Nell’art.148, 1 e 2 comma, del Codice delle assicurazioni si distinguono i sinistri con danni a cose e quelli con danni alla persona proprio per disciplinare, in modo diverso, i tempi ed i modi della procedura stragiudiziale di liquidazione del danno e, quindi, i tempi della mora dell’assicuratore e della proponibilità della domanda giudiziale di cui all’art.145, comma primo CAP. 

Se il danneggiato ha agito in giudizio per il risarcimento di tutti i danni provocati dal sinistro, avendo rifiutato l’offerta stragiudiziale unica dell’assicuratore, attinente entrambe le tipologie di danno, l’art.148, 4 comma CAP è stato rispettato da parte dell’assicuratore.

Detta offerta non ha portata cognitiva o ricognitiva di un fatto o di un rapporto preesistenti, quindi, non rappresenta è una dichiarazione confessoria né di riconoscimento dell’importo del debito risarcitorio, bensì rappresenta solo l’obbligo all’assicuratore di comunicare l’offerta ovvero di comunicare i motivi per i quali non ritiene di farla. L’offerta, pertanto, è fonte dell’obbligazione di pagare la somma ivi indicata, ma soltanto allo scopo di pervenire alla liquidazione stragiudiziale del danno e non è applicabile l’art. 1988 cod. civ. nel giudizio risarcitorio che faccia seguito al fallimento della procedura stragiudiziale di liquidazione. 

Se il danneggiato ha accettato l’offerta stragiudiziale dell’assicuratore, questa offerta rende obbligatorio il pagamento della somma, ma non ha valore a fini processuali, salvo che per l’imputazione del pagamento prevista dai commi settimo ed ottavo dello stesso art. 148 CAP.

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