  di  tale  rappresentanza,  il processo  e’  interrotto,  salvo  che  coloro  ai  quali  spetta   di proseguirlo si costituiscano volontariamente,  oppure  l’altra  parte provveda a citarli  in  riassunzione,  osservati  i  termini  di  cui all’art. 163-bis.

Art. 300. (Morte o  perdita  della  capacita’  della  parte  costituita  o  del contumace).

Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si  avvera nei riguardi della parte che si e’ costituita a mezzo di procuratore, questi lo dichiara in udienza o lo notifica alle altre parti.

Dal momento di tale dichiarazione o notificazione  il  processo  e’ interrotto,  salvo  che  avvenga  la  costituzione  volontaria  o  la riassunzione a norma dell’articolo precedente.

Se la parte e’ costituita personalmente, il processo e’  interrotto al momento dell’evento.

Se l’evento riguarda la parte dichiarata contumace,  il  processo e’ interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo e’ documentato dall’altra   parte,   o   e’   notificato   ovvero   e’   certificato dall’ufficiale giudiziario nella relazione di  notificazione  di  uno dei provvedimenti di cui all’articolo 292.

Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente si  avvera o e’  notificato  dopo  la  chiusura  della  discussione  davanti  al collegio, esso non produce effetto se  non  nel  caso  di  riapertura dell’istruzione. 

Art. 301. (Morte o impedimento del procuratore).

Se la parte e’ costituita a mezzo di procuratore,  il  processo  e’ interrotto dal giorno  della  morte,  radiazione  o  sospensione  del procuratore stesso.

In tal caso si applica la disposizione dell’articolo 299.   

Non sono cause d’interruzione la revoca della procura o la rinuncia ad essa.

Art. 302. (Prosecuzione del processo).

Nei casi previsti negli articoli  precedenti  la  costituzione  per proseguire  il  processo  puo’  avvenire  all’udienza   o   a   norma dell’articolo 166. Se non e’ fissata alcuna udienza,  la  parte  puo’ chiedere con  ricorso  al  giudice  istruttore  o,  in  mancanza,  al presidente del tribunale la fissazione dell’udienza. Il ricorso e  il decreto sono notificati alle altre parti a cura dell’istante.

Art. 303. (Riassunzione del processo).

Se non avviene la prosecuzione del processo a  norma  dell’articolo precedente, l’altra parte puo’ chiedere la  fissazione  dell’udienza, notificando quindi il ricorso e  il  decreto  a  coloro  che  debbono costituirsi per proseguirlo.

In caso di morte della parte il ricorso deve contenere gli  estremi della domanda, e la notificazione entro  un  anno  dalla  morte  puo’ essere  fatta   collettivamente   e   impersonalmente   agli   eredi, nell’ultimo domicilio del defunto.

Se vi sono altre parti in causa, il decreto e’ notificato anche  ad esse.

Se la  parte  che  ha  ricevuto  la  notificazione  non  comparisce all’udienza fissata, si procede in sua contumacia.

Art. 304. (Effetti dell’interruzione).

In caso d’interruzione del  processo  si  applica  la  disposizione dell’articolo 298.

Art. 305. (Mancata prosecuzione o riassunzione).

Il processo deve essere proseguito o  riassunto  entro  il  termine perentorio di tre mesi dall’interruzione, altrimenti si estingue.

Sezione III

Dell’estinzione del processo

Art. 306. (Rinuncia agli atti del giudizio).

Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio  quando questa e’  accettata  dalle  parti  costituite  che  potrebbero  aver interesse  alla  prosecuzione.  L’accettazione  non  e’  efficace  se contiene riserve o condizioni.

Le dichiarazioni di rinuncia e di  accettazione  sono  fatte  dalle parti o da loro procuratori speciali, verbalmente all’udienza  o  con atti sottoscritti e notificati alle altre parti.

Il giudice, se la rinuncia e l’accettazione sono regolari, dichiara l’estinzione del processo.

Il rinunciante deve rimborsare le spese  alle  altre  parti,  salvo diverso accordo tra loro. La liquidazione delle spese  e’  fatta  dal giudice istruttore con ordinanza non impugnabile.

Art. 307. (Estinzione del processo per inattivita’ delle parti).

Se dopo la notificazione della citazione nessuna delle parti  siasi costituita entro il termine stabilito dall’art. 166, ovvero, se, dopo la costituzione delle stesse, il giudice,  nei  casi  previsti  dalla legge, abbia ordinata la cancellazione  della  causa  dal  ruolo,  il processo, salvo il disposto dell’art. 181  e  dell’art.  290, deve  essere  riassunto  davanti  allo  stesso  giudice  nel  termine perentorio  di tre  mesi,  che  decorre  rispettivamente   dalla scadenza del termine  per  la  costituzione  del  convenuto  a  norma dell’art. 166, o  dalla  data  del  provvedimento  di  cancellazione; altrimenti il processo si estingue.

Il processo, una volta riassunto a norma del precedente  comma,  si estingue se nessuna delle parti siasi costituita, ovvero se nei  casi previsti dalla legge il giudice ordini la cancellazione  della  causa dal ruolo.

Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti, e  salvo  diverse disposizioni di legge, il processo si estingue  altresi’  qualora  le parti alle quali spetta di rinnovare la citazione, o  di  proseguire, riassumere o integrare il giudizio, non vi abbiano  provveduto  entro il termine perentorio stabilito dalla legge, o dal giudice che  dalla legge sia autorizzato  a  fissarlo.  Quando  la  legge  autorizza  il giudice a fissare il termine, questo non puo’ essere inferiore ad  un mese ne’ superiore a tre.

L’estinzione opera di diritto ed e’ dichiarata, anche  d’ufficio, con  ordinanza  del  giudice  istruttore  ovvero  con  sentenza   del collegio.

Art. 308. (Comunicazione e impugnabilita’ dell’ordinanza).

L’ordinanza che dichiara l’estinzione e’ comunicata  a  cura  del cancelliere se e’ pronunciata fuori dell’udienza. Contro di  essa  e’ ammesso reclamo nei modi di cui all’art. 178 commi  terzo,  quarto  e quinto.

Il collegio provvede  in  camera  di  consiglio  con  sentenza,  se respinge  il  reclamo,  e   con   ordinanza   non   impugnabile,   se l’accoglie.

Art. 309. (Mancata comparizione all’udienza).

Se nel  corso  del  processo  nessuna  delle  parti  si  presenta all’udienza, il giudice provvede a norma del  primo  comma  dell’art. 181.

Art. 310. (Effetti dell’estinzione del processo).

L’estinzione del processo non estingue l’azione.

L’estinzione rende inefficaci gli atti compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso del  processo  ((e  le  pronunce  che regolano la competenza.

Le prove raccolte sono valutate dal giudice a  norma  dell’articolo 116 secondo comma.

Le spese del processo estinto stanno a carico delle  parti  che  le hanno anticipate.

TITOLO II

DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

Art. 311. (Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale).

Il procedimento davanti al giudice di pace, per tutto cio’ che  non e’ regolato nel presente titolo o in altre espresse disposizioni,  e’ retto dalle norme relative al procedimento davanti  al  tribunale  in composizione monocratica, in quanto applicabili.

Art. 312.(ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)

Art. 313. (Querela di falso).

Se e’ proposta querela di falso, il giudice di pace, quando ritiene il documento  impugnato  rilevante  per  la  decisione,  sospende  il giudizio e rimette le parti davanti  al  tribunale  per  il  relativoprocedimento. Puo’ anche disporre a norma dell’articolo 225,  secondo comma.

Art. 314. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)

Art. 315. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51)

Art. 316. (Forma della domanda).

Davanti al giudice di pace la domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza fissa.

La domanda si puo’ anche proporre verbalmente. Di essa  il  giudice di pace fa redigere processo verbale  che,  a  cura  dell’attore,  e’ notificato con citazione a comparire a udienza fissa.

Art. 317. (Rappresentanza davanti al giudice di pace).

Davanti al giudice di pace le parti possono farsi rappresentare  da persona munita di mandato scritto in calce alla citazione o  in  atto separato, salvo che il giudice ordini la loro comparizione personale.

Il mandato a rappresentare comprende sempre quello a transigere e a conciliare.

Art. 318. (Contenuto della domanda).

La domanda, comunque proposta, deve contenere, oltre  l’indicazione del giudice e delle parti, l’esposizione dei  fatti  e  l’indicazione dell’oggetto.

Tra il giorno della notificazione di cui all’articolo 316 e  quello della comparizione devono intercorrere termini liberi non  minori  di quelli previsti dall’articolo 163-bis, ridotti alla meta’.

Se la citazione indica un giorno nel quale il giudice di  pace  non tiene udienza, la comparizione  e’  d’ufficio  rimandata  all’udienza immediatamente successiva.

Art. 319. (Costituzione delle parti).

Le parti si costituiscono depositando in cancelleria la citazione o il processo verbale di cui all’articolo 316 con  la  relazione  della notificazione e, quando occorre, la procura, oppure presentando  tali documenti al giudice in udienza.

Le parti, che non hanno precedentemente dichiarato la  residenza  o eletto domicilio nel comune in cui ha sede l’ufficio del  giudice  di pace, debbono farlo con dichiarazione ricevuta nel  processo  verbale al momento della costituzione.

Art. 320. (Trattazione della causa).

Nella prima udienza il giudice di  pace  interroga  liberamente  le parti e tenta la conciliazione.

Se la conciliazione riesce se ne redige processo  verbale  a  norma dell’articolo 185, ultimo comma.

Se la conciliazione non riesce, il giudice di pace invita le  parti a precisare definitivamente i fatti che ciascuna  pone  a  fondamento delle domande, difese ed  eccezioni,  a  produrre  i  documenti  e  a richiedere i mezzi di prova da assumere.

Quando sia reso necessario dalle attivita’ svolte  dalle  parti  in prima udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una  nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.

I documenti  prodotti  dalle  parti  possono  essere  inseriti  nel fascicolo di ufficio ed ivi  conservati  fino  alla  definizione  del giudizio.

Art. 321. (Decisione).

Il  giudice  di  pace,  quando  ritiene  matura  la  causa  per  la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni e  a  discutere la causa.

La sentenza e’ depositata  in  cancelleria  entro  quindici  giorni dalla discussione.

Art. 322. (Conciliazione in sede non contenziosa).

L’istanza per la conciliazione in sede non contenziosa e’  proposta anche verbalmente  al  giudice  di  pace  competente  per  territorio secondo le disposizioni della sezione III,  capo  I,  titolo  I,  del libro primo.

Il processo  verbale  di  conciliazione  in  sede  non  contenziosa costituisce titolo esecutivo a norma dell’articolo 185, ultimo comma, se la controversia rientra nella competenza del giudice di pace.

Negli altri casi il processo verbale ha valore di scrittura privata riconosciuta in giudizio.

TITOLO III

DELLE IMPUGNAZIONI

CAPO I

Delle impugnazioni in generale

Art. 323. (Mezzi di impugnazione).

I  mezzi  per  impugnare  le  sentenze,  oltre  al  regolamento  di competenza nei casi previsti dalla legge, sono: l’appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l’opposizione di terzo.

Art. 324. (Cosa giudicata formale).

S’intende passata in giudicato la sentenza che non e’ piu’ soggetta ne’ a regolamento di competenza, ne’ ad appello, ne’  a  ricorso  per cassazione, ne’ a revocazione per i motivi di cui ai  numeri  4  e  5 dell’articolo 395.

Art. 325. (Termini per le impugnazioni).

Il termine per proporre l’appello, la revocazione  e  l’opposizione di terzo di cui all’articolo 404, secondo comma, e’ di trenta giorni.

E’ anche di trenta giorni il termine per proporre  la  revocazione  e l’opposizione di terzo sopra  menzionata  contro  la  sentenza  delle corti di appello.

Il termine per proporre il ricorso  per  cassazione  e’  di  giorni sessanta.

Art. 326. (Decorrenza dei termini).

I termini  stabiliti  nell’articolo  precedente  sono  perentori  e decorrono dalla notificazione  della  sentenza,  tranne  per  i  casi previsti nei numeri 1, 2, 3 e 6 dell’articolo 395  e  negli  articoli 397 e 404 secondo comma, riguardo ai quali  il  termine  decorre  dal giorno in cui e’ stato scoperto il dolo o la falsita’ o la collusione o e’ stato recuperato il documento  o  e’  passata  in  giudicato  la sentenza di  cui  al  numero  6  dell’articolo  395,  o  il  pubblico ministero ha avuto conoscenza della sentenza.

Nel caso previsto nell’articolo 332, l’impugnazione proposta contro una parte fa decorrere nei  confronti  dello  stesso  soccombente  il termine per proporla contro le altre parti.

Art. 327. (Decadenza dall’impugnazione).

Indipendentemente dalla notificazione, l’appello,  il  ricorso  per cassazione e la revocazione per i motivi indicati nei numeri  4  e  5 dell’articolo 395 non possono  proporsi  dopo  decorsi  sei  mesi dalla pubblicazione della sentenza.

Questa disposizione  non  si  applica  quando  la  parte  contumace dimostra di non aver avuto conoscenza del processo per nullita’ della citazione o  della  notificazione  di  essa,  e  per  nullita’  della notificazione degli atti di cui all’articolo 292.

Art. 328. (Decorrenza dei termini contro gli eredi della parte defunta).

Se, durante la decorrenza del  termine  di  cui  all’articolo  325, sopravviene  alcuno  degli  eventi  previsti  nell’articolo  299,  il termine stesso e’ interrotto e il nuovo decorre dal giorno in cui  la notificazione della sentenza e’ rinnovata.

Tale rinnovazione puo’ essere fatta agli  eredi  collettivamente  e impersonalmente, nell’ultimo domicilio del defunto.

Se dopo sei mesi dalla pubblicazione  della  sentenza  si  verifica alcuno degli eventi previsti nell’articolo 299,  il  termine  di  cui all’articolo precedente e’ prorogato per tutte le parti di  sei  mesi dal giorno dell’evento.

Art. 329. (Acquiescenza totale o parziale).

Salvi i casi di cui ai numeri  1,  2,  3  e  6  dell’articolo  395, l’acquiescenza  risultante  da  accettazione  espressa  o   da   atti incompatibili con la volonta’ di avvalersi delle impugnazioni ammesse dalla legge ne esclude la proponibilita’.

L’impugnazione  parziale  importa  acquiescenza  alle  parti  della sentenza non impugnate.

Art. 330. (Luogo di notificazione dell’impugnazione).

Se nell’atto di notificazione della sentenza la parte ha dichiarato la sua residenza o eletto domicilio nella circoscrizione del  giudice che l’ha pronunciata, l’impugnazione deve essere notificata nel luogo indicato; altrimenti si notifica, ai  sensi  dell’articolo  170, presso il procuratore costituito o nella residenza dichiarata  o  nel domicilio eletto per il giudizio.

L’impugnazione puo’ essere notificata nei luoghi  sopra  menzionati collettivamente e impersonalmente agli eredi della parte defunta dopo la notificazione della sentenza.

Quando  manca  la  dichiarazione  di  residenza  o  l’elezione   di domicilio e, in ogni caso, dopo un  anno  dalla  pubblicazione  della sentenza, l’impugnazione,  se  e’  ancora  ammessa  dalla  legge,  si notifica personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.

Art. 331. (Integrazione del contradittorio in cause inscindibili).

Se la sentenza pronunciata tra piu’ parti in causa  inscindibile  o in cause tra loro dipendenti non e’ stata impugnata nei confronti  di tutte, il giudice ordina l’integrazione del  contradittorio  fissando il termine nel quale la notificazione deve  essere  fatta  e,  se  e’ necessario, l’udienza di comparizione.

L’impugnazione e’ dichiarata inammissibile se nessuna  delle  parti provvede all’integrazione nel termine fissato.

Art. 332. (Notificazione dell’impugnazione relativa a cause scindibili).

Se l’impugnazione di una sentenza pronunciata in  cause  scindibili e’ stata proposta soltanto da alcuna delle parti o nei  confronti  di alcuna di esse, il giudice ne ordina la notificazione alle altre,  in confronto delle quali  l’impugnazione  non  e’  preclusa  o  esclusa, fissando il termine nel quale la notificazione deve essere  fatta  e, se e’ necessario, l’udienza di comparizione.

Se la notificazione ordinata dal giudice non avviene,  il  processo rimane sospeso fino a che non siano decorsi i termini previsti  negli articoli 325 e 327 primo comma.

Art. 333. (Impugnazioni incidentali).

Le parti alle quali sono  state  fatte  le  notificazioni  previste negli articoli precedenti debbono proporre, a pena di  decadenza,  le loro impugnazioni in via incidentale nello stesso processo.

Art. 334. (Impugnazioni incidentali tardive).

Le parti, contro le quali e’ stata proposta impugnazione  e  quelle chiamate ad integrare il contraddittorio a norma  dell’articolo  331, possono proporre impugnazione incidentale anche quando  per  esse  e’ decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla sentenza.

In  tal  caso,   se   l’impugnazione   principale   e’   dichiarata inammissibile, l’impugnazione incidentale perde ogni efficacia.

Art. 335. (Riunione delle impugnazioni separate).

Tutte le  impugnazioni  proposte  separatamente  contro  la  stessa sentenza  debbono  essere  riunite,  anche  d’ufficio,  in  un   solo processo.

Art. 336. (Effetti della riforma o della cassazione).

La riforma o la cassazione parziale ha effetto  anche  sulle  parti della sentenza dipendenti dalla parte riformata o cassata.

La riforma o la cassazione estende i suoi effetti ai  provvedimenti e agli atti dipendenti  dalla  sentenza  riformata  o  cassata. 

Art. 337. (Sospensione dell’esecuzione e dei processi).

L’esecuzione  della   sentenza   non   e’   sospesa   per   effetto dall’impugnazione di essa, salve le disposizioni degli articoli  283, 373, 401 e 407. 

Quando l’autorita’ di  una  sentenza  e’  invocata  in  un  diverso processo, questo puo’ essere sospeso se tale sentenza e’ impugnata.

Art. 338. (Effetti dell’estinzione del procedimento di impugnazione).

L’estinzione del procedimento d’appello o di revocazione  nei  casi previsti nei numeri 4 e 5 dell’articolo 395 fa passare  in  giudicato la sentenza impugnata,  salvo  che  ne  siano  stati  modificati  gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto.

CAPO II

Dell’appello

Art. 339. (Appellabilita’ delle sentenze).

Possono essere impugnate con appello  le  sentenze  pronunciate  in primo  grado,  purche’  l’appello  non  sia  escluso  dalla  legge  o dall’accordo delle parti a norma dell’art. 360, secondo comma.

E’ inappellabile la sentenza che il giudice ha pronunciato  secondo equita’ a norma dell’art. 114.

Le sentenze del giudice di pace  pronunciate  secondo  equita’  a norma   dell’articolo   113,   secondo   comma,   sono    appellabili esclusivamente per  violazione  delle  norme  sul  procedimento,  per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei  principi regolatori della materia.

Art. 340. (Riserva facoltativa d’appello contro sentenze non definitive).

Contro le sentenze previste dall’art. 278 e dal n. 4 del  secondo comma dell’articolo 279, l’appello puo’ essere differito, qualora  la parte soccombente ne faccia riserva, a pena di  decadenza,  entro  il termine per appellare e, in ogni caso, non  oltre  la  prima  udienza dinanzi al giudice istruttore  successiva  alla  comunicazione  della sentenza stessa.

Quando sia stata fatta la  riserva  di  cui  al  precedente  comma, l’appello deve essere proposto unitamente a quello contro la sentenza che definisce il giudizio o con  quello  che  venga  proposto,  dalla stessa o da altra parte, contro altra  sentenza  successiva  che  non definisca il giudizio.

