TRIBUNALE DI….

COMPARSA DI COSTITUZIONE E RISPOSTA

Per il Dott. …., nato a …., il …., C.F. …., residente in …. alla via …. n. …., rappresentato e difeso dall’Avv. …. C.F. …. ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in …. alla via …. n. …., giusta procura in calce al presente atto, presso il quale dichiara di voler ricevere le comunicazioni al numero fax …. o all’indirizzo di posta elettronica certificata ….

-convenuto

CONTRO

la Sig.ra…. nata a…. il….C.F….residente in….alla via ….n…. rappresentata e difesa dall’Avv….

-attrice

E NEI CONFRONTI DI

Azienda Ospedaliera di…… P.I. …. in persona del proprio legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avv….

-convenuta

PREMESSO CHE

Con atto di citazione notificato in data…. la Sig.ra…. conveniva in giudizio l’odierno convenuto e l’Azienda Ospedaliera di …. al fine di sentire accogliere la domanda di condanna di costoro al risarcimento, in solido, dei danni che assumeva di aver patito in proprio e quale esercente la responsabilità genitoriale sulla minore…. nata affetta da ….

A tal fine la Sig.ra…… deduceva che in data…. si era recata presso l’Azienda Ospedaliera di … per eseguire degli esami sul feto, al fine accertare la sussistenza di patologie.

Dagli accertamenti svolti dal Dott……. Medico specialista non emergeva alcuna malformazione/patologia e la Sig.ra…… veniva invitata a ritornare per il parto al termine della gestazione.

Tuttavia, alla nascita della piccola ….. veniva riscontrato che la stessa era affetta da……

Per questi motivi, la Sig.ra …. in proprio e nella qualità di esercente la responsabilità genitoriale sulla minore, ha instaurato l’attuale giudizio, adducendo di aver visto leso il proprio diritto ad abortire ex art. 6 legge n. 194/1978 oltre alla lesione del diritto della propria figlia a non nascere se non sana, condannandola ad una vita disagiata in seguito all’omessa diagnosi.

Per cui, la Sig.ra…… chiedeva la condanna in solido di entrambi i convenuti al risarcimento dei danni….

Con il presente atto, il Dott…. si costituisce in giudizio e chiede l’integrale rigetto della domanda attorea per i seguenti motivi in

DIRITTO

1) In ordine alla presunta lesione della libertà di autodeterminazione della gestante, di esercitare il proprio diritto ad abortire ex art. 6 legge n. 194/1978, occorre innanzitutto premettere che tale diritto non è esercitabile sempre e comunque. La disposizione trova applicazione, infatti, alle gestanti che abbiano superato il 90simo giorno dal concepimento e dà il diritto ad abortire ove sussistano delle condizioni espressamente ivi indicate, ossia: “a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinano un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”.

Dal dettato letterale della disposizione si può ritenere dunque che la mancata diagnosi di patologie o malformazioni del feto è fonte di responsabilità civile solo nei casi di pericolo per l’integrità psico-fisica della gestante. In tali ipotesi limitate, inoltre, pur essendo inquadrata la responsabilità del medico nella categoria c.d. del “contatto sociale”, l’omessa diagnosi del sanitario non si inquadra in un danno-evento, cosicchè non basta allegare l’inadempimento del sanitario da parte della paziente per dar luogo all’obbligo di risarcimento della parte inadempiente. Resta fermo, difatti, l’obbligo generale di colui che si afferma danneggiato di dimostrare di aver subito un pregiudizio di tipo patrimoniale o personale e che lo stesso sia riconducibile causalmente a una condotta negligente del debitore.

Nella fattispecie, dunque, a rilevare non è la mera omessa diagnosi del sanitario, quanto la mancata possibilità, per la gestante, di autodeterminarsi liberamente sulla scelta di abortire.

