Quale é il valore probatorio delle cosiddette scatole nere e degli altri dispositivi elettronici?

Quale é il valore probatorio delle cosiddette scatole nere e degli altri dispositivi elettronici?

La scatola nera è un dispositivo da collegare alla batteria del veicolo, dotato di connessione satellitare tramite sistema GPS, in grado di registrare dati relativi al mezzo di trasporto e alla condotta di guida del conducente, quali posizione, velocità, accelerazione e marce inserite. Grazie al confronto dei dati raccolti da questo dispositivo elettronico, la ricostruzione della dinamica di un sinistro stradale risulta più agevole e, di conseguenza, anche le procedure di liquidazione del danno tendono a velocizzarsi. In passato, l’efficacia probatoria di tale strumento era controversa e, nei giudizi in tema di responsabilità e risarcimento del danno da circolazione stradale, i log erano trattati come prove atipiche liberamente apprezzabili dal giudicante. A seguito dell’introduzione dell’art. 145-bis CdA da parte della L. n. 124/2017, le scatole nere e gli altri dispositivi elettronici come, ad esempio, i meccanismi di alcool test per l’avvio del motore hanno assunto il valore di prove legali, in quanto “formano piena prova, nei procedimenti civili, dei fatti a cui esse si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento o la manomissione del predetto dispositivo. Le medesime risultanze sono rese fruibili alle parti”. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per … Continua a leggere...
A chi spetta l’onere della prova nel danno da insidie stradali?

A chi spetta l’onere della prova nel danno da insidie stradali?

Il danno da insidia stradale è da diversi anni oggetto di innumerevoli controversie negli uffici giudiziari italiani. Per tale motivo, risulta particolarmente copiosa la produzione giurisprudenziale al riguardo. Dalle pronunce dei giudici che si sono susseguite nel tempo, la dottrina ha cercato di estrarre gli orientamenti principali, al fine di definire in maniera univoca i contorni della materia, con riguardo ai suoi aspetti fondamentali.Si è, pertanto, cercato di dare una definizione esauriente di insidia stradale e nel contempo di inquadrare nella maniera più corretta la responsabilità dell’ente proprietario della strada, quando si verifichi un danno in corrispondenza di un’anomalia della stessa.In virtù di questi studi, possiamo oggi definire l’insidia come il pericolo non visibile e non prevedibile presente sulla strada, mentre, riguardo alla responsabilità dell’ente proprietario, si è registrato negli anni scorsi un significativo cambio di orientamento dei giudici nostrani. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Massime Cassazione RC medico-sanitaria

Massime Cassazione RC medico-sanitaria

Massima Cassazione Civile n.26727/2018 (danno non patrimoniale, danno biologico) “In materia di danno non patrimoniale, in caso di morte cagionata da un illecito, nel periodo di tempo interposto tra la lesione e la morte ricorre il danno biologico terminale, cioè il danno biologico “stricto sensu” (ovvero danno al bene “salute”), al quale, nell’unitarietà del “genus” del danno non patrimoniale, può aggiungersi un danno morale peculiare improntato alla fattispecie (“danno morale terminale”), ovvero il danno da percezione, concretizzabile sia nella sofferenza fisica derivante dalle lesioni, sia nella sofferenza psicologica (agonia) derivante dall’avvertita imminenza dell'”exitus”, se nel tempo che si dispiega tra la lesione ed il decesso la persona si trovi in una condizione di “lucidità agonica”, in quanto in grado di percepire la sua situazione ed in particolare l’imminenza della morte, essendo quindi irrilevante, a fini risarcitori, il lasso di tempo intercorso tra la lesione personale ed il decesso nel caso in cui la persona sia rimasta “manifestamente lucida”. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che aveva escluso il diritto al risarcimento del danno, e, quindi, la conseguente trasmissibilità “iure hereditatis”, rappresentato dall’agonia, sia sotto il profilo strettamente biologico che sotto quello psicologico-morale, nonostante la lucidità … Continua a leggere...
R.C.A.: la condanna del danneggiante è prova documentale nel giudizio verso l’assicuratore