La riserva non puo’ piu’ farsi, e se gia’  fatta  rimane  priva  di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna delle altre parti sia proposto immediatamente appello.

Art. 341. (Giudice dell’appello).

L’appello contro le sentenze del giudice di pace e del tribunale si propone rispettivamente al tribunale ed alla corte di  appello  nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la sentenza.

Art. 342. (Forma d’appello)

L’appello si propone  con  citazione  contenente  le  indicazioni prescritte dall’articolo 163.  L’appello  deve  essere  motivato.  La motivazione dell’appello deve contenere, a pena di inammissibilita’:

    1) l’indicazione delle parti del  provvedimento  che  si  intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla  ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

    2) l’indicazione delle circostanze da cui  deriva  la  violazione della  legge  e  della  loro  rilevanza  ai  fini   della   decisione impugnata.

Tra il giorno della citazione  e  quello  della  prima  udienza  di trattazione devono intercorrere termini liberi non minori  di  quelli previsti dall’articolo 163 bis.

Art. 343. (Modo e termine dell’appello incidentale).

L’appello incidentale  si  propone,  a  pena  di  decadenza,  nella comparsa di risposta, all’atto della costituzione in  cancelleria  ai sensi dell’articolo 166.

Se l’interesse a proporre l’appello  incidentale sorge dall’impugnazione proposta da altra parte che  non  sia  l’appellante principale, tale appello si propone nella  prima  udienza  successiva alla proposizione dell’impugnazione stessa.

Art. 344. (Intervento in appello).

Nel giudizio d’appello e’ ammesso soltanto l’intervento dei  terzi, che potrebbero proporre opposizione a norma dell’articolo 404.

Art. 345. (Domande ed eccezioni nuove)

Nel giudizio d’appello non possono proporsi  domande  nuove  e,  se proposte, debbono essere dichiarate inammissibili d’ufficio.  Possono tuttavia domandarsi gli interessi, i frutti e gli accessori  maturati dopo  la  sentenza  impugnata,  nonche’  il  risarcimento  dei  danni sofferti dopo la sentenza stessa.

Non possono proporsi nuove  eccezioni,  che  non  siano  rilevabili anche d’ufficio.

Non sono ammessi i nuovi  mezzi  di  prova  e  non  possono  essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di  non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad  essa  non  imputabile.  Puo’  sempre  deferirsi   il   giuramento decisorio.

Art. 346. (Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte).

Le domande e le eccezioni  non  accolte  nella  sentenza  di  primo grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate.

Art. 347. (Forme e termini della costituzione in appello).

La costituzione in appello avviene secondo le forme e i termini per i procedimenti davanti al tribunale.

L’appellante  deve  inserire  nel  proprio  fascicolo  copia  della sentenza appellata.

Il cancelliere provvede a norma dell’articolo  168  e  richiede  la trasmissione del fascicolo d’ufficio al cancelliere  del  giudice  di primo grado.

Art. 348. (Improcedibilita’ d’appello).

L’appello  e’  dichiarato  improcedibile,   anche   d’ufficio,  se l’appellante non si costituisce in termini.

Se l’appellante non compare alla  prima  udienza,  benche’  si  sia anteriormente costituito, il collegio, con ordinanza non impugnabile, rinvia la causa ad una prossima udienza, della quale  il  cancelliere da’  comunicazione  all’appellante.  Se  anche  alla  nuova   udienza l’appellante non compare, l’appello e’ dichiarato improcedibile anche d’ufficio.

Art. 348-bis (Inammissibilita’ dell’appello).

Fuori dei  casi  in  cui  deve  essere  dichiarata  con  sentenza l’inammissibilita’ o l’improcedibilita’ dell’appello,  l’impugnazione e’ dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha  una ragionevole probabilita’ di essere accolta.

Il primo comma non si applica quando:

    a) l’appello e’ proposto relativamente a una delle cause  di  cui all’articolo 70, primo comma;

    b) l’appello e’ proposto a norma dell’articolo 702-quater.

Art. 348-ter (Pronuncia sull’inammissibilita’ dell’appello).

All’udienza  di  cui  all’articolo  350  il  giudice,  prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara  inammissibile l’appello, a norma dell’articolo 348-bis, primo comma, con  ordinanza succintamente motivata, anche mediante il  rinvio  agli  elementi  di fatto riportati in uno o piu’  atti  di  causa  e  il  riferimento  a precedenti  conformi.  Il  giudice  provvede  sulle  spese  a   norma dell’articolo 91.

L’ordinanza di inammissibilita’ e’ pronunciata solo quando sia  per l’impugnazione  principale  che  per  quella   incidentale   di   cui all’articolo 333 ricorrono  i  presupposti  di  cui  al  primo  comma dell’articolo  348-bis.  In  mancanza,  il   giudice   procede   alla trattazione di tutte le  impugnazioni  comunque  proposte  contro  la sentenza.

Quando e’ pronunciata l’inammissibilita’, contro  il  provvedimento di primo grado puo’  essere  proposto,  a  norma  dell’articolo  360, ricorso per cassazione. In tal caso il termine  per  il  ricorso  per cassazione avverso il provvedimento  di  primo  grado  decorre  dalla comunicazione  o  notificazione,  se  anteriore,  dell’ordinanza  che dichiara l’inammissibilita’. Si applica  l’articolo  327,  in  quanto compatibile.

Quando l’inammissibilita’ e’ fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione  impugnata,  il ricorso per  cassazione  di  cui  al  comma  precedente  puo’  essere proposto esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3) e 4) del primo comma dell’articolo 360.

La disposizione di cui al quarto comma si applica, fuori  dei  casi di cui all’articolo 348-bis, secondo  comma,  lettera  a),  anche  al ricorso per cassazione avverso la sentenza d’appello che conferma  la decisione di primo grado.

Art. 349. (ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 17 OTTOBRE 1950, N. 857)

Art. 350. (Trattazione)

Davanti alla  corte  di  appello  la  trattazione  dell’appello  e’ collegiale ma  il  presidente  del  collegio  puo’  delegare   per l’assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti;  davanti al tribunale l’appello e’ trattato e deciso dal giudice  monocratico.

Nella prima udienza di trattazione il giudice verifica la  regolare costituzione del giudizio e, quando occorre, ordina l’integrazione di esso o la notificazione prevista dall’articolo  332,  oppure  dispone che si rinnovi la notificazione dell’atto di appello.

Nella  stessa   udienza   il   giudice   dichiara   la   contumacia dell’appellato, provvede alla riunione degli appelli proposti  contro la stessa sentenza e procede al tentativo di conciliazione ordinando, quando occorre, la comparizione personale delle parti.

Art. 351. (Provvedimenti sull’esecuzione provvisoria).

Sull’istanza prevista dall’articolo 283  il  giudice  provvede  con ordinanza non impugnabile nella prima udienza.

La parte puo’, con ricorso al giudice, chiedere  che  la  decisione sulla sospensione sia pronunciata prima dell’udienza di comparizione.

Davanti alla corte di appello il ricorso e’ presentato al  presidente del collegio.

Il presidente del collegio o il tribunale, con decreto in calce  al ricorso, ordina la comparizione delle parti in camera  di  consiglio, rispettivamente, davanti al collegio o davanti a se’. Con  lo  stesso decreto,  se  ricorrono  giusti  motivi  di  urgenza,  puo’  disporre provvisoriamente l’immediata sospensione dell’efficacia  esecutiva  o dell’esecuzione della sentenza; in tal caso, all’udienza in camera di consiglio il collegio o il tribunale conferma, modifica o  revoca  il decreto con ordinanza non impugnabile.

Il giudice, all’udienza prevista dal primo comma, se  ritiene  la causa matura per la decisione, puo’ provvedere ai sensi dell’articolo 281-sexies. Se per la decisione sulla sospensione  e’  stata  fissata l’udienza di cui al terzo comma, il giudice  fissa  apposita  udienza per la decisione della causa nel rispetto dei termini a  comparire.

Art. 352. (Decisione).

Esaurita l’attivita’ prevista negli articoli 350 e 351, il giudice, ove non provveda  a  norma  dell’articolo  356,  invita  le  parti  a precisare  le  conclusioni  e  dispone  lo  scambio  delle   comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma  dell’articolo  190; la sentenza e’ depositata in cancelleria entro sessanta giorni  dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.

Se l’appello e’ proposto alla  corte  di  appello,  ciascuna  delle parti, nel precisare le conclusioni, puo’ chiedere che la  causa  sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso,  fermo  restando il rispetto dei termini indicati nell’articolo 190  per  il  deposito delle  difese  scritte,  la  richiesta  deve  essere  riproposta al presidente della corte alla scadenza  del  termine  per  il  deposito delle memorie di replica.

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell’udienza di discussione da tenersi entro sessanta giorni; con  lo stesso decreto designa il relatore.

La  discussione  e’  preceduta  dalla  relazione  della  causa;  la sentenza  e’  depositata  in  cancelleria  entro  i  sessanta  giorni successivi.

Se l’appello e’ proposto al tribunale, il giudice, quando una delle parti  lo  richiede,  dispone  lo   scambio   delle   sole   comparse conclusionali  a  norma  dell’articolo  190  e  fissa  l’udienza   di discussione non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine  per il deposito delle comparse medesime; la  sentenza  e’  depositata  in cancelleria entro i sessanta giorni successivi.

Quando non provvede ai sensi dei commi che precedono, il  giudice puo’ decidere la causa ai sensi dell’articolo 281-sexies.                              

Art. 353. (Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione).

Il giudice  d’appello,  se  riforma  la  sentenza  di  primo  grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la  giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda  le parti davanti al primo giudice.

Le parti debbono riassumere il processo nel termine  perentorio  di tre mesi dalla notificazione della sentenza.

Se contro la sentenza d’appello e’ proposto ricorso per cassazione, il termine e’ interrotto.

Art. 354. (Rimessione al primo giudice per altri motivi).

Fuori dei casi  previsti  nell’articolo  precedente,  il  giudice d’appello non puo’ rimettere la causa al primo  giudice,  tranne  che dichiari nulla la notificazione della citazione introduttiva,  oppure riconosca che nel giudizio di primo grado doveva essere integrato  il contraddittorio o non doveva  essere  estromessa  una  parte,  ovvero dichiari la nullita’ della sentenza di primo grado a norma  dell’art. 161 secondo comma.

Il giudice d’appello rimette la causa al primo  giudice  anche  nel caso di riforma della sentenza che ha pronunciato sull’estinzione del processo a norma e nelle forme dell’art. 308.

Nei  casi  di  rimessione  al  primo  giudice  previsti  nei  commi precedenti, si applicano le disposizioni dell’articolo 353.

Se il giudice d’appello dichiara la nullita’ di altri atti compiuti in primo grado, ne ordina, in quanto  possibile,  la  rinnovazione a norma dell’art. 356.

Art. 355. (Provvedimenti sulla querela di falso).

Se nel giudizio d’appello e’ proposta querela di falso, il giudice, quando ritiene il documento  impugnato  rilevante  per  la  decisione della causa, sospende con ordinanza il giudizio e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale  debbono  riassumere  la  causa  di falso davanti al tribunale.

Art. 356 (Ammissione e assunzione di prove).

Ferma l’applicabilita’ della norma di cui al numero 4) del  secondo comma  dell’articolo  279,   il   giudice   d’appello,   se   dispone l’assunzione di una prova oppure la rinnovazione  totale  o  parziale dell’assunzione  gia’  avvenuta  in  primo  grado  o   comunque   da’ disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti.

Quando sia  stato  proposto  appello  immediato  contro  una  delle sentenze previste dal n.  4  del  secondo  comma  dell’art.  279,  il giudice d’appello non puo’ disporre nuove prove riguardo alle domande e alle questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado,  non definendo il giudizio, abbia disposto,  con  separata  ordinanza,  la prosecuzione dell’istruzione.

Art. 357. ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 26 NOVEMBRE 1990, N. 353

Art. 358. (Non riproponibilita’ d’appello dichiarato inammissibile o improcedibile).

L’appello dichiarato inammissibile o improcedibile non puo’  essere riproposto, anche se non e’ decorso il termine fissato dalla legge.

Art. 359.(Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale).

Nei procedimenti d’appello davanti alla corte  o  al  tribunale  si osservano,  in  quanto  applicabili,  le   norme   dettate   per il procedimento di  primo  grado  davanti  al  tribunale,  se  non  sono incompatibili con le disposizioni del presente capo.

CAPO III

Del ricorso per cassazione

Sezione I

Dei provvedimenti impugnabili e dei ricorsi

Art. 360. (Sentenze impugnabili e motivi di ricorso).

Le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione:

    1) per motivi attinenti alla giurisdizione;

    2) per violazione delle norme sulla  competenza,  quando  non  e’ prescritto il regolamento di competenza;

    3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e  dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro;

    4) per nullita’ della sentenza o del procedimento;

    5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che e’ stato oggetto di discussione tra le parti.)) ((136))

Puo’ inoltre  essere  impugnata  con  ricorso  per  cassazione  una sentenza appellabile del tribunale, se le parti  sono  d’accordo  per omettere l’appello; ma in  tale  caso  l’impugnazione  puo’  proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3.

Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per  cassazione  le sentenze che decidono di questioni insorte  senza  definire,  neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso  per  cassazione  avverso  tali sentenze puo’ essere proposto, senza necessita’ di riserva, allorche’ sia impugnata la  sentenza  che  definisce,  anche  parzialmente,  il giudizio. 

Le disposizioni di cui al primo comma e terzo  comma  si  applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi  dalla  sentenza  contro  i quali e’ ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

Art. 360-bis. (Inammissibilita’ del ricorso).

Il ricorso e’ inammissibile:

    1) quando il provvedimento impugnato ha deciso  le  questioni  di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della  Corte  e  l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare  l’orientamento della stessa;

    2) quando e’ manifestamente infondata la  censura  relativa  alla violazione dei principi regolatori del giusto processo.

Art. 361. (Riserva facoltativa di ricorso contro sentenze non definitive).

Contro le sentenze previste dall’articolo 278 e contro quelle che decidono una o alcune delle domande senza definire l’intero giudizio, il ricorso per cassazione puo’ essere  differito,  qualora  la  parte soccombente ne faccia riserva, a pena di decadenza, entro il  termine per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non  oltre  la  prima udienza successiva alla comunicazione della sentenza stessa.

Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente  comma,  il ricorso deve essere proposto unitamente a quello contro  la  sentenza che definisce il giudizio, o con quello  che  venga  proposto,  dalla stessa o da altra parte, contro altra  sentenza  successiva  che  non definisca il giudizio.

La riserva non puo’ farsi, e se gia’ fatta rimane priva di effetto, quando contro la stessa sentenza da  alcune  delle  altre  parti  sia proposto immediatamente ricorso.

Art. 362. (Altri casi di ricorso).

Possono essere impugnate con ricorso per cassazione, nel termine di cui all’articolo 325 secondo comma, le decisioni in grado d’appello o in unico grado di un giudice  speciale,  per  motivi  attinenti  alla giurisdizione del giudice stesso.

Possono essere denunciati in ogni tempo con ricorso per cassazione:

  1) i conflitti positivi o negativi  di  giurisdizione  tra  giudici speciali, o tra questi e i giudici ordinari;

  2)  i  conflitti  negativi  di   attribuzione  tra  la  pubblica amministrazione e il giudice ordinario.

Art. 363. (Principio di diritto nell’interesse della legge).

Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini di legge o vi  hanno  rinunciato,  ovvero  quando  il   provvedimento   non   e’ ricorribile  in  cassazione  e  non  e’  altrimenti  impugnabile,  il Procuratore generale presso la Corte di cassazione puo’ chiedere  che la Corte enunci nell’interesse della legge il principio di diritto al quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.

La richiesta del procuratore  generale,  contenente  una  sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto poste  a  fondamento dell’istanza, e’ rivolta al primo presidente, il quale puo’  disporre che la Corte si pronunci a sezioni unite se ritiene che la  questione e’ di particolare importanza.

Il principio di diritto puo’ essere pronunciato dalla  Corte  anche d’ufficio, quando il  ricorso  proposto  dalle  parti  e’  dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che  la  questione  decisa  e’  di particolare importanza.

La pronuncia della Corte  non  ha  effetto  sul  provvedimento  del giudice di merito.

Art. 364. (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 OTTOBRE 1977, N. 793

Art. 365. (Sottoscrizione del ricorso).

Il  ricorso  e’  diretto  alla  corte  e   sottoscritto,   a   pena d’inammissibilita’,  da  un  avvocato  iscritto  nell’apposito  albo, munito di procura speciale.

Art. 366. (Contenuto del ricorso).

Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilita’:

    1) l’indicazione delle parti;

    2) l’indicazione della sentenza o decisione impugnata;

    3) l’esposizione sommaria dei fatti della causa;

    4)  i  motivi  per  i  quali  si  chiede   la   cassazione,   con l’indicazione delle norme di  diritto  su  cui  si  fondano,  secondo quanto previsto dall’articolo 366-bis;

    5) l’indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto.

    6) la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.

Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma ovvero  non  ha indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata  comunicato  al proprio  ordine, le  notificazioni  gli  sono  fatte   presso   la cancelleria della Corte di cassazione.

Nel caso previsto nell’articolo 360, secondo comma, l’accordo delle parti deve risultare mediante visto apposto sul ricorso  dalle  altre parti o  dai  loro  difensori  muniti  di  procura  speciale,  oppure mediante atto separato, anche anteriore alla sentenza  impugnata,  da unirsi al ricorso stesso.

Le comunicazioni della  cancelleria  e  le  notificazioni  tra  i difensori di cui agli articoli 372 e 390  sono  effettuate  ai  sensi dell’articolo 136, secondo e terzo comma.

Art. 366-bis (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69)

Art. 367. (Sospensione del processo di merito).

Una copia del ricorso per cassazione proposto a norma dell’articolo 41, primo comma, e’ depositata,  dopo  la  notificazione  alle  altre parti, nella cancelleria del giudice davanti a cui pende la causa, il quale sospende il processo se non  ritiene  l’istanza  manifestamente inammissibile o la contestazione della  giurisdizione  manifestamente infondata.  Il  giudice  istruttore  o  il  collegio   provvede   con ordinanza.

Se la corte di cassazione dichiara  la  giurisdizione  del  giudice ordinario, le parti debbono riassumere il processo entro  il  termine perentorio di sei mesi dalla comunicazione della sentenza.

Art. 368. (Questione di giurisdizione sollevata dal prefetto).

Nel caso previsto nell’articolo 41 secondo comma, la richiesta  per la decisione della corte di cassazione  e’  fatta  dal  prefetto  con decreto motivato.

Il decreto e’ notificato, su richiesta del prefetto, alle  parti  e al procuratore del Re presso il tribunale, se la causa pende  davanti a questo, oppure al procuratore generale presso la  corte  d’appello, se pende davanti alla corte.

Il pubblico ministero comunica il  decreto  del  prefetto  al  capo dell’ufficio giudiziario davanti al  quale  pende  la  causa.  Questi sospende il procedimento con decreto che e’ notificato alle  parti  a cura del pubblico ministero entro dieci giorni dalla  sua  pronuncia, sotto pena di decadenza della richiesta.

La  corte  di  cassazione   e’   investita   della   questione   di giurisdizione con ricorso a cura  della  parte  piu’  diligente,  nel termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione del decreto.

Si  applica  la  disposizione   dell’ultimo   comma   dell’articolo precedente.

Art. 369. (Deposito del ricorso).

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte,  a pena d’improcedibilita’, nel  termine  di  giorni  venti  dall’ultima notificazione alle parti contro le quali e’ proposto.

