di Redazione. Con Ordinanza n.3976/2019 la Cassazione Civile ha enunciato il seguente principio di diritto: “nella liquidazione del danno da mala gestio impropria dell’assicuratore della r.c.a., se il credito del danneggiato già al momento del sinistro eccedeva il massimale assicurato, il danno da mala gestio impropria è debito di valuta e va calcolato sulla base del massimale convenuto, con aggiunta degli interessi da calcolarsi al tasso legale ex art. 1224, comma 1, cod. civ. ovvero al saggio di interessi corrispondente al maggior danno, se provato, in applicazione dell’art.1224, comma 2, cod. civ.”
La Suprema Corte ha ripercorso le varie tematiche in tema di maggior danno da ritardo nel pagamento di un sinistro osservando che l’obbligazione dell’assicuratore della r.c.a. sia verso l’assicurato che nei confronti del terzo danneggiato, liquidato ai valori attuali e pari al danno causato dall’assicurato, ha ad oggetto il pagamento d’una somma di denaro normalmente soggetta al limite del massimale. 

Se il danno eccede il massimale, l’obbligazione dell’assicuratore è delimitata dall’importo del massimale con gli effetti di una obbligazione di valuta prevista dall’art. 1224 c.c.., considerando che il massimale di polizza risulta l’elemento di riferimento per considerare la misura del risarcimento da ritardo o da mala gestio impropria, dovuto oltre quel parametro per effetto della mora debendi. 

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha più volte precisato che la liquidazione del maggior danno ex art. 1224 c.c., comma 2, si sostituisce, e non si aggiunge, alla liquidazione degli interessi legali che rappresentano una liquidazione del danno presunto effettuata ex ante e forfetariamente dal legislatore. 

Pertanto, qualora il creditore dimostri che l’effettivo danno da mora sia stato superiore e non soddisfatto con i soli interessi legali, avrà diritto al risarcimento di questo danno nella sua interezza, sostituendo così la liquidazione forfettaria prevista con gli interessi legali. Il creditore, quindi, dovrà provare l’esistenza e l’ammontare di tale pregiudizio, anche per via presuntiva e in particolare, se il creditore fosse imprenditore dimostrare di avere fatto ricorso al credito bancario sostenendone i relativi interessi passivi oppure con la produzione dei bilanci da cui si evinca quale fosse la produttività della propria impresa, per le somme in essa investite. 

Il debitore, invece, avrà l’onere di dimostrare, anche, attraverso presunzioni semplici che il creditore, in caso di tempestivo adempimento del pagamento, non avrebbe potuto impiegare il denaro in forme di investimento che gli avrebbero garantito un rendimento superiore al saggio legale.

“La mora nelle obbligazioni di valuta, per quanto detto, va liquidata accordando al creditore, in via alternativa: (a) gli interessi legali sul capitale nominale, se il creditore non prova alcun maggior danno ex art. 1224, comma 1, cod. civ.; (b) il maggior danno, in sostituzione degli interessi legali, nel caso contrario, ex art. 1224, comma 2, cod. civ.. Tale maggior danno, ovviamente, può essere presuntivamente rappresentato anche dalla svalutazione monetaria, ove la parte danneggiata abbia dedotto che avrebbe acquistato beni rifugio per ripararsi dall’inflazione.” 

 

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