R.C.A.: la condanna del danneggiante è prova documentale nel giudizio verso l’assicuratore

di Redazione. La Corte di Cassazione con sentenza n.18325/2019 ha espresso il seguente principio di diritto: “il giudicato di condanna del danneggiante non può essere opposto dal danneggiato che agisca in giudizio nei confronti dell’assicuratore in assicurazione obbligatoria sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti e ha in tale giudizio esclusivamente efficacia di prova documentale, al pari delle prove acquisite nel processo in cui il giudicato si è formato”.  La S.C. ha osservato che la Corte territoriale, ha correttamente affermato che il giudizio svoltosi innanzi al giudice civile, a seguito di rinvio ai sensi dell’art. 622 cod. proc. pen., ha natura di giudizio civile e quindi di giudicato civile, ma non è corretto il riconoscimento dell’efficacia di quel giudicato nei confronti dell’assicuratore rimasto estraneo al giudizio.  Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
R.C. medica: prova presuntiva per il danno non patrimoniale

R.C. medica: prova presuntiva per il danno non patrimoniale

di Redazione. Il danno non patrimoniale, consistente nella sofferenza morale patita dal prossimo congiunto di persona lesa in modo non lieve dall’altrui illecito, può essere dimostrato con ricorso alla prova presuntiva, tipicamente integrata dalla gravità delle lesioni. Nello specifico caso, stante la strettissima convivenza familiare tipica del rapporto tra genitori e figlio. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Modulo CAI: la dichiarazione confessoria non é piena prova

Modulo CAI: la dichiarazione confessoria non é piena prova

di Redazione. In tema di r.c.a., i ricorrenti in Cassazione, contestavano che la confessione dell’assicurato non è opponibile all’assicuratore e che il modulo CAI può costituire prova della “dinamica, ma non dell’esistenza del sinistro”.  Sull’argomento, la Corte di Cassazione con Ordinanza n.4919/2020 ha osservato, invece, come la Corte di merito avesse motivato la sua decisione,  superando la presunzione di cui all’art. 143 C.d.a. e fondando il suo giudizio non già sull’affermazione che il modulo in questione non provasse la verificazione del sinistro, ma desumendo il difetto di prova al riguardo a prescindere da tale modulo e sulla base, invece, delle ulteriori risultanze istruttorie specificamente esaminate prima e dopo delle dichiarazioni riportate nel modulo in parola. Devi eseguire la registrazione ed abbonarti, per visualizzare tutti i contenuti di AssibotPer favore Accedi. Non sei abbonato? Registrati
Odontoiatra: la responsabilità contrattuale, l’onere probatorio e l’inadempimento

Odontoiatra: la responsabilità contrattuale, l’onere probatorio e l’inadempimento

di Redazione. Secondo i principi della costante giurisprudenza di Cassazione, se viene dimostrata la complessiva negligenza medica relativamente all’opera prestata dal medico curante, subita nell’arco di tempo in cui il paziente è stato sottoposto alle sue cure, idonea a determinare un aggravamento delle condizioni di salute della persona, secondo il principio di causalità adeguata, sarebbe stato onere del medico provare il contrario. Provare, quindi, che le cure dal medesimo effettuate sul paziente, per quanto inutili sul piano del recupero della funzionalità dell’apparato dentario coinvolto, e comunque denotanti una sua complessiva negligenza sotto il profilo dell’ars medica, non abbiano avuto alcun impatto sulla salute della persona rispetto alle condizioni pregresse di salute che egli stesso aveva potuto sin dall’inizio constatare e apprezzare.  Deve valutarsi, pertanto, in tema di prova della responsabilità contrattuale ascrivibile a comportamento negligente del medico e di causalità giuridica, quanto accertato dal CTU in relazione ai lavori di implantologia effettuati dal medico curante sotto il profilo della diligenza medica, nonché causativi di un aggravamento delle condizioni di salute della persona.  Le osservazioni della Corte di Cassazione Civile con sentenza n.5128/2020 hanno ripercorso i consolidati orientamenti sul tema, come segue:.  – per la responsabilità contrattuale, “ove sia dedotta una … Continua a leggere...
Rischi operativi: la polizza danni all risks – l’assicuratore deve dimostrare che l’evento è escluso dall’assicurazione