Insieme col  ricorso  debbono  essere  depositati,  sempre  a  pena d’improcedibilita’:

  1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;

  2) copia autentica della sentenza o della decisione  impugnata  con la relazione di notificazione, se questa e’ avvenuta, tranne che  nei casi di cui ai due articoli precedenti; oppure  copia  autentica  dei provvedimenti dai quali risulta il  conflitto  nei  casi  di  cui  ai numeri 1 e 2 dell’articolo 362;

  3) la procura speciale, se questa e’ conferita con atto separato;

  4) Gli atti processuali,  i  documenti,  i  contratti  o  accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.

Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria  del  giudice  che  ha pronunciato  la  sentenza  impugnata  o  del  quale  si  contesta  la giurisdizione  la  trasmissione  alla  cancelleria  della  corte   di cassazione del fascicolo  d’ufficio;  tale  richiesta  e’  restituita dalla cancelleria al richiedente  munita  di  visto,  e  deve  essere depositata insieme col ricorso.

Art. 370. (Controricorso).

La parte  contro  la  quale  il  ricorso  e’  diretto,  se  intende contraddire, deve  farlo  mediante  controricorso  da  notificarsi  al ricorrente nel domicilio eletto entro venti giorni dalla scadenza del termine stabilito per il deposito del ricorso. In  mancanza  di  tale notificazione,  essa  non  puo’  presentare  memorie,   ma   soltanto partecipare alla discussione orale.

Al controricorso si applicano 1e norme degli articoli 365 e 366, in quanto e’ possibile.

Il controricorso e’ depositato nella cancelleria della corte  entro venti giorni dalla notificazione, insieme con gli atti e i  documenti e con la procura speciale, se conferita con atto separato.

Art. 371. (Ricorso incidentale).

La parte di cui all’articolo precedente deve  proporre  con  l’atto contenente il controricorso l’eventuale ricorso incidentale contro la stessa sentenza.

La parte alla quale e’ stato notificato il ricorso per integrazione a norma degli articoli 331 e 332 deve  proporre  l’eventuale  ricorso incidentale nel termine di quaranta giorni dalla  notificazione,  con atto notificato al ricorrente principale e  alle  altre  parti  nello stesso modo del ricorso principale.

Al  ricorso  incidentale  si  applicano  le  disposizioni  degli articoli 365, 366 e 369.

Per resistere al ricorso  incidentale  puo’  essere  notificato  un controricorso a norma dell’articolo precedente.

Se il ricorrente principale deposita  la  copia  della  sentenza  o della decisione impugnata, non e’ necessario che la depositi anche il ricorrente per incidente.

Art. 371-bis (Deposito dell’atto di integrazione del contraddittorio)

Qualora la Corte abbia ordinato l’integrazione del contraddittorio, assegnando alle parti  un  termine  perentorio  per  provvedervi,  il ricorso notificato, contenente nell’intestazione le parole  “atto  di integrazione  del  contradditorio”,  deve  essere  depositato   nella Cancelleria della Corte stessa, a  pena  di  improcedibilita’,  entro venti giorni dalla scadenza del termine assegnato.

Art. 372. (Produzione di altri documenti).

Non e’ ammesso il deposito di atti e  documenti  non  prodotti  nei precedenti gradi del processo, tranne di  quelli  che  riguardano  la nullita’ della sentenza impugnata e l’ammissibilita’  del  ricorso  e del controricorso.

Il deposito dei documenti relativi all’ammissibilita’ puo’ avvenire indipendentemente da quello del ricorso e del controricorso, ma  deve essere notificato, mediante elenco, alle altre parti.

Art. 373. (Sospensione dell’esecuzione).

Il  ricorso  per  cassazione  non  sospende  la  esecuzione   della sentenza.  Tuttavia  il  giudice  che  ha  pronunciato  la   sentenza impugnata puo’, su istanza di parte e qualora  dall’esecuzione  possa derivare grave e  irreparabile  danno,  disporre  con  ordinanza  non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia  prestata  congrua cauzione.

L’istanza si propone con ricorso al conciliatore, al  tribunale  in composizione monocratica o al presidente del collegio, il quale,  con decreto in calce al  ricorso,  ordina  la  comparizione  delle  parti rispettivamente dinanzi a se’ o al collegio in Camera  di  Consiglio.

Copia del ricorso  e  del  decreto  sono  notificate  al  procuratore dell’altra parte, ovvero alla parte stessa, se questa  sia  stata  in giudizio senza ministero di difensore o non  si  sia  costituita  nel giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo  stesso  decreto, in caso di eccezionale urgenza puo’ essere disposta  provvisoriamente l’immediata sospensione dell’esecuzione.

Sezione II

Del procedimento e dei provvedimenti

Art. 374. (Pronuncia a sezioni unite).

La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti  nel  n.  1) dell’articolo 360 e nell’articolo 362. Tuttavia, tranne che nei  casi di impugnazione delle decisioni del Consiglio di Stato e della  Corte dei conti, il ricorso puo’ essere assegnato alle sezioni semplici, se sulla questione di giurisdizione proposta si sono gia’ pronunciate le sezioni unite.

Inoltre il primo presidente puo’ disporre che la Corte  pronunci  a sezioni unite sui ricorsi che presentano  una  questione  di  diritto gia’ decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che presentano una questione di massima di particolare importanza.

Se la sezione semplice ritiene di non condividere il  principio  di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a queste  ultime,  con ordinanza motivata, la decisione del ricorso.

In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione semplice. 

Art. 375. (Pronuncia in camera di consiglio).

La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice, pronuncia con ordinanza in camera di consiglio quando riconosce di dovere:

    1) dichiarare l’inammissibilita’  del  ricorso  principale  e  di quello incidentale eventualmente proposto,  anche  per  mancanza  dei motivi previsti dall’articolo 360;

    2) NUMERO ABROGATO DAL D.L. 31 AGOSTO 2016, N. 168,  CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 25 OTTOBRE 2016, N. 197;

    3)NUMERO ABROGATO DAL D.L. 31 AGOSTO 2016, N.  168,  CONVERTITO CON MODIFICAZIONI DALLA L. 25 OTTOBRE 2016, N. 197;

    4) pronunciare sulle istanze di regolamento di  competenza  e  di giurisdizione;

    5) accogliere o rigettare il  ricorso  principale  e  l’eventuale ricorso incidentale per manifesta fondatezza o infondatezza.

La Corte, a sezione semplice, pronuncia con ordinanza  in  camera di consiglio in ogni altro caso, salvo che la trattazione in pubblica udienza  sia  resa  opportuna  dalla  particolare   rilevanza   della questione di diritto sulla quale  deve  pronunciare,  ovvero  che  il ricorso sia stato rimesso dall’apposita sezione di  cui  all’articolo 376 in esito  alla  camera  di  consiglio  che  non  ha  definito  il giudizio.

Art. 376. (Assegnazione dei ricorsi alle sezioni).

Il primo presidente, tranne quando ricorrono le condizioni previste dall’articolo  374,  assegna  i  ricorsi  ad  apposita  sezione,  che verifica se sussistono i presupposti per la pronuncia  in  camera  di consiglio ai sensi dell’articolo 375, primo comma, numeri  1)  e  5).

Se, a un sommario  esame  del  ricorso,  la  suddetta  sezione  non ravvisa tali presupposti,  il  presidente,  omessa  ogni  formalita’, rimette gli atti alla sezione semplice.

La parte, che ritiene di competenza delle sezioni unite un  ricorso assegnato a una sezione semplice, puo’ proporre al  primo  presidente istanza di rimessione alle sezioni unite, fino a dieci  giorni  prima dell’udienza di discussione del ricorso.

All’udienza della  sezione  semplice,  la  rimessione  puo’  essere disposta soltanto su richiesta del pubblico  ministero  o  d’ufficio, con ordinanza inserita nel processo verbale.

Art. 377. (Fissazione dell’udienza o dell’adunanza in camera di consiglio e decreto preliminare del presidente).

Il primo presidente,  su  presentazione  del  ricorso  a  cura  del cancelliere, fissa l’udienza o l’adunanza della camera di consiglio e nomina il relatore per i ricorsi assegnati alle sezioni unite. Per  i ricorsi assegnati alle sezioni semplici provvede allo stesso modo  il presidente della sezione.

Dell’udienza e’ data comunicazione dal  cancelliere  agli  avvocati delle parti almeno venti giorni prima.

Il primo presidente, il presidente della sezione  semplice  o  il presidente della sezione di cui all’articolo 376, primo comma, quando occorre, ordina con  decreto  l’integrazione  del  contraddittorio  o dispone che sia eseguita la notificazione dell’impugnazione  a  norma dell’articolo 332, ovvero che essa sia rinnovata.

Art. 378. (Deposito di memorie di parte).

Le parti possono presentare le  loro  memorie  in  cancelleria  non oltre cinque giorni prima dell’udienza.

Art. 379. (Discussione).

All’udienza  il  relatore  riferisce  i  fatti  rilevanti  per   la decisione del ricorso, il contenuto del provvedimento impugnato e, in riassunto, se non vi e’ discussione delle parti, i motivi del ricorso e del controricorso.

Dopo la relazione il presidente invita il  pubblico  ministero  a esporre oralmente le sue conclusioni motivate e, quindi, i  difensori delle parti a svolgere le loro difese.

COMMA NON  PIU’  PREVISTO  DAL  D.L.  31  AGOSTO  2016,  N.  168, CONVERTITO  CON  MODIFICAZIONI  DALLA  L.   25   OTTOBRE   2016,   N. 197.

Non sono ammesse repliche.

Art. 380. (Deliberazione della sentenza).

La Corte, dopo la discussione della causa, delibera, nella stessa seduta, la sentenza in camera di consiglio)).

Si  applica  alla  deliberazione  della   corte   la   disposizione dell’articolo 276.

Art. 380-bis (Procedimento  per  la   decisione   in   camera   di   consiglio sull’inammissibilita’ o sulla manifesta fondatezza o infondatezza del ricorso).

Nei casi previsti dall’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), su proposta del relatore della sezione  indicata  nell’articolo  376, primo comma, il presidente fissa con decreto l’adunanza  della  Corte indicando se e’ stata ravvisata un’ipotesi  di  inammissibilita’,  di manifesta infondatezza o di manifesta fondatezza del ricorso.

Almeno venti giorni prima della data stabilita per  l’adunanza,  il decreto e’ notificato  agli  avvocati  delle  parti,  i  quali  hanno facolta’ di presentare memorie non oltre cinque giorni prima.

Se ritiene che non ricorrano le ipotesi previste dall’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5), la Corte in camera di consiglio  rimette la causa alla pubblica udienza della sezione semplice.

Art. 380-bis.1. (Procedimento per la decisione in camera di consiglio dinanzi alla sezione semplice).

Della fissazione del ricorso in camera di consiglio dinanzi  alla sezione semplice ai sensi dell’articolo 375, secondo comma,  e’  data comunicazione agli avvocati  delle  parti  e  al  pubblico  ministero almeno quaranta giorni prima. Il pubblico ministero  puo’  depositare in cancelleria le sue conclusioni  scritte  non  oltre  venti  giorni prima  dell’adunanza  in  camera  di  consiglio.  Le parti possono depositare le loro memorie non oltre dieci giorni prima dell’adunanza in camera di consiglio. In camera di consiglio la Corte giudica senza l’intervento del pubblico ministero e delle parti.

Art. 380-ter (Procedimento per la decisione sulle  istanze  di  regolamento  di giurisdizione e di competenza).

Nei casi previsti dall’articolo 375, primo comma, numero  4),  il presidente richiede al pubblico ministero le sue conclusioni scritte.

Le conclusioni e il decreto del  presidente  che  fissa  l’adunanza sono notificati, almeno  venti  giorni  prima,  agli  avvocati  delle parti, che hanno facolta’ di  presentare  memorie  non  oltre  cinque giorni prima della medesima adunanza.

In camera di consiglio la  Corte  giudica  senza  l’intervento  del pubblico ministero e delle parti.

Art. 381. (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 18 OTTOBRE 1977, N. 793)

Art. 382. (Decisione delle questioni di giurisdizione e di competenza).

La corte, quando decide una questione di  giurisdizione,  statuisce su questa, determinando, quando occorre, il giudice competente.

Quando cassa per violazione delle norme sulla competenza, statuisce su questa.

Se riconosce che il giudice del quale si impugna il provvedimento e ogni altro giudice difettano di giurisdizione,  cassa  senza  rinvio.

Egualmente provvede in ogni altro caso in cui ritiene  che  la  causa non poteva essere proposta o il processo proseguito.

Art. 383. (Cassazione con rinvio).

La corte, quando accoglie il ricorso per motivi diversi  da  quelli richiamati nell’articolo precedente, rinvia la causa ad altro giudice di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza cassata.

Nel caso previsto nell’articolo 360 secondo comma,  la  causa  puo’ essere  rinviata  al   giudice   che   avrebbe   dovuto   pronunciare sull’appello al quale le parti hanno rinunciato.

La corte, se riscontra una nullita’ del giudizio di primo grado per la quale il giudice d’appello avrebbe dovuto rimettere  le  parti  al primo giudice, rinvia la causa a quest’ultimo.

Nelle ipotesi di cui all’articolo 348-ter, commi terzo e  quarto, la Corte, se  accoglie  il  ricorso  per  motivi  diversi  da  quelli indicati dall’articolo 382, rinvia la causa al  giudice  che  avrebbe dovuto pronunciare sull’appello e si applicano  le  disposizioni  del libro secondo, titolo terzo, capo terzo, sezione terza.

Art. 384. (Enunciazione del principio di diritto e decisione della causa nel merito).

La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il ricorso proposto a norma dell’articolo 360, primo comma, n.  3),  e  in  ogni altro caso in cui, decidendo su altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto di particolare importanza.

La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la  sentenza  rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve uniformarsi al principio  di diritto e comunque a quanto statuito dalla Corte,  ovvero  decide  la causa nel merito qualora non siano necessari  ulteriori  accertamenti di fatto.

Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione una  questione rilevata d’ufficio, la Corte riserva  la  decisione,  assegnando  con ordinanza al pubblico ministero e alle parti un termine non inferiore a venti e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione per  il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione.

Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in  tal  caso la Corte si limita a correggere la motivazione.

Art. 385. (Provvedimenti sulle spese).

La corte, se rigetta il ricorso, condanna il ricorrente alle spese.

Se  cassa  senza  rinvio  o  per  violazione  delle   norme   sulla competenza, provvede sulle  spese  di  tutti  i  precedenti  giudizi, liquidandole essa stessa o rimettendone la  liquidazione  al  giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

Se rinvia la causa ad altro giudice, puo’  provvedere  sulle  spese del giudizio di cassazione o rimetterne la pronuncia  al  giudice  di rinvio.

COMMA ABROGATO DALLA L. 18 GIUGNO 2009, N. 69.

Art. 386. (Effetti della decisione sulla giurisdizione).

La decisione sulla giurisdizione e’ determinata dall’oggetto  della domanda e, quando prosegue il giudizio, non pregiudica  le  questioni sulla pertinenza del diritto e sulla proponibilita’ della domanda.

Art. 387.  (Non  riproponibilita’ del ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile).

Il ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile non puo’ essere riproposto, anche se non e’ scaduto il termine fissato dalla legge.

Art. 388. (Trasmissione di copia del dispositivo al giudice di merito).

Copia della sentenza e’ trasmessa dal cancelliere della  Corte  a quello  del  giudice  che  ha  pronunciato  la  sentenza   impugnata, affinche’ ne sia presa nota in margine all’originale di quest’ultima.

La trasmissione puo’ avvenire anche in via telematica.

Art. 389. (Domande conseguenti alla cassazione).

Le domande di restituzione o di riduzione in pristino e ogni  altra conseguente alla sentenza di cassazione si propongono al  giudice  di rinvio e, in caso di cassazione  senza  rinvio,  al  giudice  che  ha pronunciato la sentenza cassata.

Art. 390. (Rinuncia).

La parte  puo’  rinunciare  al  ricorso  principale  o  incidentale finche’ non sia cominciata la relazione alla udienza, ((o  sino  alla data dell’adunanza  camerale,  o  finche’  non  siano  notificate  le conclusioni  scritte  del  pubblico  ministero  nei   casi   di   cui all’articolo 380-ter.

La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte e dal  suo avvocato o anche da questo solo se e’ munito di  mandato  speciale  a tale effetto.

L’atto di rinuncia e’ notificato alle parti costituite o comunicato agli avvocati delle stesse, che vi appongono il visto.

Art. 391. (Pronuncia sulla rinuncia).

Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo disposta per legge la Corte provvede con ordinanza in camera di  consiglio,  salvo che debba decidere  altri  ricorsi  contro  lo  stesso  provvedimento fissati per la pubblica udienza. Provvede il presidente, con decreto, se non e’ stata ancora fissata la data della decisione.

Il  decreto,  l’ordinanza o   la   sentenza   che   dichiara l’estinzione puo’ condannare la parte  che  vi  ha  dato  causa  alle spese.

Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna delle  parti chiede la fissazione dell’udienza nel termine di dieci  giorni  dalla comunicazione.

La condanna non e’ pronunciata, se alla rinuncia hanno  aderito  le altre parti personalmente o i loro avvocati autorizzati  con  mandato speciale.

Art. 391-bis. (Correzione degli errori materiali e revocazione delle sentenze della Corte di Cassazione).

Se  la  sentenza  o  l’ordinanza  pronunciata  dalla   Corte   di cassazione e’ affetta da errore  materiale  o  di  calcolo  ai  sensi dell’articolo 287, ovvero da errore di fatto ai  sensi  dell’articolo 395, numero 4), la parte interessata puo’ chiederne la  correzione  o la revocazione con ricorso ai sensi degli articoli 365 e seguenti. La correzione puo’ essere chiesta,  e  puo’  essere  rilevata  d’ufficio dalla Corte, in qualsiasi tempo. La revocazione puo’  essere  chiesta entro il termine perentorio di sessanta  giorni  dalla  notificazione ovvero di sei mesi dalla pubblicazione del provvedimento.

Sulla  correzione  la  Corte  pronuncia   nell’osservanza   delle disposizioni  di  cui   all’articolo   380-bis,   primo   e   secondo comma.

Sul ricorso per  correzione  dell’errore  materiale  pronuncia  con ordinanza. Sul ricorso per revocazione pronuncia con ordinanza se  lo dichiara inammissibile, altrimenti rinvia alla pubblica udienza.

Sul ricorso  per  revocazione,  anche  per  le  ipotesi  regolate dall’articolo  391-ter,  la  Corte  pronuncia  nell’osservanza  delle disposizioni di cui all’articolo 380-bis, primo e secondo  comma,  se ritiene l’inammissibilita’, altrimenti rinvia alla  pubblica  udienza della sezione semplice.

In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della  Corte di Cassazione non e’ ammessa  la  sospensione  dell’esecuzione  della sentenza passata in giudicato, ne’ e’ sospeso il giudizio di rinvio o il termine per riassumerlo.

Art. 391-ter (Altri casi di revocazione ed opposizione di terzo).

Il provvedimento con il quale la Corte ha  deciso  la  causa  nel merito e’, altresi’, impugnabile per revocazione per i motivi di  cui ai numeri 1, 2, 3 e  6  del  primo  comma  dell’articolo  395  e  per opposizione di terzo. I relativi ricorsi si  propongono  alla  stessa Corte  e  debbono  contenere  gli  elementi,  rispettivamente,  degli articoli 398, commi secondo e terzo, e 405, comma secondo.

