La Corte di Cassazione Civile n.11109/2015 affrontava il caso delle dichiarazioni inesatte e reticenti nella polizza assicurativa destinata a coprire il rischio della responsabilità civile degli amministratori, dei sindaci e dei dirigenti di una società e delle sue controllate, per i danni causati nell’esercizio delle proprie funzioni. L’assicuratore aveva ottenuto ragione, nei primi due gradi di giudizio, poiché, come accertato, al momento della stipula la società aveva, con dolo o colpa grave, sottaciuto la reale consistenza della propria situazione finanziaria, a quell’epoca gravemente compromessa. 

La società, aveva chiesto, in subordine, che il contratto assicurativo fosse annullato solo parzialmente e cioè in riferimento alla copertura della responsabilità delle sole persone la cui condotta colposa era stata sottaciuta dalla società, al momento della stipula. 

La S.C. osservava sul tema:

“Con riferimento alla denuncia di violazione di legge, va ricordato che il contratto di assicurazione è annullabile, ai sensi dell’art. 1892 c.c., sia quando le dichiarazioni reticenti provengano dal contraente, sia quando provengano dall’assicurato (arg. ex art. 1894 c.c.), sia quando provengano da un terzo, quando manifesti una volontà imputabile al contraente. Nel caso di specie, pertanto, una volta accertato dalla Corte d’appello che le dichiarazioni false o reticenti ci furono e provenivano da un soggetto ……….. qualificato come “funzionario autorizzato a sottoscrivere in nome della società”, nulla rilevava stabilire chi avesse materialmente sottoscritto il contratto.”

Stante che l’oggetto della copertura della responsabilità civile degli amministratori e dei dirigenti, attiene la violazione dei doveri connessi alle rispettive cariche, sia verso verso i terzi che verso la società, in particolar modo, quando peggiore è l’andamento economico della società, è evidente che “.. altro è assicurare la responsabilità civile dell’amministratore di una società florida e in attivo, altro è assicurare la responsabilità civile dell’amministratore di una società con gravi problemi finanziari e sull’orlo del fallimento. “

Nel caso di specie, “.. la reticenza della contraente consistette nel nascondere all’assicuratore la crisi finanziaria in cui versava la società, e tale circostanza rilevava rispetto al rischio assicurato per ciascuna delle persone la cui responsabilità era coperta dal contratto.” Pertanto, “..qualunque assicuratore si asterrebbe dall’assicurare la responsabilità civile di amministratori e sindaci di una società prossima alla decozione, per il solo fatto di sapere che la società sia in stato prefallimentare.”.

La Suprema Corte concludeva, quindi, nell’affermare che per l’annullamento del contratto di assicurazione (ex articolo 1892 c.c.) non rileva la concreta incidenza della falsità o della reticenza sul rischio concretamente avveratosi, ma la sua astratta idoneità ad alterare il rischio. 

Infine, poiché il consiglio d’amministrazione e il collegio dei sindaci sono organi collegiali che rispondono collegialmente, la circostanza che solo alcuni tra amministratori e sindaci avessero tenuto condotte fraudolente non vale di per sé ad escludere la responsabilità degli altri membri dell’organo collegiale, quanto meno per “culpa in vigilando”. 

Ti è stato utile questo articolo?

Assi Bot

Comments are closed.