Rischi operativi: la polizza danni all risks – l’assicuratore deve dimostrare che l’evento è escluso dall’assicurazione

di Redazione. L’assicuratore di una polizza danni eccepiva che l’evento occorso all’assicurato non era compreso tra quelli assicurati bensì contemplato nelle esclusioni previste dalla polizza. Nel primo e secondo grado di giudizio si affermava che fosse onere dell’assicurato dimostrare che il danno subito non rientrasse tra le esclusioni di polizza, cosi come eccepito dalla compagnia di assicurazione.  La Corte di Cassazione Civile con Ordinanza n.7749/2020 osservava sull’argomento come “nel giudizio promosso dall’assicurato nei confronti dell’assicuratore ed avente ad oggetto il pagamento dell’indennizzo assicurativo è onere dell’attore provare che il rischio avveratosi rientra nei “rischi inclusi” e, cioè, nella categoria generale dei rischi oggetto di copertura assicurativa; tuttavia, qualora il contratto contenga clausole di delimitazione del rischio indennizzabile (soggettive, oggettive, causali, spaziali, temporali), spetta all’assicuratore dimostrare il fatto impeditivo della pretesa attorea e, cioè, la sussistenza dei presupposti fattuali per l’applicazione di dette clausole”. Più precisamente “La circostanza che l’evento dannoso rientri tra i “rischi inclusi” è fatto costitutivo della pretesa, e va provata dall’assicurato. La circostanza che l’evento verificatosi rientri fra i rischi “non compresi” costituisce invece un fatto impeditivo della pretesa attorea, e va provato dall’assicuratore. Tale circostanza infatti non rappresenta un fatto costitutivo della domanda, ma un fatto … Continua a leggere...
R.C.: il massimale di polizza non è elemento essenziale del contratto assicurativo e l’assicurazione plurima opera congiuntamente

R.C.: il massimale di polizza non è elemento essenziale del contratto assicurativo e l’assicurazione plurima opera congiuntamente

di Redazione. La pattuizione d’un massimale non è elemento essenziale del contratto di assicurazione della responsabilità civile poiché esprime il limite dell’obbligazione indennitaria dell’assicuratore e assolve sotto questo aspetto la medesima funzione del valore della cosa assicurata nelle assicurazioni di cose. Tuttavia, mentre, nell’assicurazione di cose, il valore del bene assicurato è elemento essenziale del contratto, non altrettanto può dirsi delle assicurazioni sulla responsabilità. Nelle assicurazioni di cose, infatti, è vietata la soprassicurazione (art. 1908 c.c.), divieto che a sua volta è espressione del principio indennitario, coessenziale all’assicurazione contro i danni e la mancata pattuizione sul valore, pertanto, snaturerebbe la causa del contratto, nella misura in cui consentirebbe la percezione da parte dell’assicurato di indennizzi superiori al valore della cosa assicurata. Nelle assicurazioni sulla responsabilità, invece, non è nemmeno concepibile la nozione di sopra – o sottoassicurazione, e la misura del massimale garantito è lasciata alla libera pattuizione delle parti. Il contratto potrebbe essere, dunque, stipulato per un qualsiasi massimale, senza che ciò incida sulla natura o sulla causa del contratto, così come potrebbe essere stipulato per un massimale illimitato, ipotesi conosciuta dalla prassi commerciale.  Da ciò consegue che il massimale nell’assicurazione della responsabilità civile non costituisce un elemento essenziale … Continua a leggere...
Le attività pericolose

Le attività pericolose

di Redazione.Per definire un’attività “pericolosa” con le connesse responsabilità di cui all’art.2050 c.c. (Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose) si può, anche, prescindere dalle mere caratteristiche dell’attività stessa, ma riferirsi, invece, alla pericolosità dei beni utilizzati ovvero alla distinzione tra pericolosità della condotta e pericolosità dell’attività in quanto tale. Un’attività normalmente innocua può assumere i caratteri della pericolosità, a causa della condotta imprudente o negligente dell’operatore costituendo elemento di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c., mentre la pericolosità dell’attività esercitata risulta potenzialmente dannosa per l’alta percentuale di pregiudizi che può provocare per la natura o per la tipologia dei mezzi adoperati e rappresenta, perciò, una componente della responsabilità di cui all’art. 2050 c.c.. La Corte di Cassazione n.28626/2019 e n.08449/2019 ha così definito le caratteristiche e la nozione di “attività pericolosa”. L’accertamento in concreto, quindi, se un’attività, pur non espressamente qualificata come pericolosa da disposizioni di legge, possa o meno essere considerata tale, ai sensi dell’art. 2050 c.c., è rimesso in via esclusiva al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, ove correttamente e logicamente motivato (Cass.Civ.n.04545/2019, n.01195/2007 e n. 08095/2006).  Ampia e varia è la casistica delle attività cc.dd. “pericolose” nella giurisprudenza. Qualche esempio: – la produzione … Continua a leggere...