Secondo il principio di vicinanza della prova, la prova della volontà della donna gestante di accedere a siffatto trattamento, laddove correttamente informata sullo stato di salute del feto, non può che gravare sulla stessa. Per cui, è necessario allegare e provare circostanze che possono essere sintomatiche del quadro di convinzioni della gestante, come ad esempio, la possibilità di ricorrere ad esami tesi ad accertare eventuali anomalie del feto, con il fine di interrompere, nell’ipotesi di esito negativo, la gravidanza. Al sussistere di tali circostanze, è inoltre necessario verificare che, in base al criterio giurisprudenziale del “più probabile che non” (cfr. ex multis, Cass. n. 23933/2013), la donna avrebbe deciso di abortire se correttamente informata.

Nella vicenda de qua, non è provata tale volontà della Sig.ra……

Per cui, come sostenuto dalla giurisprudenza di legittimità, in mancanza di una preventiva inequivoca ed espressa dichiarazione della volontà di interrompere la gravidanza in caso di malattia genetica, “la mera richiesta di un accertamento diagnostico costituisce un indizio isolato del fatto da provare (l’interruzione di gravidanza)”, nonché in assenza di elementi sulla presunzione de qua, il principio di vicinanza della prova e quella della estrema difficoltà di fornire la prova negativa di un fatto “induce a ritenere che sia onere di parte attrice integrare il contenuto di quella presunzione con elementi ulteriori da sottoporre all’esame del giudice per una valutazione finale circa la corrispondenza della presunzione stessa all’asserto illustrato in citazione” (cfr., ex multis, Cass. n. 7269/2013).

Altresì esclusa è la possibilità di ritenere che la gravità di alcune patologie sia sicuramente fonte di scelta di abortire da parte della gestante.

2) In ordine alla risarcibilità del danno da nascita indesiderata formulata dalla Sig.ra…. in nome e per conto della propria figlia minore, la stessa è altrettanto priva di pregio giuridico. La richiesta si fonda, infatti, sulla lesione di un presunto diritto a non nascere se non sani, posizione priva non solo di logica ma anche di rilevanza giuridica. L’ordinamento infatti come affermato dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione (cfr., Cass. n. 25767/2015) non riconosce il diritto alla non vita, sicchè appare evidente che la domanda attorea è contrastante con i principi fondamentali dell’ordinamento giuridico.

Nella richiesta della Sig.ra….. manca lo stesso concetto di danno ingiusto: giacché la non vita non è qualificabile come bene della vita, non può qualificarsi la nascita indesiderata come danno risarcibile. Quindi, non essendovi danno ingiusto da risarcire, riconoscere il risarcimento della lesione del diritto a non nascere se non sano vorrebbe dire contraddire, inoltre, la finalità esclusivamente riparatoria e non solo sanzionatoria del sistema della responsabilità civile, come delineato dagli artt. 2043, 2056 e 1223 c.c.

Inoltre, la condotta negligente del medico non solo non è causa della malformazione, mancando il nesso eziologico tra la condotta omissiva del sanitario e la malformazione del feto, ma, dal punto di vista della figlia, tale condotta non ha provocato una riduzione del patrimonio, ma un arricchimento, consentendo al concepito di nascere.

Opinando in modo differente, si perverrebbe al paradossale risultato di riconoscere la medesima responsabilità addebitata al convenuto anche in capo alle madri che decidano di portare a termine la gravidanza nonostante la diagnosi ricevuta, rendendo il genitore debitore del proprio figlio per avergli provocato un danno facendolo nascere.

Sulla scorta di quanto sopra premesso, il convenuto, come sopra rappresentato, difeso e domiciliato, rassegna le seguenti

CONCLUSIONI

Voglia l’Ecc.mo Tribunale adito, rigettata ogni avversa istanza, domanda ed eccezione, così provvedere:

— — rigettare la domanda attorea perché infondata sia in fatto che in diritto;

Con vittoria di spese ed onorari ed attribuzione in favore del procuratore che si dichiara antistatario.

IN VIA ISTRUTTORIA

Si chiede di essere ammessi alla prova contraria sulle circostanze di fatto ex adverso articolate con gli stessi testi indicati da controparte e con i seguenti propri testi: …..

Si allegano i seguenti documenti ……, riservandosi di produrne altri con le memorie ex art. 183, comma 6, c.p.c., la concessione dei cui termini viene richiesta sin d’ora.

Luogo e data ….

Firma dell’Avv. ….

PROCURA

 

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