Quando pronuncia la revocazione o accoglie l’opposizione di  terzo, la Corte decide la causa  nel  merito  qualora  non  siano  necessari ulteriori  accertamenti  di   fatto;   altrimenti,   pronunciata la revocazione ovvero dichiarata  ammissibile  l’opposizione  di  terzo, rinvia la causa al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

Sezione III

Del giudizio di rinvio

Art. 392. (Riassunzione della causa).

La riassunzione della causa  davanti  al  giudice  di  rinvio  puo’ essere fatta da ciascuna delle parti non  oltre tre  mesi dalla pubblicazione della sentenza della corte di cassazione.

La riassunzione  si  fa  con  citazione,  la  quale  e’  notificata personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.

Art. 393. (Estinzione del processo).

Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui all’articolo precedente,  o  si  avvera  successivamente  a  essa  una  causa di estinzione del giudizio di rinvio, l’intero processo si estingue;  ma la sentenza  della  corte  di  cassazione  conserva  il  suo  effetto vincolante anche  nel  nuovo  processo  che  sia  instaurato  con  la riproposizione della domanda.

Art. 394. (Procedimento in sede di rinvio).

In  sede  di  rinvio  si  osservano  le  norme  stabilite  per il procedimento davanti al giudice al quale  la  corte  ha  rinviato  la causa. In ogni  caso  deve  essere  prodotta  copia  autentica  della sentenza di cassazione.

Le parti conservano la stessa posizione processuale che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata.

Nel giudizio di rinvio puo’ deferirsi il giuramento  decisorio,  ma le parti non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo  che  la necessita’  delle  nuove  conclusioni   sorga   dalla   sentenza di cassazione.

CAPO IV

Della revocazione

Art. 395. (Casi di revocazione).

Le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado possono essere impugnate per revocazione:

  1) se  sono  l’effetto  del  dolo  di  una  delle  parti  in  danno dell’altra;

  2) se si e’ giudicato in  base  a  prove  riconosciute  o  comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure  che  la  parte  soccombente ignorava essere state riconosciute  o  dichiarate  tali  prima  della sentenza;

  3) se dopo la sentenza sono stati  trovati  uno  o  piu’  documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;

  4) se la sentenza e’ l’effetto di un  errore  di  fatto  risultante dagli atti o documenti della causa. Vi e’  questo  errore  quando  la decisione e’ fondata sulla supposizione di un fatto la cui verita’ e’ incontrastabilmente esclusa, oppure quando e’ supposta  l’inesistenza di un fatto la  cui  verita’  e’  positivamente  stabilita,  e  tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non  costitui’  un  punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare;

  5) se la sentenza e’ contraria ad altra precedente  avente  fra  le parti autorita’ di cosa  giudicata,  purche’  non  abbia  pronunciato sulla relativa eccezione;

  6) se la sentenza e’ effetto del dolo del  giudice,  accertato  con sentenza passata in giudicato.                              

Art. 396. (Revocazione delle sentenze per le quali e’ scaduto  il  termine  per l’appello).

Le sentenze per le  quali  e’  scaduto  il  termine  per  l’appello possono essere impugnate per revocazione nei casi dei numeri 1, 2,  3 e 6 dell’articolo precedente, purche’ la scoperta del  dolo  o  della falsita’ o il ricupero dei documenti o la pronuncia della sentenza di cui al numero 6 siano avvenuti dopo la scadenza del termine suddetto.

Se i fatti menzionati nel comma  precedente  avvengono  durante  il corso del termine per l’appello, il termine stesso e’  prorogato  dal giorno dell’avvenimento in modo da raggiungere  i  trenta  giorni  da esso.

Art. 397. (Revocazione proponibile dal pubblico ministero).

Nelle  cause  in  cui  l’intervento  del  pubblico   ministero   e’ obbligatorio a  norma  dell’articolo  70  primo  comma,  le  sentenze previste nei due articoli precedenti  possono  essere  impugnate  per revocazione dal pubblico ministero:

  1) quando la sentenza e’ stata pronunciata senza che egli sia stato sentito;

  2) quando la sentenza e’ l’effetto della collusione posta in  opera dalle parti per frodare la legge.

Art. 398. (Proposizione della domanda).

La revocazione si propone con citazione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.

La citazione deve indicare, a pena  d’inammissibilita’,  il  motivo della revocazione e le prove relative alla dimostrazione dei fatti di cui ai numeri 1, 2,  3  e  6  dell’articolo  395,  del  giorno  della scoperta o  dell’accertamento  del  dolo  o  della  falsita’,  o  del recupero dei documenti.

La citazione deve essere sottoscritta da  un  difensore  munito  di procura speciale.

La proposizione della  revocazione  non  sospende  il  termine  per proporre il  ricorso  per  cassazione  o  il  procedimento  relativo.

Tuttavia il giudice davanti a cui  e’  proposta  la  revocazione,  su istanza  di  parte,  puo’  sospendere  l’uno  o  l’altro  fino  alla comunicazione della sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione, qualora ritenga non manifestamente infondata la revocazione proposta.

Art. 399. (Deposito della citazione e della risposta).

Se la revocazione e’ proposta davanti al  tribunale  o  alla  corte d’appello,  la  citazione  deve   essere   depositata   a   pena di improcedibilita’,  entro  venti  giorni  dalla  notificazione,  nella cancelleria del giudice adito insieme con la  copia  autentica  della sentenza impugnata.

Le altre parti debbono costituirsi nello  stesso  termine  mediante deposito  in  cancelleria  di  una  comparsa   contenente   le   loro conclusioni.

Se la revocazione  e’  proposta  davanti  al  giudice  di  pace  il deposito e la costituzione di cui ai  due  commi  precedenti  debbono farsi a norma dell’articolo 319. 

Art. 400. (Procedimento).

Davanti al giudice adito si osservano le  norme  stabilite  per  il procedimento davanti a lui, in quanto  non  derogate  da  quelle  del presente capo.

Art. 401. (Sospensione dell’esecuzione).

Il giudice della revocazione  puo’  pronunciare,  su  istanza  di parte inserita nell’atto di citazione, l’ordinanza prevista nell’art. 373,  con  lo  stesso  procedimento  in  camera  di   consiglio ivi stabilito.

Art. 402. (Decisione).

Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il merito della causa e dispone l’eventuale  restituzione  di  cio’  che siasi conseguito con la sentenza revocata.

Il giudice, se per la decisione del merito della causa  ritiene  di dover disporre nuovi mezzi istruttori, pronuncia,  con  sentenza,  la revocazione della sentenza impugnata e rimette con ordinanza le parti davanti all’istruttore.

Art. 403. (Impugnazione della sentenza di revocazione).

Non puo’ essere impugnata per revocazione la  sentenza  pronunciata nel giudizio di revocazione.

Contro di essa sono ammessi i mezzi  d’impugnazione  ai  quali  era originariamente soggetta la sentenza impugnata per revocazione.

CAPO V

Dell’opposizione di terzo

Art. 404. (Casi di opposizione di terzo).

Un terzo puo’  fare  opposizione  contro  la  sentenza  passata  in giudicato o comunque esecutiva pronunciata tra altre  persone  quando pregiudica i suoi diritti.

Gli aventi causa e i creditori di  una  delle  parti  possono  fare opposizione alla sentenza, quando e’ l’effetto di dolo o collusione a loro danno.

Art. 405. (Domanda di opposizione).

L’opposizione e’  proposta  davanti  allo  stesso  giudice  che  ha pronunciato  la  sentenza,  secondo  le  forme  prescritte   per il procedimento davanti a lui.

La  citazione  deve  contenere,  oltre   agli   elementi   di   cui all’articolo 163, anche l’indicazione della sentenza impugnata e, nel caso del secondo comma dell’articolo  precedente,  l’indicazione  del giorno in cui il terzo e’  venuto  a  conoscenza  del  dolo  o  della collusione, e della relativa prova.

Art. 406. (Procedimento).

Davanti al giudice adito si osservano le  norme  stabilite  per  il procedimento davanti a lui, in quanto  non  derogate  da  quelle  del presente capo.

Art. 407. (Sospensione dell’esecuzione).

Il giudice dell’opposizione puo’ pronunciare, su istanza di parte inserita nell’atto di citazione, l’ordinanza prevista nell’art.  373, con lo stesso procedimento in camera di consiglio ivi stabilito.

Art. 408. (Decisione).

Il giudice, se dichiara inammissibile o improcedibile la domanda  o la rigetta per  infondatezza  dei  motivi,  condanna  l’opponente  al pagamento di una  pena  pecuniaria  di  lire  cento  se  la  sentenza impugnata e’ del conciliatore,  di  lire  centocinquanta  se  e’  del pretore, di lire trecento se e’ del tribunale e di lire  seicento  in ogni altro caso.

TITOLO IV

NORME PER LE CONTROVERSIE IN MATERIA DI LAVORO

CAPO I

Delle controversie individuali di lavoro

Sezione I

Disposizioni generali

Art. 409. (Controversie individuali di lavoro).

Si osservano le disposizioni del presente capo  nelle  controversie relative a:

    1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non  inerenti all’esercizio di una impresa;

    2)   rapporti   di   mezzadria,   di   colonia   parziaria, di compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore diretto,  nonche’ rapporti derivanti da altri contratti  agrari,  salva  la  competenza delle sezioni specializzate agrarie;

    3) rapporti di agenzia, di rappresentanza  commerciale  ed  altri rapporti di collaborazione che si concretino in  una  prestazione  di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, anche  se non  a  carattere  subordinato.  La  collaborazione  si intende coordinata quando, nel  rispetto  delle  modalita’  di  coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il  collaboratore  organizza autonomamente l’attivita’ lavorativa;

    4) rapporti  di  lavoro  dei  dipendenti  di  enti  pubblici  che svolgono esclusivamente o prevalentemente attivita’ economica;

    5) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti  pubblici  ed  altri rapporti di lavoro pubblico,  sempreche’  non  siano  devoluti  dalla legge ad altro giudice.

Art. 410. (Tentativo di conciliazione).

Chi intende propone in giudizio una domanda relativa ai  rapporti previsti   dall’articolo   409   puo’   promuovere,   anche   tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un previo  tentativo  di  conciliazione   presso   la   commissione   di conciliazione individuata secondo i criteri di cui all’articolo 413.

La comunicazione della richiesta di espletamento del  tentativo  di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende,  per  la  durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni  successivi  alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.

Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la  Direzione provinciale del lavoro. La  commissione  e’  composta  dal  direttore dell’ufficio stesso o da un suo delegato o da un magistrato collocato a riposo, in  qualita’  di  presidente,  da  quattro  rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro  e  da  quattro rappresentanti effettivi  e  da  quattro  supplenti  dei  lavoratori, designati  dalle  rispettive  organizzazioni  sindacali  maggiormente rappresentative a livello territoriale.

Le commissioni, quando se ne ravvisi  la  necessita’,  affidano  il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore  della  Direzione  provinciale  del  lavoro  o  da  un  suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal  terzo  comma.

In ogni caso  per  la  validita’  della  riunione  e’  necessaria  la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei  datori  di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori.

La  richiesta  del   tentativo   di   conciliazione,   sottoscritta dall’istante, e’  consegnata  o  spedita  mediante  raccomandata  con avviso  di  ricevimento.  Copia  della  richiesta  del  tentativo  di conciliazione deve essere consegnata o spedita con  raccomandata  con ricevuta  di  ritorno  a  cura  della  stessa  parte   istante   alla controparte.

La richiesta deve precisare:

    1) nome, cognome e residenza dell’istante  e  del  convenuto;  se l’istante o il convenuto sono una persona giuridica,  un’associazione non  riconosciuta  o  un  comitato,  l’istanza   deve   indicare   la denominazione o la ditta nonche’ la sede;

    2) il luogo dove e’  sorto  il  rapporto  ovvero  dove  si  trova l’azienda o sua dipendenza alla quale  e’  addetto  il  lavoratore  o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine  del rapporto;

    3) il luogo dove  devono  essere  fatte  alla  parte  istante  le comunicazioni inerenti alla procedura;

    4) l’esposizione dei fatti e delle  ragioni  posti  a  fondamento della pretesa.

Se la controparte intende accettare la procedura di  conciliazione, deposita presso la commissione di conciliazione, entro  venti  giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una  memoria  contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonche’ le  eventuali domande in via riconvenzionale. Ove cio’ non avvenga, ciascuna  delle parti e’ libera di  adire  l’autorita’  giudiziaria.  Entro  i  dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa  la  comparizione delle parti per il tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro  i  successivi  trenta  giorni.  Dinanzi  alla  commissione  il lavoratore  puo’  farsi  assistere  anche  da  un’organizzazione  cui aderisce o conferisce mandato.

La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la pubblica amministrazione, anche in sede giudiziale ai sensi dell’articolo 420, commi primo, secondo e terzo, non puo’ dar luogo  a  responsabilita’, salvi i casi di dolo e colpa grave.

Art. 410-bis (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183)

Art. 411. (Processo verbale di conciliazione).

Se la conciliazione esperita ai sensi dell’articolo  410  riesce, anche  limitatamente  ad  una  parte  della  domanda,  viene  redatto separato processo verbale sottoscritto dalle parti e  dai  componenti della commissione di conciliazione.  Il  giudice,  su  istanza  della parte interessata, lo dichiara esecutivo con decreto.

Se non si raggiunge l’accordo  tra  le  parti,  la  commissione  di conciliazione deve formulare una proposta per la bonaria  definizione della controversia. Se la proposta non e’  accettata,  i  termini  di essa sono riassunti nel verbale  con  indicazione  delle  valutazioni espresse dalle parti. Delle risultanze della proposta formulata dalla commissione e non accettata senza  adeguata  motivazione  il  giudice tiene conto in sede di giudizio.

Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto dalle  parti, al ricorso  depositato  ai  sensi  dell’articolo  415  devono  essere allegati  i  verbali  e  le  memorie  concernenti  il  tentativo di conciliazione non riuscito. Se il tentativo di  conciliazione  si  e’ svolto in sede sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 410. Il processo verbale di  avvenuta  conciliazione e’ depositato presso la Direzione provinciale del lavoro  a  cura di una delle parti o per il tramite  di  un’associazione  sindacale.  Il direttore, o un suo delegato, accertatane l’autenticita’, provvede  a depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui  circoscrizione e’ stato redatto. Il giudice, su  istanza  della  parte  interessata,

accertata la regolarita’ formale del  verbale  di  conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.

Art. 412. (Risoluzione arbitrale della controversia).

In qualunque fase  del  tentativo  di  conciliazione,  o  al  suo termine in caso di mancata riuscita, le  parti  possono  indicare  la soluzione, anche  parziale,  sulla  quale  concordano,  riconoscendo, quando e’ possibile, il credito che spetta al lavoratore,  e  possono accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla  commissione di  conciliazione  il  mandato  a  risolvere  in  via  arbitrale la controversia.

Nel  conferire  il  mandato  per  la  risoluzione  arbitrale  della controversia, le parti devono indicare:

    1) il termine per l’emanazione del lodo, che  non  puo’  comunque superare i sessanta giorni dal conferimento del mandato,  spirato  il quale l’incarico deve intendersi revocato;

    2) le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro pretese  e l’eventuale richiesta di decidere secondo equita’, nel  rispetto  dei principi generali dell’ordinamento e dei  principi  regolatori  della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.

Il lodo emanato a conclusione  dell’arbitrato,  sottoscritto  dagli arbitri e autenticato, produce  tra  le  parti  gli  effetti  di  cui all’articolo 1372 e  all’articolo  2113,  quarto  comma,  del  codice civile.

Il lodo  e’  impugnabile  ai  sensi  dell’articolo  808-ter.  Sulle controversie aventi  ad  oggetto  la  validita’  del  lodo  arbitrale irrituale, ai sensi dell’articolo 808-ter, decide in unico  grado  il tribunale,  in  funzione   di   giudice   del   lavoro,   nella cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato. Il  ricorso  e’  depositato entro il termine di  trenta  giorni  dalla  notificazione  del  lodo.

Decorso tale termine, o se le parti  hanno  comunque  dichiarato  per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovverso se  il  ricorso e’  stato  respinto  dal  tribunale,  il  lodo  e’  depositato  nella cancelleria  del  tribunale  nella  cui  circoscrizione  e’  la  sede dell’arbitrato. Il  giudice,  su  istanza  della  parte  interessata, accertata la regolarita’ formale  del  lodo  arbitrale,  lo  dichiara esecutivo con decreto.

Art. 412-bis (ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183)

Art. 412-ter (Altre modalita’  di  conciliazione  e  arbitrato  previste  dalla contrattazione collettiva). 

La conciliazione e l’arbitrato, nelle materie di cui all’articolo 409, possono essere svolti altresi’ presso le sedi e con le modalita’ previste dai contratti  collettivi  sottoscritti  dalle  associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Art. 412-quater (Altre modalita’ di conciliazione e arbitrato).

Ferma restando la facolta’  di  ciascuna  delle  parti  di  adire l’autorita’  giudiziaria  e   di   avvalersi   delle   procedure   di conciliazione e di arbitrato previste dalla legge, le controversie di cui all’articolo 409 possono  essere  altresi’  proposte  innanzi  al collegio di conciliazione e arbitrato  irrituale  costituito  secondo quanto previsto dai commi seguenti.

Il  collegio  di  conciliazione  e  arbitrato  e’  composto  da  un rappresentante di ciascuna delle parti  e  da  un  terzo  membro,  in funzione di presidente, scelto di comune  accordo  dagli  arbitri  di parte tra i professori  universitari  di  materie  giuridiche  e  gli avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.

La parte che intenda  ricorrere  al  collegio  di  conciliazione  e arbitrato deve notificare all’altra parte  un  ricorso  sottoscritto, salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, personalmente  o da un suo rappresentante al quale abbia conferito mandato e presso il quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso deve contenere la nomina dell’arbitro di parte e indicare l’oggetto della domanda, le  ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda la domanda stessa, i mezzi di prova e il valore della controversia entro  il  quale  si  intende limitare la domanda. Il ricorso deve contenere  il  riferimento  alle norme  invocate  dal  ricorrente  a  sostegno  della  sua  pretesa  e l’eventuale richiesta di decidere secondo equita’, nel  rispetto  dei principi generali dell’ordinamento e dei  principi  regolatori  della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.

Se  la  parte  convenuta  intende   accettare   la   procedura   di conciliazione e arbitrato nomina il  proprio  arbitro  di  parte,  il quale entro trenta giorni dalla notifica  del  ricorso  procede,  ove possibile,  concordemente  con  l’altro  arbitro,  alla  scelta del presidente e della sede del collegio. Ove cio’ non avvenga, la parte che ha presentato ricorso puo’ chiedere che la nomina sia  fatta  dal presidente  del  tribunale   nel   cui   circondario e’ la  sede dell’arbitrato. Se le parti non hanno ancora determinato la sede,  il ricorso e’ presentato al presidente del tribunale del luogo in cui e’ sorto il rapporto di lavoro o  ove  si  trova  l’azienda  o  una  sua dipendenza alla quale e’ addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

In caso di scelta concorde del  terzo  arbitro  e  della  sede  del collegio, la parte convenuta, entro trenta  giorni  da  tale  scelta, deve depositare presso la sede del  collegio  una  memoria  difensiva sottoscritta, salvo che si tratti di una pubblica amministrazione, da un avvocato cui abbia  conferito  mandato  e  presso  il  quale  deve eleggere il domicilio. La memoria  deve  contenere  le  difese  e  le eccezioni in  fatto  e  in  diritto,  le  eventuali  domande  in  via riconvenzionale e l’indicazione dei mezzi di prova.

Entro  dieci  giorni  dal  deposito  della  memoria  difensiva   il ricorrente puo’ depositare presso la sede del collegio una memoria di replica senza modificare il contenuto  del  ricorso.  Nei  successivi dieci giorni il convenuto puo’ depositare presso la sede del collegio una  controreplica  senza  modificare  il  contenuto  della   memoria difensiva.

