La responsabilità disciplinare del medico lavoratore subordinato, a differenza di quanto avviene per il libero professionista, non si realizza nel momento in cui costui, con la propria condotta violi le disposizioni del Codice deontologico, ma quando, nella qualità di dipendente della pubblica Amministrazione, non adempia ai doveri derivanti dal rapporto di Pubblico impiego, contravvenendo alle norme che regolano il rapporto di lavoro pubblico e a quelle contenuto nel contratto collettivo nazionale di comparto. Parimenti, per il medico che opera all’interno di una struttura privata, sempre in qualità di dipendente, la sua responsabilità disciplinare deriverà dalla violazione delle norme dei contratti individuale e collettivo che regolano il rapporto di lavoro.

Se poi il medico, come spesso accade, svolge contemporaneamente sia attività libero professionale che subordinata presso una struttura sanitaria pubblica o privata, egli potrà essere giudicato, sia dagli organi competenti della pubblica amministrazione da cui dipende, dal proprio datore di lavoro privato e dall’Ordine medico di appartenenza.

Tale duplice veste, solo teoricamente, comporta una distinta competenza ad irrogare le sanzioni disciplinari al medico. In effetti, come ha avuto modo di precisare la Cassazione, se un medico con la propria condotta, anche all’interno del rapporto di pubblico impiego, viola le norme etiche previste dal Codice deontologico, l’Ordine ha il dovere di intervenire.

 

Giurisprudenza:

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