La Corte d’Appello aveva ha escluso che la polizza per il rischio incendio fosse stata stipulata “….. ”per conto altrui o per colui che fosse risultato proprietario (del bene assicurato) al momento del sinistro”, vale a “dire per conto di chi spetta”, affermando che “il contratto avrebbe dovuto prevedere una specifica differenziazione fra il contraente e l’assicurato”, laddove, nella specie, “l’unico beneficiario danneggiato è il contraente, salvo i rapporti interni fra quest’ultimo e il proprietario di alcuni beni danneggiati”. La Corte di merito, quindi, pur avendo ritenuto che l’oggetto dell’assicurazione fosse esteso, anche, ai danni a cose di proprietà di terzi, aveva però identificato il contraente con l’assicurato, sul solo presupposto che non risultava indicato nominativamente in polizza un soggetto diverso dal contraente, beneficiario diretto dei diritti scaturenti dal contratto. 

La Corte di Cassazione Civile con Ordinanza n.17550/2020 ha osservato sull’argomento, come fossero state disattese nella decisione di merito, le regole di ermeneutica contrattuale e in particolare, quelle: 

-dell’art. 1362 cod. civ., che attribuisce rilievo alla ricostruzione della comune intenzione delle parti, non dovendosi fermare  “..al dato puramente letterale della mancata individuazione, nel testo contrattuale, della parte “assicurata”, ignorando la complessiva “trama” delle relazioni intercorse” e non disattendere il principio, per cui “il carattere prioritario dell’elemento letterale non va inteso in senso assoluto, atteso che il richiamo nell’art. 1362 cod. civ. alla comune intenzione delle parti impone di estendere l’indagine ai criteri logici, teleologici e sistematici anche laddove il testo dell’accordo sia chiaro ma incoerente con indici esterni rivelatori di una diversa volontà dei contraenti” segnatamente “quello funzionale, che attribuisce rilievo alla «ragione pratica» del contratto, in conformità agli interessi che le parti hanno inteso tutelare mediante la stipulazione negoziale”; 

-dell’art. 1363 cod. civ., secondo cui, le clausole contrattuali si interpretano le une per mezzo delle altre “… allorché il giudice, nella interpretazione dei contratti, abbia ad “arrestarsi ad una considerazione «atomistica» delle singole clausole”, da ritenersi preclusa anche “quando la loro interpretazione possa essere compiuta, senza incertezze, sulla base del «senso letterale delle parole», poiché anche questo va necessariamente riferito all’intero testo della dichiarazione negoziale, onde le varie espressioni che in essa figurano vanno coordinate fra loro e ricondotte ad armonica unità e concordanza”. Il Giudice di merito, infatti, “… ai fini della qualificazione, come “per conto di chi spetta”, della polizza assicurativa in atti, ….. non ha tenuto in debito conto, innanzitutto, le definizioni contenute nelle condizioni di polizza, nelle quali si distingue fra “assicurato”, indicato quale soggetto nel cui interesse è stipulata l’assicurazione e a cui spettano i diritti da essa derivanti, e “contraente”, quale soggetto che stipula l’assicurazione e che assume gli obblighi da essa derivanti.”. In particolare, per quanto previsto all’articolo delle condizioni contrattuali di polizza “titolarità dei diritti nascenti dalla polizza”: le azioni, le ragioni e i diritti nascenti dalla polizza sono esercitati dal contraente che compie gli atti necessari all’accertamento e alla liquidazione dei danni, vincolanti, anche, per l’assicurato e stabilendo, infine, che l’indennizzo liquidato a termine di polizza non può essere pagato se non nei confronti o con il consenso dei titolari dell’interesse assicurato. 

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