Il collegio fissa il giorno dell’udienza, da  tenere  entro  trenta giorni dalla scadenza del termine per la controreplica del convenuto, dandone comunicazione alle parti, nel domicilio eletto, almeno  dieci giorni prima.

All’udienza il collegio esperisce il tentativo di conciliazione. Se la conciliazione riesce, si applicano le  disposizioni  dell’articolo 411, commi primo e terzo.

Se la conciliazione non riesce, il collegio provvede, ove  occorra, a interrogare le parti e ad ammettere e assumere le prove, altrimenti invita all’immediata discussione orale. Nel caso di ammissione delle prove, il collegio puo’ rinviare ad altra  udienza,  a  non  piu’  di dieci giorni di distanza, l’assunzione delle stesse e la  discussione orale.

La controversia e’  decisa,  entro  venti  giorni  dall’udienza  di discussione,  mediante  un  lodo.  Il  lodo  emanato  a   conclusione dell’arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui agli articoli 1372 e 2113, quarto  comma, del codice civile. Il lodo  e’  impugnabile  ai  sensi  dell’articolo 808-ter. Sulle controversie aventi ad oggetto la validita’  del  lodo arbitrale irrituale, ai sensi dell’articolo 808-ter, decide in unico grado il tribunale, in funzione di  giudice  del  lavoro,  nella  cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato. Il  ricorso  e’  depositato entro il termine di  trenta  giorni  dalla  notificazione  del  lodo.

Decorso tale termine, o se le parti  hanno  comunque  dichiarato  per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso e’ stato respinto dal tribunale, il lodo e’ depositato nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione e’ la sede dell’arbitrato.  Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarita’ formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.

Il compenso del presidente del collegio e’ fissato in  misura  pari al 2 per cento del valore della controversia dichiarato  nel  ricorso ed e’ versato dalle parti, per meta’ ciascuna,  presso  la  sede  del collegio mediante assegni circolari intestati  al  presidente  almeno cinque  giorni  prima  dell’udienza.  Ciascuna parte provvede a compensare l’arbitro da essa nominato. Le spese legali e  quelle  per il compenso del presidente e dell’arbitro  di  parte,  queste  ultime nella misura dell’1 per cento del suddetto valore della controversia, sono liquidate nel lodo ai sensi degli articoli 91,  primo  comma,  e 92.

I contratti collettivi nazionali di categoria possono istituire  un fondo per il rimborso al lavoratore delle spese per il  compenso del presidente del collegio e del proprio arbitro di parte.

Sezione II

Del procedimento

Par. 1

Del procedimento di primo grado

Art. 413. (Giudice competente).

Le controversie previste dall’articolo 409 sono in primo  grado  di competenza del tribunale in funzione  di  giudice  del  lavoro. 

Competente per territorio e’ il giudice nella cui circoscrizione e’ sorto il rapporto ovvero si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale e’ addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

Tale competenza permane dopo il  trasferimento  dell’azienda  o  la cessazione di essa o della sua dipendenza,  purche’  la  domanda  sia proposta entro sei mesi dal trasferimento o dalla cessazione.

Competente per territorio per le controversie previste  dal  numero 3) dell’articolo 409 e’ il giudice nella cui circoscrizione si  trova il domicilio dell’agente, del rappresentante di commercio ovvero  del titolare degli altri rapporti di collaborazione di  cui  al  predetto numero 3) dell’articolo 409.

Competente per territorio per le controversie relative ai  rapporti di lavoro alle  dipendenze  delle  pubbliche  amministrazioni  e’ il giudice nella cui  circoscrizione  ha  sede  l’ufficio  al  quale  il dipendente e’ addetto o era addetto al momento della  cessazione  del rapporto.

Nelle controversie nelle quali e’ parte una  Amministrazione  dello Stato non si applicano le  disposizioni  dell’articolo  6  del  regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611.

Qualora  non  trovino  applicazione  le  disposizioni   dei   commi precedenti, si applicano quelle dell’articolo 18.

Sono nulle le clausole derogative della competenza per territorio.

Art. 414. (Forma della domanda). 

La domanda si propone con ricorso, il quale deve contenere:

    1) l’indicazione del giudice;

    2) il nome, il cognome,  nonche’  la  residenza  o  il  domicilio eletto del ricorrente nel comune in cui ha sede il giudice adito,  il nome, il cognome e la residenza  o  il  domicilio  o  la  dimora  del convenuto; se  ricorrente  o  convenuto  e’  una  persona  giuridica, un’associazione non riconosciuta  o  un  comitato,  il  ricorso  deve indicare la denominazione o ditta nonche’ la sede  del  ricorrente  o del convenuto;

    3) la determinazione dell’oggetto della domanda;

    4) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si fonda la domanda con le relative conclusioni;

    5)  l’indicazione  specifica  dei  mezzi  di  prova  di  cui il ricorrente intende avvalersi e in particolare dei  documenti  che  si offrono in comunicazione.

Art. 415. (Deposito del ricorso e decreto di fissazione dell’udienza). 

Il ricorso e’ depositato nella cancelleria del  giudice  competente insieme con i documenti in esso indicati.

Il giudice, entro cinque giorni dal deposito  del  ricorso,  fissa, con decreto, l’udienza di  discussione,  alla  quale  le  parti  sono tenute a comparire personalmente.

Tra il giorno del deposito del ricorso e l’udienza  di  discussione non devono decorrere piu’ di sessanta giorni.

Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza,  deve essere notificato al  convenuto,  a  cura  dell’attore,  entro  dieci giorni dalla data di pronuncia del  decreto,  salvo  quanto  disposto dall’articolo 417.

Tra la data di notificazione al convenuto e quella dell’udienza  di discussione deve intercorrere un termine non minore di trenta giorni.

Il termine di cui al comma precedente e’ elevato a quaranta  giorni e quello di cui al terzo comma e’ elevato a ottanta giorni  nel  caso in cui la notificazione prevista dal quarto comma  debba  effettuarsi all’estero.

Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei  dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui al quinto comma  dell’articolo 413, il ricorso e’ notificato direttamente  presso  l’amministrazione destinataria ai  sensi  dell’articolo  144,  secondo  comma.  Per  le amministrazioni  statali  o  ad  esse  equiparate,  ai   fini   della rappresentanza e difesa in giudizio,  si  osservano  le  disposizioni delle leggi speciali che  prescrivono  la  notificazione  presso  gli uffici dell’Avvocatura dello Stato competente per territorio.

Art. 416. (Costituzione del convenuto).

Il convenuto deve costituirsi almeno  dieci  giorni  prima  della udienza, dichiarando la residenza o eleggendo domicilio nel comune in cui ha sede il giudice adito.

La costituzione del convenuto  si  effettua  mediante  deposito  in cancelleria di una  memoria  difensiva,  nella  quale  devono  essere proposte,  a  pena  di  decadenza,  le  eventuali  domande   in   via riconvenzionale e le eccezioni processuali e di merito che non  siano rilevabili d’ufficio.

Nella stessa memoria  il  convenuto  deve  prendere  posizione,  in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione, circa i fatti affermati dall’attore  a  fondamento  della  domanda,  proporre tutte le sue difese in fatto e in diritto ed indicare specificamente, a pena di decadenza, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi  ed in particolare i documenti che deve contestualmente depositare.

Art. 417. (Costituzione e difesa personali delle parti).

In primo grado la parte puo’ stare in giudizio personalmente quando il valore della causa non eccede le lire 250 mila.

La parte che sta’ in  giudizio  personalmente  propone  la  domanda nelle forme di cui all’articolo 414 o si costituisce nelle  forme  di cui all’articolo  416  con  elezione  di  domicilio  nell’ambito  del territorio della Repubblica.

Puo’ proporre la domanda anche verbalmente davanti al  giudice  che ne fa redigere processo verbale.

Il ricorso o il processo  verbale  con  il  decreto  di  fissazione dell’udienza devono essere notificati  al  convenuto  e  allo  stesso attore a cura della cancelleria entro i termini di  cui  all’articolo 415.

Alle parti che stanno in giudizio personalmente ogni ulteriore atto o memoria deve essere notificato dalla cancelleria.

Art. 417-bis (Difesa delle pubbliche amministrazioni).

Nelle controversie relative ai rapporti di  lavoro  dei  dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui al quinto comma  dell’articolo 413, limitatamente al giudizio  di  primo  grado  le  amministrazioni stesse possono stare in giudizio ((avvalendosi direttamente di propri dipendenti.

Per le amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai fini  della rappresentanza e difesa in giudizio, la disposizione di cui al  comma precedente si applica salvo che l’Avvocatura dello  Stato  competente per territorio, ove vengano in rilievo questioni di massima o  aventi notevoli riflessi economici, determini di  assumere  direttamente  la trattazione della causa dandone immediata comunicazione ai competenti uffici  dell’amministrazione  interessata,  nonche’  al  Dipartimento della  funzione  pubblica,  anche  per  l’eventuale   emanazione   di direttive agli uffici per la gestione del contenzioso del lavoro.  In ogni altro caso l’Avvocatura dello Stato trasmette immediatamente,  e comunque non oltre 7 giorni dalla notifica degli  atti  introduttivi,

gli atti stessi ai competenti uffici dell’amministrazione interessata per gli adempimenti di cui al comma precedente.

Gli enti locali, anche al fine di realizzare economie di  gestione, possono  utilizzare  le  strutture  dell’amministrazione  civile  del Ministero dell’interno, alle quali conferiscono mandato nei limiti di cui al primo comma.

Art. 418. (Notificazione della domanda riconvenzionale).

Il  convenuto   che   abbia   proposta   una   domanda   in   via riconvenzionale a norma del secondo comma dell’articolo 416 deve, con istanza contenuta nella stessa memoria, a  pena  di  decadenza  dalla riconvenzionale medesima, chiedere al giudice  che,  a  modifica  del decreto di cui al secondo  comma  dell’articolo  415,  pronunci,  non oltre cinque giorni, un nuovo decreto per la fissazione dell’udienza.

Tra la proposizione della domanda riconvenzionale  e  l’udienza  di discussione non devono decorrere piu’ di cinquanta giorni.

Il decreto che fissa l’udienza deve essere notificato all’attore, a cura dell’ufficio, unitamente alla  memoria  difensiva,  entro  dieci giorni dalla data in cui e’ stato pronunciato.

Tra la data di notificazione all’attore del decreto  pronunciato  a norma del primo comma  e  quella  dell’udienza  di  discussione  deve intercorrere un termine non minore di venticinque giorni.

Nel caso in cui la notificazione del decreto debba farsi all’estero il termine di cui al secondo comma e’ elevato a  settanta  giorni,  e quello di cui al comma precedente e’ elevato a trentacinque giorni.

Art. 419. (Intervento volontario).

Salvo  che  sia  effettuato  per  l’integrazione   necessaria   del contraddittorio, l’intervento del terzo ai  sensi  dell’articolo  105 non puo’ aver luogo oltre il termine stabilito  per  la  costituzione del convenuto, con le modalita’ previste dagli articoli 414 e 416  in quanto applicabili.

Art. 420. (Udienza di discussione della causa).

Nell’udienza fissata per la  discussione  della  causa  il  giudice interroga liberamente le parti presenti, tenta la conciliazione della lite  e   formula   alle   parti   una   proposta   transattiva o conciliativa. La mancata comparizione personale delle parti,  o  il rifiuto della proposta transattiva o  conciliativa del  giudice, senza giustificato motivo, costituiscono comportamento valutabile dal giudice ai fini del giudizio. Le parti possono,  se  ricorrono  gravi motivi,  modificare  le  domande,  eccezioni   e   conclusioni   gia’ formulate, previa autorizzazione del giudice.

Le parti hanno facolta’ di farsi rappresentare  da  un  procuratore generale o speciale, il quale deve  essere  a  conoscenza  dei  fatti della causa. La procura deve essere conferita  con  atto  pubblico  o scrittura privata autenticata e deve  attribuire  al  procuratore  il potere  di  conciliare  o  transigere  la  controversia.  La  mancata conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da  parte  del procuratore e’ valutata dal giudice ai fini della decisione.

Il verbale di conciliazione ha efficacia di titolo esecutivo.

Se la conciliazione non riesce e il giudice ritiene la causa matura per la decisione, o se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o ad altre  pregiudiziali  la  cui  decisione  puo’ definire il giudizio, il giudice invita le parti alla  discussione  e pronuncia  sentenza  anche   non   definitiva   dando   lettura   del dispositivo.

Nella stessa udienza ammette i mezzi di prova gia’  proposti  dalle parti e quelli che le parti non abbiano  potuto  proporre  prima,  se ritiene  che  siano  rilevanti,  disponendo,   con   ordinanza   resa nell’udienza, per la loro immediata assunzione.

Qualora cio’ non sia possibile,  fissa  altra  udienza,  non  oltre dieci giorni dalla prima, concedendo alle parti, ove ricorrano giusti motivi, un termine perentorio non superiore  a  cinque  giorni  prima dell’udienza di  rinvio  per  il  deposito  in  cancelleria  di  note difensive.

Nel caso in cui vengano ammessi nuovi mezzi di prova, a  norma  del quinto comma, la controparte puo’ dedurre i mezzi  di  prova  che  si rendano necessari in relazione a quelli ammessi, con assegnazione  di un termine perentorio di cinque giorni. Nell’udienza fissata a  norma del precedente comma il giudice ammette, se rilevanti, i nuovi  mezzi di prova dedotti dalla controparte e provvede alla loro assunzione.

L’assunzione delle prove deve essere esaurita nella stessa  udienza o, in caso di necessita’, in udienza da tenersi  nei  giorni  feriali immediatamente successivi.

Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli  102,  secondo comma, 106 e 107, il giudice fissa una nuova udienza e  dispone  che, entro cinque giorni,  siano  notificati  al  terzo  il  provvedimento nonche’  il  ricorso  introduttivo  e  l’atto  di  costituzione   del convenuto, osservati i termini di cui ai commi terzo, quinto e  sesto dell’articolo 415. Il termine massimo entro il quale deve tenersi  la nuova  udienza  decorre  dalla   pronuncia   del   provvedimento   di fissazione.

Il terzo chiamato deve costituirsi non meno di dieci  giorni  prima dell’udienza  fissata,  depositando  la  propria  memoria   a   norma dell’articolo 416.

A  tutte  le  notificazioni  e  comunicazioni  occorrenti  provvede l’ufficio.

Le udienze di mero rinvio sono vietate.

Art. 420-bis (Accertamento pregiudiziale sull’efficacia, validita’  ed interpretazione dei contratti e accordi collettivi).

Quando per la definizione di una controversia di cui all’articolo 409 e’  necessario  risolvere  in  via  pregiudiziale  una  questione concernente  l’efficacia,  la  validita’  o  l’interpretazione  delle clausole di un contratto o accordo collettivo nazionale,  il  giudice decide con sentenza tale questione, impartendo distinti provvedimenti per l’ulteriore istruzione o, comunque,  per  la  prosecuzione  della causa fissando una successiva udienza in data non anteriore a novanta giorni.

La sentenza e’  impugnabile  soltanto  con  ricorso  immediato  per cassazione da proporsi  entro  sessanta  giorni  dalla  comunicazione dell’avviso di deposito della sentenza.

Copia del ricorso per cassazione deve, a pena  di  inammissibilita’ del ricorso, essere depositata presso la cancelleria del giudice  che ha  emesso  la  sentenza   impugnata   entro   venti   giorni   dalla notificazione del ricorso alle altre parti; il  processo  e’  sospeso dalla data del deposito.

Art. 421. (Poteri istruttori del giudice).

Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarita’ degli atti e dei documenti che possono essere sanate assegnando un  termine per provvedervi, salvo gli eventuali diritti quesiti.

Puo’ altresi’ disporre d’ufficio in qualsiasi momento  l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti  dal  codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonche’  la  richiesta di  informazioni  e  osservazioni,  sia  scritte  che   orali,   alle associazioni  sindacali  indicate  dalle   parti.   Si   osserva   la disposizione del comma sesto ((dell’articolo 420.

Dispone, su istanza  di  parte,  l’accesso  sul  luogo  di  lavoro, purche’ necessario al fine dell’accertamento  dei  fatti,  e  dispone altresi’, se ne ravvisa l’utilita’, lo esame dei testimoni sul  luogo stesso.

Il  giudice,  ove  lo  ritenga   necessario,   puo’   ordinare   la comparizione, per interrogarle liberamente  sui  fatti  della  causa, anche di quelle persone che siano incapaci di  testimoniare  a  norma dell’articolo 246 o a cui sia vietato a norma dell’articolo 247.

Art. 422. (Registrazione su nastro).

Il giudice puo’ autorizzare la sostituzione della verbalizzazione da parte  del  cancelliere  con  la  registrazione  su  nastro  delle deposizioni di testi e delle audizioni delle parti o di consulenti.

Art. 423. (Ordinanze per il pagamento di somme).

Il giudice, su istanza di parte,  in  ogni  stato  del  giudizio, dispone con ordinanza il pagamento delle somme non contestate.

Egualmente, in ogni stato del giudizio, il giudice puo’, su istanza del lavoratore, disporre con ordinanza il pagamento di  una  somma  a titolo provvisorio quando ritenga il diritto accertato e  nei  limiti della quantita’ per cui ritiene gia’ raggiunta la prova.

Le ordinanze  di  cui  ai  commi  precedenti  costituiscono  titolo esecutivo.

L’ordinanza di cui al secondo comma e’ revocabile con  la  sentenza che decide la causa.

Art. 424. (Assistenza del consulente tecnico).

Se la natura della  controversia  lo  richiede,  il  giudice,  in qualsiasi momento, nomina uno o piu’ consulenti  tecnici,  scelti  in albi speciali, a norma dell’articolo 61. A tal fine il  giudice  puo’ disporre ai sensi del sesto comma dell’articolo 420.

Il consulente puo’ essere autorizzato a riferire verbalmente ed  in tal caso le sue dichiarazioni sono integralmente raccolte a  verbale, salvo quanto previsto dal precedente articolo 422.

Se il consulente chiede di presentare relazione scritta, il giudice fissa un termine non  superiore  a  venti  giorni,  non  prorogabile, rinviando la trattazione ad altra udienza.

Art. 425. (Richiesta  di  informazioni  e  osservazioni  alle  associazioni sindacali).

Su istanza di  parte,  l’associazione  sindacale  indicata  dalla stessa  ha  facolta’  di  rendere  in  giudizio,   tramite   un   suo rappresentante, informazioni e osservazioni orali o scritte.

Tali informazioni e osservazioni  possono  essere  rese  anche  nel luogo di lavoro ove sia stato disposto l’accesso ai sensi  del  terzo comma dell’articolo 421.

A tal fine, il giudice puo’  disporre  ai  sensi  del  sesto  comma dell’articolo 420.

Il giudice puo’ richiedere alle associazioni sindacali il testo dei contratti  e  accordi  collettivi  di  lavoro,  anche  aziendali,  da applicare nella causa.

Art. 426. (Passaggio dal rito ordinario al rito speciale).

Il giudice, quando  rileva  che  una  causa  promossa  nelle  forme ordinarie riguarda uno dei rapporti previsti dall’articolo 409, fissa con  ordinanza  l’udienza  di  cui  all’articolo  420  e  il  termine perentorio entro il quale le parti dovranno provvedere  all’eventuale integrazione degli atti introduttivi mediante deposito di  memorie  e documenti di cancelleria.

Nell’udienza come sopra fissata provvede a norma degli articoli che precedono.

Art. 427. (Passaggio dal rito speciale al rito ordinario).

