di Redazione. La Cassazione Civile con Ordinanza n.17815/2019 ha espresso il seguente principio di diritto: ”il danno consistente nelle spese per assistenza personale, patito dalla vittima di lesioni personali, va liquidato ai sensi dell’art.1223 c.c. stimando il costo presumibile delle prestazioni di cui la vittima avrà bisogno in considerazione delle menomazioni da cui è afflitta, rapportato alla durata presumibile dell’esborso. Il risarcimento così determinato è dovuto per intero, senza alcuna riduzione percentuale corrispondente al grado di invalidità permanente patito dal danneggiato”. 

Il risarcimento del c.d. “danno aquiliano”, se non diversamente previsto dalla legge, è governato dal principio di integralità o di indifferenza (art. 1223 c.c.), per cui il risarcimento deve coprire “tutto il danno e nulla più che il danno”. Può derogarsi al principio di integralità del risarcimento solo nei casi previsti dalla legge, tra cui il più importante è rappresentato dal concorso causale della vittima nel pregiudizio subito (art. 1227 c.c.). Il concorso causale succitato che può comportare una riduzione del risarcimento non va, però, confuso con il danno parziale che in ogni caso dovrà essere integrale nel valore della parte danneggiata. Si pensi, ad esempio, alle cose materiali, ove i danni,  vengono liquidati in base al c.d. “valore di rimpiazzo” oppure in base all’entità del pregiudizio subito, se trattasi di beni immateriali come la salute.
Nel caso in specie, per la riconosciuta invalidità della vittima del 40%, spetterà l’integrale risarcimento dovuto per una invalidità di quel grado e tale pregiudizio non può essere liquidato con un risarcimento parziale. “E’ solo l’invalidità che è parziale; ma il risarcimento di una invalidità parziale deve pur sempre avvenire in modo integrale.” 

La Corte d’appello, nel quantificare il danno emergente patito dalla vittima (spese per remunerare un’assistente per lo svolgimento delle attività quotidiane della vittima) ha, prima, determinato il costo di tale assistenza e poi ha ridotto del 40% il risultato ottenuto.

La S.C. ha affermato, invece, che il costo di assistenza e dovuto per intero e non nella misura ridotta del 40%, giacché non vi è ovviamente corrispondenza biunivoca tra il grado di invalidità permanente e la misura del risarcimento dovuto a titolo di rifusione delle spese di assistenza. 

 

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