Il giudice, quando  rileva  che  una  causa  promossa  nelle  forme stabilite dal presente capo riguarda un rapporto  diverso  da  quelli previsti dall’articolo 409, se la  causa  stessa  rientra  nella sua competenza dispone  che  gli  atti  siano  messi  in  regola  con  le disposizioni tributarie,  altrimenti  la  rimette  con  ordinanza  al giudice competente, fissando un termine perentorio  non  superiore  a trenta giorni per la riassunzione con il rito ordinario.

In tal caso le prove acquisite durante lo stato  di  rito  speciale avranno l’efficacia consentita dalle norme ordinarie.

Art. 428. (Incompetenza del giudice).

Quando una causa relativa ai rapporti di cui all’articolo  409  sia stata proposta a giudice  incompetente,  l’incompetenza  puo’  essere eccepita dal  convenuto  soltanto  nella  memoria  difensiva  di  cui all’articolo 416 ovvero rilevata  d’ufficio  dal  giudice  non  oltre l’udienza di cui all’articolo 420.

Quando l’incompetenza sia stata eccepita o rilevata  ai  sensi  del comma precedente,  il  giudice  rimette  la  causa  al  tribunale  in funzione di giudice del lavoro, fissando un  termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione con rito speciale.

Art. 429. (Pronuncia della sentenza).

Nell’udienza il giudice, esaurita la discussione orale e udite le conclusioni delle parti, pronuncia  sentenza  con  cui  definisce  il giudizio dando lettura del  dispositivo  e  della  esposizione  delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. In caso di particolare complessita’ della controversia, il giudice fissa nel dispositivo  un termine, non superiore a  sessanta  giorni,  per  il  deposito  della sentenza.

Se il giudice lo ritiene  necessario,  su  richiesta  delle  parti, concede alle stesse un termine non superiore a dieci  giorni  per  il deposito  di  note  difensive,   rinviando   la   causa   all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine suddetto, per  la discussione e la pronuncia della sentenza.

Il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al  pagamento  di somme di denaro per crediti di lavoro, deve  determinare,  oltre  gli interessi nella misura legale, il maggior danno eventualmente  subito dal  lavoratore  per  la  diminuzione  di  valore  del  suo  credito, condannando al pagamento della  somma  relativa  con  decorrenza  dal giorno della maturazione del diritto.

Art. 430. (Deposito della sentenza).

La sentenza deve essere depositata in cancelleria entro  quindici giorni dalla pronuncia. Il cancelliere ne da’ immediata comunicazione alle parti.

Art. 431. (Esecutorieta’ della sentenza).

Le sentenze che pronunciano condanna a favore  del  lavoratore  per crediti  derivanti  dai  rapporti  di  cui  all’articolo   409   sono provvisoriamente esecutive.

All’esecuzione si puo’ procedere con la sola copia del dispositivo, in pendenza del termine per il deposito della sentenza.

Il giudice di appello puo’ disporre con ordinanza  non  impugnabile che l’esecuzione sia  sospesa  quando  dalla  stessa  possa  derivare all’altra parte gravissimo danno.

La sospensione disposta a norma del comma  precedente  puo’  essere anche parziale  e,  in  ogni  caso,  l’esecuzione  provvisoria  resta autorizzata fino alla somma di lire 500 mila.

Le sentenze che pronunciano condanna a favore del datore di  lavoro sono provvisoriamente esecutive e sono soggette alla disciplina degli articoli 282 e 283.

Il giudice di appello puo’ disporre con ordinanza  non  impugnabile che l’esecuzione sia sospesa in tutto o  in  parte  quando  ricorrono gravi motivi.

Se l’istanza per la sospensione di cui al terzo ed al sesto comma e’ inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile, puo’ condannare la parte che l’ha  proposta  ad  una pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e  non  superiore  ad  euro 10.000. L’ordinanza e’ revocabile con la sentenza  che  definisce  il giudizio.

Art. 432. (Valutazione equitativa delle prestazioni).

Quando sia certo il diritto ma non sia possibile  determinare  la somma dovuta, il giudice la liquida con valutazione equitativa.

Par. 2

Delle impugnazioni

Art. 433.(Giudice d’appello).

L’appello contro le sentenze pronunciate nei processi relativi alle controversie previste nell’articolo  409  deve  essere  proposto  con ricorso davanti alla corte di appello territorialmente competente  in funzione di giudice del lavoro. 

Ove l’esecuzione sia  iniziata,  prima  della  notificazione  della sentenza, l’appello puo’ essere proposto con riserva dei  motivi  che dovranno essere presentati nel termine di cui all’articolo 434.

Art. 434. (Deposito del ricorso in appello).

Il ricorso deve contenere le indicazioni prescritte dall’articolo 414. L’appello deve essere motivato. La motivazione dell’appello deve contenere, a pena di inammissibilita’:

    1) l’indicazione delle parti del  provvedimento  che  si  intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla  ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

    2) l’indicazione delle circostanze da cui  deriva  la  violazione della  legge  e  della  loro  rilevanza  ai  fini   della   decisione impugnata.

Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della corte  di appello entro  trenta  giorni  dalla  notificazione  della  sentenza, oppure entro quaranta giorni nel caso in cui la  notificazione  abbia dovuto effettuarsi allo estero.

Art. 435. (Decreto del presidente).

Il presidente della corte di appello entro cinque giorni dalla data di deposito del ricorso nomina il giudice relatore e fissa, non oltre sessanta giorni dalla data medesima, l’udienza di discussione dinanzi al collegio.

L’appellante, nei dieci giorni successivi al deposito del  decreto, provvede alla notifica del ricorso e del decreto all’appellato.

Tra la data di notificazione all’appellato e quella dell’udienza di discussione deve intercorrere un termine non  minore  di  venticinque giorni.

Nel caso in cui la notificazione prevista dal  secondo  comma  deve effettuarsi all’estero, i termini di cui al primo e  al  terzo  comma sono elevati, rispettivamente, a ottanta e sessanta giorni.

Art. 436. (Costituzione dell’appellato e appello incidentale).

L’appellato deve costituirsi  almeno  dieci  giorni  prima  della udienza.

La costituzione dell’appellato si  effettua  mediante  deposito  in cancelleria del fascicolo e di una  memoria  difensiva,  nella  quale deve essere contenuta dettagliata esposizione di tutte le sue difese.

Se propone appello  incidentale,  l’appellato  deve  esporre  nella stessa memoria  i  motivi  specifici  su  cui  fonda  l’impugnazione.

L’appello incidentale deve essere  proposto,  a  pena  di  decadenza, nella memoria di costituzione, da notificarsi, a cura dell’appellato, alla controparte almeno dieci giorni  prima  dell’udienza  fissata  a norma dell’articolo precedente.

Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni  dell’articolo 416.

Art. 436-bis (Inammissibilita’ dell’appello e pronuncia).

All’udienza di discussione si applicano gli  articoli  348-bis  e 348-ter.

Art. 437. (Udienza di discussione).

Nell’udienza il giudice incaricato fa la  relazione  orale  della causa. Il  collegio,  sentiti  i  difensori  delle  parti,  pronuncia sentenza dando lettura del dispositivo nella stessa udienza.

Non sono ammesse nuove domande ed eccezioni. Non sono ammessi nuovi mezzi di prova,  tranne  il  giuramento  estimatorio,  salvo  che  il collegio, anche d’ufficio, li ritenga indispensabili  ai  fini  della decisione della causa. E’ salva la facolta’ delle parti  di  deferire il giuramento decisorio in qualsiasi momento della causa.

Qualora ammetta le nuove prove,  il  collegio  fissa,  entro  venti giorni, l’udienza nella quale esse  debbono  essere  assunte  e  deve essere pronunciata la sentenza.

In tal caso il collegio con la stessa  ordinanza  puo’  adottare  i provvedimenti di cui all’articolo 423.

Sono applicabili le disposizioni di cui ai commi  secondo  e  terzo dell’articolo 429.

Art. 438. (Deposito della sentenza di appello).

Il  deposito  della  sentenza  di  appello  e’ effettuato con l’osservanza delle norme di cui all’articolo 430.

Si applica il disposto del secondo comma dell’articolo 431.

Art. 439. (Cambiamento del rito in appello).

La corte di appello, se ritiene che il procedimento in primo  grado non si sia svolto secondo il rito prescritto, procede a  norma  degli articoli 426 e 427.

Art. 440. (Appellabilita’ delle sentenze).

Sono inappellabili le sentenze che hanno deciso una  controversia di valore non superiore a lire 50 mila.

Art. 441. (Consulente tecnico in appello).

Il collegio, nell’udienza di cui  al  primo  comma  dell’articolo 437, puo’ nominare un consulente tecnico rinviando ad  altra  udienza da fissarsi non oltre trenta  giorni.  In  tal  caso  con  la  stessa ordinanza puo’ adottare i provvedimenti di cui all’articolo 423.

Il consulente deve depositare il proprio parere almeno dieci giorni prima della nuova udienza.

CAPO II

Delle controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie

Art. 442. (Controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie).

Nei    procedimenti    relativi    a     controversie  derivanti dall’applicazione delle norme riguardanti le  assicurazioni  sociali, gli infortuni sul lavoro,  le  malattie  professionali,  gli  assegni familiari nonche’ ogni altra forma  di  previdenza  e  di  assistenza obbligatorie, si osservano le disposizioni di cui al  capo  primo  di questo titolo.

Anche per le controversie relative alla inosservanza degli obblighi di assistenza e  di  previdenza  derivanti  da  contratti  e  accordi collettivi si osservano le disposizioni  di  cui  al  capo  primo  di questo titolo.

Per le controversie di cui all’articolo 7,  terzo  comma,  numero 3-bis), non si osservano le disposizioni di questo capo,  ne’  quelle di cui al capo primo di questo titolo.

Art. 443. (Rilevanza del procedimento amministrativo).

La domanda relativa alle controversie in materia di previdenza  e assistenza obbligatorie di cui al primo comma dell’articolo  442  non e’ procedibile se non quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle leggi speciali per la composizione  in  sede  amministrativa  o siano  decorsi  i  termini  ivi  fissati  per   il compimento dei procedimenti stessi o siano, comunque, decorsi 180 giorni dalla  data in cui e’ stato proposto il ricorso amministrativo.

Se  il  giudice  nella  prima   udienza   di   discussione   rileva l’improcedibilita’  della  domanda  a  norma  del  comma  precedente, sospende il giudizio e fissa  all’attore  un  termine  perentorio  di sessanta  giorni  per  la   presentazione   del   ricorso   in   sede amministrativa.

Il processo deve essere riassunto, a cura dell’attore, nel  termine perentorio di 180 giorni che decorre  dalla  cessazione  della  causa della sospensione.

Art. 444. (Giudice competente).

Le  controversie  in  materia  di  previdenza   e   di   assistenza obbligatorie  indicate  nell’articolo  442  sono  di  competenza  del tribunale,  in  funzione   di   giudice   del   lavoro,   nella   cui circoscrizione ha la residenza l’attore. Se l’attore  e’  residente all’estero la competenza e’ del tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione l’attore  aveva  l’ultima  residenza prima del trasferimento all’estero ovvero, quando la  prestazione  e’ chiesta dagli eredi, nella cui circoscrizione il defunto aveva la sua ultima residenza.

Se la controversia in materia di infortuni sul  lavoro  e  malattie professionali riguarda gli addetti alla navigazione marittima o  alla pesca marittima, e’ competente il tribunale, in funzione  di  giudice del lavoro,  del  luogo  in  cui  ha  sede  l’ufficio  del  porto  di iscrizione della nave.

Per le controversie relative agli obblighi dei datori di  lavoro  e all’applicazione delle sanzioni civili per  l’inadempimento  di  tali obblighi, e’ competente il tribunale,  in  funzione  di  giudice  del lavoro, del luogo in cui ha sede l’ufficio dell’ente.

Art. 445. (Consulente tecnico).

Nei processi regolati nel presente capo, relativi a domande  di prestazioni previdenziali o assistenziali che richiedano accertamenti tecnici, il giudice nomina uno o piu’ consulenti  tecnici scelti in appositi albi, ai sensi dell’articolo 424.

Nei casi di particolare complessita’ il termine di cui all’articolo 424 puo’ essere prorogato fino a sessanta giorni.

Art. 445-bis (Accertamento tecnico preventivo obbligatorio).

Nelle  controversie  in  materia  di  invalidita’  civile,  cecita’ civile, sordita’ civile, handicap e disabilita’, nonche’ di  pensione di inabilita’ e di assegno di invalidita’, disciplinati  dalla  legge 12 giugno 1984, n. 222, chi intende proporre in giudizio domanda  per il riconoscimento dei propri diritti presenta con ricorso al  giudice competente ai sensi dell’articolo 442  codice  di  procedura  civile, presso il Tribunale nel cui circondario risiede l’attore, istanza  di accertamento tecnico per  la  verifica  preventiva  delle  condizioni sanitarie legittimanti la pretesa fatta valere. Il giudice procede  a norma dell’articolo 696 – bis codice di procedura civile,  in  quanto compatibile nonche’ secondo le previsioni  inerenti  all’accertamento peritale di cui all’articolo 10, comma 6-bis,  del  decreto-legge  30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge  dicembre 2005, n. 248, e all’articolo 195.

L’espletamento  dell’accertamento  tecnico  preventivo  costituisce condizione di procedibilita’ della domanda di  cui  al  primo  comma.

L’improcedibilita’ deve essere  eccepita  dal  convenuto  a  pena  di decadenza o rilevata  d’ufficio  dal  giudice,  non  oltre  la  prima udienza. Il giudice ove rilevi che l’accertamento tecnico  preventivo non e’ stato espletato ovvero che e’ iniziato ma non si e’  concluso, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione dell’ istanza di accertamento tecnico ovvero di  completamento  dello stesso.

La richiesta di espletamento dell’accertamento  tecnico  interrompe la prescrizione.

Il giudice, terminate le  operazioni  di  consulenza,  con  decreto comunicato alle parti, fissa un termine perentorio  non  superiore  a trenta giorni, entro il quale le medesime devono dichiarare, con atto scritto depositato  in  cancelleria,  se  intendono  contestare le conclusioni del consulente tecnico dell’ufficio.

In assenza di contestazione, il giudice, se non  procede  ai  sensi dell’articolo 196, con decreto pronunciato fuori udienza entro trenta giorni dalla scadenza  del  termine  previsto  dal  comma  precedente omologa l’accertamento del requisito sanitario secondo le  risultanze probatorie  indicate   nella   relazione   del   consulente   tecnico dell’ufficio provvedendo sulle spese. Il decreto, non impugnabile ne’ modificabile, e’ notificato agli  enti  competenti,  che  provvedono, subordinatamente alla  verifica  di  tutti  gli  ulteriori  requisiti previsti  dalla  normativa  vigente,  al  pagamento  delle   relative prestazioni, entro 120 giorni.

Nei casi di mancato  accordo  la  parte  che  abbia  dichiarato  di contestare le conclusioni del consulente  tecnico  dell’ufficio  deve depositare, presso il giudice di cui al comma primo, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando, a  pena di inammissibilita’, i motivi della contestazione.

La  sentenza  che  definisce  il  giudizio  previsto  dal   comma precedente e’ inappellabile.

Art. 446. (Istituti di patronato e di assistenza sociale).

Gli istituti di patronato  e  di  assistenza  sociale  legalmente riconosciuti, possono, su istanza dell’assistito, in ogni  grado  del giudizio, rendere informazioni e osservazioni orali o  scritte  nella forma di cui all’articolo 425.

Art. 447. (Esecuzione provvisoria).

Le sentenze pronunciate nei giudizi relativi alle controversie di cui all’articolo 442 sono provvisoriamente esecutive.

Si applica il disposto dell’articolo 431.

Art. 447-bis  (Norme applicabili alle controversie  in  materia  di  locazione,  di comodato e di affitto).

Le controversie in materia di locazione e di comodato  di  immobili urbani e  quelle  di  affitto  di  aziende  sono  disciplinate  dagli articoli 414, 415, 416, 417, 418, 419, 420, 421,  primo  comma,  422, 423, primo e terzo comma, 424, 425, 426, 427,  428,  429,  primo e secondo comma, 430, 433, 434, 435, 436, 436-bis, 437, 438, 439,  440, 441, in quanto applicabili. 

PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51. Sono nulle le clausole di deroga alla competenza.

Il  giudice  puo’  disporre  d’ufficio,   in   qualsiasi   momento, l’ispezione della cosa e l’ammissione di ogni  mezzo,  di  prova,  ad eccezione  del  giuramento  decisorio,  nonche’   la   richiesta   di informazioni, sia scritte che orali, alle associazioni  di  categoria indicate dalle parti.

Le sentenze  di  condanna  di  primo  grado  sono  provvisoriamente esecutive. All’esecuzione si puo’ procedere con  la  sola  copia  del dispositivo in pendenza del termine per il deposito  della  sentenza.

Il giudice d’appello puo’ disporre con ordinanza non impugnabile  che l’efficacia esecutiva  o  l’esecuzione  siano  sospese  quando  dalle stessa possa derivare l’altra parte gravissimo danno.

Art. 448. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 449. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 450. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 451. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 452. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 453. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 454. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 455. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 456. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 457. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 458. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 459. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 460. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 461. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 462. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 463. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 464. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 465. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 466. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 467. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 468. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 469. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 470. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 471. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 472. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

Art. 473. (ARTICOLO NON PIU’ PREVISTO A SEGUITO DELLA SOSTITUZIONE DEL  TITOLO IV DEL LIBRO II DISPOSTA DALLA L. 11 AGOSTO 1973, N. 533)

LIBRO TERZO

DEL PROCESSO DI ESECUZIONE

TITOLO I

DEL TITOLO ESECUTIVO E DEL PRECETTO

Art. 474. (Titolo esecutivo).

L’esecuzione forzata non puo’ avere  luogo  che  in  virtu’  di  un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile.

Sono titoli esecutivi:

    1) le sentenze, i provvedimenti e gli  altri  atti  ai  quali  la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;

    2)  le  scritture  private  autenticate,   relativamente   alle obbligazioni di somme di  denaro  in  esse  contenute,  le  cambiali, nonche’ gli altri titoli di credito ai  quali  la  legge  attribuisce espressamente la stessa efficacia;

    3) gli atti ricevuti da notaio  o  da  altro  pubblico  ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli.

L’esecuzione forzata per consegna o rilascio non  puo’  aver  luogo che in virtu’ dei titoli esecutivi di cui  ai  numeri  1)  e  3)  del secondo comma. Il precetto deve contenere  trascrizione  integrale, ai sensi dell’articolo 480, secondo comma,  delle  scritture  private autenticate di cui al numero 2) del secondo comma. 

Art. 475. (Spedizione in forma esecutiva).

Le sentenze e gli altri provvedimenti dell’autorita’ giudiziaria  e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l’esecuzione forzata,  debbono  essere  muniti  della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti.

La spedizione del titolo in forma  esecutiva  puo’  farsi  soltanto alla parte a favore della quale fu  pronunciato  il  provvedimento  o stipulata l’obbligazione, o ai suoi successori,  con  indicazione  in calce della persona alla quale e’ spedita.

La spedizione in forma esecutiva consiste nell’intestazione in nome del Re Imperatore e  nell’apposizione  da  parte  del  cancelliere  o notaio o altro pubblico  ufficiale,  sull’originale  o  sulla  copia, della seguente formula: “Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente  titolo,  al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti”.

Art. 476. (Altre copie in forma esecutiva).

Non puo’ spedirsi senza giusto motivo piu’ di una  copia  in  forma esecutiva alla stessa parte.

Le ulteriori copie sono chieste dalla parte interessata, in caso di provvedimento con ricorso al capo dell’ufficio che l’ha  pronunciato, e  negli  altri  casi  al  presidente   del   tribunale   nella   cui circoscrizione l’atto fu formato.

Sull’istanza si provvede con decreto.

Il  cancelliere,  il  notaio  o  altro   pubblico   ufficiale   che contravviene alle disposizioni del presente articolo e’ condannato  a una pena pecuniaria non superiore a lire mille, con decreto del  capo dell’ufficio o del presidente del tribunale competente  a  norma  del secondo comma.

Art. 477. (Efficacia del titolo esecutivo contro gli eredi).

Il titolo esecutivo contro  il  defunto  ha  efficacia  contro  gli eredi, ma si puo’ loro notificare il  precetto  soltanto  dopo  dieci giorni dalla notificazione del titolo.

Entro un anno dalla morte, la notificazione puo’ farsi  agli  eredi collettivamente e impersonalmente, nell’ultimo domicilio del defunto.

Art. 478. (Prestazione della cauzione).

Se l’efficacia del titolo esecutivo e’ subordinata a cauzione,  non si puo’ iniziare l’esecuzione forzata finche’ quella  non  sia  stata prestata. Della prestazione si fa constare con annotazione in calce o in margine al titolo spedito in forma esecutiva, o con atto  separato che deve essere unito al titolo.

Art. 479. (Notificazione del titolo esecutivo e del precetto).

Se la legge  non  dispone  altrimenti,  l’esecuzione  forzata  deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva  e del precetto.

La notificazione del titolo esecutivo deve essere fatta alla  parte personalmente  a  norma  degli  articoli  137  e  seguenti.

Il precetto puo’ essere redatto di seguito al titolo  esecutivo  ed essere notificato insieme con questo, purche’  la  notificazione  sia fatta alla parte personalmente.

Art. 480. (Forma del precetto).

Il  precetto  consiste  nell’intimazione  di  adempiere   l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di  dieci giorni,  salva  l’autorizzazione  di  cui   all’articolo   482,   con l’avvertimento che, in mancanza, si procedera’ a esecuzione forzata.

Il precetto deve contenere a pena di nullita’  l’indicazione  delle parti, della data di notificazione del titolo esecutivo, se questa e’ fatta separatamente, o la trascrizione integrale del  titolo  stesso, quando e’ richiesta dalla legge.  In  quest’ultimo  caso  l’ufficiale giudiziario, prima della relazione di notificazione, deve certificare di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde  esattamente  al titolo   originale. Il   precetto   deve altresi’ contenere l’avvertimento che il debitore puo’, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi  o  proponendo  agli stessi un piano del consumatore.

Il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di residenza  o l’elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione. In mancanza le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice del luogo in cui  e’  stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso  la cancelleria del giudice stesso.

Il precetto deve essere sottoscritto a norma  dell’articolo  125  e notificato alla parte personalmente a  norma  degli  articoli  137  e seguenti.

Art. 481. (Cessazione dell’efficacia del precetto).

Il precetto diventa inefficace, se nel termine  di  novanta  giorni dalla sua notificazione non e’ iniziata l’esecuzione.

Se contro il precetto e’ proposta opposizione,  il  termine  rimane sospeso e riprende a decorrere a norma dell’articolo 627.

Art. 482. (Termine ad adempiere).

Non si puo’ iniziare l’esecuzione forzata prima che sia decorso  il termine indicato nel precetto e in ogni  caso  non  prima  che  siano decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso;  ma  il  presidente del tribunale  competente  per  l’esecuzione  o  un  giudice  da  lui delegato,  se  vi  e’  pericolo   nel   ritardo,   puo’   autorizzare l’esecuzione immediata, con cauzione  o  senza.  L’autorizzazione  e’ data con decreto scritto in calce al precetto  e  trascritto  a  cura dell’ufficiale giudiziario nella copia da notificarsi.

TITOLO II

DELL’ESPROPRIAZIONE FORZATA

CAPO I

Dell’espropriazione forzata in generale

Sezione I

Dei modi e delle forme dell’espropriazione forzata in generale

Art. 483. (Cumulo dei mezzi di espropriazione).

Il creditore puo’ valersi  cumulativamente  dei  diversi  mezzi  di espropriazione forzata previsti dalla legge, ma, su  opposizione  del debitore, il giudice dell’esecuzione, con ordinanza non  impugnabile, puo’ limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore  sceglie  o, in mancanza, a quello che il giudice stesso determina.

Se e’  iniziata  anche  l’esecuzione  immobiliare,  l’ordinanza  e’ pronunciata dal giudice di quest’ultima.

Art. 484. (Giudice dell’esecuzione).

L’espropriazione e’ diretta da un giudice.

La nomina del giudice dell’esecuzione e’ fatta dal  presidente  del tribunale, su presentazione a  cura  del  cancelliere  del  fascicolo entro due giorni dalla sua formazione. 

COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51.

Si applicano al giudice  della  esecuzione  le  disposizioni  degli articoli 174 e 175.

Art. 485. (Audizione degli interessati).

Quando la legge richiede o il giudice  ritiene  necessario  che  le parti ed eventualmente altri interessati siano  sentiti,  il  giudice stesso  fissa  con  decreto  l’udienza  alla   quale   il   creditore pignorante, i creditori intervenuti, il debitore ed eventualmente gli altri interessati debbono comparire davanti a lui.

Il decreto e’ comunicato dal cancelliere. 

Se risulta o appare  probabile  che  alcuna  delle  parti  non  sia comparsa per  cause  indipendenti  dalla  sua  volonta’,  il  giudice dell’esecuzione fissa una nuova udienza della  quale  il  cancelliere da’ comunicazione alla parte non comparsa.

Art. 486. (Forma delle domande e delle istanze).

Le  domande  e  le   istanze   che   si   propongono   al   giudice dell’esecuzione, se la legge non dispone  altrimenti,  sono  proposte oralmente quando avvengono all’udienza, e con ricorso da  depositarsi in cancelleria negli altri casi.

Art. 487. (Forma dei provvedimenti del giudice).

Salvo che la legge disponga altrimenti, i provvedimenti del giudice dell’esecuzione sono dati con ordinanza, che puo’ essere dal  giudice stesso modificata o revocata finche’ non abbia avuto esecuzione.

Per le  ordinanze  del  giudice  dell’esecuzione  si  osservano  le disposizioni degli articoli 176 e seguenti in  quanto  applicabili  e quella dell’articolo 186.

Art. 488. (Fascicolo dell’esecuzione).

Il cancelliere forma  per  ogni  procedimento  d’espropriazione  un fascicolo, nel quale  sono  inseriti  tutti  gli  atti  compiuti  dal giudice, dal cancelliere e dall’ufficiale giudiziario, e gli  atti  documenti depositati dalle parti e dagli eventuali interessati.

Il presidente  del  tribunale  competente  per  l’esecuzione  o  il giudice  dell’esecuzione  stessa  puo’  autorizzare  il  creditore  a depositare, in luogo dell’originale, una copia autentica  del  titolo esecutivo, con obbligo di presentare l’originale a ogni richiesta del giudice.

Art. 489. (Luogo delle notificazioni e delle comunicazioni).

Le notificazioni e le  comunicazioni  ai  creditori  pignoranti  si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell’atto  di precetto; quelle ai creditori intervenuti, nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nella domanda d’intervento.

In  mancanza  di  dichiarazione  di  residenza  o  di  elezione  di domicilio le notificazioni possono farsi presso  la  cancelleria  del giudice competente per l’esecuzione.

Art. 490. (Pubblicita’ degli avvisi).

Quando la legge  dispone  che  di  un  atto  esecutivo  sia  data pubblica notizia, un avviso contenente  tutti  i  dati,  che  possono interessare  il  pubblico,  deve  essere  inserito  sul  portale  del Ministero della giustizia in  un’area  pubblica  denominata  “portale delle vendite pubbliche”.

In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un  valore superiore a 25.000 euro,  e  di  beni  immobili,  lo  stesso  avviso, unitamente a copia dell’ordinanza del giudice e  della  relazione  di stima redatta ai sensi dell’articolo 173-bis  delle  disposizioni  di attuazione del presente codice, e’ altresi’ inserito in appositi siti internet almeno  quarantacinque  giorni  prima  del  termine  per  la presentazione delle offerte o della data dell’incanto. 

Anche  su  istanza  del  creditore  procedente  o  dei  creditori intervenuti muniti di  titolo  esecutivo  il  giudice  puo’  disporre inoltre che l’avviso sia inserito almeno quarantacinque giorni  prima del termine per la presentazione delle offerte una o piu’  volte  sui quotidiani di informazione locali aventi  maggiore  diffusione  nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di  informazione nazionali  o  che  sia  divulgato  con  le  forme  della  pubblicita’ commerciale.  Sono  equiparati   ai   quotidiani,   i   giornali   di informazione locale, multisettimanali o settimanali editi da soggetti iscritti al Registro operatori della  comunicazione  (ROC)  e  aventi caratteristiche editoriali  analoghe  a  quelle  dei  quotidiani  che garantiscono  la   maggior   diffusione   nella   zona   interessata.

Nell’avviso e’ omessa l’indicazione del debitore.

Sezione II

Del pignoramento

Art. 491. (Inizio dell’espropriazione).

Salva l’ipotesi prevista nell’art. 502, l’espropriazione forzata si inizia col pignoramento.

Art. 492. (Forma del pignoramento).

Salve  le  forme  particolari  previste  nei  capi   seguenti,   il pignoramento consiste in un’ingiunzione che  l’ufficiale  giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque  atto  diretto  a  sottrarre alla  garanzia  del  credito  esattamente  indicato  i  beni  che  si assoggettano all’espropriazione e i frutti di essi.

Il  pignoramento  deve  altresi’  contenere  l’invito  rivolto   al debitore  ad   effettuare   presso   la   cancelleria   del   giudice dell’esecuzione  la  dichiarazione  di  residenza  o  l’elezione   di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il giudice competente per  l’esecuzione  con  l’avvertimento  che,  in  mancanza ovvero in caso di irreperibilita’ presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le  successive  notifiche  o  comunicazioni  a  lui dirette  saranno  effettuate  presso  la  cancelleria  dello   stesso giudice.

Il  pignoramento  deve  anche  contenere  l’avvertimento che il debitore, ai sensi dell’articolo 495, puo’ chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all’importo dovuto  al creditore  pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle  spese,  oltre  che delle spese di esecuzione, sempre che, a  pena  di  inammissibilita’, sia da lui depositata in  cancelleria,  prima  che  sia  disposta  la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552  e  569,  la relativa istanza unitamente ad una somma non inferiore ad  un  quinto dell’importo del credito per cui e’ stato eseguito il pignoramento  e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve  essere  data prova documentale. Il pignoramento  deve  contenere  l’avvertimento che,  a  norma  dell’articolo  615,  secondo  comma,  terzo  periodo, l’opposizione e’ inammissibile se  e’  proposta  dopo  che  e’  stata

disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli articoli 530,  552 e 569, salvo  che  sia  fondata  su  fatti  sopravvenuti  ovvero  che l’opponente dimostri di non aver potuto proporla tempestivamente  per causa a lui non imputabile.

Quando  per  la  soddisfazione  del  creditore  procedente  i  beni assoggettati a pignoramento appaiono insufficienti  ovvero  per  essi appare manifesta  la  lunga  durata  della  liquidazione  l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare ulteriori  beni  utilmente pignorabili, i luoghi in cui si trovano  ovvero  le  generalita’  dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione prevista per  l’omessa  o falsa dichiarazione.

Della dichiarazione del debitore e’ redatto processo verbale che lo stesso sottoscrive. Se sono indicate cose mobili queste, dal  momento della dichiarazione, sono considerate pignorate  anche  agli  effetti dell’articolo 388, terzo  comma,  del  codice  penale  e  l’ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano  per  gli adempimenti di cui all’articolo 520  oppure,  quando  tale  luogo  e’ compreso  in  altro  circondario,   trasmette   copia   del   verbale all’ufficiale  giudiziario  territorialmente  competente.   Se   sono indicati crediti o cose mobili che  sono  in  possesso  di  terzi  il pignoramento si considera perfezionato  nei  confronti  del  debitore esecutato dal momento della  dichiarazione  e  questi  e’  costituito custode della somma o della cosa  anche  agli  effetti  dell’articolo 388, quarto comma, del codice penale quando il terzo, prima  che  gli sia notificato l’atto di cui all’articolo 543, effettua il  pagamento o restituisce il bene. Se sono indicati beni  immobili  il  creditore procede ai sensi degli articoli 555 e seguenti.

Qualora, a seguito di intervento di altri creditori,  il  compendio pignorato sia divenuto insufficiente, il  creditore  procedente  puo’ richiedere  all’ufficiale  giudiziario  di  procedere  ai  sensi  dei precedenti  commi  ai  fini  dell’esercizio  delle  facolta’  di  cui all’articolo 499, quarto comma.

COMMA ABROGATO DAL D.L. 12 SETTEMBRE 2014, N. 132,  CONVERTITO  CON MODIFICAZIONI DALLA L. 10 NOVEMBRE 2014. N. 162.

Se  il  debitore  e’  un   imprenditore   commerciale   l’ufficiale giudiziario, previa istanza del creditore  procedente,  con  spese  a carico di questi, invita il debitore a indicare  il  luogo  ove  sono tenute le  scritture  contabili  e  nomina  un  commercialista  o  un avvocato ovvero un notaio iscritto nell’elenco  di  cui  all’articolo 179-ter delle disposizioni per l’attuazione del presente  codice  per il  loro  esame  al  fine  dell’individuazione  di  cose  e   crediti pignorabili. Il professionista nominato puo’ richiedere  informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta nonche’ sulle modalita’ di conservazione, anche  informatiche  o  telematiche,  delle  scritture contabili indicati nelle dichiarazioni  fiscali  del  debitore  e  vi accede ovunque si  trovi,  richiedendo  quando  occorre  l’assistenza dell’ufficiale   giudiziario    territorialmente    competente.    Il professionista trasmette apposita relazione  con  i  risultati  della verifica al creditore istante e all’ufficiale giudiziario che  lo  ha nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del  compenso.

Se dalla  relazione  risultano  cose  o  crediti  non  oggetto  della dichiarazione del debitore,  le  spese  dell’accesso  alle  scritture contabili e della relazione  sono  liquidate  con  provvedimento  che costituisce titolo esecutivo contro il debitore.

Quando la legge richiede che l’ufficiale giudiziario  nel  compiere il pignoramento sia munito del titolo esecutivo,  il  presidente  del tribunale competente per l’esecuzione  puo’  concedere  al  creditore l’autorizzazione prevista dall’articolo 488, secondo comma.

Art. 492-bis. (Ricerca con modalita’ telematiche dei beni da pignorare).

Su istanza del creditore, il presidente del  tribunale  del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la  dimora  o la sede, verificato il diritto della parte  istante  a  procedere  ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca  con  modalita’  telematiche dei  beni  da  pignorare.  L’istanza  deve  contenere   l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del difensore nonche’, ai fini dell’articolo 547, dell’indirizzo di posta elettronica certificata. L’istanza non puo’ essere  proposta  prima che sia decorso il termine di cui all’articolo 482. Se vi e’ pericolo nel  ritardo,  il  presidente  del  tribunale  autorizza  la  ricerca telematica dei  beni  da  pignorare  prima  della  notificazione  del precetto.

Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di  accesso  ai dati e alle  informazioni  degli  archivi  automatizzati  del  Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell’interno ai sensi dell’articolo  8  della  legge    aprile   1981,   n.   121,   con l’autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale  o un giudice da lui delegato dispone che l’ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico  diretto  ai  dati  contenuti  nelle banche  dati  delle   pubbliche   amministrazioni   e,   in particolare,  nell’anagrafe  tributaria,  compreso   l’archivio   dei rapporti finanziari, e in quelle  degli  enti  previdenziali, per  l’acquisizione  di   tutte   le   informazioni   rilevanti   per l’individuazione di cose  e  crediti  da  sottoporre  ad  esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti  dal  debitore  con istituti di credito e datori di lavoro o  committenti.  Terminate  le operazioni l’ufficiale giudiziario redige un unico  processo  verbale nel quale indica tutte le  banche  dati  interrogate  e  le  relative risultanze. L’ufficiale giudiziario procede a  pignoramento  munito del titolo esecutivo e del precetto,  anche  acquisendone  copia  dal fascicolo informatico.  Nel  caso  di  cui  al  primo  comma,  quarto periodo,  il  precetto  e’  consegnato  o   trasmesso   all’ufficiale giudiziario prima che si proceda al pignoramento.

Se l’accesso ha consentito di individuare cose che  si  trovano  in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale  giudiziario,  quest’ultimo  accede  agli  stessi  per provvedere d’ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520. Se i luoghi non sono compresi nel territorio  di  competenza  di cui al periodo precedente, copia autentica del verbale e’  rilasciata al  creditore  che,  entro  quindici  giorni  dal  rilascio  a   pena d’inefficacia della richiesta, la  presenta,  unitamente  all’istanza per  gli  adempimenti  di  cui  agli  articoli  517,   518   e   520, all’ufficiale giudiziario territorialmente competente.

L’ufficiale giudiziario, quando non rinviene una  cosa  individuata mediante l’accesso nelle banche dati di cui al secondo comma,  intima al debitore di indicare entro quindici giorni  il  luogo  in  cui  si trova, avvertendolo che l’omessa o la falsa comunicazione e’ punita a norma dell’articolo 388, sesto comma, del codice penale.

Se l’accesso ha consentito di individuare crediti  del  debitore  o cose  di  quest’ultimo  che  sono  nella  disponibilita’  di   terzi, l’ufficiale giudiziario notifica d’ufficio,  ove  possibile  a  norma dell’articolo 149-bis o a mezzo telefax, al debitore e  al  terzo  il verbale, che dovra’ anche contenere l’indicazione del credito per cui si procede, del titolo esecutivo e del  precetto,  dell’indirizzo  di posta elettronica certificata di cui al primo comma, del luogo in cui il creditore ha eletto domicilio o ha dichiarato di essere residente, dell’ingiunzione, dell’invito e dell’avvertimento al debitore di  cui all’articolo 492, primo, secondo e terzo comma, nonche’ l’intimazione al terzo di non disporre delle cose o delle somme dovute, nei  limiti di cui all’articolo 546. Il verbale  di  cui  al  presente  comma  e’ notificato al terzo per estratto, contenente esclusivamente i dati  a quest’ultimo riferibili.

Quando l’accesso ha consentito  di  individuare  piu’  crediti  del debitore o piu’ cose di quest’ultimo che sono nella disponibilita’ di terzi l’ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i  beni  scelti dal creditore.

Quando l’accesso ha consentito di individuare sia cose  di  cui  al terzo comma che crediti o cose di cui al  quinto  comma,  l’ufficiale giudiziario sottopone ad esecuzione i beni scelti dal creditore.

Art. 493. (Pignoramenti su istanza di piu’ creditori).

Piu’ creditori possono con unico pignoramento colpire  il  medesimo bene.

Il bene sul quale e’ stato compiuto  un  pignoramento  puo’  essere pignorato successivamente su istanza di uno o piu’ creditori.

Ogni pignoramento ha effetto indipendente, anche  se  e’  unito  ad altri in unico processo.

Art. 494. (Pagamento nelle mani dell’ufficiale giudiziario).

Il debitore puo’ evitare  il  pignoramento  versando  nelle  mani dell’ufficiale giudiziario la somma per cui si  procede  e  l’importo delle spese con l’incarico di consegnarli al creditore.

All’atto del versamento si puo’ fare riserva di ripetere  la  somma versata.

Puo’ altresi’ evitare il pignoramento di  cose,  depositando  nelle mani dell’ufficiale giudiziario, in luogo di esse,  come  oggetto  di pignoramento, una somma di denaro eguale all’importo  del  credito  o dei crediti per cui si  procede  e  delle  spese,  aumentato  di  due decimi.

Art. 495. (Conversione del pignoramento).

Prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione  a  norma  degli articoli 530, 552 e 569, il debitore puo’ chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma  di  denaro  pari,  oltre  alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante e  ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale,  degli  interessi  e delle spese.

Unitamente all’istanza deve essere  depositata  in  cancelleria,  a pena di inammissibilita’,  una  somma  non  inferiore  ad  un  quinto dell’importo del credito per cui e’ stato eseguito il pignoramento  e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve  essere  data prova documentale. La somma e’ depositata dal cancelliere  presso  un istituto di credito indicato dal giudice.

La somma  da  sostituire  al  bene  pignorato  e’  determinata  con ordinanza dal giudice dell’esecuzione, sentite le  parti  in  udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell’istanza di conversione.

Quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili o cose mobili,  il  giudice  con  la  stessa  ordinanza  puo’  disporre,  se ricorrono  giustificati   motivi,   che   il   debitore   versi   con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di trentasei  mesi  la somma determinata a norma del terzo comma, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al  tasso legale. Ogni sei mesi il giudice provvede, a norma dell’articolo 510, al pagamento al creditore  pignorante  o  alla  distribuzione  tra  i creditori delle somme versate dal debitore.

Qualora il debitore ometta il versamento  dell’importo  determinato dal giudice ai sensi del terzo comma,  ovvero  ometta  o  ritardi  di oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle  rate  previste nel quarto comma, le somme versate formano parte dei beni  pignorati.

Il giudice dell’esecuzione, su richiesta del creditore  procedente  o creditore intervenuto  munito  di  titolo  esecutivo,  dispone  senza indugio la vendita di questi ultimi.

Con l’ordinanza che ammette la sostituzione, il  giudice,  quando le cose pignorate siano costituite da beni immobili  o  cose  mobili, dispone che le cose pignorate siano liberate dal pignoramento con  il versamento dell’intera somma.

L’istanza  puo’  essere  avanzata  una  sola  volta   a   pena   di inammissibilita’.

Art. 496. (Riduzione del pignoramento).

Su istanza del debitore o anche d’ufficio,  quando  il  valore  dei. beni pignorati e’ superiore all’importo delle spese e dei crediti  di cui  all’articolo  precedente,  il  giudice,  sentiti  il   creditore pignorante e i creditori intervenuti, puo’ disporre la riduzione  del pignoramento.

Art. 497. (Cessazione dell’efficacia del pignoramento).

Il pignoramento perde efficacia  quando  dal  suo  compimento  sono trascorsi quarantacinque giorni senza  che  sia  stata  richiesta l’assegnazione o la vendita.

Sezione III

Dell’intervento dei creditori

Art. 498. (Avviso ai creditori iscritti).

Debbono essere avvertiti dell’espropriazione i  creditori  che  sui beni pignorati hanno un diritto di prelazione risultante da  pubblici registri.

A tal fine e’ notificato a ciascuno di essi, a cura  del  creditore pignorante  ed  entro  cinque  giorni  dal  pignoramento,  un  avviso contenente l’indicazione del creditore pignorante, del credito per il quale si procede, del titolo e delle cose pignorate.

In mancanza della prova di tale notificazione, il giudice non  puo’ provvedere sull’istanza di assegnazione o di vendita.

Art. 499. (Intervento).

Possono intervenire nell’esecuzione i creditori che nei confronti del debitore hanno un credito fondato su titolo esecutivo, nonche’  i creditori che, al  momento  del  pignoramento,  avevano  eseguito  un sequestro sui beni pignorati ovvero avevano un diritto di pegno o  un diritto di prelazione risultante da pubblici  registri  ovvero  erano titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle  scritture contabili di cui all’articolo 2214 del codice civile.

Il ricorso deve essere depositato prima che sia tenuta l’udienza in cui e’ disposta la vendita o l’assegnazione ai sensi  degli  articoli 530, 552 e 569, deve contenere l’indicazione del credito e quella del titolo di esso, la domanda per partecipare alla  distribuzione  della somma ricavata e la dichiarazione  di  residenza  o  la  elezione  di domicilio nel comune  in  cui  ha  sede  il  giudice  competente  per l’esecuzione. Se l’intervento ha luogo per un  credito  di  somma  di denaro risultante dalle scritture di cui al primo comma,  al  ricorso deve  essere  allegato,  a  pena  di   inammissibilita’,   l’estratto autentico notarile delle medesime scritture rilasciato a norma  delle vigenti disposizioni.

Il   creditore   privo   di   titolo   esecutivo   che   interviene nell’esecuzione deve notificare al debitore,  entro  i  dieci  giorni successivi  al   deposito,   copia   del   ricorso,   nonche’   copia dell’estratto   autentico   notarile   attestante   il   credito   se l’intervento nell’esecuzione ha luogo in forza di essa.

Ai  creditori   chirografari,   intervenuti   tempestivamente,   il creditore pignorante ha facolta’ di indicare, con atto  notificato  o all’udienza  in  cui  e’  disposta  la  vendita   o   l’assegnazione, l’esistenza di altri beni del debitore utilmente  pignorabili,  e  di  invitarli ad estendere il pignoramento  se  sono  forniti  di  titolo esecutivo o,  altrimenti,  ad  anticipare  le  spese  necessarie  per l’estensione. Se i creditori intervenuti, senza  giusto  motivo,  non estendono il pignoramento ai beni indicati ai sensi del primo periodo entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito in sede di distribuzione.

Con l’ordinanza con cui e’ disposta la vendita o l’assegnazione  ai sensi degli articoli 530, 552  e  569  il  giudice  fissa,  altresi’, udienza di comparizione davanti a se’ del debitore  e  dei  creditori intervenuti privi di titolo esecutivo,  disponendone  la  notifica  a cura di una delle parti. Tra la data dell’ordinanza e la data fissata per l’udienza non possono decorrere piu’ di sessanta giorni.

All’udienza di comparizione il debitore deve dichiarare  quali  dei crediti per i quali hanno avuto luogo  gli  interventi  egli  intenda riconoscere in tutto o in parte, specificando in quest’ultimo caso la relativa  misura.  Se  il  debitore   non compare,   si   intendono riconosciuti tutti i crediti per i quali hanno avuto luogo interventi in assenza di titolo esecutivo. In tutti  i  casi  il  riconoscimento rileva  comunque  ai  soli  effetti  dell’esecuzione.   I   creditori intervenuti i cui crediti  siano  stati  riconosciuti  da  parte  del debitore partecipano alla  distribuzione  della  somma  ricavata  per l’intero ovvero limitatamente alla parte del credito per la quale  vi sia stato riconoscimento parziale.  1  creditori  intervenuti  i  cui crediti  siano  stati  viceversa  disconosciuti  dal  debitore  hanno diritto, ai sensi dell’articolo 510, terzo comma,  all’accantonamento delle somme che ad essi spetterebbero, sempre che ne facciano istanza e  dimostrino  di  avere  proposto,  nei  trenta  giorni   successivi all’udienza di cui al presente comma, l’azione  necessaria  affinche’ essi possano munirsi del titolo esecutivo.

Art. 500. (Effetti dell’intervento).

L’intervento, secondo le disposizioni contenute nei capi seguenti e nei casi ivi previsti, da’ diritto a partecipare alla distribuzione della somma  ricavata,  a  partecipare  all’espropriazione  del  bene pignorato e a provocarne i singoli atti.

Sezione IV

Della vendita e dell’assegnazione

Art. 501. (Termine dilatorio del pignoramento).

L’istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati non  puo’ essere proposta se non decorsi dieci giorni dal pignoramento,  tranne che per le cose  deteriorabili,  delle  quali  puo’  essere  disposta l’assegnazione o la vendita immediata.

Art. 502. (Termine per l’assegnazione o la vendita del pegno).

Salve   le   disposizioni   speciali   del   codice   civile, per l’espropriazione delle cose date in pegno e dei mobili soggetti  ad ipoteca si seguono le norme del presente codice, ma  l’assegnazione o la vendita puo’ essere chiesta senza che  sia  stata  preceduta  da pignoramento.

In tal caso il termine per la istanza di assegnazione o di  vendita decorre dalla notificazione del precetto.

Art. 503. (Modi della vendita forzata).

La vendita forzata puo’ farsi con incanto o senza, secondo le forme previste nei capi seguenti.

L’incanto puo’ essere  disposto  solo  quando  il  giudice  ritiene probabile che la vendita con tale modalita’ abbia luogo ad un  prezzo superiore della meta’ rispetto al  valore  del  bene,  determinato  a norma dell’articolo 568 nonche’, nel caso  di  beni  mobili,  degli articoli 518 e 540-bis.

Art. 504. (Cessazione della vendita forzata).

Se la vendita e’ fatta in piu’ volte o in piu’ lotti, deve  cessare quando il prezzo gia’ ottenuto raggiunge l’importo delle spese e  dei crediti menzionati nell’articolo 495 primo comma.

Art. 505. (Assegnazione).

Il creditore  pignorante  puo’  chiedere  l’assegnazione  dei  beni pignorati,  nei  limiti  e  secondo  le  regole  contenute  nei  capi seguenti.

Se sono intervenuti altri  creditori,  l’assegnazione  puo’  essere chiesta a vantaggio di uno solo o di piu’, d’accordo fra tutti.

Art. 506. (Valore minimo per l’assegnazione).

L’assegnazione  puo’  essere  fatta  soltanto  per  un  valore  non inferiore alle spese di esecuzione e  ai  crediti  aventi  diritto  a prelazione anteriore a quello dell’offerente.

Se  il  valore  eccede  quello  indicato  nel   comma   precedente, sull’eccedenza  concorrono  l’offerente  e   gli   altri   creditori, osservate le cause di prelazione che li assistono.

Art. 507. (Forma dell’assegnazione).

L’assegnazione si fa mediante ordinanza del giudice dell’esecuzione contenente l’indicazione dell’assegnatario, del creditore pignorante, di quelli intervenuti,  del  debitore,  ed  eventualmente  del  terzo proprietario, del bene assegnato e del prezzo di assegnazione.

Art. 508. (Assunzione   di    debiti    da    parte    dell’aggiudicatario o dell’assegnatario).

Nel caso di vendita o di assegnazione di un bene gravato da pegno o da ipoteca, l’aggiudicatario o assegnatario, con l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione, puo’ concordare col creditore pignoratizio o ipotecario l’assunzione del debito con le garanzie ad esso  inerenti, liberando il debitore.

In tal caso nel provvedimento di vendita o di assegnazione si  deve menzionare l’assunzione del debito.

Sezione V

Della distribuzione della somma ricavata

Art. 509. (Composizione della somma ricavata).

La somma da distribuire e’ formata da quanto proviene a  titolo  di prezzo o conguaglio delle cose vendute  o  assegnate,  di  rendita  o provento delle cose pignorate, di multa e risarcimento  di  danno  da parte dell’aggiudicatario.

Art. 510 (Distribuzione della somma ricavata).

Se vi e’ un solo creditore pignorante senza intervento  di  altri creditori, il giudice dell’esecuzione, sentito il debitore, dispone a favore del creditore pignorante il pagamento di quanto gli spetta per capitale, interessi e spese.

In caso diverso la somma ricavata e’ dal giudice distribuita tra  i creditori a norma delle disposizioni contenute nei capi seguenti, con riguardo alle cause legittime di prelazione e  previo  accantonamento delle somme che  spetterebbero  ai  creditori  intervenuti  privi  di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto  o  in  parte riconosciuti dal debitore.

L’accantonamento e’ disposto dal  giudice  dell’esecuzione  per  il tempo ritenuto necessario  affinche’  i  predetti  creditori  possano munirsi di titolo esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di  tempo non superiore a tre anni. Decorso il termine fissato, su  istanza  di una delle parti o anche d’ufficio, il giudice dispone la comparizione davanti a se’ del debitore, del creditore procedente e dei  creditori intervenuti,  con  l’eccezione  di  coloro  che  siano   gia’   stati integralmente soddisfatti, e da’ luogo alla distribuzione della somma accantonata tenuto conto anche dei creditori intervenuti che si siano nel frattempo muniti di titolo esecutivo. La comparizione delle parti per la distribuzione della somma accantonata e’ disposta anche  prima che sia decorso il termine fissato  se  vi  e’  istanza  di  uno  dei predetti creditori e non ve ne siano altri che ancora debbano munirsi di titolo esecutivo.

Il residuo della somma ricavata, dopo l’ulteriore distribuzione  di cui al terzo comma ovvero dopo  che  sia  decorso  il  termine  nello stesso previsto, e’ consegnato al debitore o al terzo che  ha  subito l’espropriazione.

Art. 511. (Domanda di sostituzione).

I creditori di  un  creditore  avente  diritto  alla  distribuzione possono chiedere di essere a lui  sostituiti,  proponendo  domanda  a norma dell’articolo 499 secondo comma.

Il giudice dell’esecuzione provvede alla  distribuzione  anche  nei loro confronti, ma le contestazioni relative alle  loro  domande  non possono  ritardare  la  distribuzione   tra   gli   altri   creditori concorrenti.

Art. 512. (Risoluzione delle controversie).

Se, in sede di distribuzione, sorge controversia tra i  creditori concorrenti  o  tra  creditore  e  debitore  o   terzo   assoggettato all’espropriazione, circa la sussistenza o l’ammontare di uno o  piu’ crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione,  il  giudice dell’esecuzione,  sentite   le   parti   e   compiuti   i   necessari accertamenti, provvede con ordinanza, impugnabile nelle forme  e  nei termini di cui all’articolo 617, secondo comma.

Il giudice puo’, anche con  l’ordinanza  di  cui  al  primo  comma, sospendere, in  tutto  o  in  parte,  la  distribuzione  della  somma ricavata. 

CAPO II

Dell’espropriazione mobiliare presso il debitore

Sezione I

Del pignoramento

Art. 513. (Ricerca delle cose da pignorare)

L’ufficiale  giudiziario,  munito  del  titolo  esecutivo   e   del precetto, puo’ ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Puo’ anche ricercarle  sulla persona del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro.

Quando e’ necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o  da  terzi,  oppure  allontanare persone che disturbano  l’esecuzione  del  pignoramento,  l’ufficiale giudiziario provvede  secondo  le  circostanze,  richiedendo,  quando occorre, l’assistenza della forza pubblica.

Il presidente del tribunale  o  un  giudice  da  lui  delegato,  su ricorso del  creditore,  puo’  autorizzare  con  decreto  l’ufficiale giudiziario a pignorare cose determinate che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore,  ma  delle  quali  egli  puo’  direttamente disporre.

In  ogni   caso   l’ufficiale   giudiziario   puo’   sottoporre   a pignoramento, secondo le norme della presente sezione,  le  cose  del debitore che il terzo possessore consente di esibirgli.

Art. 514. (Cose mobili assolutamente impignorabili).

Oltre alle cose dichiarate impignorabili da  speciali  disposizioni di legge, non si possono pignorare:

  1) le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto;

  2) l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i  letti,  i  tavoli per la consumazione dei pasti  con  le  relative  sedie,  gli  armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i  fornelli  di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a  contenerli,  in  quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi;  sono  tuttavia  esclusi  i  mobili,  meno  i  letti,  di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;

  3) i commestibili  e  i  combustibili  necessari  per  un  mese  al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate  nel  numero precedente;

  4) NUMERO ABROGATO DALLA L. 24 FEBBRAIO 2006, N. 52;

  5) le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;

  6) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e  in  generale gli scritti di famiglia, nonche’ i  manoscritti,  salvo  che  formino parte di una collezione;

  6-bis) gli animali di affezione o da compagnia tenuti  presso  la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;

  6-ter) gli animali impiegati ai fini terapeutici  o  di  assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli.

Art. 515. (Cose mobili relativamente impignorabili).

Le cose, che il proprietario di un fondo vi tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo, possono essere pignorate  separatamente dall’immobile soltanto in  mancanza  di  altri  mobili;  tuttavia  il giudice  dell’esecuzione,  su  istanza  del  debitore  e  sentito  il creditore,  puo’  escludere  dal  pignoramento,  con  ordinanza   non impugnabile, quelle tra le cose suindicate che sono di uso necessario per la coltura del fondo, o puo’  anche  permetterne  l’uso,  sebbene pignorate, con le opportune  cautele  per  la  loro  conservazione  e ricostituzione.

Le  stesse  disposizioni  il  giudice  dell’esecuzione  puo’   dare relativamente alle cose destinate dal coltivatore al servizio o  alla coltivazione del fondo.

Gli  strumenti,  gli  oggetti  e  i  libri   indispensabili   per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del  debitore possono  essere  pignorati  nei  limiti  di  un  quinto,  quando   il presumibile  valore  di   realizzo   degli   altri   beni rinvenuti dall’ufficiale  giudiziario  o  indicati  dal  debitore  non   appare sufficiente per la soddisfazione del credito; il predetto limite  non si applica per i debitori costituiti in forma societaria  e  in  ogni caso se nelle attivita’  del  debitore  risulta  una  prevalenza  del capitale investito sul lavoro.

Art. 516. (Cose pignorabili in particolari circostanze di tempo).

I frutti non ancora raccolti  o  separati  dal  suolo  non  possono essere pignorati separatamente dall’immobile a cui accedono,  se  non nelle ultime sei settimane anteriori al tempo  ordinario  della  loro maturazione, tranne che il creditore pignorante si assuma le maggiori spese della custodia.

I bachi da seta possono essere pignorati  solo  quando  sono  nella maggior parte sui rami per formare il bozzolo.

Art. 517. (Scelta delle cose da pignorare).

Il pignoramento deve essere eseguito sulle cose  che  l’ufficiale giudiziario ritiene di piu’ facile e pronta liquidazione, nel  limite di un presumibile valore di realizzo  pari  all’importo  del  credito precettato aumentato della meta’.

In ogni caso  l’ufficiale  giudiziario  deve  preferire  il  denaro contante, gli oggetti preziosi e i titoli di  credito  e  ogni  altro bene che appaia di sicura realizzazione.

Art. 518. (Forma del pignoramento).

L’ufficiale  giudiziario  redige  delle  sue  operazioni   processo verbale nel quale da’ atto dell’ingiunzione di cui all’articolo 492 e descrive  le  cose  pignorate,  nonche’  il  loro   stato,   mediante rappresentazione  fotografica   ovvero   altro   mezzo   di   ripresa audiovisiva, determinandone approssimativamente il presumibile valore di realizzo con l’assistenza,  se  ritenuta  utile  o  richiesta  dal creditore, di un esperto stimatore da lui scelto. Se il  pignoramento cade su frutti non ancora raccolti o separati dal suolo,  l’ufficiale giudiziario ne descrive la natura, la qualita’ e l’ubicazione.

Quando  ritiene  opportuno  differire  le   operazioni   di   stima l’ufficiale giudiziario redige  un  primo  verbale  di  pignoramento, procedendo senza indugio e comunque entro il  termine  perentorio  di trenta giorni alla definitiva individuazione dei beni da assoggettare al pignoramento sulla base dei valori indicati dall’esperto, al quale e’ consentito in ogni caso  accedere  al  luogo  in  cui  i  beni  si trovano.

Il  giudice  dell’esecuzione  liquida  le  spese  ed  il   compenso spettanti all’esperto, tenuto conto dei valori di effettiva vendita o assegnazione dei beni o, in qualunque  altro  caso,  sulla  base  dei valori stimati.

Nel processo verbale l’ufficiale  giudiziario  fa  relazione  <